Introduzione
Il linguaggio della politica è il linguaggio del potere, della decisione, è grido di battaglia, verdetto e sentenza, statuto, ordinanza e norma, notizia controversa, giuramento e dibattito.
Lingua e politica
Definizione e campo d'indagine
La politica è la scienza del governo e dell’amministrazione dello Stato, considerata nei suoi aspetti teorici e pratici. L’indagine sul linguaggio politico individua due ambiti di attenzione: il linguaggio della teoria e della ricerca politica, ossia della speculazione dottrinale, storica ideologica; il linguaggio della prassi politica, cioè delle pratiche e delle esperienze che si attuano nella comunità politica.
Il campo di indagine privilegiato è qui il linguaggio politico come linguaggio della prassi, e il punto di vista disciplinare è quello della linguistica: forme linguistiche e verbali dei discorsi politici, fattori della comunicazione (emittente, destinatario, canale, referente). I soggetti coinvolti e il canale utilizzato (variabili principali) determinano a loro volta altre variabili (stile personale, dinamiche dello scambio, tipo di testo, ecc.). Due ulteriori elementi che completano il circuito sono il contesto in cui si realizza la comunicazione e la funzione della comunicazione, argomentativa o persuasiva.
Funzioni e soggetti della lingua politica
Il binomio lingua-politica risale alla classicità. Se si parla di tesi, retorica e tecniche di argomentazione, si intende chiaramente una comunicazione in cui ha un ruolo primario la funzione persuasiva del linguaggio. In particolare, nella comunicazione politica l’efficacia persuasiva di un messaggio è tanto maggiore quanto più chi parla o scrive è capace di produrre nel destinatario un passaggio dalla semplice informazione sui contenuti alla convinzione su di essi e all’adesione ad un progetto, ad un programma politico e all’induzione di una pratica di comportamento, ovvero il voto. Le scelte linguistiche non riguardano tanto il contenuto del messaggio, quanto le modalità con cui esso è presentato.
Il linguaggio politico è fortemente orientato sul destinatario, che va’ conosciuto a fondo affinché la comunicazione abbia su di lui l’effetto desiderato. Fattori diversi incidono sul rapporto emittente-destinatario nella comunicazione politica:
- La consistenza quantitativa dei destinatari, che varia al variare del mezzo di comunicazione
- La caratterizzazione ideologica dei destinatari → differenza fra un discorso rituale interno (piazza, congresso) a uno argomentativo esterno (televisione)
- L’appartenenza dei destinatari all’ambiente politico o meno
- Fattori legati al canale della comunicazione (presenza o assenza del destinatario, canale unidirezionale o bidirezionale della comunicazione, grado di partecipazione al discorso da parte del destinatario, presenza o assenza di mediazione esterne)
- Tradizione espressiva dell’area ideologica di riferimento
Lingua politica e linguaggi settoriali
La lingua politica è una delle varietà diafasiche della lingua italiana, determinate e individuate cioè dalla situazione comunicativa, dalle finalità e dalle funzioni del messaggio, dal contesto e dai soggetti che sono coinvolti, e secondo molti studiosi anche dal settore lavorativo e/o professionale e dalla disciplina di studio dell’argomento oggetto della comunicazione → si ricordino accanto alla varietà diafasica, quella diamesica (legata al mezzo materiale), diastratica (posizione sociale dei parlanti), diacronica (dimensione temporale) e diatopica (dimensione spaziale).
All’interno del campo delle lingue speciali si distingue fra lingue e linguaggi specialistici (varietà con un alto grado di specializzazione) e lingue e linguaggi settoriali (usi della lingua di settori o ambiti non specialistici): il primo gruppo dispone di un lessico tecnico-specialistico, il secondo gruppo non dispone di tale lessico, ma ricorre a parole della lingua comune o al prelievo da altri linguaggi specialistici o settoriali.
La lingua della politica come scienza può essere considerata una varietà tecnico-scientifica, poiché presenta un certo grado di formalizzazione, un lessico in buona parte specialistico e tendenza all’univocità dei significati. La lingua dei politici invece può essere compresa al più tra i linguaggi settoriali, poiché non riguarda un ambito d’uso circoscritto, non dispone di un lessico tecnico-specialistico e per sua natura tende alla pluralità o all’ambiguità dei significati.
