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Cap. 2°

LE PROPRIETA’ DELLA LINGUA

Biplanarità: una prima proprietà di tutti i segni linguistici è la biplanarità, il fatto che ci siano in

un segno due piani, compresenti ossia il significante e il significato. Il significante/espressione è la

parte fisicamente percepibile del segno (es. la parola “gatto” pronunciata o scritta); il

significato/contenuto è la parte non materialmente percepibile.

Arbitrarietà: non c’è alcun legame naturalmente motivato, connesso alla natura o all’essenza

delle cose, derivabile per osservazione empirica o per via di ragionamento logico tra il significante

e il significato di un segno. Il significante “gatto” non ha nulla a che vedere con l’animale gatto. I

rapporti che ci sono tra significato e significante non sono dati naturalmente, ma posti per

convenzione e quindi sono arbitrari.

Al principio dell’arbitrarietà dei segni linguistici esistono eccezioni come le onomatopee o certe

parole indicanti versi di animali (tintinnio, sussurrare..) che imitano nel loro significante il suono o il

rumore che designano e presentano un aspetto più o meno iconico.

Doppia articolazione: consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a 2

livelli diversi:

1° livello – il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità (mattoni)

che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni; la parola

“gatto” è scomponibile in due pezzi più piccoli gatt- , -o che recano ciascuno un proprio significato.

Tali pezzi costituiscono le unità minime di prima articolazione: i morfemi. Ogni segno linguistico è

analizzabile e scomponibile in morfemi.

2° livello – I morfemi, risultano ulteriormente scomponibili in unità più piccole che non sono più

portatrici di significato autonomo. Tali elementi che non sono più segni perché non hanno un

significato, sono i fonemi, che costituiscono le unità minime di seconda articolazione.

Non esistono altri codici di comunicazione naturali che possiedano una doppia articolazione piena e

totale come la lingua. Essa consente alla lingua una grande economicità di funzionamento: con un

numero limitato (poche decine), di fonemi, mattoni elementari privi di significato, si può costruire

un numero grandissimo di morfemi. Quindi è molto importante nella strutturazione della lingua il

principio della combinatorietà: la lingua funziona combinando unità minori per formare un numero

indefinito di unità maggiori (segni).

Trasponibilità di mezzo: il significante dei segni linguistici possiede un’altra proprietà molto

importante: può essere trasmesso sia attraverso il mezzo aria, il canale fonico-acustico, sia

attraverso il mezzo luce, il canale visivo o grafico.

Anche se i segni linguistici possono essere trasmessi o oralmente o graficamente, il carattere orale

è tuttavia prioritario rispetto a quello visivo: il canale fonico-acustico appare il canale primario.

Lingua parlata e lingua scritta: il parlato è primario antropologicamente rispetto allo scritto.

Tutte le lingue che hanno una forma e un uso scritti sono anche parlate, mentre non tutte le

lingua parlate hanno una forma scritta: migliaia di lingue africane e oceaniche non hanno una

scrittura. Ogni individuo umano impara prima a parlare a poi a scrivere. Nella storia della nostra

specie, la scrittura si è sviluppata molto tempo dopo il parlare. Le prime attestazioni in forma

scritta della lingua risalgono a non più di 5 millenni prima di Cristo (scritture pittografiche), e quelle

di un sistema vero e proprio, cioè la scrittura cuneiforme presso i Sumeri risale a circa il 3500 a.C.

Invece le origini del linguaggio, sono certamente più antiche. È ipotizzabile che qualche forma

embrionale di comunicazione orale con segni linguistici fosse già presente nell’Homo habilis e

nell’Homo erectus 3 milioni di anni fa.

