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Linguistica storica e glottologia Appunti scolastici Premium

Appunti di glottologia e linguistica generale sulla linguistica storica e glottologia che sono basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del professore Parenti dell’università degli Studi di Trento - Unitn. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Glottologia e linguistica generale docente Prof. A. Parenti

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ESTRATTO DOCUMENTO

L – L G

A MUTAZIONE CONSONANTICA DELLE LINGUE GERMANICHE A LEGGE DI RIMM

La situazione che caratterizza la totalità delle lingue germaniche (attribuibile al germanico comune) è diversa:

le occlusive rispettivamente sorde, sonore e aspirate dell'indoeuropeo sono andate incontro a una riorganizzazione tanto

geometrica quanto radicale che oppone drasticamente le lingue germaniche a tutte le altre lingue indoeuropee.

• A occlusive sorde delle altre lingue indoeuropee, nelle lingue germaniche corrispondono fricative sorde.

• A occlusive sonore delle altre lingue indoeuropee, nelle lingue germaniche corrispondono occlusive sorde.

• A occlusive sonore aspirate delle altre lingue indoeuropee, nelle lingue germaniche corrispondono occlusive

sonore

indoeuropeo germanico

*p > f occlusiva labiale sorda>fricativa labiodentale sorda

*t > þ occlusiva dentale sorda>fricativa dentale sorda

*k > x > h occlusiva velare sorda>fricativa velare sorda>fricativa glottidale sorda

*b > p occlusiva bilabiale sonora>occlusiva bilabiale sorda

*d > t occlusiva dentale sonora>occlusiva dentale sorda

*g > k occlusiva velare sonora>occlusiva velare sorda

h

*b > b occlusiva bilabiale non aspirata>occlusiva bilabiale sonora

h

*d > d occlusiva dentale non aspirata>occlusiva dentale sonora

h

*g > g occlusiva velare non aspirata>occlusiva velare sonora

Questa riorganizzazione di tutte le occlusive operata dal germanico nella sua fase predocumentaria va sotto la legge di

Grimm o anche prima mutazione consonantica.

E G – L V

CCEZIONI ALLA LEGGE DI RIMM A LEGGE DI ERNER

Verner evidenziò l'importanza del contesto in cui, in origine, le antiche occlusive sorde si trovavano e il ruolo

discriminante dell'accento (l'accento “mobile” dell'indoeuropeo conservato da sanscrito e greco)

Secondo la spiegazione di Verner, nelle lingue germaniche le occlusive sorde originarie (cioè dell'indoeuropeo) pur

evolvendo di norma in fricative sorde(legge di Grimm), evolvono però in fricative sonore quando cooccorrano le

seguenti due condizioni:

• le occlusive sorde si trovano fra elementi sonori.

• le occlusive sorde non erano immediatamente precedute dall'accento indoeuropeo.

La correzione offerta da Verner, viene chiamata Legge di Verner, ma questa non è complementare alla legge di Grimm,

è di per sé indipendente.

Ricapitolando:

• Il germanico comune si stacca dall'indoeuropeo e comincia a evolvere autonomamente, conservando

l'accentazione mobile di tipo indoeuropeo.

• A un dato momento di questa fase, s'instaura la legge di Grimm che crea le nuove fricative sorde *f, *þ, *h

(<indoeuropeo *p, *t, *k) e le affianca alla fricativa *s (ereditata dall'indoeuropeo)

• l'accento germanico comune,(era mobile) si fissa sulla rima sillaba e oscura le motivazioni della legge di Verner

• il fatto che, durante la sua prima fase, il germanico comune conservasse l'accento mobile indoeuropeo chiarisce il

motivo per cui ancora oggi, nelle lingue germaniche, all'interno dello stesso paradigma possiamo trovare tanto forme che

mostrano gli effetti della legge di Grimm, quanto forme che mostrano gli effetti della legge di Verner

• il nuovo accento protosillabico porta, nel germanico, a una riformulazione delle vocali non accentate, che,

andando soggette a frequenti cadute, oscurano le motivazioni della legge di Verner

• dal germanico comune hanno origine le singole lingue germaniche.