Il discorso politico: forme e strategie
Introduzione
Il potere politico ha in sé, per natura, una componente narrativa; a questa si affianca, inglobandola, una più ampia componente eventiva, per la quale il discorso politico è in definitiva “evento”.
Il discorso politico dispone di un insieme molto vario di contesti situazionali (Parlamento, piazza, congressi, tv, ecc.) a cui corrispondono altrettante dinamiche comunicative che danno luogo a differenti procedimenti testuali.
Il discorso politico difficilmente si lascia identificare in modo esaustivo con un genere omogeneo, dispiegandosi piuttosto in una costellazione di generi. Nell’impossibilità di delimitarli univocamente si prenderanno in considerazione categorie di discorso individuate in base alle procedure di generazione del discorso (polemico o didattico), e al ruolo che il soggetto enunciante ha nell’ambito del sistema politico-istituzionale di riferimento (elettorale o istituzionale).
Discorso politico polemico, discorso politico didattico
I discorsi politici polemici sono finalizzati a condurre l’uditorio verso le argomentazioni espresse dal soggetto enunciante e consistono in dichiarazioni che hanno un alto grado di allusività e che sono dirette a manipolare la parola del soggetto politico avversario attraverso espedienti testuali di vario tipo, come la replica, l’obiezione, la negazione, la ripetizione. Questo tipo di confronto presuppone il confronto con le posizioni degli antagonisti e la presenza fattiva di un soggetto enunciante calato nel discorso. Chi realizza il discorso mira a creare un’identificazione quanto più stretta possibile fra emittente e destinatario: si tratta di una tecnica di comunicazione “calda”. In tali contesti sono importanti le doti comunicative dell’oratore, la sua capacità di creare empatia fra sé e il pubblico e di costruire l’immagine negativa ideale del nemico. Dal punto di vista linguistico, sono tipici di questa tecnica l’uso della prima persona singolare e plurale dei pronomi personali e degli aggettivi e pronomi possessivi, il ricorso a indicatori deittici come avverbi di spazio e tempo (qui, oggi), l’adozione di una sintassi breve e la selezione di un lessico colorito ed enfatico.
I discorsi politici didattici non presuppongono il confronto con le tesi dell’antagonista e hanno i caratteri dell’oggettività. La presenza del soggetto enunciante è ridotta o limitata del tutto; il destinatario è perciò portato a identificarsi e a misurarsi con il contenuto dei messaggi più che con l’emittente per un effetto finale che produce distacco e impersonalità fra emittente e destinatario. Si tratta di tecniche fredde, adottate in contesti che fanno leva sulle capacità di raziocinio del destinatario. Dal punto di vista linguistico questa ricerca si traduce nell’uso prevalente dei pronomi personali di terza persona e dei verbi alla forma impersonale, nell’adozione di una sintassi più complessa, nell’assenza o nella forte limitazione degli indicatori deittici di spazio e tempo, nella selezione di un lessico tecnico, nel richiamo ad argomenti generali.
La comunicazione politica verte per sua natura più sul confronto argomentativo e sul dibattito che sulla presentazione di contenuti informativi; i discorsi polemici sono di conseguenza più frequenti e numerosi, anche se non esiste in realtà una netta distinzione fra i due generi → un esempio di questa commistione sono i discorsi di Umberto Bossi, in cui le sequenze didattiche non hanno una mera e neutrale funzione di rievocazione, ma servono a promuovere l’azione politica della Lega Nord nel segno della continuità con un passato che accomunerebbe le genti del Nord.
Discorso politico elettorale, discorso politico istituzionale
Sono queste le due grandi aree del discorso politico pubblico, nonché le più comuni e note al cittadino. Ogni discorso politico è un discorso pubblico, ma è vero che alcuni contesti sembrano avere rispetto ad altri più evidenti caratteri di “pubblicità”.
La centralità della comunicazione elettorale e la sua forte valenza simbolica si gioca su tre campi principali: la teatralità e la natura agonistica della competizione elettorale, l’analogia fra la competizione elettorale e la competizione di mercato (entrambe funzionanti secondo i meccanismi della domanda e dell’offerta), il costituire l’occasione e il metro attraverso cui osservare e misurare la capacità dei mezzi di comunicazione di incidere sull’azione politica.