Il canale fonico-acustico e l’uso parlato della lingua presentano una serie di vantaggi bilogici e

funzionali: 2

Purchè vi sia presenza di aria, possono essere utilizzati in qualunque circostanza ambientale

• e consentono la trasmissione anche in presenza di ostacoli fra emittente e ricevente a

relativa distanza;

Non ostacolano altre attività;

• Permettono la localizzazione della fonte di remittenza del messaggio;

• La ricezione è contemporanea alla produzione del messaggio;

• L’esecuzione parlata è più rapida di quella scritta;

• Il messaggio può essere trasmesso simultaneamente ad un gruppo di destinatari diversi;

• Il messaggio è evanescente, ha rapida dissolvenza, libera il canale e lascia il passaggio ad

• altri messaggi;

L’energia specifica richiesta è molto ridotta, il parlare è concomitante con la respirazione;

Nelle società moderne, lo scritto ha una certa priorità sociale, lo scritto ha maggiore importanza,

prestigio e utilità sociale e culturale; è lo strumento di fissazione e di trasmissione del corpo legale,

della tradizione culturale e letteraria e del sapere scientifico. Lo scritto è nato come fissazione,

trascrizione del parlato; ma si è poi sviluppato con aspetti e caratteri in parte propri: non tutto ciò

che fa parte del parlato (tono voce..) può essere reso e corrisposto nello scritto, né tutto ciò che fa

parte dello scritto (uso maiuscole..) può essere reso e corrisposto nel parlato.

Linearità e discretezza: per linearità del segno si intende che il significante viene prodotto, si

realizza e si sviluppa in successione nel tempo e/o nello spazio. Non possiamo capire

completamente il messaggio se non dopo che siano stati attualizzati uno dopo l’altro tutti gli

elementi che lo costituiscono.

Per discretezza dei segni si intende il fatto che la differenza fra gli elementi, le unità della lingua, è

assoluta; c’è un confine preciso fra un elemento e un altro.

Onnipotenza semantica, plurifunzionalità e riflessività: l’onnipotenza semantica

consisterebbe nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto. Con

la lingua si può parlare di tutto. Per plurifunzionalità si intende che la lingua permette di adempiere

ad una lista molto ampia di funzioni diverse. Ricorre lo schema proposto dal grande linguista di

origine russa, Roman Jakobson, che identifica 6 classi di funzioni:

1) Funzione emotiva/espressiva: un messaggio linguistico volto ad esprimere sensazioni

del parlante “che bella sorpresa!”

2) Funzione metalinguistica: messaggio volto a specificare aspetti del codice o calibrare il

messaggio sul codice “ho detto pollo non bollo!”

3) Funzione referenziale: il messaggio definisce informazioni sulla specifica realtà esterna

“l’intercity per Milano delle ore 15 parte sul binario 2”

4) Funzione conativa: messaggio volto a far agire in qualche modo il ricevente, ottenendo

da lui un certo comportamento “chiudi la porta!”

5) Funzione fatica: messaggio volto a verificare e sottolineare il canale di comunicazione e/o

il contatto fisico o psicologico fra i parlanti “pronto, chi parla?”

6) Funzione poetica: messaggio volto a mettere in rilievo e sfruttare le potenzialità insite nel

messaggio e i caratteri interni del significante e del significato “la gloria di Colui che move

per l’universo…”

La funzione metalinguistica permette di parlare del linguaggio stesso; non sembra che esistano

altri codici di comunicazione che consentano di formulare messaggi su se stessi, che abbiano come

oggetto il codice di comunicazione.

Produttività: con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi, mai prodotti prima e

parlare di cose nuove e nuove esperienze mai sperimentate prima o anche di cose inesistenti. 3

Con la lingua da un lato è possibile produrre messaggi sempre nuovi, dall’altro è possibile

associare messaggi già usati a situazioni nuove. La produttività è resa possibile dalla doppia

articolazione che permette una combinatorietà illimitata di unità più piccole in unità via via più

grandi.

