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Introduzione alla linguistica storica

La parentela linguistica

Parlare di famiglia linguistica presuppone che si dia anche una parentela linguistica, che è uno dei criteri, quello genealogico, secondo i quali le lingue possono essere classificate. Lingue-figlie da una parte e lingue-madri dall'altra, a loro volta configurabili come lingue-figlie di precedenti lingue-madri fino a risalire a una lingua-capostipite, da cui sono derivate le altre. Lingue derivate dal latino = lingue neolatine o romanze che hanno dato origine a lingue come: portoghese, spagnolo, catalano, francese, provenzale, rumeno, ecc. Lingue-figlie di ultima generazione sono le lingue germaniche, slave, celtiche e baltiche.

Avendo sufficiente conoscenza della lingua-madre latino, possiamo notare diverse somiglianze tra le lingue-figlie, come il francese e l'italiano. La somiglianza è visibile a livello grafico, ma anche a livello fonico e ciò è dato da un lessico comune, cioè quella percentuale più o meno elevata di voci che danno realmente l'idea di corrispondersi in qualche modo, nelle due lingue. Ma anche in presenza di un lessico condiviso da sola aria di famiglia non basta, ci sono molte corrispondenze tra le forme francesi e quelle italiane: alla sequenza italiana [k]+[a], in francese abbiamo [š]+[a] e ciò si spiega solamente dicendo che entrambe hanno avuto il medesimo punto di partenza, rispetto al quale una delle due abbia preso a divergere in ben individuabili circostanze e solo in quelle.

L'aria di famiglia che corre tra italiano e francese è frutto di una più o meno vaga somiglianza, ma risulta innervata da corrispondenze semantiche, tali da rivelare un'identità formale anche sotto quella che si presenterebbe come irrimediabile diversità.

Francese Italiano
champ campo
mer mare
chasse caccia
sel sale
gras grasso
chien cane
vache vacca
nez naso
char carro
cher caro

È evidente che, a una ['a] tonica dell'italiano, a volte il francese risponde con un'analoga ['a] tonica e a volte risponde invece con ['e]/['ɛ']. Ciò non è assolutamente una casualità, è innegabile l'aria di famiglia.

Rasmus Rask ha stabilito l'esistenza delle famiglie linguistiche. Basandosi sul lessico condiviso, abbiamo rilevato, tra italiano e francese, un certo numero di corrispondenze di tipo fonetico-logico e abbiamo visto che sono corrispondenze sistematiche, cioè si ripetono nelle medesime condizioni tanto in positivo (it. Y corrisponde a fr. X), quanto in negativo (fr. X corrisponde a it. Y).

Una conferma ulteriore viene dalla morfologia. Una prima considerazione è che, lungo l'arco diacronico delle lingue, i morfemi, quanto meno quelli flessivi (quelli strettamente grammaticali), sono fra gli elementi più stabili in assoluto – o comunque quelli che subiscono meno cambiamenti.

Il lessico di qualunque lingua può mutare con estrema facilità: basta che per vari motivi l'orientamento culturale dei parlanti muti e il lessico non tarderà ad adeguarsi. Es. numerosi francesismi che hanno conquistato l'Inghilterra.

Se la gran parte del lessico va soggetta a rinnovamento continuo, la stabilità dei morfemi flessivi fa sì che le concordanze morfologiche bastino a indiziare la comune origine di due o più lingue quando queste non presentino più lessico in comune. -ato, -ito, -uto corrispondono agli analoghi morfemi francesi -é, -ì, -u.

Lessico condiviso, morfologia condivisa e sistematicità di corrispondenze fonetico-fonologiche sono le condizioni necessarie per stabilire la parentela linguistica in senso orizzontale (tra lingue, come italiano e francese, che possono ritenersi lingue-sorelle), ma anche in senso verticale, ossia fra lingue che, come nel caso di italiano o francese rispetto al latino, sono configurabili l'una come filiazione dell'altra.