4)E SORDI E PRIMI SVILUPPI DELLA LINGUISTICA STORICA

La nascita della moderna linguistica storica possiamo fissarla al 1786, anno in cui William Jones tenne una conferenza

in cui evidenziò numerose corrispondenze tra latino, greco e sanscrito e avanzava l'idea che le tre lingue dette potessero

discendere da un più antico, comune antenato.

La conferenza di Jones e gli albori della linguistica storica si collocano all'intersezione di più circostanze favorevoli:

• le grandi scoperte geografiche e il susseguente fenomeno del colonialismo;

• il movimento culturale romantico, il quale, favorendo il gusto per l'esotico e il remoto, promuove lo studio delle

civiltà e delle lingue orientali, prime fra tutte sanscrito e antico persiano.

Friedrich von Schlegel amplia la base dei confronti linguistici e giunge ad affermare che lingua-madre di greco, latino,

persiano, lingue germaniche e di tutte quelle poi dette indoeuropee è il sanscrito.

Getta così le basi della grammatica comparata, o come preferiamo, della linguistica comparata.

A livello fonetico, sono Grimm e Rask a identificare le prime corrispondenze sistematiche fra lingue indoeuropee e il

modo in cui l'insieme delle lingue germaniche si correla alle altre lingue della famiglia indoeuropea.

Franz Bopp si interessa alla comparazione delle unità portatrici di significato grammaticale o morfemi, con speciale

riguardo alla morfologia verbale.

L' ALBERO GENEALOGICO E LA TEORIA DELLE ONDE

Schleicher era botanico e, nello studio delle lingue, si portava dietro lo stesso rigore delle scienze naturali, in quel

periodo influenzate dalle rivoluzionarie teorie di Darwin. Schleicher pensava che la lingua non fosse un organismo

rigorosamente naturale, in quanto fornito all'uomo dalla natura, è sottoposto a leggi per un verso immutabili, per l'altro

operanti al di fuori della volontà dei singoli parlanti. È all'interno di questa visione naturalistica e debitrice della nuova

tassonomia darwiniana che va collocata la teoria dell'albero genealogico.

Schleicher riprende l'ipotesi già intravista da Jones, cioè che il

sanscrito e le altre lingue indoeuropee derivino da una più

antica lingua originaria comune attingibile mediante la

ricostruzione.

Postula quindi che da questa primitiva lingua-madre le

lingue indoeuropee siano derivate per ramificazioni

successive, a somiglianza dei rami di un albero e

analogamente alle ramificazioni per cui, partendo dagli

organismi capostipiti, si arriva alla specie e alle sottospecie

che compongono le famiglie del mondo animale e vegetale.

Schleicher recupera anche la preesistente classificazione delle

figure in base ai tipi isolante, agglutinante e flessivo e che,

L'albero genealogico secondo Schleicher interpretando i tipi come stadi successivi di sviluppo, egli

vede nella preistorica indogermanica, l'esempio perfetto e inimitabile di lingua flessiva, mentre le lingue indoeuropee

derivatene marcherebbero già l'ingresso nella fase della decadenza.

• Flessive: sono le lingue che fanno caratteristicamente uso di marche morfologiche (desinenze) le quali, oltre a

completare il lessema (morfema lessicale), sono polifunzionali, cioè veicolano più informazioni grammaticali

contemporaneamente. Es. nell'italiano “gatto”, la marca -o veicola la nozione di singolare e di maschile

• Agglutinanti: sono le lingue in cui ogni marca morfologica isolabile e segmentabile, veicola uno e un solo tipo

di informazione e può essere aggiunta o levata senza intaccare l'autonomia formale e semantica del lessema.

• Isolanti: sono le lingue del tutto, o quasi, prive di marche morfologiche e nelle quali le relazioni morfosintattiche

sono espresse tanto dall'ordine, assai rigido, delle parole quanto da parole semanticamente vuote usate in funzione

grammaticale.

Ciò detto, si tenga presente che:

-nessuna lingua è totalmente isolante o agglutinante o flessiva ma lo è prevalentemente, così che caratteristiche isolanti

possono trovarsi anche in lingue flessive.

-l'evoluzione tipologica non è isolante agglutinante flessivo, ma può procedere da un tipo qualunque in

direzione di qualunque altro tipo.