Distanziamento e libertà da stimoli: proprietà che riguarda il modo di significazione della

lingua e che ha una notevole importanza, soprattutto per quanto concerne la differenza tra il

linguaggio umano e i sistemi di comunicazione animali. Infatti per distanziamento si intende la

possibilità di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, distanti nel tempo, nello spazio o

entrambi dal momento e dal luogo in cui si svolge l’interazione comunicativa. Mentre il mio gatto

può comunicare miagolando che ha fame e vuole mangiare, ma non può comunicarmi che ieri

aveva fame, con la lingua noi di solito parliamo di cose non presenti nella situazione e

nell’ambiente immediatamente circostante, remote nello spazio e spesso anche nel tempo.

Il di stanziamento consiste essenzialmente nella possibilità di parlare di un’esperienza in assenza di

tale esperienza, o dello stimolo che ha provocato tale esperienza.

La libertà da stimoli consiste nel fatto che i segni linguistici rimandano a e presuppongono un

elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente stati dell’emittente. In questo

senso la lingua è indipendente dalla situazione immediata e dalle sue costrizioni /dai suoi stimoli.

Trasmissibilità culturale: la lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società e

cultura. Le convenzioni che costituiscono il codice di una determinata lingua passano da una

generazione all’altra per insegnamento/apprendimento spontaneo, non attraverso informazioni

genetiche, ereditarie. Questo non vuol dire che il linguaggio verbale umano sia un fatto

unicamente culturale. Al contrario, la componente innata è molto importante nel linguaggio

verbale.

Complessità sintattica: i messaggi linguistici, a differenza dei messaggi di altri codici naturali,

possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale; i rapporti fra gli elementi o parti del

segno, danno luogo a una fitta trama plurima, percepibile nella sintassi del messaggio. Questa

proprietà si può chiamare complessità sintattica.

Equivocità: la lingua è un codice tipicamente equivoco. È equivoco un codice che pone

corrispondenze non biunivoche, ma plurivoche fra gli elementi di una lista e quelli della lista a

questa associata.

A un unico significante possono corrispondere più significati (omonimia, polisemia), come il

termine “carica” inteso come “mansione, funzione, ufficio”, “quantitativo di energia”…e ad un

significato possono corrispondere più significanti (sinonimia) come “parte anteriore della testa” =

“faccia, viso, volto”.

L’equivocità non costituisce un difetto o uno svantaggio ma un pregio. L’equivocità del codice

lingua, contribuisce a consentire l’eccezionale flessibilità dello strumento linguistico e la sua

adattabilità ad esprimere contenuti ed esperienze nuove.

Lingua solo umana? La facoltà verbale, di esprimersi attraverso sistemi comunicativi come le

lingue, è specie-specifica dell’uomo ed è maturata come tale nel corso dell’evoluzione. Solo l’uomo

ha le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica

del linguaggio verbale:

Adeguato volume del cervello

• Conformazione del canale fonatorio a due canne

La prima condizione rende possibile la memorizzazione, l’elaborazione e la processazione di un

sistema così anche neurologicamente complesso quale il linguaggio; la seconda consente le sottili

distinzioni articolatorie nelle produzione fonetica necessarie per la comunicazione verbale.

La zoosemiotica (settore che si occupa della comunicazione animale), ha accumulato una vasta

serie di studi sui sistemi e i modi di comunicazione utilizzati da diverse specie animali (formiche,

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danze api), ma in nessuno si sono riscontrate tutte o anche solo una parte delel proprietà che

ritroviamo nella lingua. La capacità acquisite da scimpanzé dopo anni di addestramento, risultano

ridotte se confrontate con le capacità di un bambino di 3 anni. Nei casi migliori, gli scimpanzé

arrivano a maneggiare un centinaio di segni e a formare un repertorio limitato di combinazioni di

3-4 segni con struttura molto semplice. Il loro comportamento sarebbe privo di intenzionalità

comunicativa, e consisterebbe nella messa in opera di imitazione, un esercizio appreso più per

ottenere una ricompensa che un reale comportamento linguistico.

A tutt’oggi sembra che ci siano più argomenti per dare ragione a Noam Chomsky, il più noto

linguista contemporaneo, quando sostiene che il linguaggio è una capacità innata ed esclusiva

della specie umana.

