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Appunti di linguistica generale

Materia: Linguistica generale
Nome docente: M. Lucia Aliffi
Programma: 2005/2006
Corso di laurea: Lingue moderne per il web; Lingue e culture
Libro: Aliffi, Fonetica e fonologia, Palermo 2002

Introduzione alla fonetica

La fonetica è lo studio dei suoni che gli uomini usano per comunicare nel linguaggio verbale. Per comunicare sono necessari un emittente che produce il linguaggio, un mezzo per propagarlo e un ricevente; a questi tre elementi corrispondono tre branche diverse della fonetica:

  • Articolatoria: studia il processo di produzione dei suoni linguistici;
  • Acustica: studia la consistenza dei suoni e la loro propagazione attraverso l’aria;
  • Uditiva: studia la percezione dei suoni linguistici.

La fonazione avviene grazie ad organi che fanno parte degli apparati respiratori e digerente: i polmoni (con la contrazione del diaframma e dei muscoli, la produzione della voce avviene nella fase espiratoria); i bronchi e la trachea attraverso cui passa l’aria; la laringe (che è come una scatola nella parte più alta della trachea formata da 4 cartilagini: la tiroide, la cricoide e 2 aritenoidi) e tutte le sue pareti interne sono rivestite di una mucosa che forma due coppie di pieghe dette pliche vocali, contenute nella glottide. Durante la normale respirazione la glottide si apre consentendo il normale passaggio dell’aria; la voce esce invece quando i muscoli vocali si contraggono creando il meccanismo laringeo.

Altre parti necessarie alla respirazione sono la faringe, la cavità orale nella quale si trovano il velo del palato che pende inerte nella normale respirazione e per la pronuncia delle nasali o si sposta all’indietro quando si ingoia o si producono suoni orali; l’ugola, la parte che vibra; il palato duro che si distingue in palato posteriore o prevelo, palato medio e palato anteriore o prepalato; la lingua divisa in radice, dorso, corona e apice; gli alveoli, i denti (dei quali intervengono nella fonazione solo gli incisivi), le labbra e le cavità nasali. Questi organi descritti si dividono tra organi mobili perché intervengono nella fonazione con movimenti attivi, e organi fissi che hanno un ruolo “passivo” e cioè che intervengono solo quando vengono toccati da altri organi mobili.

Alfabeto fonetico

L’alfabeto fonetico è uno strumento universale usato per descrivere i suoni delle singole lingue senza tener conto della grafia, visto che non sempre corrispondono alla pronuncia. Ad esempio nell’italiano il grafema ha pronunce diverse in “cicca” e “cane” e lo stesso può succedere tra i suoni di diverse lingue. Per risolvere questi problemi si ricorre ad alfabeti fonetici universali come l’API (Alphabet Phonetique International), in cui la trascrizione dei foni si riferisce ai suoni pronunciati isolatamente.

Apparato fonatorio

L’apparato fonatorio è come uno strumento a fiato perché è formato da una pompa, i polmoni che spingono l’aria verso l’esterno, un tubo, che è formato da trachea, bronchi, bocca, naso; poi c’è una valvola, la laringe che lascia passare l’aria liberamente o la blocca: se la laringe costituisce un ostacolo vengono prodotti i suoni. Quando le pliche vocali si tendono, il contrasto tra due forze opposte provoca il meccanismo laringeo; se prevale la pressione dell’aria le pliche si aprono e la pressione ridotta permette alla forza muscolare di prevalere, poi le pliche si richiudono e queste interruzioni di corrente d’aria provenienti dai polmoni creano una vibrazione con l’apertura e la chiusura della glottide provocando una successione rapidissima di sbuffi d’aria e la laringe trasforma l’aria della respirazione in suono. Il tono della voce dipende comunque dai singoli individui, da altezza, età, sesso e anche all’interno dello stesso individuo i suoni possono cambiare in base agli spostamenti della laringe, alla frequenza dell’aria.