A costruire il lessico, possiamo individuare quattro strati:

  • Lo strato ereditario
  • Lo strato dei prestiti
  • Lo strato delle formazioni onomatopeiche e fonosimboliche
  • Lo strato delle neoformazioni, ossia quelle derivate da forme comprese in uno qualunque degli strati precedenti

Lo strato ereditario è quella percentuale di lessico che ogni lingua riceve dal suo immediato antecedente (cioè dalla lingua-madre). Poiché il lessico può facilmente rinnovarsi, noi non possiamo sapere o stabilire in anticipo quali o quanti elementi della lingua-madre si continueranno nella lingua-figlia. L'unica cosa che possiamo dire con certezza è che esistono settori lessicali tendenzialmente più stabili di altri: i numerali, la terminologia parentale o i nomi delle parti del corpo.

Lo strato dei prestiti riguarda le voci che una lingua assume dalle lingue con le quali è più a contatto: strato la cui consistenza numerica può variare enormemente; così come possono variare le condizioni entro cui il prestito avviene. Il maggior numero di prestiti si ha quando due lingue vengano a trovarsi in contatto e una delle due è dotata di prestigio superiore a quello dell'altra. In una situazione generale, è verosimile che la lingua di minor prestigio si apra a un flusso di senso unico di prestiti dalla lingua più prestigiosa. Se il contatto è fortemente squilibrato a favore d'una sola delle due lingue e il flusso di prestiti a senso unico si prolungano nel tempo, si creano le condizioni in cui lo strato lessicale ereditario non riesce più a imporre la sua morfologia alle voci in prestito. Risultato finale: una lingua A che diventa una varietà della lingua B.

Lo strato onomatopeico e fonosimbolico comprende tutte quelle formazioni che tentano di riprodurre suoni e rumori animali, naturali o d'altro tipo (onomatopee), oppure cerca di suggerire quello che si vuole indicare (fonosimbolismi). Sono riunite in questo strato tutte le formazioni in cui l'arbitrarietà del rapporto fra significante e significato è ridotto al minimo.

L'ultimo è lo strato delle neoformazioni a mezzo di regole sincronicamente produttive, le quali si applicano a voci provenienti da tutti e tre gli altri strati. Regole sincronicamente produttive sono quelle che, in un momento isolabile a piacere lungo l'arco diacronico di una lingua, il parlante riconosce per l'appunto come regole e usa normalmente. Es. formazione del femminile a mezzo del suffisso -essa principe principessa poeta poetessa ma non la formazione del femminile a mezzo del suffisso -ina gallo gallina, re regina.

Il mutamento

È stato affermato che le lingue tenderebbero a rimanere stabili, cioè a non mutare, perché il mutamento nascerebbe non dall'interno, ma sempre e solo dal contatto d'una lingua con un'altra. In assenza di sollecitazioni esterne, le lingue tenderebbero a perpetuarsi immutate attraverso generazioni e generazioni.

Il cambiamento che si percepisce meglio è quello a livello fonetico-fonologico. Il livello fonetico riguarda la produzione concreta dei suoni o dei foni, il livello fonologico riguarda quei particolari foni che ciascuna lingua si sceglie per farne i mattoni con cui costruire le sequenze dei significanti, cioè le sequenze foniche in grado di veicolare i significati (cioè i fonemi).

I foni, che si rappresentano tra parentesi quadre, si collocano al livello della concretezza articolatoria, mentre i fonemi, che si rappresentano tra le barre oblique, si collocano a un livello soprattutto mentale. Definizione tecnica di fonema: unità distintiva minima, unità fonica più piccola che, pur non avendo un suo significato, permette di distinguere tra significati diversi. Le coppie di parole che si distinguono solo per un punto della sequenza dei fonemi, si chiamano coppie minime.

Poiché i fonemi si susseguono l'un l'altro nella catena fonica, può succedere che la loro realizzazione concreta venga condizionata dagli elementi circostanti; e che dunque, in certe situazioni, si pronunciano in modo diverso. I modi diversi di realizzare uno stesso fonema si dicono varianti contestuali o allofoni contestuali di quel fonema.

