Introduzione
Nozioni fondamentali
Fin dalle origini, il cinema dovette affrontare numerosi problemi di ordine semiotico e linguistico: il linguaggio delle immagini è assimilabile a quello verbale?
Semiotica
La semiotica considera ogni forma di comunicazione come un insieme strutturato di segni. I registi e i teorici russi del primo quarto del Novecento parlavano di metafora e di metonimia assimilando il concetto di inquadratura a quello di parola e considerando il montaggio come una sorta di sintassi cinematografica. Per altri autori, invece, il cinema ha delle proprie regole che non possono essere confuse con quelle dei linguaggi verbali. Complessivamente, quello che ha caratterizzato gli studiosi di semiotica filmica è stato un disinteresse nei confronti della componente parlata del cinema, quasi che le parole fossero un elemento estraneo al mezzo, una specie di male necessario per avvicinare il grande pubblico.
- Tratti semiotici: frame/enciclopedia situazione o bagaglio di conoscenze, già presenti nella memoria dell’interlocutore, necessari per interpretare situazioni nuove ma analoghe a quelle conosciute;
- Ritmo eterotrainato del messaggio iconico ossia il fatto che la visione di un film è soggetta a ritmi e tempi imposti da altri. Implica una serie di vincoli interpretativi;
- Convivialità: consumo sociale del prodotto filmico;
- Multisensorialità: allude ai sensi chiamati in causa nella fruizione di un film (vista e udito);
- Citabilità: possibilità di riportare letteralmente porzioni di testo (un testo può essere citato, un libro può essere solo parafrasato);
- Livello zero di iconicità dell’immagine comporta il fatto che una qualsiasi immagine significa innanzitutto se stessa, a differenza del significato delle parole, tendente al traslato.
Testualità
Ogni film nasce da un soggetto scritto, cioè da una trama appena abbozzata. Il primo tentativo di suddivisione del soggetto in grandi blocchi narrativi prende il nome di trattamento, nel quale si danno anche informazioni più o meno dettagliate sull’ambiente della vicenda. Al trattamento si arriva in genere dopo aver disposto gli eventi salienti del film in una o più scalette. Mentre il soggetto di solito è brevissimo, il trattamento ha dimensioni più ampie, al di sotto comunque della sceneggiatura. La sceneggiatura è il testo scritto che contiene sia le battute dei personaggi, sia sommarie indicazioni sull’ambiente, sia rapidi cenni di regia e di scenografia. Sulla base di questi testi scritti viene recitata la prima versione in presa diretta di un film. Nel caso di film destinati al doppiaggio si procederà poi alla trascrizione (lista dialoghi) delle battute recitate nella presa diretta e alla successiva incisione di una nuova colonna sonora contenente i dialoghi recitati in sala di doppiaggio, i quali verranno poi missati e sincronizzati con le immagini. Tutti questi diversi testi scritti e orali presentano differenze notevoli tra loro, non soltanto il soggetto dalla sceneggiatura, ma anche le battute del copione rispetto a quelle effettivamente recitate e a quelle doppiate. Questo perché i dialoghi concepiti per iscritto raramente contengono quella dinamicità e scioltezza che si richiede perlopiù ai dialoghi recitati sul grande schermo: generalmente, nel passaggio dallo scritto al recitato, vengono aggiunti segnali discorsivi, interiezioni, inflessioni regionali e vengono eliminati termini troppo gergali o volgari.
Tratti linguistici
Il parlato filmico rientra nella tipologia della lingua trasmessa, cioè veicolata da un sistema tecnico di riproduzione sonora e/o visiva. Tra le caratteristiche principali del trasmesso si segnala la natura intermedia tra scritto e parlato e la tendenza alla semplificazione, all’attenuazione delle varietà e alla normalizzazione linguistica. Le caratteristiche principali della lingua trasmessa sono:
- Mancata condivisione del contesto da parte di mittenti e riceventi;
- Unidirezionalità dell’atto comunicativo;
- Molteplicità dei mittenti;
- Eterogeneità dei riceventi;
- Distanza tra il momento di preparazione del testo, il momento della sua esecuzione e quello della sua ricezione;
- Simulazione del parlato spontaneo;
- Presenza di un apparato tecnico-economico per la preparazione e la trasmissione del messaggio.
I tratti linguistici sono:
- Feedback: si intende la capacità del parlante di sentire, e quindi di controllare, quanto sta dicendo ed eventualmente di correggersi. Tipico degli scambi comunicativi reciproci, non in un testo monologico in cui un mittente parla a un destinatario spesso lontano nello spazio e nel tempo;
- Simulazione: si allude alla natura realistica del parlato cinematografico.
- Turno/turno dialogico/turno conversazionale/battuta: si intende una porzione di testo orale pronunciata da un solo locutore e delimitata dalla presa di parola da parte di altri locutori o dalla fine del dialogo;
- Enunciato: è il termine con il quale i linguisti designano una porzione di testo, autonoma dal punto di vista dell’intonazione, del senso e della sintassi, identificabile con la realizzazione di un solo atto linguistico.
- Sporcature e incidenti dialogici: sono quegli elementi che rendono iperrealistica una conversazione;
- Testo denso: quando il numero delle sue parole piene supera quello delle parole vuote (ossia parole grammaticali).
Mentre la differenza di genere e di stile (tragico/comico; più o meno letterario) determina un’estrema diversificazione linguistica, sia nello scritto sia nell’orale, il linguaggio filmico risulta meno polarizzato. Anche nelle scelte lessicali, i dialoghi filmici tendono a non allontanarsi dai lemmi compresi nel vocabolario di base, escludendo o riducendo al minimo gergalismi, dialettalismi, tecnicismi, arcaismi, poetismi.