Alla teoria dell'albero genealogico, Schmidt reagisce con la teoria delle onde: le innovazioni linguistiche si dipartono

da centri che possono essere di volta in volta diversi e si diffondono nello spazio geografico, via via attentuandosi, come

le onde concentriche provocate da un sasso che cade in uno stagno. La nuova teoria trasforma la lingua da organismo

astorico (cioè esistente al di fuori dei parlanti) in prodotto storico (le onde che successivamente si irradiano sono in realtà

innovazioni operate dai parlanti) e introduce il riferimento al fattore spaziale.

Il collega Schuchardt sposta l'interesse verso tematiche concernenti lo studio delle fasi linguistiche – come il latino

volgare – di cui possediamo un certo grado di documentazione e su cui possiamo di conseguenza permetterci

argomentazioni meglio controllabili; pone l'accento sulle specificità sociale e storica dell'oggetto lingua, intesa come

incessante divenire, in un continuo incrociarsi e sovrapporsi di correnti.

In certa misura più vicino alle posizioni naturalistiche di Schleicher si configura, sempre nella seconda metà dell'800, il

movimento che fu detto dei neogrammatici, i cui fondatori furono Osthoff e Brugmann. Ai neogrammatici è legato il

concetto di ineccepibilità delle leggi fonetiche. In realtà, di legge fonetica, aveva già parlato Bopp, e il concetto è

implicito nelle formulazioni stesse di Grimm e Rask.

I neogrammatici aggiungono che, se in una data lingua, a diventa b nel contesto X, allora ogni a che si trovi nel

contesto X deve passare a b ineccepibilmente, ovvero senza eccezioni, e deve farlo presso tutti i parlanti di quella lingua.

L'ineccepibilità è giustificata dalle abitudini articolatorie cioè dalla conformazione della glottide, o apparato fonatorio,

dei parlanti: se un apparato fonatorio è allenato a dare certi risultati, poiché non è ammissibile che, partendo da a,

l'apparato fonatorio produca nello stesso contesto ora b, ora c, ora d... è giocoforza ammettere che tutte le volte che

l'elemento a venga a trovarsi nel contesto X, dobbiamo di necessità aspettarci il risultato b e quello soltanto.

Una particolare applicazione del principio delle abitudini articolatorie porta alla formulazione della teoria del sostrato

etnico: se è vero che le abitudini articolatorie tendono a restare immutate, allora determinate caratteristiche fonetiche

permarranno anche nel caso in cui i parlanti cambino lingua. In presenza di mutamenti fonetici insoliti, è lecito pensare

che questi nascano da un condizionamento articolatorio operato da una qualche lingua precedente (sostrato).

Nei termini in cui lo hanno visto i neogrammatici, il principio della ineccepibilità delle leggi fonetiche, si configura come

impegnativo, sia perché le eccezioni esistono concretamente, sia perché, se esistono e non vogliamo che confliggano col

principio di ineccepibilità, le eccezioni devono essere spiegate.

È probabile che alla postulazione del concetto di ineccepibilità delle leggi fonetiche, i neogrammatici non sarebbero forse

arrivati se fra il 1860 e il 1880 non si fosse trovata la soluzione ad alcuni problemi (eccezioni alla legge di Grimm risolte

da Grassmann e da Verner).

In base alla legge di Grimm:

i. le occlusive sorde delle altre lingue indoeuropee, nelle lingue germaniche corrispondono a fricative sorde;

ii. a occlusive sonore delle altre lingue indoeuropee, nelle lingue germaniche corrispondono occlusive sorde;

iii. a occlusive sonore aspirate (o succedanei) delle altre lingue indoeuropee, nelle lingue germaniche corrispondono

occlusive sonore.

La legge di Grimm non rendeva conto d'un numero non trascurabile di fatti, a cui Grassmann da una spiegazione

attraverso il processo di dissimilazione. Basta supporre che (legge di Grassmann) in sanscrito e greco, una sequenza di

occlusiva sonora aspirata + occlusiva sonora aspirata

in sillabe contigue si sia dissimilata in una sequenza di

occlusiva sonora non aspirata + occlusiva sonora aspirata.