Tipologia di mutamenti fonetici

Una conseguenza della distinzione tra foni e fonemi è che anche a livello di mutamento possiamo distinguere fra mutamenti che riguardano il piano fonetico e mutamenti che riguardano il piano fonologico. A livello fonetico, nella casistica dei mutamenti possiamo comprendere:

  • L'assimilazione: prevede che due elementi fonici contigui nella catena fonica e fra loro diversi o in tutto o in parte, si avvicinino in parte (assimilazione parziale) o in tutto (assimilazione totale)
    • Assimilazione regressiva: il secondo elemento condiziona il primo lat. fa[kt]u > it. fa[tt]o
    • Assimilazione progressiva: il primo elemento condiziona il secondo lat. mu[nd]u > napoletano mù[nn]ə
    • Assimilazione bidirezionale: [k] condizionata dall'azione congiunta di due vocali lat. am[i:ku] > sp. ami[g]o
  • La metafonia: assimilazione regressiva fra vocali a distanza, riguarda le vocali medio alte /e/ e /o/ che cambiano per influenza di -u e -i finali. Fenomeno visibile anche nei plurali irregolari inglesi. lat. rossu(m) > protoromanzo *rossu
  • La dissimilazione: prevede che due elementi contigui o vicini e articolatoriamente uguali si diversifichino in misura maggiore o minore. Riguarda maggiormente le consonanti liquide laterali. Caso di dissimilazione = legge di Grassmann (la prima delle due occlusive aspirate in sillabe consecutive, perde l'aspirazione) mercuri die(m) > mercoledì
  • L'inserzione: aggiunta di materiale fonico etimologicamente ingiustificato.
    • Prostesi: aggiunta di materiale fonetico all'inizio della parola schola > sp. Escuela, fr. École (<escole)
    • Epentesi: inserzione interna alla parola lat. sumere (prendere) > presente sum-o, perfetto sum-p-si
  • La cancellazione: sottrazione di materiale fonico che invece dovrebbe essere presente. sp. [e]scuela > it. Scuola
    • Sincope: la cancellazione porta alla perdita di una sillaba lat. viride > it. verde
  • La metatesi: spostamento di materiale fonico in un punto della catena diverso da quello in cui dovrebbe trovarsi in base all'etimologia. Coinvolte particolarmente la consonanti liquide (laterale [l] e vibrante [r]) sp. milagro > it. miracolo
  • La coalescenza: fusione di due elementi fonici contigui in un terzo elemento, diverso dai primi, ma che presenta caratteristiche di ciascuno degli elementi di partenza. lat. vinea > lat. vinja > it. vigna
  • La scissione: un elemento fonico si scinde in due elementi distinti. dittongazione = lat. l[ē]ve > it. l[ie]ve

Per l'innesco di tali mutamenti è sufficiente che i foni coinvolti si trovino in una data concatenazione all'interno della sequenza fonica. Esistono però anche mutamenti che non sono spiegabili in termini meramente fonotattici (cioè in conseguenza delle particolari combinazioni in cui si vengono a trovare vari elementi all'interno della stringa fonica). Il tipo più notevole di mutamento indipendente dal contesto è l'analogia.

Un altro tipo di mutamento non spiegabile è quello che va sotto il nome di paretimologia (detta anche etimologia popolare) che consiste nella modificazione fonica d'un certo significante per effetto di un altro significante al quel il parlante associa il significante. È un caso di accostamento di due parole esercitato dai parlanti. L'esempio è fatto dall'italiano 'vedetta' (nel senso di vigilare), il parlante italofono lo collega al verbo 'vedere', ma in realtà nasce dalla modificazione di un più antico 'veletta', vela più piccola dell'albero maestra, alla cui altezza si issava il marinaio per vigilare.

Il processo di interdizione o tabù linguistico, per cui significanti ben noti al parlante vengono distorti o alterati consapevolmente perché il parlante non vuole articolarli in maniera corretta, ha finalità opposte a quelle della paretimologia. Si tende ad usare dei termini diversi per evitare argomenti scomodi cancro > brutto male. Più radicalmente ancora, la voce che non si vuole pronunciare viene rimpiazzata da un sostituto inoffensivo ovvero da un eufemismo.