Anomalie linguistiche e testuali del film
- Il film è un testo d’équipe: autori del film sono regista, sceneggiatori, fotografo, montatore, attori, doppiatori, produttori, etc;
- È un testo aperto e complesso: scritto per essere recitato e sincronizzato con immagini, scritte, suoni, rumori, musiche;
- Il dialogo cinematografico è un testo scritto per essere detto come se non fosse scritto, che mima l’oralità spontanea ma che inevitabilmente, per motivi sia interni sia esterni, è meno mobile e screziato di quella;
- Manca un unico testo scritto di riferimento del film, in virtù delle varie trasposizioni testuali dal soggetto al copione, alla lista dialoghi, etc.
Lessico e fraseologia
L’influenza che il cinema ha avuto sulla lingua comune, con numerosi prestiti, è importante. Soprattutto da titoli di film molto famosi sono nati modi di dire, ma anche parole e locuzioni: alba tragica, quarto potere, giungla d’asfalto. Anche i personaggi di molti film vengono usati come antonomasie: Rocky, Rambo, King Kong, Fantozzi, Fracchia. In Italia, spetta a Federico Fellini il primato dei prestiti alla lingua comune: amarcord, vitelloni, bidone, dolcevita, paparazzo. Il grande schermo ha insomma preceduto la televisione nel ruolo di prima scuola di lingua degli italiani.
Dal cinema muto agli anni quaranta
Le origini e la fase orale
Fin dalla sua nascita l’arte cinematografica si è sempre confrontata con il suono e con la parola. Il suono e il colore nel film si svilupparono relativamente tardi, ma non per impedimenti tecnici o economici, ma per pregiudizi estetici (della critica più che del pubblico) che identificavano nell’immagine muta e in bianco e nero la purezza della nuova arte, che consideravano in tal modo più realistica e più onirica. È notevole che molti critici e studiosi e registi, invece, si ponessero subito il problema di quale lingua impiegare sul grande schermo e salutassero il sonoro come una grande possibilità di ringiovanimento dell’italico idioma. Secondo questi autori il nuovo italiano cinematografico doveva essere, almeno negli intenti, antiletterario e antipuristico, intonato all’evoluzione generale della lingua e dello stile nazionale che va verso il semplice e la franchezza. Un linguaggio sostenuto e aulico, infatti, avrebbe rischiato di assumere, secondo il loro parere, un valore artistico proprio, a tutto scapito della visione filmica. Una vasta cerchia di addetti ai lavori rifletteva quindi quale fosse il tipo di parlato più appropriato alla finzione filmica, in grado di conciliare opposte tendenze: da un lato la piena comprensibilità del pubblico più vasto possibile, dall’altro il realismo richiesto dalle trame o dalle caratteristiche del mezzo stesso, così vicino alla riproduzione fedele del mondo. Studiosi e cineasti si chiedevano quindi se fosse possibile infrangere le regole grammaticali in nome della verosimiglianza scenica, dove si potesse reperire un parlato medio e credibile senza usare il dialetto. Con l’avvento del sonoro cambieranno anche lo stile e i soggetti: la commedia e i film in costume diventano i generi più prolifici, soppiantando le superproduzioni storiche, letterarie e melodrammatiche in auge nel cinema muto. I modelli stranieri di riferimento saranno le commedie americane, il teatro francese e simili.
La lingua scritta del cinema
La lingua scritta ha un’importanza notevole nel cinema. Può essere diegetica (ovvero interna alla trama del film) o extradiegetica. Del primo tipo fanno parte tutte quelle scritte che sono parte integrante della scena in corso: l’insegna di un negozio, un cartello stradale, etc. Al secondo tipo appartengono i titoli di testa e di coda e anche le didascalie, vale a dire le porzioni di testo scritto aggiunte all’immagine filmica per integrarne o specificarne il significato. La didascalia può essere di tre tipi:
- Narrativa: riassume gli eventi che si vedranno nella scena seguente e ha funzione identificatrice, descrittrice e sintetizzante;
- Locutiva: riporta parole dette da un personaggio, è scritta talvolta tra virgolette ma può avere anche forma di discorso indiretto;
- Tematica: esprime idee di carattere universale, talora sotto forma di citazione.
Bisognerà aspettare gli anni dieci del Novecento, e quindi la nascita di un cinema caratterizzato da trame più complesse e bisognose di integrazioni verbali, perché le didascalie diventino più frequenti. Con Cabiria la letterarietà delle didascalie tocca il culmine. E sarà l’ostentato scarto dalla lingua comune il tratto distintivo della gran parte della produzione filmica nostrana fino all’avvento del sonoro. A far da contraltare minoritario alla propensione per la letterarietà più trita non manca una ricerca della medietà linguistica, per via della vocazione al realismo. Con lo sviluppo delle didascalie giunge anche l’immancabile crociata di puristi e difensori del buon uso linguistico. Ne consegue, in età giolittiana, le prime norme della censura, istituita nel 1913: «i titoli, i sottotitoli e le scritture, tanto sulla pellicola quanto sugli esemplari della domanda, debbono essere in corretta lingua italiana».
I dialetti e le altre lingue
L’uso del dialetto accompagna il cinema fin dalle origini, sopratutto... [testo incompleto].
-
Riassunto esame Linguistica dei media, prof Piotti, libro consigliato La lingua italiana e i mass media, Bonomi, Mo…
-
Riassunto esame Linguistica dei media, prof. Piatti, libro consigliato La lingua e i mass media (a cura di Ilaria B…
-
Riassunto esame Linguistica media, prof. Bonomi, libro consigliato Lingua italiana e politica, Dell'Anna
-
Riassunto esame Linguistica dei media,, prof. Bonomi, libro consigliato Elementi di linguistica italiana, Bonomi, M…