Teorema della base di S0
L’insieme S0 delle soluzioni del sistema omogeneo y' = A(t) y è uno spazio vettoriale di dimensione n.
Una sua base è costituita dalle soluzioni yi dei problemi di Cauchy:
{ y' = A(t) y; y(t0) = ei; l'i-esimo vettore base canonica Rn }
- S0 è uno spazio vettoriale perché è chiuso, un insieme chiuso rispetto alle somme e al prodotto per scalare.
- Mostriamo che le yi sono linearmente indipendenti.
Quindi ∑i=1n Ci yi(t0) = ∑i=1n Ci ei.
E questo implica che Ci = 0 per i = 1,...,n dal momento che { e1,...,en } sono linearmente indipendenti.
- Ogni soluzione y del sistema può essere scritta come combinazione lineare delle yi, cioè ∃ dei Ci.
Tali che y(t) = ∑i=1n Ci yi(t) ∀ t ∈ [a,b].
Ogni vettore Rn può essere scritto come combinaz. lineare degli elementi della base, quindi ∃ C1,...,Ci tali che: y(t0) = ∑i=1n Ci ei.
Quindi u(t) = y(t0) - ∑i=1n Ci ei è la funzione nulla.
Teorema della base di S0
L'insieme S0 delle soluzioni del sistema omogeneo y' = A(t) y è uno spazio vettoriale di dimensione n.
Una sua base è costituita dalle soluzioni yi dei problemi di Cauchy:
y' = A(t) y; y(t0) = ei; l-i-esimo vettore base canonica ℝn.
- S0 è uno spazio vettoriale perché è chiuso, un insieme chiuso rispetto alla somma e al prodotto per scalare.
- Mostriamo che le yi sono linearmente indipendenti.
Quindi ∑i=1n Ciyi(t0) = ∑i=1n Ciei.
E questo implica che Ci = 0 per i = 1,...,n dal momento che {e1,...,en} sono linearmente indipendenti.
Ogni soluzione y del sistema può essere scritta come combinazione lineare delle yi, cioè ∃ dei Ci tali che y(t) = ∑i=1n Ciyi(t) ∀t∈[a,b].
Ogni vettore ℝn può essere scritto come combinaz. lineare degli elementi della base, quindi ∃ C1,...,Ci tali che: y(t0) = ∑i=1n Ci ei.
Quindi u(t) = y(t0) - ∑i=1n Ciei è la funzione nulla.
Teorema di continuità delle funzioni derivabili
Ogni f derivabile in x0 è continua in x0.
Per definizione di f derivabile, il limite finito:
limx → x0 [f(x) - f(x0)] / [x - x0] = f'(x0).
Possiamo allora riscrivere f(x) - f(x0) + [f(x) - f(x0)] / [x - x0] (x - x0).
E passando per x → x0 a entrambi i membri:
limx → x0 f(x) = f(x0) + limx → x0 [f(x) - f(x0)] / [(x - x0)] (x - x0) = f(x0) + limx → x0 [f(x) - f(x0)] / [x - x0] ↓ = f'(x0) + limx → x0 (x - x0) ↓ 0 = f(x0).
Quindi limx → x0 f(x) = f(x0) ⇔ f è continuo.
Criterio integrale (serie)
f: [1, +∞) → ℝ positiva decrescente.
Successione (an)n = (f(n))n.
Allora ∑n=1∞ an converge ⇔ ∫1∞ f(x) dx converge.
Consideriamo n∈ℕ e [n, n+1].
f(n+1) ≤ f(x) ≤ f(n), ∀x ∈ [n, n+1].
Integriamo la catena con ∫nn+1 che non cambia di verso:
∫nn+1 f(n+1) ≤ ∫nn+1 f(x) ≤ ∫nn+1 f(n), tutto in dx = f(n)∫nn+1 dx = f(n).
f(n+1)∫nn+1 dx = f(n+1).
⇒ f(n+1) ≤ ∫nn+1 f(x) dx ≤ f(n), con an = f(n).
an+1 ≤ ∫nn+1 f(x) dx ≤ an, ∀n∈ℕ.
