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La legge di Grimm e le sue eccezioni

La legge di Grimm regola il passaggio del consonantismo dall’indoeuropeo al germanico (legge fonetica). Un’altra lingua germanica importante è il tedesco. Solo che il tedesco non si può prendere per un confronto, perché il tedesco subisce un’ulteriore trasformazione delle consonanti. Basti pensare al numero 10 che per noi è dieci con la [d], per l’inglese è ten con la [t] (legge di Grimm), in tedesco è zhen: quindi alla [t] dell’inglese corrisponde [z].

Rotazioni consonantiche e leggi fonetiche

Bisogna dire che Grimm parlò di rotazione antica per cui quella che colpisce tutte le lingue germaniche e che noi possiamo vedere nell’inglese è l’antica rotazione consonantica; quella che colpisce il tedesco, cioè l’antico tedesco e poi il tedesco, è la seconda rotazione consonantica. Le leggi fonetiche, come si disse dopo Grimm, sono cieche (agiscono sempre) ed ineccepibili (non hanno eccezioni).

In realtà, delle eccezioni della legge di Grimm furono individuate subito, e furono anche spiegate presto. La prima eccezione (che è una supposta eccezione) si individuò a proposito del verbo gotico “bind-an” (legare) (è la parola da cui viene il nostro “benda”). In antico indiano il verbo legare è “bandh-ati”. Stando all’antico indiano, noi dovremmo ricostruire *bendh-eti. Partendo dal gotico dovremmo ricostruire *bhend (con la legge di Grimm).

Legge di Grassman

Qua c’è un problema: perché partendo dal gotico abbiamo ricostruito “bhend”, partendo dall’antico indiano abbiamo ricostruito *bendh. Questa è una supposta eccezione perché la legge di Grimm non funziona in questo caso. C’è un’altra legge che fu individuata nel sanscrito e nel greco, ed è la legge di Grassman: se due aspirate si susseguono, la prima deaspira (vale per l’antico indiano e per il greco antico). Per cui, dell’antico indiano, si può benissimo partire da “bhandh-eti” che diventa “bendh”.

Esempio del greco antico: verbo “phfùi” (ita. fui). Un tempo del greco si forma con il raddoppiamento, cioè ripetendo la prima consonante iniziale e mettendoci la vocale “e”. Quindi si dovrebbe avere “phe-phfùi”, ma si avrebbero due aspirate successive, e non è possibile, quindi la prima si deaspira, infatti la forma attestata è “pephùi”.

La legge di Verner

Una volta stabilita la legge di Grassman, che si può postulare prescindendo da questa forma, perché si può postulare semplicemente per il greco e per l’indiano (sempre per il discorso del raddoppiamento), è chiaro che questa forma “bind-an” non è un’eccezione alla legge di Grimm, ma è anzi la legge di Grimm che funziona perfettamente. Non è un’eccezione neanche nell’antico indiano perché la supposta eccezione nella legge di Grimm viene spiegata attraverso un’altra legge, cioè quella di Grassman.

Assodato che questa non è un’eccezione alla legge di Grimm, in realtà essa le eccezioni ce le ha, e sono eccezioni forti, in particolare nel nome del padre, in latino è “pater”, in greco è “patèr” (quindi ci sono [p] e [t]).

Legge di Grimm —> in germanico: “fadar” (la legge non funziona); se invece si prende il nome del fratello, in latino è “fràter”, in indiano è “bhràtar”, in gotico è “brōþer” (legge di Grimm funziona). Altra eccezione: numero 7, in latino “septem”, in antico indiano “saptà”, in greco “eptà”, ecc. Nel gotico è “ßeim” —> (???).

Tutte queste eccezioni sono state spiegate attraverso un’altra legge: la legge di Verner. Questa legge dice che le occlusive sorde indoeuropee, in contesto sonoro (cioè tra vocali o tra vocali e una sonorante), diventano non fricative sorde ma fricative sonore quando l’accento non è immediatamente precedente.

Quindi la selezione tra Grimm e Verner in sostanza dipende dall’accento. Se l’accento è immediatamente prima dell’occlusiva —> legge di Grimm (infatti, nel nome del fratello, l’accento è sulla “a”, quindi l’accento è immediatamente prima di [t], e infatti [t] segue la legge di Grimm e diventa [th].

Nel caso del padre, l’accento si sa dal greco; in antico indiano è [pitàr], quindi l’accento non è prima, ma è immediatamente dopo. E allora non interviene la legge di Grimm, ma interviene la legge di Verner. Quindi la [t] non diventa [th], ma diventa la sonora [v].

Nel caso del numero 7, in latino non si vede l’accento perché va sempre sulla penultima o sulla terzultima, ma nel greco il numero 7 è “eptà”, nell’antico indiano è “saptà”, quindi l’accento era dopo, e allora interviene la legge di Verner. Per cui non si ha [th] ma [v].

Importanza della teoria dei Neogrammatici

Dal punto di vista teorico, la legge di Verner è considerata di enorme importanza ed ebbe effettivamente nello sviluppo della linguistica un’enorme importanza, perché a questo punto le eccezioni alla legge di Grimm furono spiegate con un’altra legge (ad esempio la legge di Grassman, che però si applica all’antico indiano e al greco) oppure con la legge di Verner. Ma a questo punto o si applica la legge di Verner o quella di Grimm.

In realtà, quindi, non ci sono eccezioni, perché le supposte eccezioni sono spiegate da un’altra legge. Nella seconda metà dell’800 si sviluppò la teoria dei cosiddetti Neogrammatici, studiosi che operavano all’IPSIA. I più importanti sono Brugmann (soprattutto), Paul e Osthoff. (De Saussure studiò all’IPSIA e fu allievo dei Neogrammatici)

I Neogrammatici riprendono il discorso sulle leggi fonetiche dicendo che esse sono cieche ed ineccepibili, e se ci sono eccezioni, queste eccezioni in realtà sono spiegate da altre leggi (come la legge di Verner che spiega le supposte eccezioni alla legge di Grimm). Continuano i Neogrammatici dicendo che alla fin fine qualche altra eccezione si può trovare, che non si spiega con un’altra legge e queste eccezioni sono dovute alla cosiddetta analogia. Dell’analogia si parlò molto in questo periodo (ne parlò anche de Saussure nel suo “Corso di Linguistica Generale”).

  • Esempio di analogia: fumatore : fumare = x : nuotare.
  • In italiano abbiamo un presente del tipo: io amo, tu ami, egli ama, e in latino era amo, amas, amat.
  • L’imperfetto latino era amabam, amabas, amabat.
  • Quindi in italiano verrebbe: io amava, tu amavi, egli amava.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

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