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La linguistica storica

La linguistica storica, per noi europei, consiste nello studio dell’Indoeuropeo (=è la lingua madre della famiglia indoeuropea [classificazione genealogica], chiamata così perché si estenderebbe dall’Europa all’India, poi non è vero perché una lingua come l’inglese, che è una lingua indoeuropea, è parlata in Australia, in Tasmania…; o lo spagnolo, che è parlato nell’America del Sud/Centrale e nel Messico; o il portoghese in Brasile); quindi la famiglia indoeuropea è diffusa in moltissimi continenti).

Le lingue indoeuropee sono vive (come l’inglese, lo spagnolo, l’italiano, le lingue slave (russo, ceco, polacco ecc.)) o morte (sono, o le fasi più antiche di queste lingue: come il latino, che è il progenitore dell’italiano, dello spagnolo, del portoghese, del francese —> come lingua è una lingua morta, anche se è la lingua ufficiale dello Stato del Vaticano; il greco antico, che continua nel greco moderno (o neogreco), la lingua di Omero del I millennio a.C., è da considerarsi anche una lingua morta).

L'indoeuropeo e le sue attestazioni

Lingua indoeuropea è anche l’ittita, la lingua degli Ittiti, che vissero nel II millennio a.C. È chiaro che se si deve fare un confronto fra le lingue, si suole assumere la fase più antica delle lingue; quindi noi potremmo anche fare un confronto fra italiano e inglese, ma correttamente si deve prendere in considerazione non l’italiano, ma il progenitore, quindi il latino e non l’inglese, bensì il progenitore, e quindi il germanico o per meglio dire il gotico (lingua germanica di più antica attestazione: a partire dal IV-V secolo d.C. con la traduzione dei Vangeli e qualche libro dell’Antico Testamento).

L’armeno moderno è una lingua indoeuropea —> progenitore: armeno classico, che è attestato sempre a partire dal IV-V secolo con la traduzione della Bibbia. Molte lingue conoscono la loro prima attestazione scritta in occasione della diffusione del Cristianesimo.

L’indoeuropeo è una lingua non attestata, ciò significa che non ci sono documenti; mentre, per esempio, il latino è ampiamente attestato perché abbiamo sia opere letterarie in latino, sia iscrizioni. L’ittita è attestato, anche se si parla del II millennio a.C., perché si sono trovati dei documenti. L’indoeuropeo è ricostruito. Come si è ricostruito? Facendo un confronto fra le lingue indoeuropee, che si pensava avessero qualche cosa in comune, e quindi probabilmente appartenessero alla stessa famiglia. Facendo il confronto, si è cercato di capire quale potesse essere la forma comune da cui si possono spiegare tutte le altre.

Ricostruzione dell'indoeuropeo

Quindi si può o partire dal confronto fra le lingue indoeuropee figlie, e cercare di costruire la base comune da cui si possano spiegare tutte le forme delle lingue figlie, che ovviamente sono soggette a modifiche. Nell’800 vi è stato un grosso problema a proposito del vocalismo, perché nelle lingue europee, per esempio nel latino o nel greco, abbiamo le vocali “e” ed “o”, in realtà “e” e “o” le abbiamo anche nelle lingue germaniche.

Si cominciò a parlare di indoeuropeo quando si conobbero bene le lingue dell’antico indiano, quando l’Inghilterra colonizzò l’India, quindi la civiltà dell’India divenne nota agli europei. Già queste cose vennero notate da Sassetti nel ‘500, ma non ebbe fortuna; poi ovviamente la conquista dell’India aprì la strada alla conoscenza di questa grande civiltà con la sua ampissima documentazione, che va dal 1000 a.C e poi continua. Sassetti notò “serpe” —> “sarpa”; “septe” —> “sapta”; “nove” —> “nava”.

Quindi la vocale dell’antico indiano è la “a”. In sostanza l’antico indiano presenta un sistema vocalico che è quello di base, perché presenta “a”, “i” e “u”. (Universali fonologici —> se una lingua ha tre vocali ha “a”, “i”, “u”. Si comporta così l’arabo ma in realtà anche l’antico indiano funziona così). Mentre lingue come il latino, il greco o il germanico hanno le 5 vocali.

Allora, siccome si pensava che l’indiano fosse la lingua indoeuropea già antica, non è vero, perché poi dopo sono state scoperte lingue indoeuropee più antiche, risalenti al II millennio a.C.: si pensava che l’antico indiano rispecchiasse la fase più antica dell’indoeuropeo. E allora la vocale che veniva ricostruita per l’indoeuropeo era una “a”, laddove greco, latino, germanico hanno “e” oppure “o”.

Problemi di vocalismo

È chiaro che questa ricostruzione non funziona perché è meglio andare dal complesso verso il semplice. Per esempio: per quale motivo nel greco, nel latino, nel germanico abbiamo “e” e “o” sempre nelle stesse posizioni e invece l’antico indiano ha “a”.. Cosa dobbiamo pensare? Che il latino, il greco e il germanico abbiano avuto uno sviluppo a sé stante? (cioè che tutte e tre dalla “a” dell’indoeuropea hanno sviluppato “e” e “o”, e certe volte anche “a”?) No. La cosa più semplice è pensare che sia stato l’indiano a innovare, cioè che l’indoeuropeo avesse “a”, “e” e “o”, che si sono mantenute nel latino, nel greco e in buona parte nel germanico; e invece nell’antico indiano sono diventate tutte e 3 “a”.

Questo è il modo più logico di fare una ricostruzione, cioè è meglio ricostruire il complesso per andare verso il semplice. Allora, quello che si pensa più di 100 anni è che la “e” e la “o” dell’indoeuropeo nell’indiano siano diventate “a”.

Legge fonetica

Questa è quella che si dice legge fonetica. Le leggi fonetiche sono serie di corrispondenze tra fonemi e anche sulle leggi fonetiche si parlò molto perché si disse, nella seconda metà dell’800, che le leggi fonetiche sono cieche ed ineccepibili. CIECHE significa che funzionano sempre, INECCEPIBILI significa che non hanno eccezioni.

  • Per quanto riguarda la legge fonetica di prima non ci sono eccezioni perché tutte le “e” e tutte le “o” dell’indoeuropeo, nell’antico indiano sono diventate “a”. (le “e” e le “o” nell’antico indiano esistono solo come dittonghi —> “ai”=“e”)

Una delle leggi fonetiche ritenuta fondamentale per lo sviluppo dell’indoeuropeo è la cosiddetta “Legge di Grimm”. Grimm, nella prima metà dell’800, individuò delle corrispondenze regolari tra latino, greco e germanico.

Esempi di corrispondenze fonetiche

Alcune si possono vedere anche semplicemente confrontando inglese e italiano: noi diciamo “pesce”, “piede”, “padre” (—> latino: piscis, piscem/“pedem”/“Pater”). La [p], del latino, corrisponde (in germanico) a [f]; e alla nostra [d] corrisponde [t] (padre/father; dente/tooth; due/two).

Grimm parlò di corrispondenze tra le lingue germaniche e lingue come il latino e il greco, e si arrivò alla legge di Grimm (formulata in termini moderni perché ai tempi di Grimm ancora non si parlava di indoeuropeo. Si cominciava a capire che c’era una famiglia indoeuropea, però in senso stretto ancora non si parlava di indoeuropeo).

Legge di Grimm —> passaggio del consonantismo dall’indoeuropeo al germanico. Nell’indoeuropeo è più facile pensare che ci fosse una [d], perché è una consonante che troviamo in tutte le lingue: ex- dieci —&>

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

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