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una struttura fisica né un protocollo). E’ la rete WAN più grande del mondo, data dall’unione di tutte le altre reti Si

basa sul protocollo HTTP.

Esempio di una sessione tipica:

1. Click su link Utente

2. Il Browser determina l’URL.

3. Attraverso TCP/IP attiva la connessione tra client e server. invio richiesta Server 

4. A connessione fatta, il browser invia il comando Client

5. Il server remoto trova il file richiesto e lo trasmette al client

6. Il browser riceve la pagina e la visualizza 

Elabor.risp.

CONFIGURAZIONE ACCESSO LAN

Per poter utilizzare il protocollo IP su una macchina connessa Client

 Server 

permanentemente ad Internet è necessario definire la configu

razione di rete specificando: ricezione risp.

il proprio indirizzo, il proprio dominio, l’indirizzo del server Utente

DNS e l’indirizzo del gateway (il router di connessione verso l’esterno).

GESTIONE DELLA RETE

Storicamente, i costruttori di hw e sw hanno proposto diverse architetture per la gestione delle reti, ma con

l’avvento di Internet si è affermato quello che viene chiamato protocollo TCP/IP.

Livello di applicazione, (applicazioni e servizi che usano la rete, WEB, e-mail,ecc.)

 Livello di trasporto, (Es.TCP. Gestisce l’intera comunicazione tra un mittente ed un destinatario e

 definisce le tipologie di servizi che possono essere richiesti sulla rete).

Livello di rete, (es.IP. Gestisce l’indirizzamento dei calcolatori sulla rete e si occupa di instradare i

 pacchetti).

Livello data-link, (es.Ethernet. Si occupa della comunicazione tra calcolatori adiacenti cioè connessi

 direttamente sullo stesso mezzo trasmissivo.)

Livello fisico, (descrizione del supporto fisico di comunicazione e delle sue caratteristiche elettriche).

Indipendentemente dalla rete, i calcolatori possono essere raggiunti poiché dotati di un indirizzo. Il protocollo

utilizzato per indirizzare i calcolatori sulla rete Internet è il protocollo IP (Internet Protocol). E’ costituito da 4

byte e si rappresenta in forma testuale come una sequenza di 4 numeri separati dal “.”. Una parte di esso identifica

la LAN, un’altra il calcolatore, ecc. Poiché non è facile da ricordare si usano in formato testo.

Il DNS è il sistema di traduzione degli indirizzi. Qualunque comunicazione di rete, inizia con una richiesta di

traduzione dell’indirizzo. Il server DSN agisce su base dominio: esso consulta un file in cui sono riportate le coppie

nome-numero dei calcolatori dello stesso dominio Inoltre, possiede gli indirizzi di riferimento degli altri server

DSN, a cui far girare la richiesta nel caso in cui la coppia cercata non sia nella sua tabella locale. La comunicazione

sulla rete Internet si basa sul paradigma client-server. I servizi di rete sono gestiti dl protocollo TCP. All’interno

della stessa macchina, server diversi rispondono attraverso canali di comunicazione distinti, gestiti da TCP che

usano identificativi numerici, detti porte.

SITUAZIONE LINGUISTICA IN ITALIA

LINGUA E DIALETTI IN ITALIA:Il latino si è frantumato in Italia in una molteplicità di dialetti che si

possono suddividere in gruppi in base a caratteri linguistici( soprattutto fonologici ma anche lessicali,

morfologici, sintattici)

Successivamente , lo svolgersi degli eventi , ha fatto si che in varie zone della Romania singoli dialetti

emergessero e si imponessero su di altri diventando lingue. Così in Italia il dialetto fiorentino del

trecento è diventato la lingua Italiana; in Francia il dialetto dell’ Ile de france è diventato il francese; in

Spagna il dialetto Casigliano e diventato lo spagnolo.

DIFFERENZE TRA DIALETTO E LINGUA: Come l’italiano, i nostri dialetti riflettono tradizioni e

culture nobili; possiedono un lessico e una grammatica:sono diventati a tutti gli effetti lingue.

Dialetto:E’ usato in un’area circoscritta rispetto alla lingua, la quale appare in un’area più vasta.

I motivi di tale espansione sono di carattere culturale in Italia ; politici in Francia e in Spagna. In Italia

le opere di Dante, Petrarca e Boccaccia diedero un grande prestigio al fiorentino del trecento , che in

seguito fu adottato dalle persone colte e dai centri di potere della penisola. In Francia e Spagna invece, il

potere monarchico impose di diffondere il dialetto cortigiano. Elab.richiesta 

L’espansione della lingua parlata su un’area più ampia, il fatto che tale lingua possa essere scritta dai

letterati, la circostanza che porta a imporre regole grammaticali e insegnata nelle scuole,tutti questi

fattori tendono a differenziare la lingua dal dialetto.

I fattori che distinguono la lingua dal dialetto sono:

1. la lingua subisce una codificazione, vale a dire che si operano delle scelte tra forma concorrenti e

quindi si propongono dei modelli:cio’ non avviene nei dialetti.

2. la lingua possiede un uso scritto, che manca nei dialetti

3. la lingua gode di prestigio sociale rispetto ai dialetti

4. la lingua ha acquistato una dignità culturale rispetto ai dialetti.

Tuttavia l’unico criterio che ci fa’ distinguere la lingua dal dialetto è la minore estensione geografica di

quest’ultimo.

Lingua nazionale : si intende il sistema linguistico adottato da una comunità, costituente una nazione,

come contrassegno del proprio carattere etnico e come strumento dell’amministrazione , della scuola,

degli usi ufficiali e scritti.

BILINGUISMO E VARIETA’ NAZIONALI:In Italia la maggior parte di persone che parlano in dialetto

Bilinguismo.

hanno la capacità di passare alla lingua. Tale capacità e detta Il passaggio dipende dalla

situazione :in famiglia, con individui dello stesso paese si parla in dialetto;con estranei di altre regioni

Italianizzazione

italiane si parla l’Italiano;Oggi l’immagine del dialetto e fuoriavanti;infatti il processo di

dei dialetti spiega il fatto che sia necessario conoscere quattro varietà linguistiche:

1. ITALIANO REGIONALE :varietà di Italiano che possiede delle particolarità regionali avvertibili

Settentrionale; Toscana; Romana;

soprattutto nella pronuncia.in Italia distinguiamo:

Meridionale.

2. DIALETTO REGIONALE :E’ una varietà di dialetto che ha subito l’influsso dell’Italiano regionale

uno o più livelli:fonologico, sintattico, lessicale, morfologico.

3. ITALIANO COMUNE

4. DIALETTO :Attiva

Ricordiamo che la conoscenze delle varietà linguistiche può essere (capacità di comprendere e

Passiva

produrre frasi) (capacità di comprendere).

LA CLASSIFICAZIONE DEI DIALETTI ITALIANI

Il latino volgare si divise in lingue diverse in una serie di numerose parlate.

Nel corso del medioevo entrarono in Italia gruppi etnici, e quindi nuove lingue si aggiunsero.Questa

situazione caratterizzò un frazionamento che si conserva tuttora in Italia.

