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La prospettiva cognitiva in psicologia

Negli ultimi quarant'anni in psicologia si è imposta la "prospettiva cognitiva" che pone al centro del suo interesse la mente intesa come sistema operativo simbolico che costituisce un'unità dinamica in rapporto con l'ambiente, funziona come un elaboratore di informazioni ed è centro di controllo del comportamento.

Importanza degli aspetti ecologici

Da vent'anni a questa parte si dà sempre più importanza agli aspetti ecologici della mente, cioè al fatto che questa appartiene ad individui concreti in sviluppo ed è inserita in un ambiente fisico, sociale e culturale.

Antecedenti della psicologia cognitiva

Nella tradizione filosofica la psicologia cognitiva ha un antecedente in J. Locke che alla fine del XVII secolo, col "Saggio sull'intelletto umano", delineò il progetto di una vera e propria scienza della mente. In psicologia l'anticipazione più importante è quella della scuola di Wurzburg, operante in Germania a cavallo tra il XIX e il XX secolo sotto la direzione di O. Kulpe che, contrapponendosi alla scuola di Lipsia, si è dedicata all'analisi dei processi mentali superiori.

Nel laboratorio di Wurzburg si ricorreva all'introspezione guidata col metodo dell'intervista, oggi ritenuto ingenuo e inaffidabile, per lo studio dei processi cognitivi.

Il periodo del comportamentismo

Già dal secondo decennio del nostro secolo la psicologia, che nel frattempo, come tutta la scienza, aveva spostato il suo centro negli Stati Uniti, è stata dominata dal "comportamentismo" e, per un quarantennio, si è sviluppata in un clima di "antimentalismo". Anziché cercare di risolvere i problemi metodologici e teorici in cui si era impelagata la scuola di Wurzburg (in particolare era sorta la questione del "pensiero senza immagini", cioè della natura delle rappresentazioni interiori fatte di significati che non somigliano alla realtà percepita), si preferì lasciar perdere lo studio dei processi cognitivi e rifiutare l'idea stessa che indagare la mente potesse avere valore scientifico in psicologia.

La svolta cognitiva

Alla fine degli anni '50 si è verificata la svolta cognitiva caratterizzata da una decisa ripresa degli studi sulla mente e da un fiorire di lavori tanto che dopo dieci anni, col libro di U. Neisser, "Cognitive psychology", si profilava la nascita di una nuova area della psicologia. La psicologia cognitiva raccoglieva l'eredità di filoni di ricerca psicologica in cui non si era smesso di occuparsi della mente (come la psicologia tedesca del pensiero, la Gestalt, il settore dell'intelligenza, dello sviluppo, della percezione).

Contributi di campi vicini

Però a preparare la svolta sono stati principalmente gli sviluppi in campi vicini alla psicologia: la nascita della "teoria dell'informazione" (col lavoro di C.E. Shannon, 1948), della "cibernetica" (legata agli studi di N. Wiener, pure del 1948), e, successivamente, del campo delle "intelligenze artificiali" (inaugurato nel seminario di Hannover del 1956) e di una nuova disciplina di frontiera, la "psicolinguistica".

Teoria dell'informazione e cibernetica, pur essendo scienze matematiche, hanno fornito concetti e linguaggi utili per lo studio dei processi cognitivi. Grazie in particolare al lavoro di D. Broadbent a Cambridge, che ha integrato le conoscenze di quei settori con gli studi sul "fattore umano" (i problemi dell'uso di attrezzature legati all'uomo), si è arrivati al modello dell'elaborazione di informazioni tutt'ora fondamentale nell'approccio cognitivo.

Con le intelligenze artificiali si è aperta la possibilità della simulazione su computer per verificare la validità delle ipotesi sui processi mentali. Più in generale, gli sviluppi in questi campi limitrofi hanno ottenuto l'effetto di rassicurare i ricercatori che si occupavano della mente togliendo credibilità all'antimentalismo.

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SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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