Tipi di suoni

I foni prodotti con vibrazione laringea si dicono sonori o anche suoni, mentre quando le pliche vocali tendono una verso l’altra senza impedire il passaggio dell’aria il meccanismo laringeo non si attiva e non provoca vibrazioni; non si avranno suoni sonori ma sordi detti anche rumori. Quando le pliche assumono un atteggiamento intermedio l’aria vibra debolmente e si avrà un mormorio. Si avrà invece un bisbiglio se l’aria passa attraverso una fessura ancora più ridotta rispetto al mormorio. L’ostacolo laringeo produce suoni, invece l’ostacolo a livello sovralaringeo produce i rumori: questo avviene quando il canale attraverso cui passa l’aria viene momentaneamente ostruito o ristretto dagli organi mobili. Si ha ostruzione quando gli organi mobili toccano quelli fissi impedendo il passaggio dell’aria, invece si ha restringimento quando gli organi mobili si avvicinano soltanto a quelli fissi e consentono il passaggio dell’aria ma con una frizione. Se l’aria non incontra nessun ostacolo si producono le vocali (o vocoidi), invece se l’aria incontra gli organi fonatori con ostruzione completa o parziale si ottengono le consonanti (o contoidi), che sono sorde al contrario delle vocali che sono sonore. In posizione intermedia si hanno invece le approssimanti.

Parametri per la classificazione delle vocali

  • Posizione della lingua lungo l’asse verticale: cioè lo spostamento dall’alto verso il basso dell’apertura; più la lingua è bassa, più è grande l’angolo formato dalla mascella e dalla mandibola.
  • Posizione della lingua lungo l’asse orizzontale: cioè lo spostamento in avanti verso le labbra o indietro verso il velo. Il movimento in avanti è però più ampio di quello all’indietro. Di solito i parametri 1 e 2 sono collegati tra loro.
  • Atteggiamento delle labbra: che assumono una posizione ritratta o arrotondata. Di solito se la lingua è indietro le labbra sono arrotondate e viceversa.
  • Posizione del velo pendulo: di solito questo è sollevato indietro e impedisce il passaggio dell’aria dalle fosse nasali producendo suoni orali, se invece è abbassato si ottengono vocali nasali.

In base a questi parametri le vocali sono definite:

  1. In base al primo parametro: alte, medio-alte, medio-basse, basse; questo dipende dalla posizione della lingua sull’asse verticale. Chiuse, semi-chiuse, semi-aperte, aperte per l’ampiezza dell’angolo mascellare.
  2. In base al secondo parametro: anteriori (o palatali), centrali, posteriori (o velari); per la posizione della lingua sull’asse orizzontale.
  3. In base al terzo parametro: non-arrotondate (o non-labializzate), arrotondate (o labializzate); in base alla posizione delle labbra.
  4. In base al quarto parametro: orali, nasali; se l’aria passa o non passa attraverso le cavità nasali.
  5. Miste se succede in modo diverso rispetto ai normali casi e cioè ad esempio quando una vocale anteriore è articolata con arrotondamento labiale e una vocale posteriore no.

Trapezio vocalico

L’insieme di queste collocazioni prende il nome di trapezio vocalico dove la parte sinistra rappresenta la porzione anteriore mentre la parte destra quella posteriore; si individuano 12 punti particolari in cui si trovano delle vocali caratteristiche facilmente distinguibili l’una dalle altre e anche se in alcune lingue le vocali intermedie possono non esserci, non mancheranno mai quelle estreme. Sono:

Le vocali anteriori non arrotondate

  • [i] alta (come quelle dell’italiano in figli, digli, di...);
  • [e] medio alta (come in italiano sera, mela...);
  • [ɛ] medio bassa (tipica delle parole serra, terra, venti, sette);
  • [æ] bassa (tipica delle parole inglesi man, cap e anche se in italiano non c’è si trova nella pronuncia di alcuni dialetti come quello di Bari [’Bæri].

Le vocali centrali non arrotondate

  • [ɨ] alta, (come in russo my, suono che però non è presente tra le lingue europee più diffuse)
  • [ə] medio alta (tipica del francese je, le ma non c’è in italiano)
  • [ʌ] medio bassa (es. nella parola inglese sofa e anche questa non è presente nella pronuncia italiana);
  • [a] bassa, (come quella italiana di banana, mamma).

Le vocali posteriori arrotondate

  • [u] alta (come quella delle parole italiane tu, cure...);
  • [o] medio alta (per le parole torre, voce, botte);
  • [ɔ] medio bassa (come in toro, corpo).

La vocale posteriore bassa non-labializzata

  • [ɑ] come nella pronuncia della negazione francese pas, nella parola inglese car, ma non è presente in italiano).