I dialetti si dividono in due gruppi:

Dialetti settentrionali che a loro volta si dividono in :gallo-italici;veneti;istriani.

 Dialetti centro meridionali , che a sua volta si dividono in :toscani; meridiani; meridionali

 intermedi;meridionali estremi.

Hanno caratteri propri :

Il sardo che si divide in: logudorese - campidanese; sassarese - gallurese

 Il ladino che si divide in: friulano; ladino dolomitico.

Fuori dai confini italiani si parlano dialetti italiani:

In corsica: dialetti centro meridionali

 In Istria: dialetti settentrionali

 In Svizzera il romancio che è una varietà del ladino.

In Italia vivono gruppi che parlano lingue diverse dall’Italiano:

Provenzale

(alpi piemontesi:torre pellice;calabria:guardia piemontese)

 Franco - provenzale (valle d’aosta:due comuni della provincia di foggia)

 Tedesco: (alto adige; varie zone delle alpi e delle prealpi)

 Sloveno :( alpi giulie)

 Serbo – croato :( tre comuni del Molise)

 Catalano (sardegna: alghero)

 Albanese: (vari comuni del meridione e della Sicilia)

 Greco :(alcune parti della calabria e del salento).

Nonostante il processo di italianizzazione sia molto avanzato la frammentazione dialettale in Italia e

molto notevole.

CONFRONTO TRA DIALETTI SETTENTRIONALI E FIORENTINO

1. la semplificazione delle consonanti doppie.

2. la consonante sorda intervocalica diventa sonora.(d diventa t)

3. la vocale A diventa E aperta(che prende il nome di vocale turbata).

4. la U tonica del latino diventa U francese

5. la O latina prende il suono tra O ed E

6. cadono nel settentrione le vocali atone

CONFRONTO TRA I DIALETTI CENTRO MERIDIONALI E IL FIORENTINO

1. assimilazione :il passaggio delle due consonanti ND in NN

2. nelle parole finali in –u la E si muta in I

3. nelle parole finali I la E tonica si muta in IE.tale fenomeno si chiama Metafonesi

4. PL inizio di parola diventa KJ nel napoletano,PJ nel fiorentino

5. la consonante doppia LL diventa DD

6. la U finale di parola si conserva

I DIALETTI SI AVVICINANO ALL’ITALIANO

Nei secoli passati i dialetti italiani si conservavano maggiormente nel tempo,proprio perché solo in pochi

avevano il privilegio di spostarsi e conoscere altri dialetti.non era lo stesso per il fiorentino che una volta

avuto successo le opere del Dante, Petrarca, e boccaccia cominciò a diffondersi in tutta la penisola.

Anche se la stragrande maggioranza conosceva il proprio dialetto.Ma alla seconda metà dell’800 l’unità

d’Italia fece si che l’italiano si diffondesse presso la popolazione.Questo era dovuto in particolare :

1. all’insegnamento obbligatorio

2. le emigrazioni interne

3. lo sviluppo delle grandi città

4. lo sviluppo industriale

5. il servizio militare

6. la necessità di comprendere le disposizioni impartite dallo stato.

In tal modo i dialetti puri tendono ai dialetti regionali, a metà strada tra il dialetto e la lingua.

“italianizzazione dei dialetti”

La penetrazione di elementi della lingua italiana nei dialetti si chiama Tale

dialetto dialetti regionali italiano

fenomeno iniziò a svilupparsi nel corso del ‘900, si passo cosi dal ai all’

regionale.

La televisione per prima, ma anche la radio, il cinema, i giornali hanno contribuito alla diffusione

dell’italiano;cosi come l’uso della propria automobile, nuove scoperte della medicina, ecc.. attraverso la

lingua esistono parole ed espressioni più adatte a quelle dei vari dialetti.

LA LINGUA E LA SOCIETA’

La sociolinguistica studia le diversità e le varietà della lingua quali si manifestano in rapporto alle

differenze degli individui e in rapporto alle differenze delle situazioni in cui avviene la comunicazione.la

sociolinguistica si chiede :chi parla , il perchè di chi parla, perchè usa una certa lingua , a proposito di

cosa, con chi, perché e dove.

Dialogo: è un tipo di comunicazione che si oppone al discorso eseguito da una sola persona.

La pronuncia ci fa’ riconoscere se e un italiano medio oppure con caratteristiche regionali.

Ordine esplicito

:si usa quando si ha una certa confidenza con l’interlocutore.

quando non si ha confidenza con l’interlocutore.(deferenza)

Ordine implicito: IL PROGETTO

Le nostre azioni presuppongono sempre un piano. Anche parlando e scrivendo facciamo dei piani, dei

progetti controllo

.Il progetto può essere modificato nel corso dell’esecuzioni. Perché il linguaggio e anche

dell’interlocutore e di noi stessi. C’è una strategia nel disporre gli argomenti le frasi che i linguistici

strategia discorsiva.

chiamano

FUNZIONI DEL LINGUAGGIO

Il linguaggio ha parecchie funzioni:

il linguaggio serve a comunicare con gli altri, ma anche con noi stessi(esporre i dati di un problema di

 matematica aiuta a l ragionamento.)

il linguaggio serve a descrivere il mondo esterno.

 Serve per inventare qualcosa che non esiste

 Serve per svolgere un ragionamento, far nascere nuovi punti di vista. E’ fonte di pensieri e di immagini

 Serve per affermare i rapporti tra i diversi individui, evidenzia il ruolo che essi occupano l’uno

 rispetto a gli altri e alla società.E’ uno dei testimoni più importanti della cultura, della mentalità delle

classi sociali degli individui.

E azione(promettere/ giurare)

 (metalinguaggio)

E’ parlare anche di se stesso .

SI PARLA IN MOLTI MODI

Parliamo diversamente a seconda di tre fattori:

1. il nostro interlocutore

2. l’argomento di cui si parla

3. il fine che si propone.

Interlocutore

: può essere una persona conosciuta o no , una che trattiamo con riguardo o con

confidenza.Questi fattori condizionano le nostre scelte linguistiche.per cui ad esempio utilizziamo il tu al

posto del lei.

L’argomento: ciò di cui si parla può essere noto o sconosciuto all’interlocutore.può essere un fatto della

vita di tutti i giorni oppure un tema specialistico.

Il fine condiziona la scelta delle parole delle espressioni del tipo di frase e di sintassi.

Interlocutore, argomento e fine sono i tre fattori principale della situazione in cui si svolge un discorso.

l’insieme delle varietà linguistiche possedute da un parlante o da una comunità di

Il repertorio linguistico :è

parlanti.

I sottocodici :sono delle varietà del codice presentano la caratteristica di aggiungere ai dati di base del codice

dati che si riferiscono ad un settore di attività sociale e culturale.ciascun sottocodice può arricchirsi di nuove

parole adottandone nuovi significati e contesti ;ciascun sottocodice può avere un sottosottocodice che

corrisponde alla suddivisione dei vari campi del sapere.