Tipologia di mutamenti fonologici

Dal punto di vista fonologico o funzionale, la casistica dei mutamenti prevede:

  • Fonologizzazione: realizzazioni diverse del medesimo fonema, condizionate dal contesto, si svincolano dal condizionamento contestuale e diventano fonemi distinti. Un esempio di fonologizzazione è offerto dal sanscrito, nel quale la labiovelare sorda *k si sviluppa in una velare semplice, che restava tale davanti a vocale non palatale, ma si palatalizzava davanti a vocale palatale.
  • Defonologizzazione: due o più fonemi diversi finiscono col disporsi in un rapporto di complementarità contestuale e divengono così varianti combinatorie d'uno stesso fonema. Un esempio di defonologizzazione è offerto dal latino, in cui la lunghezza vocalica distingue diverse parole. Es = legge di Collitz e de Saussure malum = cattivo mǣlum = mela
  • Rifonologizzazione (o transfonologizzazione): non c'è incremento, né riduzioni del numero dei fonemi, ma cambia la sostanza fonica con cui i fonemi sono realizzati. Es = legge di Grimm

Si è ritenuto che il mutamento fonetico debba intendersi tendenzialmente senza eccezioni ed istantaneo. Oggi sappiamo che non è così, che può sorgere in un punto qualunque della lingua e diffondersi progressivamente nel resto del sistema, di solito generalizzandosi, ma anche interrompendo la sua espansione mancando di raggiungere la totalità dei casi.

Corrispondenze fonologiche tra le lingue indoeuropee

La ricostruzione tradizionale attribuisce all'indoeuropeo occlusive sorde, occlusive sonore nonché occlusive sonore aspirate. Il sanscrito presenta tutte e tre le serie occlusive (sorda, sonora e sonora aspirata) e anche la serie sorda aspirata. Sulla base del primato che, nell'800, veniva attribuito al sanscrito fra tutte le lingue indoeuropee, si è pensato per lungo tempo che il quadro offerto da questa lingua non facesse che perpetuare la situazione propria dell'indoeuropeo, il quale avrebbe presentato la quadripartizione fra occlusive sorde semplici, occlusive sonore semplici, occlusive sorde aspirate, occlusive sonore aspirate. Attualmente tale assunzione non gode più del consenso generale: se l'esistenza, in indoeuropeo, delle tre serie sorda, sonora e sonora aspirata è garantita dagli esiti che riscontriamo nelle diverse lingue indoeuropee, non altrettanto si può dire delle sorde aspirate, che potrebbero essere una innovazione indiana.

Dato un sistema asimmetrico:

  • 1. sorde
  • 2. sonore
  • 4. -
  • 3. sonore aspirate

La maniera per riequilibrarlo può procedere o riempiendo la casella 4, creando delle sorde aspirate, o eliminando la casella 3 (soluzione scelta da molte lingue indoeuropee).

Gli esiti delle occlusive sonore aspirate

Lingue indoeuropee come le lingue baltiche, slave, celtiche si sono sbarazzate delle sonore aspirate attraverso il sistema di deaspirazione e facendole confluire con le corrispettive sonore non aspirate. Diverso è il sistema seguito dal greco, in cui le sonore aspirate si sono dapprima assordite in sorde aspirate, quindi trasformate in fricative sorde. Meno lineare risulta il sistema del latino, che modifica le sonore aspirate, ma secondo modalità indipendenti, oltre che dalla natura delle occlusive, anche dalla loro posizione nella parola.

La legge di Grassmann

In sanscrito e in greco le occlusive sonore aspirate vanno soggette alla legge di Grassmann, in base alla quale se due aspirate ricorrono in sillabe contigue, per dissimilazione la prima delle due perde l'aspirazione. Il fenomeno si coglie soprattutto nelle forme verbali dette a raddoppiamento, cioè composte con un prefisso formato da una copia della consonante iniziale della radice, seguita da una vocale specifica. ɖ ɖ gr. dί-dō-mi [ί ωμι] 'io do'.

La mutazione consonantica delle lingue germaniche: la legge di Grimm

La situazione che caratterizza la totalità delle lingue germaniche (attribuibile al germanico comune) è diversa: le occlusive rispettivamente sorde, sonore e aspirate dell'indoeuropeo sono andate incontro a una riorganizzazione tanto geometrica quanto radicale che oppone drasticamente le lingue germaniche a tutte le altre lingue indoeuropee.

  • A occlusive sorde delle altre lingue indoeuropee, nelle lingue germaniche corrispondono fricative sorde.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlottabellin1995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottologia e linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Parenti Alessandro.
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