Definizione di lingua e principi generali per la sua analisi: la lingua è un codice che

organizza un sistema di segni del significante fonico-acustico, arbitrari ad ogni loro livello e

doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come

conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di

elementi. Sono note le 3 dicotomie di Saussure:

1) Sincronia/Diacronia: i termini di sincronia e diacronia si impiegano per indicare due diverse

condizioni con le quali si può guardare alle lingue e ai fatti linguistici in relazione all’asse del

tempo. Per diacronia si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo

sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica. Per sincronia si intende invece la considerazione

delle lingue e degli elementi della lingua facendo un “taglio” sull’asse del tempo, e guardando a

come essi si presentano in un determinato momento agli occhi e all’esperienza dell’osservatore.

2) Sistema astratto/Realizzazione concreta: la distinzione si è ripresentata, nella linguistica

moderna, secondo 3 terminologie principali:

-langue/parole (uno dei cardini del pensiero di Ferdinand de Saussure)

-sistema/uso

-competenza/esecuzione

col primo termine di tutte e tre le coppie si intende l’insieme di conoscenze mentali, di regole

interiorizzate insite nel codice lingua, che costituiscono la nostra capacità di produrre messaggi in

una certa lingua e sono possedute come sapere astratto in ugual misura da tutti i membri di una

comunità linguistica. Col secondo termine si intende invece l’atto linguistico individuale, vale a dire

la realizzazione concreta. La parole, ossia l’uso e l’esecuzione, per essere messi in opera richiedono

l’esistenza di langue, sistema o competenza.

Langue astratto, sociale e costante

Parole concreto, individuale e mutevole.

3) Asse paradigmatico/Asse sintagmatico: l’asse paradigmatico riguarda il processo

mentre l’asse sintagmatico riguarda il sistema. Nella frase“il cane abbaia”, “cane”, ha un rapporto

sintagmatico con “il” e “abbaia” che lo precedono e lo seguono. Gli elementi del messaggio hanno

dei rapporti sintagmatici tra loro.

Cap. 3°

FONETICA E FONOLOGIA

Fonetica: occorre rendersi conto di come sono fatti fisicamente i suoni di cui le lingue si servono.

La parte della linguistica che si occupa di questo compito è la fonetica (dal greco phoné “voce,

suono”). La fonetica si divide in 3 campi principali:

1) Fonetica articolatoria: che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono

articolati, cioè prodotti dall’apparato fonatorio umano. 5

2) Fonetica acustica: che applicando i principi dell’acustica, studia i suoni del linguaggio in

base alla loro consistenza fisica, in quanto onde sonore che si propagano in un mezzo

3) Fonetica uditiva: che studia i suoni del linguaggio in base al modo in cui vengono

ricevuti, percepiti dall’apparato uditivo umano.

Apparato fonatorio e meccanismo di fonazione: l’apparato fonatorio è l’insieme degli organi

e delle strutture anatomiche che l’uomo utilizza per parlare.

I suoni del linguaggio vengono prodotti mediante l’espirazione, quindi con un flusso di aria

regressivo: l’aria attraverso i bronchi e la trachea, raggiunge la laringe dove incontra le corde

vocali. Quest’ultime, che durante la normale respirazione silente restano separate e rilassate, nella

fonazione, possono contrarsi e tendersi avvicinandosi o accostandosi l’una all’altra. Cicli rapidissimi

di chiusure e aperture delle corde vocali costituiscono le vibrazioni delle corde vocali. Il flusso

d’aria passa poi nella faringe e da questa nella cavità boccale. Nella parte superiore della faringe,

la parte posteriore del palato (velo), da cui pende l’ugola, può a questo punto lasciare aperto o

chiudere il passaggio che mette in comunicazione la faringe con la cavità nasale.