Il rapporto tra sottocodice e codice e il rapporto con particolari settori dell’attività umana viene detto

“linguaggio settoriale”.

I registri sono quelle varietà del codice che dipendono dalla situazione e che si realizzano non aggiungendo

qualcosa al codice ma scegliendo tra le diverse possibilità che il codice stesso offre. Il registro può essere:

aulico, colto, formale, medio, colloquiale, informale, popolare, familiare. Mediante i registri si ottengono i

“stili di discorso”che

cosiddetti possono riguardare ciascun sottocodice.

Relazioni di ruolo, sono i diritti e i doveri che sono riconosciuti in modo implicito da tutti i componenti di una

linguistica.le relazioni di ruolo si basano su regole di comportamento:innanzi tutto l’uso dei pronomi

comunità

personali;relazione paritaria =tu reciproco;relazione non paritaria = tu non reciproco.Con il passare del tempo

comunque si ha il mutamento di certi usi linguistici.

LINGUA PARLATA E LINGUA SCRITTA

“lingua standard media”

Oggi accanto a una lingua standard abbiamo la presenza di una che anticipa

l’evoluzione dell’italiano.

Per esempio:

l’utilizzo del pronome gli al posto di “a lei” “a loro”;

 lui, lei loro al posto di egli, ella, essi;

 utilizzo di ci davanti al verbo avere

 il che polivalente

 costrutti che comportano un’anticipazione;

 l’adozione del verbo indicativo in luogo del congiuntivo in preposizioni subordinate.

Perché non si scrive come si parla? Chi scrive è tenuto a una progettazione più accurata che elimini ogni

eventuale ambiguità, ciò è dovuto anche alla permanenza dello scritto , che dura nel tempo.Chi parla

invece lega le parole al tono della voce, ai gesti, ed ha la possibilità di correggersi di continuo.per cui chi

scrive può rilegge quello che ha scritto, mentre chi parla non può ascoltare quello che dice ciò viene

come “minore capacità di pianificazione che distingue lo scritto dal parlato.il parlato gode della

definito

Mobilità ;inoltre il testo parlato e in riferimento alla situazione in cui si svolge.

Com’è fatto un testo parlato: “segmentazione in tante unità”

La caratteristica del testo parlato è la . il

senza congiunzioni (paratassi) sostituisce l’ipotassi.Anche il “mutamento del progetto”

collegamento è una

caratteristica del parlato

Accanto alle frasi sospese, nel parlato, abbiamo la presenza di frasi frammentarie:

Evidenziazione

1. :cambiamento di posto a un elemento della frase.

Anacoluto

2. : (tema sospeso) che mette in evidenza il principale centro d’interesse del discorso

Frase spezzata

3. :divide un’unica frase in due segmenti diversi. Il passaggio dalla frase di partenza

a quella spezzata,richiede tre operazioni:L’estrazione dell’elemento che si vuole mettere in

risalto;l’aggiunta del verbo essere; il collegamento mediante che con il resto della frase.

Tali aspetti sono connessi :

Frammentazione

1. :ridotta capacità di pianificazione del parlato.

Enfasi

2. : espressione emotivamente rilevata.

Il che polivalente

:in italiano si utilizza il che per legare 2 proposizioni;tale tendenza ad utilizzare un solo

semplificazione

mezzo di collegamento , universale e generico si inquadra nel fenomeno della , che

caratterizza gli usi informali e spontanei della lingua.

Nella frase semplice distinguiamo due elementi fondamentali:

 Elementi nucleari

 Elementi Extra nucleari

I primi sono obbligatori e li troviamo sempre in una frase che ha un senso compiuto.

I secondi sono invece facoltativi.

Ogni frase composta è formata da elementi Nucleari ed eventualmente da elementi extranucleari.

Per distinguere gli elementi si è preso in prestito una metafora dalla chimica; si parla di “valenza del

verbo”.

Gili elementi costitutivi della frase sono paragonati ad atomi, che possono legarsi in vario numero al

verbo, vero e proprio fulcro della proposizione. Gli elementi necessari della frease sono detti argomenti

del verbo.

Esistono verbi con valenza zero (o zerovalenti) che da oli posson formare una frase compiuta

(piovere);verbi monovalenti che richiedono la presenza di un solo argomento di norma il

soggetto:(nascere, correre, partire); verbi bivalenti che richiedono due argomenti (lodare,

intraprendere); verbi trivalenti che richiedono la presenza di tre argomenti (dare, donare,

regalare,scrivere)

Alcuni verbi possono avere valenze diverse secondo le accezioni in cui sono usati

Molti verbi transitivi possono essere mono e bivalenti a seconda che si esprima o si sottintenda il

complemento oggetto.

Altri verbi transitivi sono bivalentiquando indicano l’azione in se, monovalenti quando indicano la capacità,

l’attitudine a compiere l’azione stessa.

Secondo tale criterio la frase semplice è pertanto composta da un num variabile di elementi obbligatori “

governati dal verbo” e da un mnum facoltativo di elementi accessori .

La struttura generale della frase semplice può essere allora rappresentata dal seguente schema:

frase

Elementi nucleari Elementi circostanziali

soggetto Sintagma verbale

verbo Elementi avverbiali

LINGUA E DIALETTI IN ITALIA:Il latino si è frantumato in Italia in una molteplicità di dialetti che si

Argomenti

possono suddividere in gruppi in base a caratteri linguistici( soprattutto fonologici ma anche lessicali,

del verbo

morfologici, sintattici)

Successivamente , lo svolgersi degli eventi , ha fatto si che in varie zone della Romania singoli dialetti

emergessero e si imponessero su di altri diventando lingue. Così in Italia il dialetto fiorentino del

trecento è diventato la lingua Italiana; in Francia il dialetto dell’ Ile de france è diventato il francese; in

Spagna il dialetto Casigliano e diventato lo spagnolo.

DIFFERENZE TRA DIALETTO E LINGUA: Come l’italiano, i nostri dialetti riflettono tradizioni e

culture nobili; possiedono un lessico e una grammatica:sono diventati a tutti gli effetti lingue.La lingua

differisce dal dialetti per fatti esterni(prestigio sociale, codificazione, ecc..)non differisce invece il

sistema linguistico(strutture morfosintattiche, lessicali).

Lingua e dialetto non si possono considerare come fattori separati ma intermedi.lo scambio tra lingua e

dialetto in realtà e BIUNIVOCO.

L’italiano assume in realtà dai dialetti, per questo si sono creati gli “ITALIANI REGIONALI”,che stanno

tra la lingua e il dialetto.

ITALIANO REGIONALE :E’ una varietà di italiano, con particolarità regionali(pronuncia, lessico,

morfosintassi))

usato in un’area circoscritta rispetto alla lingua, la quale appare in un’area più vasta.

DIALETTO:E’

I motivi di tale espansione sono di carattere culturale in Italia ; politici in Francia e in Spagna. In Italia

le opere di Dante, Petrarca e Boccaccia diedero un grande prestigio al fiorentino del trecento , che in

seguito fu adottato dalle persone colte e dai centri di potere della penisola. In Francia e Spagna invece, il

potere monarchico impose di diffondere il dialetto cortigiano.

