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REPERTORIO LINGUISTICO: è l'insieme dei codici e delle varietà che un parlante è

in grado di padroneggiare all'interno di una comunità. Dipende:

• Dalla somme delle lingue (varietà) e dei dialetti;

• Dai rapporti gerarchici tra le lingue;

• Dalle funzioni e dalle norme d'uso;

• E dagli atteggiamenti linguistici dei parlanti

DIALETTO: è di solito usato in un area circoscritta, possiede un prestigio inferiore

rispetto alla lingua e la sua terminologia escude vocaboli scientifici e intellettuali. I

dialetti centrali sono più conservatori rispetto alle basi latine. Al nord distinguiamo i

dialetti gallo-italici come il piemontese e il lombardo e quelli Veneti caratterizzati dalla

caduta delle vocali alone. Sardo e friulano sono invece dei veri e propri codici autonomi.

DIALETTO ITALIANIZZATO: è il risultato dell'influsso dell'italiano sulle parlate

locali in una relazione di superstrato cioè l'italiano si impone sul dialetto. Assistiamo

così alla nascita di nuove parole come ad es. "televisioni"—» da televisione.

ITALIANO REGIONALE: è quella varietà di italiano soprattutto parlato influenzato

dalle caratteristiche linguistiche di un area geografica. In Sicilia ad es. le vocali

intermedie toniche sono sempre aperte e l'opposizione tra i timbri è neutralizzata es.

[profess re] o [kol re]; la posizione del verbo in fondo alla frase es. (a Roma vado) e

della copula dopo il predicato es. (Luca molto seccato è). Presenta delle differenze

sintattiche come ad es. "ripassarsi i compiti" "mi sto partendo". L'italiano regionale

consiste in una reazione di sostrato cioè l'italiano subisce l'influenza della lingua

dominante il dialetto. Vi sono parole in dialetto come netturbino o abbuffarsi che sono

entrate ormai nel patrimonio dell'italiano comune (regionalismi). Può riunire diverse

regioni o piccole zone ed è accettato a livello sociale.

La lingua parlata è caratterizzata da:

• Compresenza del parlante e dell'ascoltatore;

• Possibilità di feed-back;

• Possibilità di riferimento alle conoscenze condivise;

• Contesto d'enunciazione comune: parlante ed ascoltatore si trovano nello stesso

luogo nello stesso momento;

• Frequente uso a mezzi non linguistici es. gesti;

• Ordine delle parole marcato: gli elementi che compongono la frase (soggetto-

verbo-oggetto) si possono spostare liberamente all'interno della frase; è utilizzato

per porre degli elementi in primo piano e per realizzarsi si usa spesso l'enfasi;

• Tema/Rema: il tema è l'argomento noto di cui si parla, il rema è l'elemento

informativo nuovo;

• Dislocazione a destra: è la collocazione di un costituente in posizione finale

mediante un pronome cataforico che rinvia a ciò che segue es. "La mangia

Giorgio la mela";

• Dislocazione a sinistra: è un costrutto in cui un elemento diverso dal soggetto

assume la funzione di tema/dato mediante un pronome anaforico (ci-la) che

rinvia ad un elemento antecedente es. "La mela la mangia Giorgio";

• Segni discorsivi: come gli intervalli inconsapevoli come "cioè o insomma";

elementi come "pronto, allora" che segnalano l'inizio del turno di locuzione, o

quelli che lo chiudono o che richiamano l'attenzione. L'ascoltatore fa uso di segni

per impadronirsi del turno come "ma, allora";

• II parlato privilegia il lessico dei registri informali ed esclude quello intellettuale;

• L'oralità della radio e della tv è una comunicazione a senso unico e il destinatario

ha un ruolo del tutto passivo nell'atto comunicativo.