La legge di Grassmann risolve diversi problemi, ma ancora più scalpore suscita la soluzione offerta da Verner a un'altra

irregolarità, specificamente germanica, della legge di Grimm.

Secondo la legge di Verner, nelle lingue germaniche, le occlusive sorde dell'indoeuropeo si risolvono in fricative sonore,

se, originariamente, ricorrevano fra elementi sonori (vocali) e, nello stesso tempo, non erano precedute immediatamente

dall'accento.

Legge di Collitz-de Saussure: basta pensare che l'indoeuropeo abbia avuto tre timbri *e, *a, *o; che questi siano rimasti

più o meno conservati in greco e in latino; che li abbia avuti anche il sanscrito predocumentario; che, infine, il sanscrito

e, più in generale, l'indoiranico li abbiano fusi nell'unico timbro a ma soltanto dopo che la *e, vocale palatale, aveva

palatalizzato la labiovelare o la velare pura precedente, secondo la trafila.

La sola alternativa che i neogrammatici offrono per spiegare le eccezioni, consiste nel prestito o anche nell'azione

regolatrice dell'analogia.

I prestiti da una diversa tradizione linguistica entrano nella lingua che li adotta mantenendo le caratteristiche fonetiche

presenti nella lingua di partenza.

L'analogia è un processo di regolarizzazione in base al quale, al posto delle forme attese, ne troviamo altre, le quali o

risultano modellate su forme concorrenti all'interno dello stesso paradigma oppure sono ottenute mediante allineamento a

moduli all'inizio loro estranei ma che, a un certo punto e per motivi che possono essere di volta in volta diversi, hanno

incontrato il favore dei parlanti.

Le modificazioni analogiche sono dovute a pressione paradigmatica: all'interno dello stesso paradigma, le forme che, a

qualunque titolo acquisiscono salienza, premono per proporsi come modello di eventuali forme idiosincratiche.

Possiamo avere anche mutamenti riconducibili a pressione sintagmatica, cioè quella pressione che si stabilisce fra due

elementi che vengano a trovarsi in stretta successione nella catena fonica.

Il 1900 vede una serie di rivoluzioni, la prima rivoluzione possiamo farla coincidere con la pubblicazione del Corso di

linguistica generale di Ferdinand de Saussure, il quale si interroga sulla natura delle lingue e sui principi generali, e

universalmente validi, che regolano l'organizzazione. Ogni elemento linguistico, a qualsiasi livello, esiste in quanto si

oppone al suo contrario o comunque entra in una rete ordinaria di opposizioni.

Ne viene una serie di dicotomie che costituiscono altrettante acquisizioni irrinunciabili della linguistica moderna.

▪ Articolatorio (relativo a ciò che produciamo con gli organi fonatori) ~ Acustico (relativo a ciò che

percepiamo con l'udito). Si badi che quello che può sembrare simile a livello acustico, a livello articolatorio può

benissimo non esserlo.

▪ Significante (=stringa fonica o insieme di suoni veicolante un certo senso, cioè un certo significato) ~

Significato (=senso veicolato da una data stringa fonica). L'associazione di un dato significante con un dato

significato, che costituisce il segno linguistico, è immotivata o arbitraria o convenzionale.

▪ Sintagmatico (o del rapporto all'interno del sintagma) ~ Paradigmatico (o del rapporto che un dato

elemento intrattiene con gli altri elementi dello stesso paradigma.

▪ Diacronico ~ Sincronico (vedi Introduzione)

▪ ~

Langue (socialità, insieme dei segni) Parole (individualità, uso effettivo che l'individuo fa dellla

propria langue). I confini tra langue e parole non sono netti, ma intrinsecamente fluttuanti, con un'osmosi e un

interscambio continui dall'individuale al sociale, ma anche dal sociale all'individuale.

5)G :

EOLINGUISTICA E SOCIOLINGUISTICA LA VARIABILITÀ

La geografia linguistica, implicita nella teoria delle onde di Schmidt, nasce con gli atlanti linguistici, cioè con atlanti in

cui, per un certo numero di località selezionate opportunamente, sono riportate delle serie di forme, scelte in modo da

dare un'idea delle principali caratteristiche della parlata di ciascuna delle località prescelte.