L’espansione della lingua parlata su un’area più ampia, il fatto che tale lingua possa essere scritta dai

letterati, la circostanza che porta a imporre regole grammaticali e insegnata nelle scuole,tutti questi

fattori tendono a differenziare la lingua dal dialetto.

I fattori che distinguono la lingua dal dialetto sono:

5. la lingua subisce una codificazione, vale a dire che si operano delle scelte tra forma concorrenti e

quindi si propongono dei modelli:cio’ non avviene nei dialetti.

6. la lingua possiede un uso scritto, che manca nei dialetti

7. la lingua gode di prestigio sociale rispetto ai dialetti

8. la lingua ha acquistato una dignità culturale rispetto ai dialetti.

Tuttavia l’unico criterio che ci fa’ distinguere la lingua dal dialetto è la minore estensione geografica di

quest’ultimo.

Lingua nazionale : si intende il sistema linguistico adottato da una comunità, costituente una nazione,

come contrassegno del proprio carattere etnico e come strumento dell’amministrazione , della scuola,

degli usi ufficiali e scritti.

BILINGUISMO E VARIETA’ NAZIONALI:In Italia la maggior parte di persone che parlano in dialetto

Bilinguismo.

hanno la capacità di passare alla lingua. Tale capacità e detta Il passaggio dipende dalla

situazione :in famiglia, con individui dello stesso paese si parla in dialetto;con estranei di altre regioni

Italianizzazione

italiane si parla l’Italiano;Oggi l’immagine del dialetto e fuoriavanti;infatti il processo di

dei dialetti spiega il fatto che sia necessario conoscere quattro varietà linguistiche:

5. ITALIANO REGIONALE :varietà di Italiano che possiede delle particolarità regionali avvertibili

Settentrionale; Toscana; Romana;

soprattutto nella pronuncia.in Italia distinguiamo:

Meridionale.

6. DIALETTO REGIONALE :E’ una varietà di dialetto che ha subito l’influsso dell’Italiano regionale

uno o più livelli:fonologico, sintattico, lessicale, morfologico.

7. ITALIANO COMUNE

8. DIALETTO :Attiva

Ricordiamo che la conoscenze delle varietà linguistiche può essere (capacità di comprendere e

Passiva

produrre frasi) (capacità di comprendere).

LA CLASSIFICAZIONE DEI DIALETTI ITALIANI

Il latino volgare si divise in lingue diverse in una serie di numerose parlate.

Nel corso del medioevo entrarono in Italia gruppi etnici, e quindi nuove lingue si aggiunsero.Questa

situazione caratterizzò un frazionamento che si conserva tuttora in Italia.

I dialetti si dividono in due gruppi:

Dialetti settentrionali che a loro volta si dividono in :gallo-italici;veneti;istriani.

 Dialetti centro meridionali , che a sua volta si dividono in :toscani; meridiani; meridionali

 intermedi;meridionali estremi.

Hanno caratteri propri :

Il sardo che si divide in: logudorese - campidanese; sassarese - gallurese

 Il ladino che si divide in: friulano; ladino dolomitico.

Fuori dai confini italiani si parlano dialetti italiani:

In corsica: dialetti centro meridionali

 In Istria: dialetti settentrionali

 In Svizzera il romancio che è una varietà del ladino.

In Italia vivono gruppi che parlano lingue diverse dall’Italiano:

Provenzale

(alpi piemontesi:torre pellice;calabria:guardia piemontese)

 Franco - provenzale (valle d’aosta:due comuni della provincia di foggia)

 Tedesco: (alto adige; varie zone delle alpi e delle prealpi)

 Sloveno :( alpi giulie)

 Serbo – croato :( tre comuni del Molise)

 Catalano (sardegna: alghero)

 Albanese: (vari comuni del meridione e della Sicilia)

 Greco :(alcune parti della calabria e del salento).

Nonostante il processo di italianizzazione sia molto avanzato la frammentazione dialettale in Italia e

molto notevole.

CONFRONTO TRA DIALETTI SETTENTRIONALI E FIORENTINO

7. la semplificazione delle consonanti doppie.

8. la consonante sorda intervocalica diventa sonora.(d diventa t)

9. la vocale A diventa E aperta(che prende il nome di vocale turbata).

10. la U tonica del latino diventa U francese

11. la O latina prende il suono tra O ed E

12. cadono nel settentrione le vocali atone

CONFRONTO TRA I DIALETTI CENTRO MERIDIONALI E IL FIORENTINO

7. assimilazione :il passaggio delle due consonanti ND in NN

8. nelle parole finali in –u la E si muta in I

9. nelle parole finali I la E tonica si muta in IE.tale fenomeno si chiama Metafonesi

10. PL inizio di parola diventa KJ nel napoletano,PJ nel fiorentino

11. la consonante doppia LL diventa DD

12. la U finale di parola si conserva

ALL’ITALIANO

I DIALETTI SI AVVICINANO

Nei secoli passati i dialetti italiani si conservavano maggiormente nel tempo,proprio perché solo in pochi

avevano il privilegio di spostarsi e conoscere altri dialetti.non era lo stesso per il fiorentino che una volta

avuto successo le opere del Dante, Petrarca, e boccaccia cominciò a diffondersi in tutta la penisola.

Anche se la stragrande maggioranza conosceva il proprio dialetto.Ma alla seconda metà dell’800 l’unità

d’Italia fece si che l’italiano si diffondesse presso la popolazione.Questo era dovuto in particolare :

7. all’insegnamento obbligatorio

8. le emigrazioni interne

9. lo sviluppo delle grandi città

10. lo sviluppo industriale

11. il servizio militare

12. la necessità di comprendere le disposizioni impartite dallo stato.

In tal modo i dialetti puri tendono ai dialetti regionali, a metà strada tra il dialetto e la lingua.

“italianizzazione dei dialetti”

La penetrazione di elementi della lingua italiana nei dialetti si chiama Tale

dialetto dialetti regionali italiano

fenomeno iniziò a svilupparsi nel corso del ‘900, si passo cosi dal ai all’

regionale.

La televisione per prima, ma anche la radio, il cinema, i giornali hanno contribuito alla diffusione

dell’italiano;cosi come l’uso della propria automobile, nuove scoperte della medicina, ecc.. attraverso la

lingua esistono parole ed espressioni più adatte a quelle dei vari dialetti.

LINGUA E DIALETTO

REPERTORIO LINGUISTICO: Sono le varietà linguistiche possedute da un parlante o da una

comunità di parlanti.

VARIAZIONE DIATOPICA: Variazioni tra varietà geografiche.

DIGLOSSIA: quando un parlante gestisce 2 lingue si parla di bilinguismo,nel caso del dialetto e

dell’italiano possiamo parlare di DIGLOSSIA,differenza di varietà linguistica, una alta e una

bassa.anche se questa definizione non si può accettare perchè l’attuale situazione linguistica non vede

una dimensione linguistica alto, o bassa.per cui possiamo parlare di:

BILINGUISMO ENDOGENO: perché sia la lingua che il dialetto appartengono alla stessa madre

lingua.Lingua e dialetto sono molto vicini e quindi a bassa distanza strutturale.Sono esogene perché

appartengono alla stessa comunità di parlanti.

