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Appunti di linguistica generale

Il presente documento contiene nella prima parte una panoramica storica e teorica della linguistica generale, caratterizzata da un linguaggio semplice, sintetico e schematico, arricchito da rappresentazioni grafiche. Nella seconda parte si includono approfondimenti teorici e pratici su: fonetica, fonologia, morfologia, sintassi, lessico e scrittura, con tutto ciò che tali ambiti comportano.

Indice dei principali contenuti

  • Che cos’è la linguistica?
  • Cenni storici sulla linguistica antica
  • Cenni storici sulla linguistica moderna
  • Le lingue indo-europee
  • Lingua e dialetto
  • Fonetica
  • Fonologia
  • Trascrizioni fonetiche e fonematiche
  • Morfologia
  • Sintassi
  • Lessico
  • Legge di Grimm
  • Pragmatica, fonosimbolismo, neuroni specchio
  • Scrittura
  • Scritture brevi

Gli appunti sono tratti dal corso di linguistica generale dell’Università di Studi di Napoli L’Orientale del dipartimento di Lingue, Culture e Letterature moderne. La bibliografia di riferimento è indicata in itinere.

Che cos’è la linguistica?

Ecco come i maggiori linguisti contemporanei hanno definito questa disciplina:

"La linguistica è la scienza del linguaggio [linguaggio come strumento di comunicazione]. Il linguaggio si trova dovunque vi siano uomini che vivano in società, e non c'è linguaggio che non serva come mezzo di comunicazione." [J. Perrot, 1953 (1961)]

Si tratta di una definizione chiara, è la più diretta. Se l'uomo non si trova in una società e vive isolato, il linguaggio non viene acquisito. Segue alla definizione: "il linguaggio si attua in diversissime forme [verbali e non verbali]."

"La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano nelle sue diverse manifestazioni. La linguistica generale è il ramo delle scienze umane che si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue." [Berruto]

Oggetto di studio della linguistica sono quindi le lingue storico-naturali, tutte quelle lingue che sono nate spontaneamente lungo il corso delle vicende umane, che si parlano o che sono state parlate in passato (es. italiano, francese, latino, sanscrito, cinese, ecc.).

Ma, come afferma Berruto, anche il "piemontese" può essere oggetto di studio della linguistica poiché, seppur considerato un dialetto, lo definisce una lingua in quanto dotata di una letteratura ed un passato: prima dell'Unità d'Italia, fu la lingua ufficiale del regno di Sardegna (lingua parlata a livello istituzionale).

Con il passare del tempo la definizione di Berruto subisce una evoluzione:

"La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi principali:

  • La linguistica generale, che si occupa di cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue.
  • La linguistica storica, che si occupa dell'evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura." [Berruto Cerruti]

L'oggetto di studio della linguistica, le lingue umane, è condiviso con altre discipline come la Filologia e la Letteratura, ma esse hanno obiettivo e metodo diversi.

Tristano Bolelli ha scritto: "[Glottologia è] il nome originale rispetto a Linguistica, che è meno significativo ma più diffuso anche perché ha accanto a sé il francese (Linguistique) e l'inglese (Linguistics)". Un tempo con "Linguistica" si intendeva lo studio della lingua dal punto di vista storico.

La potenzialità del contributo che la linguistica può dare alle scienze si può considerare ancora enorme. Si pensi solo al campo della cura dell'uomo negli aspetti connessi ai problemi del linguaggio, siano essi ad esempio psicologici o neurologici (es. riflessione su vicende come autismo e schizofrenia).

La linguistica dunque è lo studio di tutti gli aspetti delle lingue: funzionamento, organizzazione interna, uso nella società, variazioni diacroniche, diatopiche, diastratiche. La linguistica è la scienza che si occupa, tra le altre cose, dei problemi del linguaggio, della comunicazione e delle strutture mentali.

