Premessa
Il romanzo contemporaneo è aperto ad ogni nuovo elemento della contemporaneità, diventa veloce e rapido senza soffermarsi più sul disagio esistenziale. I personaggi oggi si uniformano a modelli filmici, televisivi e fumettistici. Secondo il filosofo Lyotard, la nuova situazione del sapere è caratterizzata dalla fine delle “grandi narrazioni” in grado di dare un’immagine globale del mondo. Nel romanzo contemporaneo confluiscono spesso diversi generi, gli oggetti scompaiono sostituiti dai nomi delle marche e il linguaggio deriva dalla pubblicità, dalla televisione, dal mondo dello sport e della musica. A volte si ha l’impressione che gli autori scrivano come se digitassero un sms. Non si sentono più addosso la responsabilità di difendere la qualità dell’italiano letterario e di essere dei modelli, ma anzi imitano mode e stili della società in cui vivono.
Umberto Eco
[Sorella utilizza come esempio le prime 35 pagine de “L’Isola del giorno prima”]. La grafia di Eco presenta una ricchezza di punteggiatura e tratti molto contrastanti, ma allo stesso tempo vi è una sperimentazione che va avanti nel corso dei romanzi.
La punteggiatura
La sua punteggiatura è facilmente riconoscibile quando abbiamo di fronte un suo testo. È molto attenta ma tendente alla modernità (es.: virgola prima della congiunzione e). Punti e altri segni interpuntivi diventano segnalatori di pause e marcatori di tratti sovra segmentali (intonazione, espressività, emotività). Per questo spesso notiamo virgole dove non dovrebbero esserci e non ne vediamo dove invece servirebbero (esempio pagina 11). Capita anche di non vedere virgole tra i diversi elementi di una catena seriale oppure di notare virgole al posto dei due punti o del punto e virgola per creare una sorta di flusso di coscienza (esempio pagina 13).
Maiuscole e minuscole
Altro aspetto importante è l’utilizzo delle maiuscole e minuscole. Eco usa le maiuscole in modo molto preciso e se ne serve per creare effetti arcaicizzanti e per caratterizzare punti importanti. Eco fa anche uso dell’apocope o troncamento (“ma queste son le cose; Il che mi pare un consentir troppo al gusto della citazione), al fine di alzare il tono stilistico ma a volte accade che manchi per la stessa ragione. Insieme all’apocope utilizza anche l’elisione (D’ogni lato, invece di “da ogni lato”).
Dittongo mobile e altri artifici
Eco rispetta anche il cosiddetto dittongo mobile, cioè quello per cui, in sillaba atona, il dittongo presente in sillaba tonica scompare: quindi la parola infuocata, dovrebbe diventare infocata. Tuttavia questo rispetto non è rigoroso, ed in base a scelte stilistiche è in grado di mettere a fianco di muovendo (invece di “movendo”) il termine sonarono (invece di “suonarono”). Spesso lo scrittore ricorre anche ad arcaismi grafici che gli servono per connotare la lingua dei personaggi e dei narratori.
Umberto Eco utilizza anche il raddoppiamento fonosintattico (pallavvolo invece di pallavolo, pallaccanestro invece di pallacanestro) che è tipico del linguaggio del centro-sud, mentre lo scrittore è un settentrionale.
Tratti sovrasegmentali
Lo scrittore utilizza anche tratti sovrasegmentali, che sono quegli aspetti intonativi ed espressivi che non sono riproducibili in un libro se non in forme approssimative, ma che costituiscono la sostanza del linguaggio drammaturgico. Sembra come se Eco preparasse già la sceneggiatura cinematografica dei suoi romanzi, come se fossero scene e dialoghi reali.
Morfologia e morfosintassi
Eco utilizza spesso egli al posto di lui, nonostante nel linguaggio contemporaneo il pronome egli stia scomparendo in favore di lui. Lo stesso vale per essi al posto di loro.
Sintassi
Umberto Eco si serve di diversi artifici retorici per riprodurre il parlato, rendendo la sua sintassi fluida. L’opera Baudolino presenta la sintassi più sperimentale, pur rispettando la grammatica. Abbiamo, ad esempio, la ripetizione della parola finale di un periodo all’inizio di quello successivo (esempio pagina 25). Poi ci sono le correzioni, che non sono errori di sintassi ma espedienti voluti per conferire il tono del parlato alla narrazione (esempio pagina 26). Utilizzato è anche il che connettivo plurivalente (“è meglio che state zitti e lasciate fare al vostro padrone che almeno lui sa cos’è l’onore).
Continuo è il ricorso a parole e termini tipicamente settentrionali (esempi a pagina 27), assieme ad espressioni volgari e blasfeme. Questo tipo di scrittura è l’aspetto più originale di Eco, pur sapendo che solo gli specialisti possono capire fino in fondo il suo linguaggio. In ogni caso, i suoi impasti linguistici sono mirati a creare atmosfere storiche che tutti i lettori siano in grado di capire. L’utilizzo di segni grafici tipicamente medievali (ne Il Nome della Rosa) è volutamente portato all’esasperazione per dare un’idea di come poteva essere la lingua del protagonista.
Altro tratto settentrionale è l’utilizzo di cosa al posto di che cosa, forma già utilizzata da Manzoni nei Promessi Sposi. Spesso però le due forme vengono utilizzate contemporaneamente, senza essere in grado di trovare una ragione stilistica che ne spieghi l’uso. Arcaiche sono invece le inversioni sintattiche, tipiche dello scritto di Eco, per mettere in bocca a certi personaggi un linguaggio barocco e per connotare un linguaggio piuttosto elevato (esempio pagina 33).
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