Il passaggio da una lingua all’altra dipende dalla situazione comunicativa.

LA LINGUA E LA SOCIETA’

La sociolinguistica studia le diversità e le varietà della lingua quali si manifestano in rapporto alle

differenze degli individui e in rapporto alle differenze delle situazioni in cui avviene la comunicazione.la

sociolinguistica si chiede :chi parla , il perchè di chi parla, perchè usa una certa lingua , a proposito di

cosa, con chi, perché e dove.

Dialogo: è un tipo di comunicazione che si oppone al discorso eseguito da una sola persona.

La pronuncia ci fa’ riconoscere se e un italiano medio oppure con caratteristiche regionali.

Ordine esplicito

:si usa quando si ha una certa confidenza con l’interlocutore.

quando non si ha confidenza con l’interlocutore.(deferenza)

Ordine implicito: IL PROGETTO

Le nostre azioni presuppongono sempre un piano. Anche parlando e scrivendo facciamo dei piani, dei

progetti controllo

.Il progetto può essere modificato nel corso dell’esecuzioni. Perché il linguaggio e anche

dell’interlocutore e di noi stessi. C’è una strategia nel disporre gli argomenti le frasi che i linguistici

strategia discorsiva.

chiamano

FUNZIONI DEL LINGUAGGIO

Il linguaggio ha parecchie funzioni:

il linguaggio serve a comunicare con gli altri, ma anche con noi stessi(esporre i dati di un problema di

 matematica aiuta a l ragionamento.)

il linguaggio serve a descrivere il mondo esterno.

 Serve per inventare qualcosa che non esiste

 Serve per svolgere un ragionamento, far nascere nuovi punti di vista. E’ fonte di pensieri e di immagini

 Serve per affermare i rapporti tra i diversi individui, evidenzia il ruolo che essi occupano l’uno

 rispetto a gli altri e alla società.E’ uno dei testimoni più importanti della cultura, della mentalità delle

classi sociali degli individui.

E azione(promettere/ giurare)

 (metalinguaggio)

E’ parlare anche di se stesso .

SI PARLA IN MOLTI MODI

Parliamo diversamente a seconda di tre fattori:

4. il nostro interlocutore

5. l’argomento di cui si parla

6. il fine che si propone.

Interlocutore

: può essere una persona conosciuta o no , una che trattiamo con riguardo o con

confidenza.Questi fattori condizionano le nostre scelte linguistiche.per cui ad esempio utilizziamo il tu al

posto del lei.

L’argomento: ciò di cui si parla può essere noto o sconosciuto all’interlocutore.può essere un fatto della

vita di tutti i giorni oppure un tema specialistico.

Il fine condiziona la scelta delle parole delle espressioni del tipo di frase e di sintassi.

Interlocutore, argomento e fine sono i tre fattori principale della situazione in cui si svolge un discorso.

l’insieme delle varietà linguistiche possedute da un parlante o da una comunità

Il repertorio linguistico :è di

parlanti.

I sottocodici :sono delle varietà del codice presentano la caratteristica di aggiungere ai dati di base del codice

dati che si riferiscono ad un settore di attività sociale e culturale.ciascun sottocodice può arricchirsi di nuove

parole adottandone nuovi significati e contesti ;ciascun sottocodice può avere un sottosottocodice che

corrisponde alla suddivisione dei vari campi del sapere.

Il rapporto tra sottocodice e codice e il rapporto con particolari settori dell’attività umana viene detto

“linguaggio settoriale”.

I registri sono quelle varietà del codice che dipendono dalla situazione e che si realizzano non aggiungendo

qualcosa al codice ma scegliendo tra le diverse possibilità che il codice stesso offre. Il registro può essere:

aulico, colto, formale, medio, colloquiale, informale, popolare, familiare. Mediante i registri si ottengono i

“stili di discorso”che

cosiddetti possono riguardare ciascun sottocodice.

Relazioni di ruolo, sono i diritti e i doveri che sono riconosciuti in modo implicito da tutti i componenti di una

comunità linguistica.le relazioni di ruolo si basano su regole di comportamento:innanzi tutto l’uso dei pronomi

personali;relazione paritaria =tu reciproco;relazione non paritaria = tu non reciproco.Con il passare del tempo

comunque si ha il mutamento di certi usi linguistici.

ITALIANO STANDARD: Lingua nazionale standard, che si fonda sul parlato delle persone colte e che ha

come modello la lingua scritta.E’ standard quando è parlato in modo uniforme e non risente della

pronuncia dell’italiano regionale.Ciò significa che si tratta di un concetto più teorico che pratico.E’ il

modello a cui tende la lingua, per questo si parla di italiano SUBSTANDARD = tutti gli usi che si

discostano dalla lingua ufficiale,(italiano regionale)

LINGUA PARLATA E LINGUA SCRITTA

“lingua standard media”

Oggi accanto a una lingua standard abbiamo la presenza di una che anticipa

l’evoluzione dell’italiano.

Per esempio:

l’utilizzo del pronome gli al posto di “a lei” “a loro”;

 lui, lei loro al posto di egli, ella, essi;

 utilizzo di ci davanti al verbo avere

 il che polivalente

 costrutti che comportano un’anticipazione;

l’adozione del verbo indicativo in luogo del congiuntivo in preposizioni subordinate.

Perché non si scrive come si parla? Chi scrive è tenuto a una progettazione più accurata che elimini ogni

eventuale ambiguità, ciò è dovuto anche alla permanenza dello scritto , che dura nel tempo.Chi parla

invece lega le parole al tono della voce, ai gesti, ed ha la possibilità di correggersi di continuo.per cui chi

scrive può rilegge quello che ha scritto, mentre chi parla non può ascoltare quello che dice ciò viene

come “minore capacità di pianificazione che distingue lo scritto dal parlato.il parlato gode della

definito

Mobilità ;inoltre il testo parlato e in riferimento alla situazione in cui si svolge.

Com’è fatto un testo parlato: “segmentazione in tante unità”

La caratteristica del testo parlato è la . il

senza congiunzioni (paratassi) sostituisce l’ipotassi.Anche il “mutamento

collegamento del progetto” è una

caratteristica del parlato

Accanto alle frasi sospese, nel parlato, abbiamo la presenza di frasi frammentarie:

Evidenziazione

4. :cambiamento di posto a un elemento della frase.

Anacoluto

5. : (tema sospeso) che mette in evidenza il principale centro d’interesse del discorso

Frase spezzata

6. :divide un’unica frase in due segmenti diversi. Il passaggio dalla frase di partenza

a quella spezzata,richiede tre operazioni:L’estrazione dell’elemento che si vuole mettere in

risalto;l’aggiunta del verbo essere; il collegamento mediante che con il resto della frase.