Le vocali si definiscono anche tese o rilassate in base alla tensione dei muscoli facciali, le vocali più chiuse sono quelle tese mentre le vocali aperte sono quelle rilassate: ad esempio in inglese la [i] di ship (nave) è diversa dalla [i] di sheep (pecora) non solo perché è più breve ma anche perché è meno tesa, e lo stesso accade per i termini full e fool.

Iato e dittongo

Una sequenza di vocali in sillabe diverse forma uno iato invece la combinazione di due vocali nella stessa sillaba e pronunciate quindi con la stessa emissione di fiato forma un dittongo. Ad esempio mai e mauro formano dei dittonghi, nella parola paese c’è uno iato. Bisogna però stare attenti a non confondere i dittonghi e le sequenze di approssimanti come accade in ieri e uomo.

Parametri per la descrizione delle consonanti

Le consonanti sono caratterizzate dalla chiusura o dal restringimento di un punto del canale.

  • Punto o luogo di articolazione: cioè il punto del canale in cui avviene la chiusura o il restringimento;
  • Modo o tipo di articolazione: cioè il modo in cui si verifica la fuoriuscita dell’aria;
  • Sonorità o sordità: cioè se viene attivato o meno il meccanismo laringeo;

Questi sono i parametri fondamentali ma a questi se ne possono aggiungere altri:

  • Forma della lingua: quando si pronunciano le consonanti, perché può essere piatta, solcata se si alzano solo i lati producendo un sibilo, contratta lateralmente se al contrario si alza il centro e si abbassano i lati;
  • Possibilità o meno di continuare ad articolare fino a quando dura il flusso dell’aria e questo parametro divide le consonanti in continue o momentanee;
  • Forza della pressione dell’aria.

I punti di articolazione sono:

  • Bilabiale: quando le labbra sono chiuse o accostate;
  • Labiodentale: se gli incisivi si avvicinano al labbro inferiore;
  • Interdentale: quando l’apice della lingua si accosta alla parte inferiore degli incisivi e si pone quindi tra gli incisivi superiori e quelli inferiori;
  • Dentale: se l’apice della lingua tocca gli incisivi superiori;
  • Alveolare: se l’apice della lingua tocca gli alveoli degli incisivi;
  • Palatale: quando la lingua tocca il palato e in base a quale punto del palato tocca si dicono prepalatali o palatali;
  • Velare: quando il dorso della lingua tocca il velo pendulo o ci si avvicina;
  • Uvulare: quando viene messa in movimento l’ugola;
  • Faringale: quando la radice della lingua si avvicina alla faringe;
  • Laringale o glottidale: quando le pliche della bocca fanno seguire alla chiusura una brusca apertura non consentendo l’attivazione del meccanismo laringeo.

I modi di articolazione sono:

  • Occlusivo: formato da due fasi, l’occlusione cioè la chiusura, e l’esplosione perché l’aria si accumula in un punto fino a che l’ostacolo non viene rimosso, le consonanti occlusive sono dette anche momentanee. Si possono produrre dei foni anche nel momento dell’inspirazione cioè quando continuiamo a parlare mentre prendiamo fiato e in questo caso le consonanti occlusive non sono dette esplosive ma implosive.
  • Fricativo: il modo di articolazione o costrittivo si ha quando l’ostacolo è provocato da due organi che si accostano senza toccarsi provocando un restringimento del canale. Le consonanti fricative sono dette continue perché si possono pronunciare finché abbiamo aria nei polmoni.
  • Affricato: il modo di articolazione si ha quando il diaframma dell’occlusione non viene aperto completamente provocando quindi una frizione; è come se fosse una occlusiva nella parte iniziale e una fricativa in quella finale.
  • Vibrante: il modo di articolazione si ha quando un organo mobile vibra. Se la vibrazione è prodotta con una sola occlusione è detta monovibrante altrimenti polivibrante. Le vibranti sono continue e di solito sonore.
  • Laterale: il modo di articolazione si ha quando l’aria bloccata in un punto esce lo stesso dalle parti laterali. Anche queste sono continue e di solito sonore.
  • Nasale: il modo di articolazione si ha quando nel canale orale si crea un ostacolo ma l’aria può passare comunque attraverso le coane e quindi sono delle occlusive sonore.