Sommando M con n+1:
∑n=1M an+1 ≤ ∫1∞ f(x) dx ≤ ∑n=1M an, ∀M ∈ ℕ.
Teorema fondamentale del calcolo integrale
f: I → ℝ continua in I, x0 ∈ I.
F: I → ℝ, F(x) = ∫x₀x f(t) dt è una primitiva di f, ovvero derivabile in I e si ha d/dx ∫x₀x f(t) dt = f(x).
Calcoliamo lim per h → 0 del rapporto incrementale:
limh→0 [F(x+h) - F(x)] / h = limh→0 [1/h ∫x₀x+h f(t) dt] = 1/h ∫x₀x+h f(t) dt.
Applicando il teorema della media integrale:
[F(x+h) - F(x)] / h = 1/h ∫x₀x+h f(t) dt = f(ch).
Per h → 0, limh→0 ch = x.
Quindi F'(x) = limh→0 [F(x+h) - F(x)] / h = limh→0 f(ch) = f(x).
Come volevasi dimostrare.
Teorema di integrabilità delle funzioni monotone
f: [a,b] → R monotona → f è integrabile.
Supponiamo f crescente.
Inanzitutto possiamo dire che f è limitata. (Weierstrass).
f(a) ≤ f(x) ≤ f(b), ∀x ∈ [a,b].
Considerata una partizione qualsiasi di [a,b] P={x₀,...,xₙ} si ha:
inf f = f(xi-1), sup f(xₙ) [xi-1, xₙ] [xi, xi-1].
Quindi s(P) = ∑i=1n (xₙ - xi-1) f(xi-1).
E S(P) = ∑i=1n (xₙ - xi-1) f(xₙ).
Scegliendo di dividere [a,b] in n parti uguali, la partizione è formata da punti equidistanti.
s(Pₙ) = (b-a)/n ∑i=1n f(xi-1), S(Pₙ) = (b-a)/n ∑i=1n f(xₙ).
Per cui S(Pₙ) - s(Pₙ) = (b-a)/n ∑i=1n [f(xₙ) - f(xi-1)] = (b-a)/n [f(b) - f(a)].
E per n → ∞, limn→∞ [S(Pₙ) - s(Pₙ)] = 0.
Irrazionalità di √2
IP: n e m primi tra loro.
TH: n/m = √2, cioè √2 numero razionale.
n2/m2 = 2.
n2 = 2m2.
↑ È pari, quindi anche n è pari, cioè n = 2K.
2m2 = 4k2.
m2 = 2k2.
↑ È pari.
Sia n che m sono pari, in contraddizione con l'ipotesi!
Quindi concludiamo che l'ipotesi è falsa, √2 non è un numero razionale.
Teorema di limitatezza delle successioni convergenti
(an = successione (an convergente → (an limitato.
Si ha quindi limn→∞ an = l.
|an - l| < 1/ε, ∀ n > nε.
|an| = |an - l + l| ≤ |an - l| + |l| < 1 + |l|, ∀ n > nε.
- Preso M = max { |a1|, |a2|, |a3|, ..., |anε| } ⇒ |an| ≤ M ∀ n ∈ N, cioè an è limitata.
Teorema sul limite di funzioni mediante successioni
f: A→ℝ.
x0: punto di accumulazione di A in ℝ.
limx→x0 f(x) = l ∈ ℝ ⇔ ∀xn, n → x0 successione limn→∞ f(xn) = l.
(⇒) limn→∞ xn = x0, allora limn→∞ f(xn) = limx→x0 f(x0) = l.
Applicazione teorema di limite di f composta.
(⇐) Ipotizziamo xn ∈ A\[x0], xn → x0 ⇒ f(xn) = l, ma che per assurdo limx→x0 f(x) ≠ l.
Allora ∃ε>0: ∀δ>0 ∃xδ ≠ x0 : |xδ-x0| < δ : |f(xδ)-l| ≥ ε.
Con δ = = 1/n, ∃x0, ∃ xn ≠ x0, |xn-x0| < 1/n : |f(xn)-l| ≥ ε.
