Linguistica: scienza del linguaggio verbale umano
La linguistica è la scienza che studia il linguaggio verbale umano e le lingue storico-naturali, cioè le lingue nate spontaneamente nel corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani. Infatti, le lingue storiche naturali sono la manifestazione concreta della facoltà del linguaggio verbale umano. Le lingue storico-naturali vengono definite tali perché:
- Storico → indica che sono il prodotto storico di un’evoluzione e rappresentano la manifestazione di una certa cultura;
- Naturali → perché l’apprendimento e l’acquisizione delle lingue avviene in modo naturale.
Quando si parla di lingue, si fa riferimento a tutti i sistemi linguistici che sono stati parlati e che sono parlati, per questo motivo non si fa distinzione tra lingue e dialetti, perché questa distinzione viene fatta su basi linguistiche, sociali, culturali, politiche, giuridiche…
Linguaggio verbale umano
Il linguaggio verbale umano è la facoltà innata degli esseri umani di apprendere e sviluppare una lingua ed è innata, perché trasmessa per via ereditaria e presente nel nostro corredo biologico. Mentre le lingue storico-naturali sono influenzate dall’ambiente in cui un individuo cresce, quindi non sono ereditate biologicamente. La facoltà di acquisire una lingua è uguale per tutti gli esseri umani, ma viene attivata solo tramite l’esposizione a espressioni linguistiche prodotte in una comunità linguistica concreta.
In sintesi
- Linguaggio → facoltà innata degli esseri umani di apprendere e sviluppare una lingua;
- Lingua → la manifestazione della facoltà di linguaggio in una società. Le lingue sono inoltre dei sistemi di segni specifici o codici della specie umana ma si differenziano da una comunità all’altra.
Nozione di segno e comunicazione
Per un inquadramento del linguaggio umano tra i vari tipi di comunicazione, è importante partire dalla nozione di segno. Un segno è qualcosa che sta per qualcos’altro e che serve per comunicare questo qualcos’altro. Con comunicazione si possono intendere diverse cose, ad esempio, la comunicazione è la trasmissione intenzionale di informazione, ma anche non intenzionale, come l’orma di un piede.
La comunicazione intenzionale è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell’informazione, che viene percepito da un ricevente come tale. Il segno è l’unità fondamentale della comunicazione. Esistono diversi tipi di segni che vengono classificati in base a due criteri differenti:
- Intenzionalità → presente nella produzione dei segni
- Motivazione → che lega le due facce del segno ovvero "qualcosa" e "qualcos’altro"
Tipi di segni
- Indici → segni motivati naturalmente ma non sono intenzionali; ad esempio, segnale di fumo indica il fuoco, oppure cielo grigio che indica la pioggia.
- Segnali → sono motivati naturalmente ma sono intenzionali; ad esempio, le urla delle scimmie come segnali di allarme o lo sbadiglio volontario che indica la noia.
- Icone → sono motivati analogici o iconici e sono intenzionali, essi rinviano ad un oggetto o a una realtà specifica o ad un evento in virtù di una somiglianza; ad esempio, una foto è un’icona che riproduce un aspetto della realtà.
- Simboli → hanno una motivazione culturale, basati sulla specifica culturale e sono intenzionali; ad esempio, le bandiere, il simbolo della pace.
- Segni → non sono molto distinguibili dai simboli, sono arbitrari convenzionali e intenzionali e non sono motivati, ad esempio la lingua dei segni.
Biplanarità del segno
Una delle proprietà che in generale non è soltanto del linguaggio, ma anche dei segni linguistici è la biplanarità del segno. Di fatto indica quel qualcosa che sta per qualcos'altro e fa riferimento al fatto che in un segno ci sono due facce: cioè il qualcosa che è il significante e il qualcos'altro che è il significato.
- Significante (o espressione) → è la parte del segno che noi percepiamo dal punto di vista fisico e possiamo percepirla come espressione orale ma anche come espressione scritta, quindi attraverso il mezzo fonico-acustico o con lo strumento grafico-visivo. Se consideriamo l'esempio della sedia: il significante è la parola sedia pronunciata oppure scritta.
- Significato (o contenuto) → non è fisicamente percepibile, ma è il concetto veicolato dalla parola. Ad esempio, il significato della sedia è “oggetto di arredamento che serve per sedersi”.