Tali aspetti sono connessi :

Frammentazione

3. :ridotta capacità di pianificazione del parlato.

Enfasi

4. : espressione emotivamente rilevata.

Il che polivalente

:in italiano si utilizza il che per legare 2 proposizioni;tale tendenza ad utilizzare un solo

semplificazione

mezzo di collegamento , universale e generico si inquadra nel fenomeno della , che

caratterizza gli usi informali e spontanei della lingua.

DIFFERENZE TRA LINGUA SCRITTA E LINGUA PARLATA

Esistono differenze tra lingua scritta e lingua parlata, ciò rientra nella competenza metalinguistica:la

capacità che il parlante ha sulla lingua che parla.

Tra lo studio della lingua scritta e quella parlata gli studiosi si sono occupati più di quella scritta, solo a

partire degli anni ’80 si è dato rilievo a quella parlata.

Il Parlato ha priorità:

FILOGENETICA:precede la lingua parlata a quella scritta.

 ONTOGENETICA:L’acquisizione del bambino della lingua parlata precede quella scritta.

 INTERNA: la parlata dipende da mezzi paralinguistici che solo parzialmente si possono trasferire

 nello scritto.(anche il paralinguaggio viene considerato un mezzo del parlato).

VARIAZIONE DIAMESICA: variazione legata al mezzo, al tipo di canale usa.

Caratteristiche del parlato:

Scarsa pianificazione (immediatezza)

 Feedback:capacità del parlante di avere un ritorno da parte del suo interlocutore e verificare se il

 messaggio è stato recepito correttamente.

Linearità:dovuto al fatto che i suoni si susseguono nel tempo.

 Non permanenza del messaggio :se il parlante deve fissare il contenuto deve ricorrere a ridondanze e

 riprese lessicali

Caratteristiche dello scritto:

Discretezza : un testo scritto permette di tornare indietro nella lettura. Ciò si realizza anche nelle

 pagine web.

Possibilità di rilettura.

POSSIBILI TIPOLOGIE DEL PARLATO :

Parlato spontaneo – non spontaneo: quelli che risentono di un testo scritto oppure no

 Parlato monologico –dialogico :il primo e il parlato asimmetrico , un solo emittente che parla;il secondo

 dove i turni di conversazione sono gestiti da ricevente ed emittente.

Parlato in assenza- presenza:entrambi interlocutori presenti o assenti, ad es. una conversazione

 telefonica,dove il ricorso ai mezzi paralinguistici e minore.

SEGNALI DISCORSIVI: Gli avverbi, gli aggettivi, servono a chiarire l’atteggiamento del parlante, e

hanno un carattere pragmatico.Alcuni come, cioè , diciamo, servono a chiarire quanto è stato già detto.Il

ricorso alla deissi:serve a mettere in relazione l’enunciato con il contesto situazionale e a collocarlo nello

spazio e nel tempo.Le maggiori categorie dei deittici sono quelli Spaziali e temporali.(es. qui, ora, ecc….).

TRATTI SITUAZIONALI DEL PARLATO E CARATTERISTICHE LINGUISTICHE

1. Scarsa pianificazione(Il parlato e meno progettato) diversa strutturazione e minore coesione

2. impossibilità di cancellazione autocorrezione

3. non permanenza ridondanza(ripetizioni), replicazione lessicale(per rendere il mess.più

permanente

4. funzione fatica meccanismi di fedback,con elementi chiamati fatismi(per richiamare

l’attenzione dell’interlocutore)

5. conoscenza condivisa creano ellissi(cancellazioni),nel parlato gli elementi che possono

essere cancellati sono di più, nello scritto la presupposizione è maggiore.

SEGNALI DISCORSIVI: hanno la funzione di gestire la comunicazione, come, verbi avverbi, nomi, che

gestiscono il rapporto tra parlante e interlocutore.Alcuni servono ad attenuare il valore

DEMARCATIVI,

dell’informazione, altri sono che servono per marcare la conclusione del

discorso(insomma, a fine discorso), o il fatto di mettere il no a fine discorso, per avere una conferma

dall’interlocutore. TEMA E REMA

Il Rema è quella parte dell’enunciato che ne realizza lo scopo informativo e ne veicola la forza illocutiva.

Il Tema è il resto dell’enunciato, la cui funzione è quella di fornire informazione accessoria che facilita la

comprensione del rema. In alcune lingue, come l’italiano e l’inglese questa distinzione è caratterizzata da due tratti

formali: l’ordine dei costituenti (il T precede il R) e l’intonazione (il R porta la prominenza intonativa). Rispetto a

D\N, T\R si trovano su un livello diverso della realtà extralinguistica, essi infatti non sono i contenuti di un

materiale linguistico

enunciato ma il che li esprime. D\N sono nozioni psicologiche, T\R linguistiche. Un’altra

differenza tra D\N e T\R riguarda il contesto. Infatti soltanto il contesto in cui gli enunciati vengono prodotti ci

consentesi verificare il grado di precedente attivazione dei concetti, quindi senza contesto non si potrebbe parlare

di informazione D\N. Qualunque sia il contesto in cui appaiono, tutti gli enunciati contengono un R perché non può

esistere un enunciato privo di scopo. Proprio per questo il R coincide con un tratto inalienabile dell’enunciato,

l’accento principale.

Quando su sottopone un enunciato al test della negazione, questa risparmia sia ciò che è presupposto, sia il T. Ciò

potrebbe far creare confusione tra T e P. La differenza sta nel fatto che la categoria di presupposto-asserto

riguarda il contenuto, mentre quella T\R riguarda il materiale linguistico.

N ,

ELLA VERSIONE NEGATIVA DI UN ENUNCIATO RISULTA SEMPRE NEGATO CIÒ CHE ERA ASSERITO NELLA VERSIONE POSITIVA

R .

CIOÈ IL CONTENUTO DI UN NON PRESUPPOSTO

Perché un contenuto sia asserito occorrono 2 condizioni: non deve essere presupposto e deve far parte del R.

Oltre a contenere sempre un R individuato dall’accento principale, ogni enunciato può anche articolarsi in T\R.

T\R NELL’ E

ORALE NELLO SCRITTO

Per quanto riguarda l’oralità, il R in molte lingue è legato alla prominenza intonativa, cioè è segnalato da ciò che i

parlanti riconoscono come prominenza intonativa dell’enunciato. Lo scritto, invece, non ha intonazione né accento

perché ha natura grafica non acustica e la punteggiatura non basta a dare l’intonazione. Proprio per questo Simone

parla di “appiattimento dei rilievi dell’informazione”. Ma ogni lettore, quando legge assegna dei contorni intonativi,

delle prominenza accentuali, basandosi sul testo precedente. Quindi, al di là di una prima impressione, lo scritto

possiede mezzi formali abbastanza efficaci per distinguere T\R, e con questi istruisce il lettore su come intonare

gli enunciati. Chi produce un testo, per segnalare al lettore il R ha tre possibilità:

Ordine dei costituenti

1. . Solitamente l’ordine normale o “non marcato” è quello T\R che è proprio della

coniugazione attiva, quindi si avrà che la prominenza intonativa cadrà alla destra di ciascun contorno

intonativo. Nello scritto è difficile segnalare un ordine R\T e lo si può fare solo utilizzando grafie speciali

(corsivi, maiuscoletti).

