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Lo stato italiano

Rispetto ad altri stati europei come Francia, Spagna e Gran Bretagna, l'Italia è uno stato giovane perché ha 154 anni di vita. Nacque infatti il 17 marzo 1861 con la proclamazione del regno d’Italia. Ha attraversato tre fasi: liberale, fascista, democratica.

Il periodo liberale

Dal 1861 al 1922, quindi dalla nascita del Regno d’Italia all’avvento del fascismo, l’Italia fu uno stato liberale, in cui il diritto di voto spettava a una minoranza della popolazione. La costituzione del Regno d’Italia, lo Statuto Albertino emanato da re Carlo Alberto nel 1848, prevedeva un parlamento formato da due camere di cui una soltanto (camera dei deputati) eletta a suffragio ristretto; l’altra (il senato del regno) era di nomina regia.

Nei primi anni del '900 avvenne un’estensione del diritto di voto che però restava riservato solo agli uomini. A causa della crisi economica che aveva investito l’Italia e che aveva provocato una forte sfiducia verso lo Stato liberale, si formò il PNF. In seguito alla marcia su Roma, Benito Mussolini salì al potere e instaurò lo Stato Fascista, abolì i diritti civili e sindacali, sciolse i partiti di opposizione, attuando una trasformazione dello Stato in senso autoritario.

Il periodo fascista

Le elezioni vennero soppresse, non era ammesso lo sciopero e neppure l’organizzazione sindacale. Inoltre, il dissenso era represso e punito di solito con la pena del confino. Lo Stato fascista era quindi uno Stato totalitario, in quanto tendeva ad accentrare il potere nelle mani di un solo capo. Sul piano economico si verificò l’autarchia, ossia la totale autonomia e autosufficienza dall’estero, essendo vietate le importazioni e le esportazioni.

Il periodo democratico

Allo Stato Fascista seguì il periodo della Resistenza contro i tedeschi che avevano occupato il nostro paese e contro i fascisti che si erano organizzati nel nord Italia fondando la Repubblica sociale italiana. Dopo la liberazione dei tedeschi (25 aprile 1945) e la fine della 2ª guerra mondiale, gli elettori italiani si espressero a favore della Repubblica con il referendum del 2 giugno 1946 e, inoltre, fu eletta un’assemblea costituente che elaborò il testo della nuova Costituzione repubblicana.

Alle elezioni del 2 giugno 1946 venne introdotto il suffragio universale: votarono per la prima volta nella storia italiana, anche le donne. L’Italia diventò quindi uno stato democratico. L’elaborazione della Costituzione richiese un anno e mezzo. Fu approvata dall’assemblea costituente il 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948. Il primo presidente della Repubblica italiana fu Luigi Einaudi.

La costituzione italiana

La Costituzione è la legge fondamentale della Repubblica italiana. È un documento composto da 154 articoli (più 18 disposizioni transitorie) di cui:

  • I primi 12 costituiscono i principi fondamentali
  • La Parte I (art.13-54) tratta dei rapporti tra lo stato e la società civile
  • La Parte II (art.55-139) tratta dell’organizzazione dello stato

È una costituzione rigida nel senso che non può essere modificata dal parlamento con legge ordinaria, ma solo con una procedura complessa. Il suo scopo è quello di stabilire regole e principi fondamentali che siano posti al di sopra delle leggi e che non possono essere modificati in seguito alla decisione di una maggioranza parlamentare.

Per garantire che le leggi rispettino le regole costituzionali, la stessa costituzione prevede l’istituzione di un tribunale speciale: la Corte Costituzionale che ha il potere di giudicare le leggi e annullare quelle che sono in contrasto con i principi costituzionali. Essa può essere modificata dal Parlamento solo con una legge costituzionale che differisce dalla legge ordinaria per il procedimento che si svolge con le stesse fasi ma con due differenze: l’approvazione deve essere ripetuta due volte da ciascuna camera con una pausa di 3 mesi e per l’approvazione è necessaria la maggioranza dei due terzi dei membri di ciascuna camera.

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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

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