L’italiano, come tutte le lingue storico-naturali – spontanee, all’interno di specifiche comunità
etniche, sociali e politiche, la facoltà del genere umano di comunicare con mezzi verbali – si
presenta in forme diverse a seconda delle varie modalità con cui ne possiamo fare uso, in relazione
alla natura del messaggio, alle sue finalità, alle situazioni nelle quali si attua la comunicazione.
Il codice è sempre lo stesso – la lingua italiana – la sua concreta attuazione muta per molti aspetti in
tutti i suoi livelli: nella pronuncia e nella scelta delle parole, nelle forme grammaticali, nei costrutti
e nello stile. Esso non è solo quello ereditato da una secolare tradizione letteraria, codificata nelle
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grammatiche e insegnata agli stranieri, che si denomina italiano standard , comune, senza aggettivi.
La diamesia (greco mésos, mezzo fisico) individua le due varietà dello scritto e del parlato,
la cui principale differenza è il canale di trasmissione del messaggio:
grafico e destinato alla lettura nel primo caso, fonico e uditivo nel secondo caso.
Nell’atto della produzione del messaggio, il punto di divergenza più ampia è nella pianificazione
del discorso: la scrittura consente di elaborare il testo, di controllarlo, correggerlo, riformularlo più
volte. Chi legge un testo scritto può ripercorrerlo a ritroso, riesaminarlo, approfondire la sua
comprensione, mentre il parlato è lineare (e immediato nella produzione e ricezione del messaggio)
il fruitore (compresente e interagente con il parlante) può percepire il messaggio solo
nello stesso ordine nel quale viene realizzato. La varietà del repertorio che oggi mostra maggiore
capacità espansiva, si deve prendere atto di una svolta nella storia linguistica italiana, è quella
dell’oralità, che conviene indagare nella sua forma più tipica: il libero colloquio tra interlocutori,
per cogliere le differenze rispetto all’oralità trasmessa dalla radio e dalla televisione.
Locatore e ascoltatore sono compresenti, si scambiano i ruoli con un’alternanza non programmata e
irregolare, con sovrapposizioni di turno; potendo intervenire in vari modi nel messaggio secondo i
meccanismi della retroazione o feedback: autocorrezione, correzione degli errori altrui, interventi
sugli enunciati dell’interlocutore, controllo del passaggio dell’informazione.
Il monologo ha una maggiore coerenza tematica rispetto al dialogo, così come le multiformi
1 Etichetta di preferenza, pur se il suo riconoscimento non è del tutto pacifico tra gli studiosi, che hanno dato vita in
proposito a un dibattito molto articolato (Berruto, 1987, pp. 55-62 e Mengaldo, 1994, pp. 92-93).
Espressione dotata di una sostanziale stabilità, pur flessibile, garantita dalla codificazione grammaticale, depositata nei
vocabolari, capace di piegarsi alla produzione di qualsiasi tipo testuale, anche di alta astrazione.
Ha funzione unificatrice (vi si riconosco, all’interno di una comunità, parlanti di differente origine sociale e geografica)
e separatrice, in grado di simboleggiare un’identità nazionale diversa da altre. Espressione non marcata lungo gli assi di
variazione. S’intende il fiorentino emendato, dei ceti colti, senza le particolarità estranee agli altri parlanti italiani:
la gorgia, spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche e la pronuncia come fricative delle semiocclusive
palatali. Sul piano diamesico del parlato-parlato, limitatissimo quanto a numero di utenti, è orientato verso il polo alto
della diastratia ed è comunque marcato sull’asse diatopico: Mioni, 1993 rileva diversi sistemi fonologici dell’italiano
contemporaneo, ammette la legittimazione di più modelli, differenziati secondo una rete diatopica su grandi aree
geografiche, il riferimento sarà sempre in direzione di una varietà locale particolare, sia pure quella storicamente
all’origine della nostra storia linguistica. Si pone come varietà di maggior prestigio, ma anche come ineliminabile
punto di riferimento per capire le altre multiformi manifestazioni in cui si materializza la lingua italiana oggi come in
tutti i momenti della sua storia (par. 8). Nelle scritture di media e alta formalità la variazione diatopica è neutralizzata.