Robert Robins, "Storia della linguistica" (p. 14):

"Le scienze relative all'uomo, tra le quali è inclusa la Linguistica, sorgono dallo sviluppo della autoconsapevolezza umana"

R. Simone, "Fondamenti di linguistica" (p. 3):

"La Linguistica è lo studio scientifico del linguaggio e delle lingue. Questa definizione permette di escludere dall'ambito del termine Linguistica tutte quelle forme di interesse dilettantesco per il linguaggio e le lingue che si registrano in tutti i tempi e che si manifestano tipicamente sotto forma di etimologie fantasiose, speculazioni sull'origine del linguaggio e supposizioni di parentele impossibili tra lingue riservando invece il termine all'analisi rigorosa dei fenomeni linguistici"

Bruno Migliorini, 1970:

"Possiamo considerare Glottologia e Linguistica come equivalenti: il primo termine si è usato di preferenza nella seconda metà dell'Ottocento, secondo l'esempio dell'Ascoli, e quindi è associato ad alcuni aspetti della scienza in quel periodo, in particolare alla decisa prevalenza accordata alla fonologia storica, il secondo tende ora a prevalere"

La linguistica primi cenni storici

La nascita della Linguistica viene situata in vari momenti storici a seconda di diversi fattori che vengono presi in considerazione:

  • Verso il V secolo a.C.
  • Nel 1816 con Bopp
  • Nel 1916 con Saussure
  • Nel 1956 con Chomsky

Antoine Meillet cita l’invenzione della scrittura come nascita della linguistica. Egli afferma che coloro che inventarono la scrittura furono grandi linguisti poiché hanno compiuto una riflessione sul linguaggio (seppur sia stato inconsapevole).

L’origine delle lingue secondo la Bibbia

Nella Bibbia, Adamo associa il "vero nome" alle cose. Il vero nome indica la reale entità delle cose. Si associa il nome alla cosa secondo un principio di verità (non è arbitrario). Ciò si contrappone al Principio di Arbitrarietà del segno introdotto da Saussure nel 1916 secondo cui: "Parole e nomi non hanno relazione di verità rispetto all'oggetto."

Il Nominalismo, infatti, è una dottrina filosofica che, tra le altre cose, si è occupata anche del rapporto tra il concetto generale e la cosa indicata. Il concetto generale non esiste come realtà indipendente e anteriore né nelle cose né fuori dalle cose e la forma in cui si manifesta alla forma umana è quella del nome.

L'episodio della Torre di Babele

Alla Genesi [cap 11, 1-19]

Si tratta della costruzione della mitica Torre di Babele sul fiume Eufrate, in Mesopotamia, da parte di uomini che parlavano tutti lo stesso idioma e che volevano essere più vicini fisicamente a Dio per scacciarlo dal suo maestoso trono e impadronirsene. Questi lo impedì creando disordine prettamente linguistico, in modo tale che nessuno di loro potesse più intendersi per confabulare contro di lui. Fu così che, secondo la Bibbia, nacquero diverse lingue e linguaggi. Tale episodio introduce la teoria della monogenesi delle lingue.

La ricerca di Indiani e Greci antichi

La ricerca linguistica di Indiani e Greci poté iniziare con la riflessione analitica e filosofica sul linguaggio. L’obiettivo comune era quello di studiare le lingue e il linguaggio. Tuttavia, si adottarono metodi diversi. I Greci tendevano a speculare intorno al linguaggio, gli Indiani a descriverlo. Oggetto di riflessione furono principalmente i testi omerici e inni vedici. La “Grammatica” Indiana è di tipo analitico-descrittiva. Lo scopo è quello di stabilire la morfologia e la fonologia di una lingua arcaica in estinzione, descrivendone il suono. Ciò implica una facilitazione dovuta alla struttura della lingua: l’affissazione di elementi grammaticali ad una radice; congiunzione di parole semplici per formare composti. Il sanscrito scritto somiglia a una trascrizione fonetica. Rispecchia minutamente la pronuncia e lascia al lettore l'incombenza di sciogliere le combinazioni fonetiche in unità lessicali discrete (discrezione = separazione, per la facilitazione di quella lingua).

Platone (428/427 a.C. - 348/347 a.C.)

Ne “Il Cratilo”, Platone evidenzia:

  • Il nesso tra una cosa e il suo nome;
  • L’impossibilità di stabilire la relazione tra gli oggetti del mondo sensibile, cioè le cose, e le idee, rappresentate dai nomi.

Platone propone etimologie oggi giorno insostenibili: Aria da “aer” (sollevare cose a terra); Aria da “aei-rhei” (sempre scorre). Secondo Platone, originariamente vi è sempre un significato al quale si può risalire etimologicamente.

Aristotele (384/383 a.C. - 322 a.C.)