Il primo atlante linguistico risale al 1870 e riguarda le parlate tedesche, l'ideatore è Wenker, il quale raccoglie materiali

necessari per corrispondenza, inviando agli interlocutori un questionario in lingua standard con una serie di frasi da

tradurre nella parlata locale. I tempi lunghissimi di preparazione e pubblicazione, finiscono con il premiare il secondo

(ideato da Gilliéron tra il 1902 e il 191) e anche il terzo (ideato da Jaberg e Jud tra il 1928 e il 1940) degli atlanti

linguistici.

Il caso studiato da Wenker riguarda le due varietà basilari di tedesco: l'alto tedesco (parlato nelle zone collinari e

montuose del sud) e il basso tedesco (parlato nelle grandi pianure del nord)

Le due varietà si distinguono per presenza~assenza della seconda mutazione consonantica che caratterizza l'alto

tedesco, ma non il basso tedesco né le altre lingue germaniche.

La seconda mutazione prevede che le articolazioni occlusive sorde delle restanti lingue germaniche e del

basso tedesco, l'alto tedesco opponga realizzazioni affricate o fricative a seconda della posizione.

Dalle ricerche di Wenker, inizialmente pubblicate solo in parte, ma anche dalle ricerche e dai risultati di Gilliéron e di

Jaberg e Jud, la lingua emerge come una stratificazione a più livelli, nella quale manca uniformità.

L'omogeneità d'un sistema linguistico può essere disturbata da una quantità di fattori latamente “sociali”, i quali fanno sì

che dalle stesse premessi si sviluppino risultati differenti.

Con i fatti linguistici non possiamo aspettarci che quel che si dà in un certo momento o in una certa situazione debba poi

necessariamente riproporsi anche in un altro momento o in un'altra situazione purché se ne ripetano le condizioni di

partenza. Isoglossa è il termine che la linguistica ha modellato sulla terminologia geografica

preesistente e designa la linea immaginaria che, su una carta geolinguistica, unisce i

punti estremi ai quali arriva un dato fenomeno, segnando il confine fra il territorio al cui

interno si dà quel fenomeno e il territorio che ignora il fenomeno in questione.

Più isoglosse che vengano a coincidere nel medesimo tracciato formano un confine

linguistico, il quale sarà tanto più marcato quanto maggiore è il numero di isoglosse

che, coincidendo, contribuiscono a formarlo.

L'isoglossa che separa l'area in cui è usato

il passato prossimo da quella in cui è usato

il passato remoto.

La geografia linguistica è possibile solo con le lingue vive, quelle cioè osservabili grazie al contatto diretto coi parlanti:

solo a queste condizioni possiamo stabilirne se, in un dato punto, accanto alla forma “normale”, non esistano anche

forme alternative e, nel caso esistano, come il parlante le giudichi: se più arcaiche e in via d'uscire dall'uso, o più recenti

e non ancora acclimatate, cioè limitate a un sottogruppo specifico e così via.

Con le lingue morte, nulla di ciò è possibile, neanche con quelle di cui abbiamo la più ampia documentazione. Non va

dimenticato che i testi su cui di solito ci basiamo sono in linea di massima redatti secondo forme notevolmente

standardizzate, che tendono a escludere le varianti più popolari o colloquiali e non rendono conto della complessità della

stratificazione linguistica su base geografica e sociale. Se volessimo fare una carta geolinguistica del latino, non

sapremmo da dove cominciare. Non solo non conosciamo praticamente nulla dei vari tipi di latino parlati nelle varie

località (variabilità diatopica) e dei vari tipi di latino parlati nella stessa località a seconda dello status sociale dei

parlanti (variabilità diastratica), non sapremmo indicare neppure se, in una data località, il latino era la sola varietà

linguistica in uso oppure veniva utilizzato accanto ad altre lingue.

Questa diversa osservabilità, per cui le lingue vive ci si presentano nel loro quasi infinito variare mentre quelle morte ci

si offrono solo nella fissità dei loro testi per lo più assoggettati a un alto grado di standardizzazione, è conseguenza del

fatto che la finestra attraverso cui osserviamo le lingue vive è incomparabilmente più grande di quelle attraverso cui

possiamo osservare le lingue morte. Queste ultime ci si presentano coi loro testi standardizzati, e con la

standardizzazione consiste nel ridurre il ventaglio delle n possibili alternative all'unica alternativa giudicata ottimale.