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realizzazioni legate alla scrittura . L’oralità ha queste possibilità di autocorrezione, che non
possono cancellare, a differenza di quanto avviene nella scrittura, ciò che è stato già enunciato
(tratto di evanescenza del messaggio ): mezzi prosodici – intonazione, velocità di elocuzione, pause
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– e paralinguistici – gestualità, distanza spaziale tra interlocutori .
La scrittura può rappresentare solo i primi con la punteggiatura, ed i secondi in forma indiretta,
descrivendoli in modo analitico. L’italiano contemporaneo è caratterizzato
in specie nell’organizzazione testuale e sintattica del discorso: non possiede una grammatica diversa
2 La conferenza, la relazione congressuale, l’oratoria politica o forense possono fondarsi su uno schema succinto delle
argomentazioni da trattare (la scaletta), su appunti essenziali, su una traccia scritta più ampia, su una stesura completa.
I copioni teatrali e cinematografici (parlato-recitato*) sono redatti come testi scritti, destinati a un’esecuzione orale e in
quanto tali concepiti sin dall’origine con i caratteri mimetici del parlato. La lingua della televisione e della radio, nella
funzione informativa e giornalistica e nei programmi di divulgazione scientifica e culturale,
si realizza come oralità se guardiamo al fruitore, ma a partire da testi scritti e poi letti, trasmessi agli ascoltatori .
La peculiarità più evidente del parlato radiotelevisivo, anomalo rispetto a quello dialogico, è nella sua direzione a senso
unico: l’emittente non può adeguare il suo messaggio alle reazioni del destinatario, che è assente dal luogo della
produzione linguistica, ha il ruolo passivo di chi non può interloquire. Si può intervenire con modalità molto diverse dal
colloquio faccia a faccia: il telefono non annulla la distanza tra interlocutori, la sua oralità è imperfetta perché non si
realizza con la compresenza dei parlanti nello stesso spazio fisico, una delle condizioni della realizzazione orale nella
sua forma compiuta (manca del tutto la gestualità del parlato dialogico, che accompagna e arricchisce la comunicazione,
sostituendosi all’espressione verbale). L’uso del telefono quando si interviene
in un dibattito radiotelevisivo è diverso da quello del libero scambio conversazionale, ha implicita una disuguaglianza
sostanziale: il canale comunicativo è gestito da una delle due parti, che decide
a chi dare la voce, quanto tempo destinare al colloquio, quando interromperlo, talora troncando la parola
all’interlocutore, che privo della garanzia di un controllo della comunicazione, a cui si può collaborare solo in modo
imperfetto. I talk show sono solo una parte della programmazione radiotelevisiva, composta da una miriade di
trasmissioni eterogenee per tipologia e contenuti, che vede affiancare le funzioni della cronaca, quelle del commento,
dell’intervista, del dibattito a più voci, del documentario.
Con l’attenzione alle modalità informative dei notiziari (uno studio recente sulla lingua dei notiziari radiofonici ha
accertato, seguendo fra altri il parametro della lunghezza delle frasi, che il parlato dell’italiano trasmesso è vicino
piuttosto alla lingua della cronaca giornalistica che non a quella della libera conversazione [Atzori, 2002, pp. 203-206]:
il dato sottolinea la sua dipendenza dalla scrittura più che l’apertura a un’effettiva e compiuta oralità),
l’oralità radiotelevisiva si colloca nel settore intermedio della diamesia che corre tra lo scritto-scritto e il parlato-parlato.
La varietà diamesica della radiotelevisione, l’italiano trasmesso, partecipa di alcuni caratteri della scrittura: si colloca
sullo stesso versante dell’oralità nella sua forma più genuina, quella del parlato-parlato, per il semplice fatto di usare la
voce, articolata in tutte le sue modulazioni e intonazioni, con le pause, le esitazioni, i segnali discorsivi e, per la
televisione, con la piena utilizzazione della gestualità (ma non per questo riproduce il parlato con fedeltà assoluta,dal
momento che nel libero colloquio si comunica anche attraverso la collocazione spaziale degli interlocutori).
Si presenta con uno dei tratti fondamentali del parlato: la fuggevolezza, l’evanescenza nel tempo.
E’ accostabile allo scritto perché può essere registrato ed ascoltato più volte; è a una sola direzione, dall’emittente al
destinatario; l’emittente e il destinatario non condividono la stessa situazione spaziale;
la comunicazione è rivolta a una pluralità di persone molto ampia e che può essere situata a grandissime distanze;
avviene, per le funzioni di tipo informativo (attualità
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