Nella cavità orale, svolgono una funzione importante nella fonazione alcuni organi mobili o fissi:

-la lingua in cui si distinguono una radice, un dorso e un apice;

-il palato, in cui occorre considerare separatamente il velo e gli alveoli, cioè la zona

immediatamente retrostante ai denti;

-i denti;

-le labbra;

-anche la cavità nasale può partecipare al meccanismo di fonazione.

In ciascuno dei punti compresi tra la glottide e le labbra al flusso di aria espiratoria può essere

frapposto un ostacolo al passaggio, ottenendo così rumori che costituiscono i suoni del linguaggio.

Il luogo in cui viene articolato un suono costituisce un primo parametro fondamentale per la

classificazione e identificazione dei suoni del linguaggio; un secondo parametro fondamentale è

dato dal modo di articolazione, e cioè dal restringimento relativo che in un certo punto del

percorso si frappone o no al passaggio del flusso d’aria. Un terzo parametro è dato dal contributo

della mobilità di singoli organi (corde vocali, lingua, velo e ugola, labbra), all’articolazione sei

suoni.

In base al modo di articolazione abbiamo una prima grande opposizione fra i suoni del linguaggio;

quella fra suoni prodotti senza la frapposizione di alcun ostacolo al flusso d’aria fra la glottide e il

termine del percorso (suoni vocalici), e suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo

parziale o totale al passaggio dell’aria in qualche punto del percorso (suoni consonantici).

I suoni prodotti con la concomitante vibrazione delle corde vocali sono detti “sonori”. Le vocali

sono normalmente tutte sonore, le consonanti possono essere sia sonore che sorde.

Consonanti – Modo di articolazione: le consonanti sono caratterizzate dal fatto che vi è

frapposizione di un ostacolo al passaggio d’aria. A seconda che questo ostacolo sia completo o

parziale, si riconoscono due grandi classi di consonanti:

-consonanti occlusive ostacolo completo

-consonanti fricative ostacolo parziale

esistono suoni consonantici la cui articolazione inizia come un’occlusiva e termina come una

fricativa, si tratta di consonanti “composte”, costituite da due fasi che vengono chiamate

consonanti affricate.

Abbiamo consonanti laterali quando l’aria passa solo ai due lati della lingua, e consonanti vibranti

quando vibranti quando la lingua vibra mediante rapidi contatti intermittenti con un altro organo

articolatorio. Abbiamo consonanti nasali quando vi è passaggio dell’aria anche attraverso la cavità

nasale.

Luogo di articolazione: le consonanti vengono classificate anche in base al punto dell’apparato

fonatorio in cui sono articolate. Partendo dal tratto terminale del canale, abbiamo:

-consonanti bilabiali prodotte dalle labbra o tra le labbra

 6

-consonanti labiodentali prodotte fra le labbra e i denti anteriori

-consonanti dentali prodotte a livello dei denti

-consonanti palatali prodotte dalla lingua contro o vicino al palato

-consonanti velari prodotte dalla lingua contro o vicino al velo

-consonanti uvulari prodotte dalla lingua contro o vicino all’ugola

-consonanti faringali prodotte fra la base della radice della lingua e la parte posteriore della

faringe

-consonanti glottidali prodotte direttamente nella glottide, a livello delle corde vocali

Vocali: le vocali sono suoni prodotti senza che si frapponga alcun ostacolo al flusso dell’aria nel

canale orale. Le diverse vocali non sono quindi caratterizzate dal modo di articolazione né dagli

organi che partecipano allo loro realizzazione, ma dalle diverse conformazioni che assume la cavità

orale a seconda delle posizioni che assumono gli organi mobili, in particolare la lingua.

Per classificare i suoni vocalici occorre far riferimento alla posizione della lingua, e precisamente al

suo grado di:

-avanzamento o arretramento le vocali possono essere anteriori, posteriori o centrali

-innalzamento o abbassamento le vocali possono essere alte, medie o basse.

La posizione in cui vengono articolate le vocali secondo il duplice asse orizzontale e verticale, può

essere rappresentata dallo schema detto “trapezio vocalico”.