Una misura dei due diversi approcci la dà il caso degli esiti toscani, e quindi italiani, delle occlusive sorde latine in

posizione intervocalica. Com'è noto, in prosecuzione di occlusive sorde latine intervocaliche, nel toscano/italiano

possiamo avere esiti sia sordi che sonori.

Questa duplicità di esiti ha da sempre intrigato i linguisti, soluzioni di stampo indoeuropeistico sono quelle di Graziadio

Isaia Ascoli e di Wilhelm Meyer-Lübke. Ascoli attribuisce casi come contra[d]a, rugia[d]a, spa[d]a a un effetto

sonorizzante della ['a], accentata e in penultima sillaba che viene subito prima (confronta all'opposto cre[t]a, mari[t]o,

voci in cui la dentale sorda è preceduta da una vocale tonica diversa da ['a]). Meyer-Lübke elabora la teoria degli

accenti, in base a cui le occlusive sorde resterebbero sorde se ricorrono dopo la vocale tonica in parola accentata sulla

penultima sillaba (cà[p]o, amì[k]o) ma diventerebbero sonore se ricorrono:

a) prima della vocale tonica, in parole con accento sulla penultima sillaba pa[g]are;

b) dopo la vocale tonica, in parole con accento sulla terzultima sillaba pé[g]ola.

Abbiamo la prova e la controprova che doppio esito (sordo~sonoro) mnon può essere ricondotto a condizionamenti

esercitati dal contesto. Due principali spiegazioni offerte nel 1900, sono quella di Merlo, che considera schiettamente

toscano, e di conseguenza italiano, l'esito sonoro e giustifica quello sordo con una pressione colta esercitata dal altino, e

Rohlfs che giudica prettamente toscano/italiano l'esito sordo e motiva quello sonoro con un influsso esercitato, sul

toscano, dalle parlate del nord Italia, dal francese e dal provenzale.

Le due spiegazioni hanno parecchio in comune, a cominciare dal fatto che entrambe considerano autentico un solo esito

(sonoro nel caso di Merlo, sordo nel caso di Rohlfs) e riconduce quello concorrente a pressioni esterne.

Abbiamo la certezza che l'esito toscano/italiano delle occlusive sorde intervocaliche del latino è quello sordo; e che

quando, al posto della sorda, troviamo una sonora, dobbiamo pensare a un influsso dell'Italia padana o dalla Provenza o

dalla Francia.

La dislocazione geografica di forme linguistiche concorrenti permette inferenza sulla loro cronologia. Nel corso dei

millenni precedenti le novità sono arrivate solo per passaggio diretto, da parlante a parlante, muovendosi dal centro verso

la periferia, dalla capitale o comunque dalle città verso la campagna.

A queste condizioni è possibile collegare la dialettica conservazione~innovazione al disporsi delle forme linguistiche

nello spazio geografico: che è quel che ha fatto lo studioso italiano Bartoli con la formulazione di quattro areali, cioè

quattro principi che, in presenza di due o più forme concorrenti, permettono di stabilire in linea di massima quale sia la

forma più arcaica:

1. la forma conservata nell'area meno esposta alle comunicazioni (più isolata)

2. la forma conservata nelle aree laterali, cioè nelle periferie rispetto al centro del territorio

3. la forma conservata nell'area maggiore, cioè nella gran parte del territorio preso in esame

4. la forma conservata nell'area in cui una data varietà linguistica è arrivata più tardi rispetto al momento in cui è

arrivata, o si è formata, nel territorio cui è tradizionalmente connessa.

La norma (1) è la più intuitiva di tutte: se le novità linguistiche si diffondono seguendo le grandi vie di comunicazione, è

ovvio che le aree di fuori delle grandi vie sono quelle in cui più difficilmente le novità riusciranno ad arrivare.

Es. il sardo mantiene, ereditate dal latino, caratteristiche che non si osservano più nelle altre lingue neolatine.

