Liala e la rivalutazione della paraletteratura
Tipica degli ultimi anni è la rivalutazione della paraletteratura, snobismo di chi dichiara di apprezzare. Motivi di continuità romanzo-fotoromanzo: semplicità degli intrecci, stereotipia dei personaggi; motivi di differenza: minore spazio descrittivo nei fotoromanzi per il minore spazio e la cooperazione dell’immagine, maggiore concisione nei dialoghi e abbassamento delle ambientazioni.
La vita
Ad Amaliana Cambiasi Negretti Odescalchi venne dato da D’Annunzio, incontrato alla vigilia dell’uscita del primo romanzo Signorsì, il soprannome di Liala: il libro parlava di aviazione. Nacque marchesina nel 1897 in provincia di Como, allevata dalla balia, rimase defilata la figura della madre cosa che forse influenzerà l’opaca rappresentazione letteraria delle figure materne. Minore sintonia con il ramo nobile della famiglia, poi rimarcato per un abbassamento alla prospettiva delle sue lettrici. Racconta di essere stata molto ammirata, come il suo alter-ego Liana nell’autobiografico “Ombre di fiori sul mio cammino”.
A diciott’anni sposa Pompeo Cambiasi, ufficiale di marina e marchese, che ha il doppio dei suoi anni: sarà “l’uomo padre” opposto all’ “uomo amante” nella dicotomia tipica dei suoi personaggi maschili. A questo punto per la sua vita ci sono due strade diverse da seguire: quella accreditata da lei e raccontata in numerosi romanzi e nei diari “Voci dal mio passato” e “Diario vagabondo”, e quella ufficiale.
Nella prima assume grandissima importanza l’incontro con Vittorio Centurione Scotto, marchese e ufficiale, grande Amore e avatar di innumerevoli personaggi (è l’ “uomo amante”), che muore dopo pochi anni. A questo punto secondo quanto da lei raccontato Liala ritorna all’amore cheto del marito: l’indecisa ambivalenza tra passionalità e convenienze del quieto vivere si ritrova in molti romanzi. Pare chiaro che le sue preferenze andrebbero all’amore sensuale se nella realtà le ragioni del cuore non venissero schiacciate dal buon senso, ma Liana “sceglie di non scegliere”.
La biografia ufficiale è parzialmente diversa: dopo la morte di Amore Liala trascorse vent’anni con Piero Sordi, di bassa estrazione ma promosso socialmente. Su questa storia si mantenne grande riserbo per l’occupazione di lui. Entrambe le versioni hanno lo stesso epilogo, il ritorno a Cambiasi, e sono conciliabili, tant’è che in alcuni romanzi come “Sette Corna” compaiono personaggi con i nomi di entrambi; ma Liala ha rimosso la memoria storica della relazione con Sordi, forse perché più sconveniente socialmente o forse perché meno tragicamente romantica. Morì quasi centenaria a Varese, scrisse fino all’ultimo.
I romanzi
Pubblicati un’ottantina di romanzi, da “Signorsì” 1931 a “Frantumi di arcobaleno” 1985, pubblicato a ottantotto anni. Curò inoltre la posta per molte riviste, e divenne ispiratrice e collaboratrice per il settimanale di Mondadori “Confidenze di Liala” pubblicato nel ’46 all’apice del successo.
- Tra i romanzi più famosi ci sono la trilogia di Lalla, molti romanzi del ventennio Trenta-Cinquanta come Brigata di ali, Il tempo dell’aurora, Il peccato di Guenda, Una carezza e le strade del mondo e Un abisso chiamato amore, oltre al primo Signorsì di enorme successo e accolto favorevolmente anche dal Regime.
- L’esordio avvenne con Mondadori, che le pubblicò 5 romanzi prima di puntare su altri autori più “alti” con la contrazione del panorama editoriale, successivamente Liala passò a Rizzoli, Sonzogno e altri con i quali però ebbe un rapporto difficile, mentre Arnoldo Mondadori rimase sempre amico personale.
- È arduo risalire alle date di prima pubblicazione dei romanzi perché spesso furono pubblicati prima a puntate su riviste, perché alcuni archivi vennero distrutti dai bombardamenti ecc…
Liala cominciò a scrivere perché fu testimone di un incidente e un giornale le chiese di scrivere un articolo: l’articolo piacque e lei pubblicò anche racconti. L’esordio con il romanzo fu marcato da una forte sperimentalità editoriale, con una formula ibrida e fino ad allora inedita al contempo maschile e femminile (voce femminile ma romanzo sull’aviazione), che venne poi a mancare negli anni. Al filone aviatorio tornerà comunque poi con Sette Corna, Brigata di ali e altri.
Il lancio di Signorsì venne propiziato da un mercato libraio in forte espansione, che si stava aprendo a fasce di lettori di livello medio-basso con romanzi di consumo come il rosa e quelli di argomento aeronautico che ben si adattavano al clima fascista. Il momento storico aiutò quindi il primo successo di Liala, ma i motivi di un successo così longevo sono molti:
- Prezzo di vendita contenuto e distribuzione capillare.
- Capacità di Liala di aderire al suo pubblico ricordando le sue intriganti ascendenze nobili ma scherzando sui propri difetti e ponendosi come sorella e madre, con molta esperienza amorosa da cui deriva la sua saggezza: questo rapporto venne coltivato da lettere e rubriche.
- Modello più alto di quello delle lettrici, ammaliante e evasivo, che fa dimenticare le tristezze del quotidiano e non pone interrogativi.
- Autobiografismo sbandierato, che la rende diversa dalle altri scrittrici di rosa e dagli Harmony.
- Ingrediente erotico molto sublimizzato ma costante. Per quanto rimanga ligia alla morale, è indulgente nei confronti delle cedevolezze delle sue lettrici. Leitmotiv ossessivo del profumo che prelude all’innamoramento.
Protagonismo femminile, ma Liala non era affatto femminista: la donna occupa il centro della scena narrativa ma ha una posizione subalterna rispetto a quella maschile, è dotata di “leggero cervello” e preferisce la dedizione al marito alla realizzazione sul lavoro. Al contempo non si enfatizza troppo sul matrimonio, che nei romanzi può essere prospettato, alluso o mancante (anche se il fine supremo rimane la famiglia e lo stato sociale da conquistare), e si mostrano idee progressiste sul divorzio. Liala per quanto conservatrice negli ambiti educativi e morali fu apolitica e non aderì mai al Fascismo che pure la apprezzava. Disinteresse per l’ “esterno”, enfasi sull’interiorità: mai riferimenti politico-sociali o alle realtà lavorative, quadro sostanzialmente acronistico.
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