Ricostruzioni radici indoeuropee
Indiano iraniano lituano indoeuropeo latino greco germanico
Centum (he)catòn hund satàm satem — *ǹ̥tom
- Decem dèka taihun daśa — — *deḱm̥
- Cord- kardìa hairt-o — — śird-is *ḱr̥d- / *ḱerd-
- Kambgòmphos jambh-as — — — *ǵombh- (pettine) (dente)(piolo, chiodo) (altotedesco)
- Agr- agròs akr- ajra- *aǵr-os
- Avestico *dheiǵh fig-ura/fi-n-go (para-)daeza *dhiǵh teikh-os (gar)dig-(an) — —
- *dhoiǵh (modellare con l’argilla) (recinzione)(mura di cinta (impastare)
- [c] —> [ǹ̥] (velare palatale): dal momento che in indiano abbiamo [ʃ] e nell’iranico abbiamo [s], non c’è dubbio che si tratti di una velare palatale perché sono le velari palatali che sibilantizzano nelle lingue satem; ´ —> indice della palatalità.
- [ḱ] (vedi esiti sonanti) —> in realtà potrebbe essere sia ḱ che ḷ̥, ma si ricostruisce ḱ a causa di altre lingue (a causa del lituano perché c’è una [m]), in latino e nel gotico c’è una [n] per assimilazione perché segue una dentale;
- la [d] del germanico (che è sicura) si può fare risalire alla legge di Verner, perché la [t] è in contesto sonoro e la vocale è sonante, e l’accento cadeva dopo la [t] (si vede dal latino e dal greco) [fricativa sonora è diventata una occlusiva sonora];
- sulla base del latino e del greco si ricostruisce una [o] che si è mantenuta nel greco; in latino è diventata [u] e nell'antico indiano è diventata [a];
- [m] —> anche qua è difficile scegliere tra una [m] o una [n] perché il greco preferisce una [n] e il latino quella in [m]: in questo caso si ci basa sull’indiano e l’iranico.
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- [t] —> [d] (legge di Grimm);
- [e] ed [o] dell’indoeuropeo in indiano diventano [a]; nel gotico [e] può diventare [i], ma rimane [e] davanti a [h] e [r];
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- ci serviamo nel lituano perché quando abbiamo la velare (considerato che latino, greco e gotico sono tutte lingue centum, e nelle lingue centum quando abbiamo le velari pure e le velari palatali si fondono, come facciamo a sapere se è pura o palatale? Abbiamo bisogno di una lingua satem: se l’antico indiano non c’è si utilizza un’altra lingua satem - in questo caso il lituano -)
- in greco abbiamo “ar” che è lo sviluppo della r sonante; nel lituano “ir” è lo sviluppo della r sonante. Per quanto riguarda il latino, abbiamo un problema perché il latino in questo è ambiguo: “or” può essere sia lo sviluppo della r sonante, sia il grado forte. La scelta è difficile, e si fa sulla base delle altre lingue: siccome in altre lingue abbiamo il grado ridotto diciamo che abbiamo il grado ridotto anche in latino e che la r sonante si è sviluppata in “or”. Per quanto riguarda il gotico, non possiamo ricostruire la r sonante, perché la r sonante in gotico diventa una “u”, ma abbiamo “e”, quindi è necessario ricostruire una “e”.
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- [k] del germanico —> [g] indoeuropeo; nell’antico indiano abbiamo [j], che è l’affricata (è la sonora di [c]. L’antico indiano è una lingua satem, ma mentre la sorda diventa [ʃ], la sonora diventa [g]. Quindi si ricostruisce una [g] palatale;
- la [o] corrisponde ad una [a], quindi si ricostruisce una [o] (grado forte)
- la [b] con la legge di Grimm diventa [bh], che infatti si trova nell’antico indiano (che è l’unica lingua che le mantiene); nel greco le sonore aspirate diventano sorde aspirate, quindi [b] diventa [ph].
- Dal punto di vista formale non c’è dubbio che si possa ricostruire questa radice indoeuropea di grado normale. Per quanto riguarda il punto di vista semantico, invece, facciamo bene a metterli a confronto perché si dice: “il pettine ha i denti”, quindi evidentemente si spiega il discorso del piolo (o del chiodo), e il discorso del pettine.
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(In questo esempio si parte dall’indoeuropeo e si ricostruiscono le altre lingue)
- in latino non importa se la [g] sia velare o palatale perché si fondono (agr- =campo)
- la [g] dell’indoeuropeo diventa una [k] nel germanico (legge di Grimm); la [ǵ] dell’indoeuropeo nell’indiano diventa una [j];
- la [o] dell’indoeuropeo diventa una [a].
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- in latino la “n” di fi-n-go è un infisso. Nelle lingue indoeuropee antiche c’erano gli infissi. [quindi la radice è solamente “fig-”.
- dalla parola (para-)daeza (recinzione del giardino) si passa poi al greco con paràdeisos (paradiso, che sarebbe una specie di giardino ideale)
- quando è impossibile conviene partire dalle lingue germaniche, perché la legge di Grimm è una delle leggi che non ha eccezioni.
- in latino bisogna vedere la lunghezza perché [ei] diventa [ī] ed [i] rimane [ĭ], quindi conviene scrivere l’intera serie apofonica.
- terzo elemento: se nel gotico si ha [g], nell’indoeuropeo si ricostruisce una [gh], la sonora aspirata. Ma non è sufficiente: bisogna aggiungere ´ a [gh] (dall’avestico —> [z] che è palatale).
- Per arrivare dall’indoeuropeo al greco: *dheiǵh diventa *dheigh (perché le velari palatali e le velari pure si fondono, quindi diventa velare pura); adesso le sonore aspirate diventano sorde aspirate e si ha *theikh; poi legge di Grassman —> *theikh diventa *teikh e si arriva alla forma del greco. (bisogna fare attenzione all’ordine di applicazione delle regole!!!!).
- Il latino presenta meno problemi perché tutte le sonore aspirate in posizione iniziale diventano [f], e in posizione intermedia (in corpo di parola) perdono l’aspirazione (infatti vi è “fig-”).
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Ritornare al verbo latino “fid-eo”
Serie apofonica:
- “Fīd-o” è il verbo —> feid- (/ei/ si monottonga in ī) [grado normale] {it. - fidarsi};
- “Fīd-em” è il nome —> fīd- {it. - fede};
- “Fedus - federis” (patto) —> foid- [grado forte] {it. - federale, federazione}.
Questa serie apofonica latina viene confrontata con il verbo greco “peith-o” che vuol dire “convincere, sono convinto e quindi ho fiducia”, quindi da