Possiamo dire quindi che le consonanti momentanee sono le occlusive e le affricate nella fase iniziale, mentre le consonanti continue sono le fricative, le laterali e le approssimanti. Un altro parametro importante da non dimenticare è la forza espiratoria e di solito sono più forti quelle consonanti in cui il flusso d’aria non incontra ostacoli (almeno in italiano le sorde sono forti e le sonore sono leni). Questo parametro diventa molto importante specie in mancanza di altri tratti distintivi.

Approssimanti

L’approssimante si ottiene quando due organi si avvicinano e restringono il canale ma non chiudendolo totalmente, solo producendo una frizione. Questi suoni sono chiamati anche semi-consonanti o semi-vocali.

I suoni pneumoniti sono prodotti grazie all’emissione d’aria dai polmoni; altri suoni sono prodotti invece senza l’intervento della respirazione ma creando una diminuzione della pressione all’interno della bocca e l’aria contenuta nella cavità viene rarefatta a causa dello spostamento all’indietro della lingua: è il caso dei contoidi avulsivi o clicks, usati per la maggior parte in Africa, ma senza neanche accorgercene spesso li usiamo anche noi quando mandiamo un bacio o per esprimere la negazione specie nel meridione. Altri suoni di questo genere sono gli eiettivi e gli iniettivi usati in lingue dell’Africa e del Pacifico. In alcune lingue inoltre le consonanti occlusive o affricate sorde sono aspirate e prendono il nome di occlusive sonore aspirate. Una particolarità invece dell’indo-europeo è quella di avere 3 serie di occlusive velari: le velari pure in cui l’occlusione avviene fra il dorso della lingua e il velo pendulo; le velari interiorizzate in cui l’occlusione avviene più avanti, tra il precorso della lingua e il palato duro; le labio-velari, delle normali occlusive velari ma a questo si accompagna l’arrotondamento delle labbra.

L'apparato uditivo

  • Orecchio esterno: formato da padiglione, condotto uditivo esterno e timpano.
  • Orecchio medio: formato da martello, incudine e staffa (3 ossicini posti orizzontalmente e collegati tra loro), finestra ovale e finestra rotonda.
  • Orecchio interno: formato da parete dell’orecchio, canali semicircolari, sacche vestibolari e coclea.

Il padiglione è la parte visibile dal di fuori, ha la funzione di captare e rinforzare le onde; il condotto uditivo esterno collega padiglione e timpano, raccoglie e indirizza le onde; il timpano è la parte finale del condotto uditivo, è una membrana elastica e resistente che vibra quando viene raggiunta dalle onde sonore; la cassa del timpano è una piccola cavità dell’osso temporale. L’orecchio interno è formato dal labirinto, diviso in vestibolo, canali semicircolari, coclea e chiocciola. I canali semicircolari sono quelli da cui dipende l’equilibrio. Tutto il labirinto è immerso in un liquido detto perilinfa e racchiude una membrana all’interno della quale si trova un altro liquido, l’endolinfa e attraverso questo liquido le vibrazioni diventano allo stato liquido e non più solido. La coclea è il vero organo dell’udito, a forma di chiocciola con due spirali e mezzo, formato da due condotti ossei detti scala timpanica e scala vestibolare collegati tra loro da un piccolo foro detto elicotrema. Il condotto membranoso, che si trova nella coclea, si chiama membrana basilare, la cui superficie superiore sorregge l’organo dei corti, una specie di tunnel formato da archi elastici che contengono cellule ciliate e cellule di sostegno. Le cellule ciliate sono circondate a loro volta da cellule nervose che trasmettono gli impulsi al nervo acustico e, attraverso questo, passano poi alla corteccia celebrale. Da alcuni studi sembra che i rumori vengano percepiti dalle sacche del vestibolo, invece i suoni eccitano gli organi della chiocciola. Gli spostamenti verso il basso della membrana basilare variano in base alla frequenza delle onde sonore e questa caratteristica viene chiamata tonotopicità. Le onde ad alta frequenza causano uno spostamento massimo della membrana, le onde a bassa frequenza uno spostamento minimo.

Fonologia

La fonologia è la scienza che studia i fonemi. Il fonema è la minima unità distintiva e non significativa, un’entità astratta di cui i foni sono la realizzazione concreta. I fonemi di una lingua sono una classe chiusa e numerabile (sono circa tra 20 e 30) e formano il sistema fonologico, diverso in base alle lingue e che può cambiare nel tempo e nello spazio.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Aliffi Lucia.
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