Nel discorso politico elettorale si manifesta pienamente l’intento persuasorio e si mettono in campo le più disparate strategie comunicative e retoriche mirate a convincere, raggiungere il consenso e a consolidare il potere. La comparsa della televisione ha moltiplicato l’uditorio dei candidati, e il discorso politico ha assunto col tempo forme nuove, sia per adattarsi alla diversa caratterizzazione del destinatario, sia per adattarsi alle possibilità del nuovo mezzo televisivo.
La comunicazione istituzionale (diversa dal discorso vero e proprio) nasce invece dal bisogno delle istituzioni di informare i cittadini sul proprio operato, con l’obiettivo di fornire un’immagine migliore delle istituzioni stesse. Un nodo centrale della questione riguarda proprio il linguaggio (il burocratese): la comunicazione istituzionale deve essere chiara, comprensibile, diretta e accessibile anche nella lingua.
Con discorso istituzionale si intende invece il discorso delle istituzioni politiche dello Stato e della politica parlamentare e di governo (discorsi del Presidente della Repubblica, ecc.).
I discorsi dei presidenti della Repubblica
Poniamo particolare attenzione al messaggio di fine anno del presidente, che rappresenta un importante evento mediatico della vita politica del paese e un momento rituale fortemente simbolico, anche per merito della sua particolare collocazione temporale.
Livelli altamente formali del lessico e della sintassi hanno caratterizzato i discorsi dei primi cinque presidenti, Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat e Leone. Più vicini al parlato dei cittadini e meno formali sono stati i discorsi di Pertini, che hanno determinato un primo momento di rottura seguito, salvo un ritorno a un linguaggio più istituzionale da parte di Cossiga, da Scalfaro, Ciampi e Napolitano.
Nel lessico non si riscontra un forte nucleo lessicale e tematico, ma l’analisi delle occorrenze ha piuttosto individuato elementi lessicali ricorrenti specifici delle singole figure presidenziali.
La finalità di questo tipo di discorso è comunque sempre quella di provare a riversare il pathos e il coinvolgimento dei destinatario più sui contenuti e sui valori enunciati che sulla figura dell’emittente, e qui sta una delle differenze di massima importanza fra la retorica del discorso elettorale e quella del discorso presidenziale.
Testi e contesti della comunicazione politica
I testi politici: primari e secondari
Per testo politico innanzitutto si intende un testo la cui sfera concettuale pertiene alla teoria e alla prassi della vita sociale, nel quale predomini la funzione conativa e che identifichi il destinatario come soggetto politico (cittadino, compagno di partito, avversario, ecc.).
Una distinzione opportuna da fare è quella fra i testi di politici (primari) o testi di politica (secondari): i testi primari sono prodotti in prima persona dai politici in relazione alle attività e ai fatti elettorali e istituzionali in cui sono impegnati; i testi secondari nascono dall’osservazione, dal commento e dall’interpretazione dei fatti politici o dalla più ampia discussione teorica attorno alla scienza politica.
La politica in televisione
La progettazione di un discorso politico, come di ogni altro tipo di discorso, è ovviamente condizionata dal mezzo di comunicazione utilizzato, che determina il circuito di circolazione e ricezione del messaggio e richiede l’adozione di tratti linguistici specifici. La televisione e la stampa sono i contesti di maggiore diffusione del messaggio politico odierno.
Negli ultimi tempi si può notare come il rapporto di forze fra politica e televisione si sia mano a mano spostato nei confronti della seconda: se un tempo infatti era la politica ad imporre alla televisione le proprie regole di funzionamento, oggi è la televisione a dettare alla politica esigenze di informazione e intrattenimento, nonché di logica comunicativa.
Proprio sul rapporto fra politica e televisione si possono individuare quattro fasi della comunicazione politica in Italia (Novelli) dal secondo dopoguerra ad oggi: fase pretelevisiva o dell’autarchia della politica (1945-59), paleo televisiva o della supremazia della politica (1960-74), neotelevisiva o della collaborazione (1975-89), post-televisiva o della supremazia della comunicazione (1990-2004). La televisione ha moltiplicato le forme della comunicazione politica, producendo modalità inedite di dibattito.
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