Supposizione del lettore: salvo espliciti segnali,la prominenza intonativa, e quindi il R è a dx.

 Regola dello scrivente: mettere il N a destra perché il lettore tenderà a mettere il R a dx.

Può capitare che intere frasi presentino l’ordine R\R perché entrambe hanno una propria forza illocutiva; in

tal caso, per segnalare il contorno intonativo si può usare la virgola, ma se la subordinata precede la

principale diviene T.

2. scelte della struttura sintattica . Quando è rematico un costituente che si trova a sn, di solito si tratta di R

contrastivo, segnalato nel parlato da una prominenza marcata. Oltre ai tratti intonativi, per esprimere un

costrutti di messa in evidenza

R.C., lo scritto dispone dei , cioè costruzioni sintattiche la cui funzione è

proprio quella di conferire a un costituente un particolare rilevo informativo. Si può invertire l’ordine delle

ad hoc

clausole, usare una grafia marcata oppure adottare un costrutto , a cui può aggiungersi la possibilità

soltanto, proprio, esattamente ad hoc

di introdurre un focalizzatore lessicale del tipo . Tipico costrutto è la

frase scissa che

, che prevede la tonica sul costituente che precede il .

scelte sui connettivi

3. . Giacché, poiché, siccome introducono sempre una causale tematica. Invece perché e

ché introducono una causale rematica. Simili connettivi neutralizzano la possibilità di usare l’ordine dei

costituenti per influire sulla struttura tematica dell’enunciato.

R segnalato da: R segnalato da:

PARLATO Intonazione prodotta SCRITTO Intonazione probabile Intonaz.probabile segnalata da:

Ordine dei costituenti

 Connettivi

 strutture sintattiche

 marcate

fattori semantico-

 pragmatici (D\N)

E R

STENSIONI E FUNZIONI DEL EMA

Regola di base del R: una parola che ha prominenza intonativa costituisce un R.

Regola sintagmatica del R: un costituente sintattico può essere R se:

1. il costituente che ne è la testa è un R

2. Un costituente in esso contenuto, che sia un argomento della tesa, è un R.

Con “testa” di un sintagma si intende il costituente da cui dipende il resto del sintagma. Con “argomento” si intende

un costituente che occupa un ruolo richiesto sintatticamente dal predicato.

Rema non marcato.

In contesti poco chiari, il ricevente rimane libero di considerare più o meno ampia una porzione che esprime lo scopo

di un enunciato (R). Accanto alla posizione tonica che individua il nucleo del R, ci sono dei fattori formali:

1. il ritmo

2. Il tipo di contorno intonativo. Halliday sostiene che un enunciato con R esteso viene prodotto sotto un

contorno intonativo discendente, mentre uno con tema ristretto conosce un innalzamento del tono proprio in

corrispondenza del R.

Riassumendo, ciò che caratterizza un R non marcato è dato da:

1. fattori sintattici (Confini di sintagma).

2. fattori intonativi (Ritmo e intensità della prominenza).

3. fattori semantico-pragmatici (Informazione D\N).

Rema marcato.

Quando la prominenza intonativa occupa una posizione marcata, il R risulta ristretto e spesso contrastivo.

Cause del R marcato. La posizione del R è marcata quando la prominenza intonativa:

1. è situata a sn dell’enunciato. Il fatto che il R sia a sn lo rende ristretto. Quando il R è ristretto, può essere

contrastivo, cioè può avere la funzione di escludere uno o più concetti che nel contesto si presentano come

alternativi a quello rematizzato.

2. ha la posizione stabilita da un costrutto di messa in evidenza. Questi costrutti ottengono che il R

dell’enunciato sia ristretto a un preciso costituente, su cui fanno obbligatoriamente cadere la prominenza

intonativa. si pongono come equivalenti del semplice spostamento a sn perché ammettono solo una posizione

della prominenza intonativa. Essi neutralizzano la funzione della posizione del R.

3. si trova su un aggiunto e non sulla testa né su un argomento. La prominenza sul modificatore può rendere

rematico l’intero costituente o l’intero enunciato. In italiano il parametro rilevante è la posizione del

costituente che reca la tonica, e non il fatto di essere aggiunto e non testa o argomento in un sintagma. Il R

ristretto non è legato particolarmente agli aggiunti, ma a quei costituenti che compaiono a sn del sintagma.

Quando il R è a sn è marcato, e dunque ristretto. Il è ristretti non solo quando la tonica cade su una

parola alla sn di un costituente, ma anche quando cade a dx, se quella dx è una posizione marcata per l parola

in questione.

4. si trova su una parola appartenente ad un paradigma chiuso. Halliday sostiene che, poiché la prominenza in

un sistema chiuso è contrastava, con parole di questo tipo il R implica contrasto. Jacobs invece sostiene che

l’insieme dei costituenti di una lingua naturale comprende molte delle cosiddette “parole funzionali” come

determinanti e complementatori, oltre che i pronomi personali, i pronomi e gli aggetti interrogativi e certi

indefiniti. La particolarità di verbi ausiliari e modali, articoli, preposizioni, congiunzioni,

pronomi,interrogativi e possessivi, è dunque quella di non poter occorrere alla fine dell’enunciato, ma sempre

solo al suo interno. il procedimenti di mettere in rilievo un morfema ponendo la tonica in una posizione

marcata entro la parola è fortemente marcato, e presenta sempre una componente chiamata

metalinguistica

, cioè che si riferisce alla lingua stessa.

5. si trova su materiale linguistico che codifica informazione già attiva. Fuchs afferma che quando il R esprime

un contenuto comunicativamente nuovo, esso risulta rematizzato interamente. Se invece si tratta di

informazione già attiva, possono risultare rematizzati soltanto alcuni dei suoi tratti. Ciò significa che in un

enunciato con rema nuovo, lo scopo dell’enunciato è comunicare l’intero contenuto del R, mentre con un R

dato lo scopo è informare solo di una parte del contenuto del R.

Rema esteso e contrastivo.

R esteso, R contrastivo e R non contrastivo sono sempre lo stesso stato rematico, cioè la condizione per la quale un

costituente realizza lo scopo comunicativo dell’enunciato. Però, se il R è esteso, lo scopo dell’enunciato è esprimere

una buona porzione di informazione; se è ristretto, lo scopo è di comunicare poca informazione; se oltre a essere

poca, l’informazione appartiene anche a una classe limitata, lo scopo di informare coincide con quello di escludere

altra informazione complementare, e si attiva il contrasto paradigmatico.