Il segno è l’associazione di un significante e un significato, per questo si parla di biplanarità di un segno, poiché ha due piani diversi. Nei segni linguistici, il legame tra significante e significato non è motivato naturalmente, ma è arbitrario, cioè posto per convenzione.
Triangolo semiotico
Questo viene spiegato con il triangolo semiotico, in cui è possibile individuare tre diverse entità del segno:
- Significante → la parola scritta o pronunciata che indica il qualcosa,
- Significato → oggetto veicolato dal significante,
- Referente → un’entità, evento o elemento esterna alla lingua esistente nella realtà. Quindi l’oggetto concreto della realtà.
Il rapporto tra significato e significante è arbitrario ed esistono quattro livelli di arbitrarietà:
- Rapporto tra segno nel suo complesso e il suo referente; cioè nell’oggetto sedia non esiste nulla che motivi il fatto di essere chiamata così, infatti nelle diverse lingue del mondo viene definito in modi diversi nonostante l’oggetto sia lo stesso. Nella natura di una cosa non c'è nulla che rimandi al suo nome, che faccia sì che quella cosa si debba (o si possa) chiamare così. Questo ovviamente non vuol dire che tra il significante e il significato di un segno non esistano legami né rapporti: bensì vuol dire che i legami, i rapporti che ci sono non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione: in questo senso, quindi, arbitrari.
- Rapporto tra significante e significato, nel significato della parola “sedia” non c’è niente che rimanda al significante.
- Rapporto tra forma e sostanza del significato.
- Rapporto tra forma e sostanza del significante.
Infatti, all’interno del piano del significato e del significante sono individuabili due strati diversi: sostanza e forma. Il piano del significante si articola in:
- Strato della sostanza: costituito dai suoni linguistici concreti, quando produciamo una parola (foni),
- Strato della forma: costituito dalle entità astratte che formano le parole di una lingua (fonemi).
Quindi un fono si ha quando, pur cambiando la pronuncia di una parola non cambia il significato, il fonema si ha quando, cambiando il suono della parola, il significato di questa cambia.
I foni della parola “sedia” sono fisicamente diversi a seconda di chi pronuncia la parola, ma tutti coloro che parlano italiano riconducono quei foni, cioè quella sostanza del significante, a una sequenza astratta di fonemi, che formano la forma del significante, uguale per tutti gli italofoni.
Gli esseri umani sono in possesso del medesimo apparato fonatorio per produrre dei suoni linguistici e dello stesso apparato uditivo-percettivo per riceverli, ma i sistemi di suoni delle lingue sono diversi, nel senso che:
- Usano tipi di suono diversi: ci sono lingue che usano come fonemi dei suoni che in altre lingue non appartengono neppure alla categoria dei suoni linguistici, es. i click sono usati come suoni in diverse lingue d’Africa meridionale in questo caso è la sostanza del significante che risulta diversa.
- Ogni lingua si organizza secondo dei propri criteri: individua nel sistema degli elementi dei suoni pertinenti che sono più rilevanti di altri, per cui si parla di arbitrarietà del rapporto tra forma e sostanza del significante, cioè a parità di sostanza del significante, una lingua organizza in modo diverso questo insieme di suoni.
Ad esempio:
- In italiano la lunghezza delle consonanti (doppie) consente di distinguere due parole come cane-canne, dita-ditta, mentre la differenza tra vocale lunga e breve non causa differenze di significato.
- In tedesco, invece, la lunghezza vocalica ha valore distintivo: staat (stato) e stadt (città).
Piano del significato si articola in:
- Strato della sostanza: insieme dei fatti concettualizzati del significato
- Strato della forma: struttura, organizzazione interna.
Il rapporto tra sostanza e forma del significato è arbitrario, perché ogni lingua ritaglia in un modo specifico un certo spazio di significato, quindi attribuisce una certa forma a una sostanza, per esempio, in italiano per esprimere il significato di andare, usiamo la parola andare, in tedesco invece vengono usati due diversi verbi; gehen (andare a piedi) e fahren (andare con un mezzo di trasporto). Noi diciamo sia andare a piedi che andare in macchina, il tedesco invece decide di attribuire una specifica parola a quel concetto, quindi anche in questo caso è arbitrario il rapporto tra forma e sostanza del significato.