La norma (2) o dalle aree laterali: se in due o più aree periferiche e non comunicanti fra loro troviamo uno stesso tipo

linguistico che si oppone al tipo o ai tipi caratterizzanti invece l'area centrale, la spiegazione più semplice è che il tipo

attestato discontinuamente nelle aree laterali rappresentanti l'ultima sopravvivenza del tipo un tempo comune all'intera

area, ma successivamente “messo nell'angolo” delle innovazioni sorte nell'area centrale e di qui irradiatesi nel grosso del

territorio.

Se, date due forme concorrenti, nessuna risulta attestata in aree configurabili come isolate o laterali, la norma (3) o

dell'area maggiore stabilisce che è più antica la forma arealmente maggioritaria, mentre l'altra sarà un'innovazione a

raggio limitato.

La norma (4) è quella meno intuitiva. Supponiamo che un nucleo di coloni abbandoni la madrepatria e vada ad insediarsi

in un altro e lontano territorio: la lingua portata nel nuovo territorio verrà raggiunta con difficoltà dalle innovazioni che si

sviluppano nella madrepatria dopo la partenza dei coloni.

Es. dal dialetto napoletano è tipica la sostituzione di avere con tenere quando il verbo non ha valore di ausiliare

Le norme non sono leggi valide categoricamente ma, appunto norme: cioè principi essenzialmente probabilistici, che

descrivono quel che di solito succede, ma non escludono affatto che possa avvenire anche il contrario.

D :

ALLA VARIABILITÀ DIATOPICA ALLA VARIABILITÀ DIASTRATICA LA STRATIFICAZIONE SOCIALE DEI PARLANTI

La lingua è sensibile solo alle coordinate spazio e tempo, ma anche alla stratificazione dei parlanti, i quali si

distribuiscono per fasce, ciascuna delle quali utilizza in prevalenza uno specifico registro, cioè una specifica varietà d'uso

della lingua stessa.

Quest'ultima circostanza, emersa già con la geografia linguistica, diviene oggetto di ricerca dello studioso statunitense

Labov, che è considerato il fondatore della sociolinguistica, ossia della branca della linguistica che studia l'interazione

fra usi linguistici e profilo sociologico dei parlanti.

La ripartizione dei parlanti per fasce può dipendere da svariati condizionamenti. Frequentissima è la ripartizione per

fasce d'età: è normale che la generazione più anziana sia quella più refrattaria a recepire le innovazioni, le quali, per

generalizzarsi a tutto il gruppo, devono aspettare che diventi anziana la fascia d'età che le ha adottate. La stratificazione

può rispondere a problematiche di identità di gruppo, oppure essere organizzata su base sessuale, o sullo stato sociale dei

parlanti medesimi.

Il prestigio di cui gode un certo registro linguistico o anche godono certe particolarità fonetiche o morfologiche o

lessicali ecc. è tutt'altro che immutabile a livello sia diacronico che diatopico.

6)G

LI INDOEUROPEI

Qualunque lingua può fornire relativamente ai suoi parlanti un certo numero di indicazioni. Per esempio, il groenlandese

ha voci specifiche per indicare svariate quantità di neve, certe lingue amazzoniche possono esprimere fino a una dozzina

e più di tonalità di verde.

Quando prestiti da un'altra lingua entrano in competizione con voci indigene, tre sono i casi che possono darsi:

- i prestiti riescono a rimpiazzare gli indigenismi;

- le voci indigene riescono comunque ad averla vinta sulle voci di prestito;

- le voci indigene e i prestiti instaurano una nuova forma di convivenza, dividendosi i compiti semantici. Il risultato è la

polarizzazione lessicale, esempio l'anglicismo drink 'bevanda in generale' si è specializzato a indicare la bevanda

alcolica, mentre gli indigenismi bibita e bevanda indicano di preferenza la 'bevanda non alcolica'.

Il metodo lessicalistico (utilizzo al meglio delle unità lessicali) ha permesso di trovare dei termini lessicali che ci fanno

riflettere sull'origine di alcune lingue.

Nel nostro caso specifico è possibile aggiungere le conferme del metodo testuale, che consiste nel mettere a confronto i

contenuti semantici che troviamo nelle traduzioni scritte delle varie lingue, per risalire, da questi, all'ideologia che li ha


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue moderne
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlottabellin1995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Parenti Alessandro.

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