Dal “De Interpretatione”:

Aristotele introduce un approccio convenzionalista, poiché i nomi non esistono in natura. Il linguaggio raffigura ciò che prova l'anima e la scrittura raffigura il linguaggio. Non c'è motivazione, tutto è convenzionale (il motivo si oppone all'arbitrarietà). Tuttavia, si potrebbe sollevare una contestazione a tal proposito: l'esistenza dell'onomatopea smentisce quest'affermazione? L'onomatopea è la prova provata che c'è motivazione, ma lo stesso oggetto fonico può essere rappresentato in modi diversi a causa di due parlanti di impianto fonologico diverso. L'onomatopea quindi non ha carattere universale, anch'essa è convenzionale e culturale.

Isidoro di Siviglia (circa 560-636)

Da “Origines sive etymologiae”:

Isidoro studia l’etimologia delle parole ricorrendo al fatto che una certa parola significava il contrario di quello che significa poi successivamente. Per esempio: bellum (guerra) poteva derivare da bellus (bello).

Varrone (116-27 a.C.)

Varrone studia l’etimologia come il risultato di una mutazione fonetica: Duellum > bellum. La lingua si sviluppa quindi da un gruppo primitivo limitato di parole e da mutamenti successivi nella forma fonetica. L'etimologia si fa con la struttura delle parole, non per il significato, con una serie di regole del sistema fonologico. Assume rilevanza la differenza tra significato e significante e un indirizzo verso indagini più semantiche che lessicali.

Medioevo

Durante il Medioevo, sono stati compiuti altri passi avanti nella riflessione sulla lingua e sul linguaggio in due direzioni: la grammatica descrittiva e normativa da una parte, in particolare in de la grammatica interpretativa (cioè riflessione esplicita sulla grammatica) dall'altra. Sono di questo periodo le prime traduzioni dell’Antico Testamento: in ambito germanico Wulfila (311-383) codifica l’alfabeto gotico: parte da due alfabeti di riferimento e ne crea uno per tradurre l'Antico Testamento nella lingua di arrivo. La sua traduzione rappresenta il più antico testo per le lingue germaniche e la principale fonte per la ricostruzione delle lingue indo-europee.

Per quanto riguarda le lingue slave ricordiamo Cirillo (827-869 circa) e Metodio (820-885 circa), originari di Salonicco. Essi compiono un'opera di evangelizzazione dei popoli Slavi. La scrittura glagolitica riadatta l'alfabeto greco alla lingua slava. Il glagolitico è un dialetto, l'attestazione più antica delle lingue slave. Viene detto impropriamente “paleoslavo”, ma non è una lingua progenitrice delle lingue slave. Dal glagolitico derivano elementi della scrittura cirillica, con nuovi segni per rappresentare suoni inesistenti in greco. Ciò rappresentò uno sforzo notevole di analisi sui suoni della lingua da rappresentare.

Arabo, lingua di Allah

Il testo del corano, dettato da Allah al profeta Maometto, rappresenta un testo sacro e intoccabile, dalla forte integrità linguistica. Nel VIII secolo gli Arabi hanno dato una descrizione fonetica della loro lingua attraverso un’analisi approfondita dei suoni relativamente ai modi di articolazione e ai luoghi di articolazione. Probabile fu il contatto con gli Indiani (per le “vie del commercio” tra Asia e Mediterraneo). Essi prestarono particolare attenzione all'anatomia per conoscere l'apparato fonatorio. Perfetta fu la conoscenza di vocali e consonanti, che portò anche al chiarimento del concetto di sillaba.

XII secolo

A questo periodo appartiene uno dei più notevoli esempi scritti sullo studio della lingua: “Primo trattato grammaticale” (di uno sconosciuto islandese).

XV secolo

Nascono le prime grammatiche delle lingue volgari, risultato di un movimento per la riforma dell'ortografia. Il principale motore fu l’invenzione della stampa e i mutamenti fonetici che si delineavano nella lingua parlata.

XVI secolo

Le lingue Amerinde: I viaggiatori e missionari entrarono in contatto per la prima volta con le lingue Amerinde. Essi descrivono lingue assolutamente sconosciute fino a quel momento e le studiano per tradurre la Bibbia ed evangelizzare quei popoli. Con l’espressione ‘Lingue Amerinde’ si riferisce alle lingue parlate nell’America Meridionale pre-colombiana.

Il gotico di Crimea: Nasce dalla trascrizione di parole, espressioni e frasi del Gotico di Crimea dettate da un parlante a un diplomatico fiammingo. Rappresenta l'ultimo dialetto vivente di una lingua germanica orientale.