Eccezioni al principio di arbitrarietà
Esistono delle eccezioni al principio di arbitrarietà dei segni ovvero le onomatopee, parole che riproducono nel loro significante degli elementi fisici che si riferiscono al referente. Ad esempio, sussurrare, nella parola c’è un elemento che richiama il sussurro appunto, oppure i versi degli animali, belare fa riferimento al verso della pecora. Hanno anche un aspetto arbitrario, legato al particolare sistema linguistico in cui vengono utilizzati, perché anche in tintinnio c’è una parte iconica onomatopeica e una parte invece che si può spiegare soltanto con le regole della lingua. Abbiamo sia l’aspetto iconico che l’aspetto convenzionale; mentre gli ideofoni, ad esempio, “boom”, “splash” che sono iconici, e sono considerati eccezioni all’arbitrarietà dei segni.
Significante e significato: livelli
È una proprietà per cui il significante di un segno si articola in due livelli diversi:
I livello: Il significante si può scomporre in unità portatrici di significato, (pezzi di significante dotati di significato), che vengono utilizzati per formare altri segni. Queste unità si chiamano unità di prima articolazione. La parola cane è scomponibile in due unità can-e, questi due elementi si chiamano morfemi.
II livello: le unità di prima articolazione possono essere ulteriormente divise, in unità che non sono più portatrici di significato e si chiamano unità di seconda articolazione. Can può essere suddiviso in c-a-n, questi elementi si chiamano fonemi. I fonemi sono dei pezzi di significante che non sono più dotati di un significato autonomo. Questa proprietà è molto importante perché permette una grandissima economicità alla lingua, significa che con un numero limitato di elementi della lingua noi possiamo creare un numero potenzialmente infinito di parole.
Trasponibilità di mezzo
Un’altra proprietà della lingua importante è la trasponibilità di mezzo, cioè il fatto che il significante dei segni linguistici si può trasmettere e realizzare attraverso:
- Il mezzo aria (canale fono acustico)
- Il mezzo luce (canale grafico visivo)
Il canale orale ha priorità rispetto al canale visivo, e quindi c’è una priorità del parlato rispetto allo scritto. Ci sono tre tipi di priorità del parlato sullo scritto:
- Priorità antropologica: tutte le lingue che hanno una scrittura sono anche parlate, ma ci sono migliaia di lingue al mondo che sono parlate e non hanno un sistema di scrittura,
- Priorità ontogenetica: viene prima il parlato anche nell’evoluzione di un individuo, i bambini iniziano prima a parlare e poi a scrivere,
- Priorità filogenetica: si è iniziato prima a parlare e solo molto dopo a scrivere.
Linearità e discretezza
Altre due proprietà legate l’una all’altra sono la linearità e la discretezza:
- Linearità: fa riferimento al fatto che gli elementi del significante si realizzano l’uno di seguito all’altro, quindi, in successione nel tempo e nello spazio. Dalla combinazione degli stessi elementi in ordine diversi si formano segni diversi, es. rame-mare gli elementi sono gli stessi, ma combinati in modo diverso danno vita a parole diverse.
- Discretezza: Si intende che le unità di seconda articolazione (i fonemi) sono sempre distinti l’uno dall’altro, le unità per quanto possano assomigliarsi sono sempre assolute e noi in quanto parlanti, siamo in grado di distinguere un suono dall’altro anche se si assomigliano molto. Per esempio, nei suoni “p” e “b” sono due suoni molto simili e si distinguono solo per la sonorità, cioè che uno viene prodotto con la vibrazione delle corde vocali e l’altro no. Anche se le differenze sono minime tra i due fonemi, noi saremo sempre in grado di distinguerli in modo netto, discreto. La discretezza fa riferimento al fatto che le differenze tra le singole unità della lingua sono assolute, non continue, non c’è una via di mezzo tra i due fonemi (non c’è un suono intermedio tra “p” e “b”).
Quindi queste proprietà valgono ma quando si analizza il parlato spontaneo la situazione diventa più complicata, ad esempio nello spettrogramma non sempre un suono è perfettamente distinguibile dall’altro.