L'ITALIANO POPOLARE: è l'espressione linguistica degli incolti e dei

semicolti, di coloro che pur avendo avuto un istruzione scolastica di base, non hanno

acquisito piena competenza della lingua italiana. Si realizza nella occasioni di minor

controllo sociale, nei bambini e negli stranieri che lo apprendono per immersione e per un

bisogno comunicativo. E' caratterizzato da:

• Incertezze grafiche: mancanza di punteggiatura, uso errato di h es. "anno"(verbo) e

di q es. "squola";

• Fonetica: es. pissicologia;

• Morfologia: uso errato di un davanti a s e z es. "un spazio", e del pronome ci es. "ci

ho dato...";

• Verbo: es. potiamo, dicete, venghi,vada;

• Sintassi: incertezze nel l'uso delle proposizioni, del che polivalente, l'uso del

doppio condizionale o del congiuntivo imperfetto per esprimere il periodo

ipotetico;

• Lessico: l'uso di suffissi -accio (malaccio), lo scambio di suffissi es. sollecitudine

—> sollecitazione.

La nozione di italiano popolare fu introdotta nel 1970 da Tullio De Mauro che lo

definiva "il modo di esprimersi di un incolto, che sotto la spinta di comunicazione e senza

addestramento maneggia la lingua nazionale"e Manlio Cortellatto che lo definiva "il

tipo di italiano imperfettamente acquisito da chi ha per madrelingua il dialetto".

IL GERGO: è la lingua propria di alcuni gruppi di persone ai margini della società, che ne

fanno uso all'interno della loro cerchia, con la finalità primaria di promuovere il senso di

appartenenza al gruppo, la sua autoidentifìcazione e coesione interna, e con il risultato di

escludere dalla comprensione gli altri. Può essere definito come una lingua segreta, non

comprensibile a coloro che non sono affiliati al gruppo. Es. i dottori, i giovani, i carcerati...

LINGUAGGIO BUROCRATICO: è la lingua degli uffici spesso incomprensibile dalla

maggior parte delle persone. Il lessico abbonda di sinonimi come obliterare —> cancellare;

di locuzioni sovrabbondanti come "dare comunicazione"; di sostantivi

deverbali come "inoltro"; da congiunzioni come "benché, qualora". Nella sintassi si usa

la sequenza cognome-nome; formulo del tipo "in considerazione di" e di subordinate

come "considerato, visto".

LINGUE SPECIALI: si accomunano spesso ai linguaggi tecnico-scientifici, a

quelli di discipline umanistiche e a quelli dei mass-media. Sono caratterizzate da

sottocodici che si riferiscono all'argomento e alla disciplina di cui si tratta. Nei

linguaggi tecnico-scienifìci c'è la tendenza alla monosemia cioè una parola possiede un

solo significato es. paralisi in medicina. Nella lingua della comunicazione si usano

invece parole dotate di polisemia cioè di duplice significato in base all'ambito di

applicazione es. base ha significato diverso in matematica, in chimica, nello sport. L'uso di

sinonimi sono tanto più frequenti quanto più si avvicinano alla comunicazione divulgativa

es. rinite è il termine medico, raffreddore quello comune. Nelle lingue speciali si utilizzano

molto i termini stranieri, latini, greci, di sigle e di eponimi cioè di parole che prendono il

nome dell'inventore es. Teorema di Pitagora.

ITALIANO STANDARD: è la lingua ereditata dalla tradizione letteraria che ha origine

nel fiorentino scritto del '300, è quella descritta nelle grammatiche e insegnata a scuola

e agli stranieri. L'italiano standard è un espressione non marcata

lungo gli assi della variazione ed è prerogativa soprattutto delle classi più istruite. Per

quanto riguarda l'italiano scritto, le novità insite nella lingua dei messaggi di posta

elettronica, degli sms e delle chat-line portano con sé nuove modalità di scrittura di cui è

difficile valutare l'incidenza negli assetti dell'italiano d'oggi.

LE STRUTTURE DELL'ITALIANO

Cap.2

FONETICA: parte della linguistica che studia la produzione, la percezione e la natura

fisica del suono.

FONO: è l'oggetto di studio della fonetica e rappresenta un suono un rumore del linguaggio

articolato che ha valore linguistico. I foni vengono indicati tra parentesi quadre es.[kasa].