Il primo dizionario poliglotta

Il Calepino di Ambrogio Calepio (1435-1511).

XVII secolo

Si registra un notevole avanzamento della fonetica, della stenografia, delle lingue artificiali, delle relazioni con i sordomuti. Si intensifica lo studio del Russo, del Copto e del Cinese. Si tratta di un approccio ancora incerto e oscuro, a causa della pretesa di stabilire quale fosse l'origine del linguaggio (problema insolubile poiché mal posto).

XVIII secolo

Andava in crisi il modello biblico della creazione del mondo al 4004 a.C. Si riteneva che l'uomo nascesse già parlante. Il dogma viene messo in discussione dai “bambini selvaggi” che, estranei alla normale educazione, non parlavano. Condillac (1715-1780) e Rousseau (1712-1778) evidenziano la complessità grammaticale e vocabolario astratto provenienti da un precedente vocabolario concreto e individuale. Il linguaggio ha una sua storicità, evoluzione. Filosofi come Condillac e Rousseau cercano di motivare l'evoluzione del linguaggio adattando l'evoluzione del linguaggio individuale all'intera umanità.

James Burnett (1714-1799) “On the Origin and Progress of Language” (1773-1792, in 6 volumi):

L'evoluzionismo romperà molti schemi anche in campo linguistico. I principali temi sono: lingue classiche, lingue moderne europee, sviluppo storico delle lingue, connessione tra linguaggio umano e la società, poligenesi delle lingue. Burnett afferma che alcune lingue sono così diverse tra loro che è impossibile immaginare una monogenesi delle lingue.

Nascita della linguistica moderna

Per convenzione, la nascita della linguistica moderna è fissata in diversi momenti.

2 Febbraio 1796: Saggio di William Jones, magistrato della East India Company, presentato alla Royal Asiatic Society di Calcutta:

  • Jones vede nel sanscrito assonanze con greco e latino (ma anche persiano). Potrebbe significare che ciò è possibile per un'unica lingua originaria universale.
  • Sanscrito in relazione con greco, latino e lingue germaniche
  • I suoni in cui si articolavano queste lingue erano simili tra loro per questo si poteva presupporre l'esistenza di un'unica lingua ancestrale, alla quale fu dato il nome di indo-europeo (non è attestata ma può essere presupposta).

Bopp (con Rask) padre degli studi linguistici sull'indo-europeo:

  • 1833: prima grammatica comparata su greco, latino, persiano, e germanico. Bopp mostra che alcune lingue hanno una somiglianza anche morfologica, quindi possono essere comparate → nascita della linguistica storico-comparativa, volta a stabilire le fasi di evoluzione fonetica ma anche morfologica delle lingue.
  • Stabilire le fasi di cambiamento fonetico, morfologico, lessicale, sintattico, tipologico di un linguaggio.
  • Ricostruire lo strato più antico, anche preistorico, dei contesti sociali, religiosi, in cui quella lingua si parlava per capire i motivi del mutamento (lessicale, fonologico, morfologico).

Rask, studi sull'antica lingua germanica nordica:

  • 1814: “Ricerca sull'origine della lingua nordica antica o islandese” (concorso all'Accademia Danese delle Scienze).
  • “Ricercare (con esempi appropriati) mediante critica storica la fonte dell'antica lingua scandinava; definire i caratteri, le relazioni dall'Antichità al Medioevo con i dialetti scandinavi e germanici.”
  • Analisi totale della struttura della lingua.
  • Determinare i principi fondamentali su cui si sono costruite in quelle lingue tutte le derivazioni e comparazioni.
  • Non si deve dare importanza alle affinità lessicali perché moltissime parole si trasferiscono tra le lingue senza che esse siano imparentate.

Jacob Grim, “Deutsche Grammatik” (1819):

  • Dimostrazione della regolarità della corrispondenza fonetica tra lingue germaniche e non germaniche.
  • Ricostruzione fonetica del tedesco e raccolta di materiali indo-europei per ricostruire con metodo comparativo una lingua originaria (ma dà importanza anche al mutamento fonetico).

Hermann Osthoff (1847-1909):

  • Ricostruzione della vibrante indo-europea con funzione sillabica, cioè la liquida sonante → *r (se non si presuppone non si possono giustificare alcuni esiti in alcune lingue)
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fabiolamazz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Manco Alberto.
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