Un altro parametro importante nella classificazione dei suoni vocalici, è la posizione delle labbra

durante l’articolazione. Le labbra possono trovarsi:

-distese formanti una fessura vocali non arrotondate

-tese o protruse sporgendo in avanti a dando luogo ad un arrotondamento vocali arrotondate

Semivocali: vi sono suoni con modi di articolazione intermedio fra vocali e consonanti fricative, e

quindi prodotte con un semplice inizio di restringimento del canale orale, cioè la frapposizione di

un ostacolo appena percettibile al flusso dell’aria. Si tratta di suoni assai vicini alle vocali, di cui

condividono la localizzazione articolatoria, e vengono chiamati “semivocali”.

Trascrizione fonetica: nei sistemi alfabetici tipici delle lingue europee ogni singolo suono viene

resa in linea di principio da un particolare simbolo grafico. Le grafie alfabetiche formatesi per

convenzione e accumulo di abitudini non sono univoche e coerenti. Non c’è rapporto biunivoco tra

suoni e unità grafiche (grafemi, cioè le lettere dell’alfabeto): allo stesso singolo suono possono

corrispondere più grafemi differenti e viceversa uno stesso grafema può rendere suoni diversi.

Per ovviare alle incongruenze delle grafie tradizionali ed avere uno strumento di rappresentazione

grafica sei suoni del linguaggio, valido per tutte le lingue, che riproduca scientificamente la realtà

fonica, i linguisti hanno elaborato sistemi di trascrizione fonetica, in cui c’è corrispondenza

biunivoca fra suoni rappresentati e segni grafici che li rappresentano. Lo strumento più diffuso è

l’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA, API). Una parte dei grafemi IPA corrisponde a quelli

dell’alfabeto latino, usati nella grafia normale dell’italiano, ma molti altri grafemi hanno una forma

speciale. La trascrizione fonetica si pone fra parentesi quadre [ ]. L’accento nella trascrizione IPA è

identificato con un apice ‘ posto prima della sillaba su cui esso cade. 7

Consonanti:

OCCLUSIVE:

-Bilabiali: p sorda, come in Pollo, b sonora come in Bocca

-Dentali: t come in Topo, d come in Dito

-Velari: k come in Cane, g come in Gatto

-Uvulari: q sorda come in arabo IraQ

FRICATIVE:

-Bilabiali: p sorda come nella pronuncia fiorentina di “tiPo”, b sonora come in spagnolo “caBeza”

-Labiodentali: f come in Filo, v come in Vino

-Dentali: th come in inglese “THink”, “THat”

-Palatali: s come in Sci, j come in francese “Jour”

-Velari: x come in tedesco “buCH”, o spagnolo “hiJo”

-Uvulari: R come in francese “JouR”

-Glottidali: h sorda come in inglese Have, in tedesco Haben e nella pronuncia fiorentina di parole

come poCo

AFFRICATE:

-Labiodentali: pf sorda come in tedesco aPFel

-Dentali: ts come in paZZo, dz come in Zona

-Palatali: c come in Cibo, g come in Gelo

NASALI:

-Bilabiale: m come in Mano

-Labiodentale: n come in iNvito

-Dentale: n come in Nave

-Palatale: n come in Gnocco

-Velare: n come in faNgo

LATERALI:

-Dentale: l come in Lana

-Palatale: gl come in Gli

VIBRANTI:

-Dentale: R come in Riva

-Uvulare: R come in francese Rose, in tedesco Rot (rosso)

Vocali e semivocali:

ANTERIORI (non arrotondate):

-Semivocale: i come in pIano

-Vocali: i come in vIno

CENTRALI:

-Medio-alta: e come in francese jE o in inglese thE

POSTERIORI:

-Semivocale: w come in Uomo

-Vocali: u alta come in mUro

Fonologia: ogni suono producibile dall’apparato fonatorio rappresenta un potenziale suono del

linguaggio, che chiamiamo ora “fono”. Un fono è la realizzazione concreta di un qualunque suono

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del linguaggio. Quando i foni hanno valore distintivo, cioè si oppongono sistematicamente ad altri

foni nel distinguere e formare le parole, si dice che funzionano da fonemi. I foni sono le unità

minime della fonetica; i fonemi sono le unità minime della fonologia/fonematica. La fonologia

studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico.