Plurifunzionalità e onnipotenza semantica
Un’altra proprietà del linguaggio molto importante è la plurifunzionalità e onnipotenza semantica. Per onnipotenza semantica si intende il fatto che con la lingua si può parlare di tutto, da qui vengono individuate delle funzioni specifiche e si inizia a parlare di plurifunzionalità, cioè il fatto che la lingua può svolgere diverse funzioni. Si usa il modello elaborato dal linguista russo Roman Jakobson, il modello dell’evento comunicativo, individuando gli elementi importanti nella comunicazione, ovvero:
- Un emittente
- Un ricevente
- Un codice (utilizzato per trasmettere il messaggio)
- Canale (attraverso cui passa il messaggio)
- Contesto (il messaggio fa riferimento a un contesto extralinguistico)
Secondo Jakobson, durante la comunicazione, quando si dà più importanza a uno degli elementi, si possono individuare diverse funzioni del linguaggio linguistico.
- Quando il messaggio deve esprimere delle sensazioni dell’emittente, come, ad esempio, il dolore questa si chiamerà funzione emotiva o espressiva.
- Quando invece il messaggio linguistico si focalizza sul messaggio stesso, sfruttando le potenzialità della lingua per comunicare qualcosa si ha la funzione poetica.
- Quando il messaggio linguistico è volto a verificare il funzionamento del canale o del contatto anche psicologico tra gli interlocutori si parla di funzione fatica (es. dire ciao ha una funzione fatica, perché serve per stabilire un contatto con chi stiamo parlando).
- Quando il messaggio linguistico è finalizzato a ottenere qualcosa dal ricevente, a convincere il ricevente a fare qualcosa (un ordine, una richiesta) si parla di funzione conativa.
- Quando il messaggio riguarda un referente esterno o il contesto si ha la funzione referenziale (quando si trasmettono delle informazioni).
- Quando il messaggio linguistico parla del codice stesso, della lingua stessa, si parla di funzione metalinguistica (es. “luca mangia il panino e luca è il soggetto”, questa frase ha funzione metalinguistica). Grazie alla lingua si può parlare della lingua stessa, per questo si parla della proprietà della riflessività.
Ricorsività
La ricorsività è una proprietà formale molto importante del linguaggio, permette di riapplicare lo stesso procedimento per un numero illimitato di volte, date alcune condizioni. Ad esempio, la frase relativa, che tipicamente è un procedimento ricorsivo, si può attaccare una frase relativa all’altra, regolando il tutto con la grammatica e il buon senso. Nella filastrocca viene riapplicata la stessa struttura della frase un numero di volte molto alto, si potrebbe continuare all’infinito. Un altro esempio è la possibilità di applicare più suffissi alla stessa parola, es opera, opera-re, opera-zione. Oppure in tedesco, si costruiscono parole molto lunghe grazie al processo della composizione. Un altro esempio: luca mangia, laura mi ha detto che ha visto luca che mangia ecc…
Livelli di analisi della lingua
La struttura della lingua si compone in diversi livelli di analisi:
- Fonetica e fonologia: riguardano i suoni del linguaggio, come i suoni vengono prodotti (fonetica) e come vengono organizzati nel sistema linguistico (fonologia)
- Morfologia: struttura interna delle parole
- Sintassi: si occupa di capire come le parole si combinano per formare le frasi
- Semantica: riguarda il piano del significato
Fonetica
La fonetica è il primo livello di analisi del linguaggio; essa studia i suoni linguistici, cioè come vengono prodotti, trasmessi e recepiti. Si colloca su un piano più concreto.
Fonologia
La fonologia studia come i suoni linguistici si organizzano e funzionano nel sistema linguistico. Si colloca su un piano più astratto.
Il termine fonetica deriva dal greco φωνή “voce, suono” ed è il livello di analisi della lingua che si occupa dei suoni:
- Come vengono prodotti dall’apparato fonatorio,
- Come vengono trasmessi come onde sonore nell’aria,
- Come vengono ricevuti e percepiti dall’apparato uditivo umano.
L’unità minima della fonetica è il fono cioè la realizzazione concreta di un qualsiasi suono del linguaggio. Questi tre momenti corrispondono ai tre diversi settori in cui si articola la fonetica:
- Fonetica articolatoria: studia i suoni in base al modo in cui essi vengono articolati e, quindi, prodotti dall’apparato fonatorio del parlante;
- Fonetica acustica: studia i su...
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