VERBO

Il verbo è il centro sintattico della frase, attorno al quale si organizzano i diversi elementi che lo

compongono. Caratteristiche del verbo

1. Il Modo: indica l’atteggiamento del parlante nei confronti dell’enunciato che proferisce:

- certezza (modo indicativo)

- possibilità (modo congiuntivo)

- desiderio (modo condizionale) MODI FINITI determinano il tempo, la xsona e N°

- comando (modo imperativo)

MODI INDEFINITI: Infinito (amare)

Participio (che io ami)

Gerundio (amando)

2. Il Tempo indica qual è il rapporto cronologico che intercorre tra il momento in cui si parla e il momento in cui si

verifica l’azione che può essere di:

-contemporaneità: quando il fatto avviene nel momento in cui si parla (Daniele canta) Tempo Presente

-anteriorità: quando il fatto avviene in un momento anteriore a quello in cui si parla (Daniele cantava o cantò o ha

cantato) Tempo Passato

-posteriorità: quando il fatto avviene in un momento posteriore a quello in cui si parla (Daniele canterà) Tempo

Futuro

Momento dell’enunciazione (ME): è il momento in cui si verifica l’atto di parola

Momento dell’avvenimento (MA): è il momento in cui ha avuto luogo l’evento oggetto della parola

Momento di riferimento (MR): può essere costituito da un avverbio di tempo o da un’altra determinazione

temporale (alle cinque, l’anno scorso, quando sono uscito,..)

3. La Persona che specifica a quale individuo tra quelli coinvolti direttamente o indirettamente nel discorso, il

verbo fa riferimento:

 La prima persona designa il parlante (IO)

 La seconda persona designa l’ascoltatore (TU)

 La Terza persona designa qualsiasi altro individuo, presente o assente (EGLI/ESSO)

4. La Transitività o Intransività:

transitivi

Si chiamano i verbi che possono avere un complemento oggetto, però non sempre per avere senso

 compiuto devono possederlo (Marco legge)

intransitivi

Si chiamano i verbi che non possono avere un complemento oggetto (l’uomo impallidì)

5. La forma Attiva o Passiva:

forma attiva

 Nella il soggetto del verbo è l’agente della frase (La polizia insegue i ladri)

forma passiva

 Nella l’agente della frase è il complemento d’agente (I ladri sono inseguiti dalla polizia)

6. L’Aspetto verbale è il modo in cui il parlante considera lo svolgimento dell’azione espressa dal verbo:

Aspetto perfettivo: l’azione è considerata conclusa e si ha quando il momento dell’azione (MA) è incluso

 nell’intervallo rappresentato dal localizzatore temporale. (Mario tornò a casa)

Aspetto imperfettivo o abituale: l’azione è considerata nel suo svolgersi e il momento dell’azione non è

 incluso nell’intervallo rappresentato dal localizzatore temporale (Mario tornava a casa)

Aspetto compiuto: si considera il perdurare nel presente, degli effetti di un evento avvenuto in

 precedenza ( Mario è tornato a casa)

Aspetto ingressivo: prevede una focalizzazione nel momento iniziale

 Aspetto progressivo: tendenza di avvicinamento progressivo alla fine del processo che sto leggendo

 Aspetto continuo: l’azione è nel corso dello svolgimento però si avvicina sempre più alla fine della frase

Verbi Predicativi: hanno un significato compiuto e possono essere usati da soli (piove)

Verbi Copulativi: servono a collegare il soggetto a un nome o a un aggettivo e hanno una finzione analoga a

quella del verbo essere che si chiama copula

Verbi Impersonali: quei verbi che non hanno un soggetto determinato (comincia a nevicare)

Verbi Servili: sono dovere, potere, volere reggono l’infinito di un altro verbo del quale indicano una modalità

(necessità, possibilità, volontà)

Verbi Fraseologici: sono quelli come stare, cominciare, iniziare, continuare, seguitare, finire, smettere che, usati

davanti ad un altro verbo definiscono un particolare aspetto:

Sto parlando azione durativa

o Sto per parlare azione ingressiva

o Cominciai a parlare inizio dell’azione

o Continuai a parlare proseguimento dell’azione

o Smisi di parlare fine dell’azione

o

Verbi Difettivi: sono quei verbi che mancano di alcune voci o perché cadute in disuso

Verbi Sovrabbondanti: quando i verbi appartengono a due coniugazioni diverse, o quando cambiando

coniugazione cambiano significato (Arrossare Arrossire)

Forma Riflessiva (Propria, Apparente, Reciproca)

Si dice riflessiva ogni costruzione in cui il soggetto e l’oggetto coincidono:il fatto espresso nel verbo si

mi, ti, si, ci, vi

riflette sul soggetto. L’oggetto del verbo riflessivo è sempre costituito dai pronomi atoni (io

mi lavo)

Forma riflessiva apparente o transitiva pronominale: nell’aspetto esterno è uguale ad una forma riflessiva

ma equivale ad una forma transitiva con il complemento oggetto e con un complemento di termine

espresso da un pronome atono (io mi lavo le mani)

Forma riflessiva Reciproca: quando il verbo riflessivo esprime una reciprocità d’azione (Marina e Paolo si

baciano)

Forma Intransitiva Pronominale: i verbi intransitivi pronominali sono preceduti nella coniugazione dalle

mi, ti, si, ci, vi

particelle pronominali (Io mi vergogno di ciò che ho fatto)

Il nome varia nel

(maschile o femminile),

genere (singolare o plurale) .

numero

In base al significato, i nomi vengono poi suddivisi in comuni, propri, concreti, astratti, collettivi,

numerabili e non numerabili. GENERE

Per quanto riguarda le persone e gli animali, la distinzione avviene in relazione al sesso, ma non

sempre il genere grammaticale coincide con quello naturale. In questi casi, l’accordo delle parole che

si riferiscono al nome va fatto tenendo conto del genere grammaticale.

Per quanto riguarda le cose, gli elementi che ne determinano il genere sono due: il significato e la

terminazione. Generalmente si hanno:

Significato Terminazione

Alberi,metalli ed elementi chimici O, consonante,e

Maschili mesi,giorni,monti,mari,fiumi,laghi,

punti cardinali

Frutti,scienze, nozioni A,i,tà,tù,e.

Femminili astratte,continenti,stati,regioni,

città,isole.

FORMAZIONE DEL FEMMINILE

Alcuni nomi , se cambiano la vocale finale o il genere dell’articolo cambiano il loro significato

(es.modo-moda, pianto-pianta). Nomi Nomi di genere Nome di genere

indipendenti comune promiscuo (animali)

Hanno Hanno un’unica Hanno un’unica

radici forma x M e F forma x M e F

diverse x M

e F

Padre- E (nipote) L’aquila maschio-

madre Part.pres.(cantante) l’aquila femmina, il

Frate-suora Ista-cida(pianista) leopardo maschio-il

Toro-mucca A (collega) leopardo femmina.

Maschile Femminile Esempio

essa Poeta-poetessa

a A Alunno\ a

o (raro essa) diavolo-diavolessa

A Signore\a

e essa Conte-contessa

Trice Attore-attrice

tore (rari essa,tora) Traditore\a

strice Possessore\ditrice

sore Pochi sora Uccisore\sora

Eroe-eroina,re-regina,strega-stregone,

c.particol. dio-dea,cane-cagna


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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