La parola “mare” è costituita da 4 foni diversi in successione; posso pronunciare ognuno dei foni

costitutivi della parola in modi diversi ma la parola rimarrà sempre “mare”.

Ciascuno dei 4 foni distingue/oppone la parola in considerazione da altre parole: “m” oppone

“mare” a “pare”, “care”..

La parola “mare” è quindi formata dai 4 fonemi /m/a/r/e/.

Fonema è dunque l’unità minima di seconda articolazione del sistema linguistico. Un fonema è

una classe astratta di foni, dotata di valore distintivo, cioè tale da opporre una parola

ad un’altra una data lingua.

Foni diversi che costituiscono realizzazioni foneticamente diverse, ma prive di valore distintivo, di

uno stesso fonema si chiamano allofoni di un fonema: in italiano per [r] – [R] (r moscia ululare

cioè moscia), sono due allofoni dello stesso fonema, dato che possono comparire nella stessa

posizione senza dar luogo a parole diverse.

Una coppia di parole che siano uguali in tutto tranne che per la presenza di un fonema al posto di

un altro in una certa posizione forma una coppia minima, che identifica sempre due fonemi.

“mare”, “care” “pare” sono coppie minime.

Fonemi e tratti distintivi: i fonemi sono unità minime di seconda articolazione, e non sono

ulteriormente scomponibili; non è possibile scomporre un fonema /t/ in due pezzi più piccoli.

Il fonema non è un segno perché privo di significato, ma i fonemi si possono però analizzare sulla

base delle caratteristiche articolatorie che li contrassegnano: potremmo identificare /t/ come

“occlussiva dentale sorda”, /d/ come “occlusiva dentale sonora”. Le caratteristiche articolatorie

diventano tratti distintivi, che permettono di analizzare i fonemi in maniera economica.

Un fonema, si può ulteriormente definire come costituito a un fascio di tratti fonetici distintivi che

si realizzano in simultaneità. La teoria dei tratti distintivi è stata sviluppata in fonologia. In

linguistica si è giunti a formulare un certo numero chiuso e limitato di tratti che permetterebbero di

dar conto di tutti i fonemi attestati e possibili nelle lingue del mondo.

I fonemi dell’italiano: non tutte le lingue hanno gli stessi fonemi. Gli inventari fonematic delle

diverse lingue del mondo sono costituiti in genere da alcune decine di fonemi. L’italinoa standard

ha 30 fonemi. L’inventario fonematic dell’italiano è connesso con numerosi problemi: per

trascrivere foneticamente occorre basarsi sul modo in cui una parola è pronunciata (fonia), e non

sulla grafia, che spesso può essere fuorviante.

È problematico lo statuto delle consonanti lunghe o doppie se accettiamo per esempio “cane” vs

“canne” che costituiscono una coppia minima.

Nella pronuncia dell’italiano esistono molte differenze regionali. Le opposizioni fra /s/ - /z/, fra /ts/

- /dz/, fra /j/ - /i/, fra /w/ - /u/. nell’italiano del settentrione la fricativa dentale è sempre realizzata

sonora in posizione intervocalica, quindi [kieze] vale “chiese” nel caso di “edifici di culto” che nel

caso di “domandò”; mentre in toscano si distingue fra [kieze] con la sonora nel caso di edifici di

culto e [kiese] con la sorda nel caso di domandò. Al nord casa si pronuncia [kaza] con S sonora,

ma al centro sud [kasa] con S sorda.