FONOLOGIA: studia le funzioni linguistiche dei suoni come l'intonazione o la

disposizione dell'accento.

FONEMA: è la più piccola unità della lingua in grado di tenere distinti significati diversi.

Vengono indicati con due sbarre oblique es. /b/.

COPPIE MINIME: sono parole che se si cambia un fonema cambiano di significato es. r-

ana, 1-ana, t-ana...

TEORIA DELLA DOPPIA ARTICOLAZIONE: secondo la quale in una parola come

"andavamo" possiamo distinguere elementi dotati di significato chiamati morfemi: "and-" ci

riporta al senso di movimento, "-av-" esprime il tempo imperfetto, "-amo" indica la prima

persona plurale.

FERDINAND DE SUSSURE: per lui ogni segno linguistico è composto dal significante

che è l'immagine acustica o grafica che richiama l'oggetto che abbiamo nella mente; e dal

significato che è la realizzazione mentale di un oggetto reale chiamato referente.

SISTEMA FONOLOGICO: è l'insieme dei foni che compongono una lingua. Quello

dell'italiano standard si basa sul fiorentino ed è composto da 30 fonemi 7 vocali, 21

consonanti e 2 semiconsonanti.

VOCALE: è un fono pronunciato senza che l'aria che fuoriesce incontri ostacoli. Si

classificano in base:

• All'altezza della lingua;

• All'avanzamento o arretramento della lingua;

• E all'arrotolamento o meno delle labbra.

ANTERIORE CENTRALE POSTERIORE

ALTA-CHIUSA i u

ALTA-SEMICHIUSA e o

MEDIOBASSA-SEMIAPERTA ε כּ

BASSA APERTA a

CONSONANTI: sono classificate in base al:

• Modo di articolazione: che dipende dai vari assetti che gli organi fonatori

assumono nella produzione di un suono;

• Punto di articolazione: che riguarda i punti dell'apparato vocale che

modificano il flusso dell'aria necessario per produrre un suono;

• Sonorità: se le corde vocali vibrano avremo un suono sonoro, se non vibrano

un suono sordo.

Modo di articolazione:

• Occlusive: il suono viene prodotto mediante un'occlusione momentanea

dell'area a cui fa seguito una specie di esplosione [p,b,t,d,c,k,g,q];

• Nasali: l'aria passa anche dal naso [m,n];

• Vibranti: vibra l'ugola o l'apice della lingua [r];

• Fricative: l'aria produce un fruscio [f,v,s,z];

• Laterali: la lingua si posiziona contro i denti e l'aria fuoriesce dai due lati della

lingua [l];

• Affricate: iniziano come un'occlusiva e finiscono come una fricativa [ds,ts]

Punti di articolazione:

• Bilabiali: il suono viene prodotto con la chiusura di entrambe le labbra [p,b];

• Labiodentali: gli incisivi superiori si poggiano sul labbro inferiore [f,v];

• Dentali: la parte anteriore della lingua tocca la parte interna degli incisivi [t,d];

• Alveolari: la lingua si avvicina senza toccare gli alveoli in [s,z], tocca gli

alveoli in [n,l];

• Palatali: la lingua si avvicina al palato [c,j];

• Velari: la lingua tocca il velo palatino [k,g,x,w].

Bilabiali Lab.dentali Dentali Alveolari palatali Velari Palato-alveola.

C g

Occlusive P b T d

Fricative F v S z ds ts

Affricate

Nasali m n

Laterali 1

Vibranti r

SEMICONSONANTI condividono proprietà sia delle vocali che delle consonanti sono /j/ e

/w/ non sono mai accentate e si trovano nei dittonghi ascendenti formati da una

semiconsonante e una vocale es. ieri.

DITTONGHI: unione di due vocali che si pronunciano in una sola sillaba es. fienile


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto di Linguistica italiana dal libro "Elementi di Linguistica Italiana". Questo è suddiviso in quattro capitoli e contiene l'analisi dei seguenti argomenti: tipologie variazione, dialetto, italiano regionale, italiano popolare, struttura dell'italiano ed elementi di testualità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Vignuzzi Ugo.

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