Abbiamo così trovato succ. xn → x0 : f(xn) ≠ l, contraddice ipotesi.
Limiti di successioni monotone
(an) successione monotona.
(an) ha limite (finito o infinito), che coincide con:
- Sup (an) se (an) è crescente.
- Inf (an) se (an) è decrescente.
Prendiamo an crescente:
S = estremo sup di (an), cioè il minimo dei maggioranti an.
Fissato ε>0.
S-ε non è maggiorante, quindi ∃ nε ∈ ℕ tale che anε > S-ε.
La successione è crescente, quindi an > S-ε ∀n > nε.
S-ε n ≤ S ⇒ ha limite finito.
Teorema di Rolle
f: [a, b] → ℝ continua.
Ip. 1. f derivabile in (a, b).
2. f(a) = f(b).
TH: ∃ c ∈ (a, b) : f'(c) = 0.
Sono soddisfatte le ipotesi del teorema di Weierstrass, quindi esistono:
m := min[a, b] f = f(x0).
M := max[a, b] f = f(x1).
Possono verificarsi questi 3 casi:
- x0 ∈ (a, b) ⇒ f'(x0) = 0 per il teorema dei punti critici.
- x1 ∈ (a, b) ⇒ f'(x1) = 0 " " " " " " " ".
- x0 e x1 sono agli estremi di [a, b] ⇒ m = M f è costante e con f'(x) = 0 con x ∈ [a, b].
Non ci sono altre possibilità, ergo il teorema è dimostrato.
Teorema di unicità del limite
Ipotesi: f ha limite l∈ℝ per x→+∞.
Th: Il limite è unico.
- Per assurdo esistono 2 limiti l1, l2 ∈ ℝ (finiti).
Per limx→+∞ f(x)=l1 si ha ∀ε>0 ∃xε1∈ℝ : |f(x)-l1|xε1.
E per limx→+∞ f(x)=l2 ∀ε>0 ∃xε2∈ℝ : |f(x)-l2|xε2.
Fissato ε:
|l1-l2|=|l1-f(x)+f(x)-l2|≤|f(x)-l2| + |l1-f(x)| 1/2ε⇒|l1-l2| 0.
Ma questo implica che l1-l2=0, quindi l1=l2.
Teorema di Weierstrass
IP: f continua in [a,b].
TH: Allora f assume massimo e minimo in [a,b], cioè ∃ min f [a,b], max f [a,b].
Per dimostrarlo:
Se m = min f [a,b], allora ∃ xn ∈ [a,b]; successione lim f(xn) = m n→∞.
Se m = -∞ ∃ f(xn) < -n con n ∈ N, lim f(xn) = -∞ = m n→∞.
Se m ∈ ℝ ∃ f(xn) < m + 1/n.
m ≤ f(xn) perché è il max dei minoranti.
m ≤ f(xn) < m + 1/n.
lim f(xn) = m n→∞.
Teorema degli zeri
f: [a,b] → ℝ, con f continua.
f(a)f(b) < 0 ⇔ ∃ x0 ∈ ]a,b[ : f(x0) = 0.
Almeno uno zero di f.
Per dimostrarlo usiamo il metodo di bisezione:
c = (a+b)/2 → punto medio dell'intervallo [a,b].
Se f(c) = 0 → abbiamo trovato lo zero.
Se no, continuo nell'intervallo i in cui nei quali estremi f ha segno discordo, e b chiamano [a1, b1].
Quindi c1 = (a1 + b1)/2. Ripetiamo il ragionamento fino ad ottenere uno zero.
Altrimenti, nell'eventualità che non si trovi uno zero in un certo numero di passaggi, abbiamo definito per induzione 2 successioni (an) e (bn) che soddisfano f(an) < 0 e f(bn) > 0.
◊ bn-an = (b-a)/2n ← e l'ampiezza all'intervallo.
(an) è crescente e limitata e (bn) ammette converge a x0.
Allora si ha f(x0) = limn→∞ f(an) ≤ 0 e f(x0) = limn→∞ f(bn) ≥ 0.
Zero: f(x0) = 0.
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