È problematica l’opposizione fra vocali medio-alte e vocali medio-basse; è tipica della varietà tosco-

romana in italiano ma è ignota nelle altre varietà regionali. Quindi avremo /’peska/ “azione di

pescare” vs. /’pEska/ “frutto”.

Sillabe: sono le minime combinazioni di fonemi che funzionino come unità pronunciabili. Una

sillaba è costruita attorno a una vocale: una consonante o una semivocale ha sempre bisogno di

appoggiarsi a una vocale che costituisce il perno/apice della sillaba. Ogni sillaba è formata da

almeno una e solo una vocale è da un certo numero di consonanti. Esistono condizioni sulla

distribuzione delle consonanti all’interno della sillaba. In ogni lingua ci sono strutture sillabiche

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canoniche cioè preferenziali. In italiano la struttura canonica, utilizzando V per indicare la vocale e

C per indicare la consonante:

-CV come in “ma-no”

-V come in “a-pe”

-VC come in “al-to”

-CCCV come in “stra-no”

Il dittongo è una combinazione di fonemi interessanti, in quanto è la combinazione di una

semivocale e di una vocale come in “aiuto”, “”pieno”; il trittongo prevede la combinazione di due

semivocali e una vocale come in “aiuola”, “miei”.

Fatti prosodici/soprasegmentali: vi è una serie di fenomeni fonetici e fonologici che

riguardano non i singoli segmenti, ma la catena parlata nella successione lineare. I fondamentali

fra di essi sono l’accento, il tono, l’intonazione e la lunghezza o durata relativa.

Accento: è la particolare forza o intensità di pronuncia di una sillaba. In italiano l’accento è

dinamico o intensivo, cioè la sillaba tonica è tale grazie a un aumento del volume della voce, in

altre lingue l’accento è musicale, connesso all’altezza della sillaba.

La posizione dell’accento all’interno di una parola, può essere libera o fissa. In certe lingue è fissa

come in francese, dove l’accento cade sempre sull’ultima sillaba.

In altre lingue la posizione è libera e l’accento può cadere su una qualunque delle sillabe della

parola.

In italiano l’accento è libero, può trovarsi sul:

-ultima sillaba come in “qualità” parola tronca

-penultima sillaba come in “piacere” parola piana

-terzultima sillaba come in “camera” parola sdrucciola

-quartultima sillaba come in “capitano” (3° persona plurale del verbo capitare) parola

bisdrucciola

In italiano l’accento interviene a differenziare parole diverse a seconda della sua posizione. Es

“càpitano” (3° persona plurale del verbo capitare) vs. “capitàno” (nome), vs. “capitanò” (3°

persona singolare del passato remoto di capitanare).

Tono e intonazione: i fenomeni di tonalità e intonazione riguardano l’altezza musicale con sui le

sillabe sono pronunciate e la curva melodica a cui la loro successione da luogo. Tono è l’altezza

relativa di pronuncia di una sillaba. In molte lingue tonali il tono può avere valore distintivo come

nel cinese mandarino in cui [ma] con tono alto e costante è la parola per “mamma” mentre con

tono basso discendente-acendente vale come “cavallo”.

L’intonazione è l’andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un intero gruppo tonale.

In molte lingue l’intonazione distingue il valore pragmatico di un enunciato cioè permette di capire

se si tratta di un’affermazione, di una domanda, di un ordine o di un esclamazione.

Lunghezza/durata/quantità: riguarda l’estensione temporale relativa con cui i foni e le sillabe

sono prodotti. Ogni fono può essere breve o lungo. La lunghezza delle vocali o delle consonanti

può avere valore distintivo. In italiano non ha funzione distintiva e meno che non prendiamo in

considerazione le consonanti doppie come “cane” vs. “canne”.

Per le vocali la durata in italiano non è pertinente. In molte lingue la durata vocalica funziona da

tratto pertinente. In latino classico dove “malum” con al “a” breve è “male, malanno” mentre con

la “a” lunga è “mela”. 10


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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Facchetti Giulio.

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