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Segni e codice

Un "segno" è una singola entità che fa da supporto alla comunicazione in senso stretto e al passaggio d'informazione. Il segno è quindi l'unità fondamentale della comunicazione, da intendere come la trasmissione intenzionale d'informazione.

Tipi di segni

  • Indici: motivati naturalmente/non intenzionali, come fumo=fuoco, nuvole=pioggia.
  • Segnali: motivati naturalmente/intenzionali, come uno sbadiglio volontario=noia.
  • Icone: motivati analogicamente/intenzionali, come una cartina geografica=territorio.
  • Simboli: motivati culturalmente/intenzionali, come nero=lutto, colomba=pace.
  • Segni linguistici: non motivati, storicamente determinati/intenzionali, come il suono al telefono di una linea occupata.

Dalla (1) alla (5) la motivazione diventa via via più convenzionale, per cui aumenta la specificità culturale. Nella comunicazione in senso stretto, c'è un emittente che emette e produce intenzionalmente un segno per il ricevente. Quest'ultimo riconosce il segno mediante un codice, cioè un insieme di conoscenze che permette di attribuire un significato a ciò che succede. Più precisamente, per codice si intende l'insieme di corrispondenze, storicamente determinate, fra qualcosa e qualcos'altro che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Il codice lingua è quindi costituito da segni linguistici.

Le proprietà della lingua

Biplanarità

È costitutiva di tutti i segni. Rappresenta il fatto che un segno è costituito da due "facce", due piani compresenti, intesi come significante e significato. Il significante, ossia la "forma", è il piano fisicamente percepibile del segno, quello che cade sotto i nostri sensi: la parola gatto. Il significato, ovvero il "contenuto", è l'informazione veicolata dal significante ed è quindi un piano non materialmente percepibile. Tutti i segni sono indissolubilmente costituiti dal piano del significante uniti a quello del significato. Un codice si può allora anche definire come l'insieme di corrispondenze fra significato e significante, e il segno come l'associazione di un significante a un significato.

Arbitrarietà

Essa consiste nel fatto che non c'è nessun legame naturalmente motivato, derivabile per osservazione empirica o per via di ragionamento logico, fra il significante e il significato (esempio Birillo che non ha scritto "cane" addosso). I legami che ci sono e che costituiscono il codice sono posti per "convenzione" (storicamente determinati) e sono quindi arbitrari! In pratica, tra la natura di una cosa e la parola che la designa non c'è alcun rapporto che non sia quello posto dalla convenzione del sistema linguistico. Senza questa arbitrarietà, le lingue sarebbero quasi tutte uguali.

Triangolo semiotico

Le entità in gioco nel funzionamento dei segni linguistici sono tre e non due; ciò è riscontrabile nel triangolo semiotico: un significante, attraverso la mediazione di un significato con cui è associato e che esso veicola (e assieme al quale forma il 'segno'), si riferisce a un elemento della realtà esterna, extralinguistica, un referente. La parola pane, formata dalle due facce del significante p-a-n-e, e del significato "pane", si riferisce all'oggetto reale pane e lo identifica. La linea è tratteggiata perché il rapporto tra significante e realtà non è diretto ma mediato dal significato.

Quattro livelli di arbitrarietà

  • Il rapporto tra segno nel suo complesso e referente è arbitrario, totalmente convenzionale: oggetto sedia e il segno sedia.
  • Il rapporto tra significante e significato è arbitrario: il segno sedia non ha nulla a che vedere con il significato a cui è associato nella lingua italiana.
  • Il rapporto tra forma e sostanza del significante è arbitrario. Ossia, ogni lingua ritaglia ad ogni significato un certo spazio: legno/legna/bosco=bois.
  • Il rapporto tra forma e sostanza del significato è arbitrario, che è a livello fonico-acustico. Onomatopee.

Esistono, tuttavia, delle eccezioni (seppur parziali): le onomatopee infatti imitano nella loro sostanza di significante il suono o il rumore che designano e presentano quindi un aspetto iconico. Va però notato che le voci imitative sono altrettanto convenzionali, e che se il cane italiano fa Bau Bau, quello tedesco fa Wau Wau, etc.

Doppia articolazione

Essa è posseduta solo ed esclusivamente dalle lingue ed ha quindi un forte potere caratterizzante. Essa consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi:

  1. La prima articolazione: è il livello in cui le singole unità sono ancora dotate di significato proprio; es: cane=cane, in cui per "can" si intende il significato in sé, e con "e" si designa il maschile singolare. Queste unità sono chiamate morfemi.
  2. La seconda articolazione: è il livello in cui queste stesse unità sono ancora scomponibili in unità più piccole asemantiche e che combinandosi insieme danno luogo alle entità di prima articolazione: c-a-n-e. Tali elementi sono chiamati fonemi.

La doppia articolazione ha dei vantaggi:

  • Una grande economicità di funzionamento, perché con un numero limitato di unità di seconda articolazione si può costruire un gran numero di unità dotate di significato.
  • Il principio della combinatorietà, ossia il fatto che combinando un numero ristretto e definito di piccole unità, ottengo un numero indefinito di unità maggiori (segni).

Trasponibilità di mezzo

Il significante può essere trasmesso sia attraverso il canale fonico-acustico, sia tramite quello visivo-grafico. Anche se ogni messaggio detto è trasponibile in un equivalente messaggio scritto e viceversa, il carattere orale è tuttavia prioritario rispetto a quello visivo:

  • Antropologicamente parlando, poiché tutte le lingue scritte sono anche parlate, ma non viceversa; tuttavia è sempre possibile, in qualunque momento, dotare qualunque lingua di un suo sistema di scrittura;
  • Statisticamente parlando, perché nella vita quotidiana noi parliamo molto di più rispetto a quanto scriviamo;
  • Priorità ontogenetica: ogni individuo umano impara prima, e naturalmente, a parlare piuttosto che a scrivere, un esercizio che invece non è naturale bensì guidato e specifico;
  • Priorità filogenetica: nella storia della nostra specie, la scrittura si è sviluppata molto tempo dopo rispetto al parlare.

Inoltre, il canale fonico-acustico presenta tutta una serie di vantaggi:

  • Può essere utilizzato in qualsiasi circostanza purché vi sia aria;
  • Non ostacola le altre attività;
  • Permette la localizzazione dell'emittente del messaggio;
  • La ricezione è contemporanea all'emissione del messaggio;
  • L'esecuzione è più rapida;
  • Il messaggio può essere trasmesso simultaneamente a un gruppo di destinatari diversi;
  • Ma il messaggio ha anche rapida dissolvenza, il che è uno svantaggio: verba volant, scripta manent: il parlato è transeunte, lo scritto è permanente.
  • Energia richiesta molto ridotta.

Tuttavia, nella società moderna lo scritto ha una priorità sociale. Occorre dire che lo scritto è nato come fissazione del parlato, ma non tutto ciò che fa parte del parlato può essere reso, né viceversa: la diversità del mezzo crea, in parte, dei caratteri strutturali diversi e irriducibili.

Linearità e discretezza

Un'altra proprietà dei segni linguistici e in particolare del significante è la linearità. Per linearità si intende che il significante viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione nel tempo e/o nello spazio. Il messaggio, infatti, non può essere ben compreso se tutti gli elementi che lo costituiscono non sono attualizzati l'uno dopo l'altro. Es: Gianni chiama Maria o Maria chiama Gianni sono due stati di cose diverse.

Una seconda proprietà sempre legata al significante è invece la discretezza. Per discretezza dei segni si intende il fatto che la differenza fra le unità della lingua è assoluta, non quantitativa o relativa. Esiste un confine preciso fra un elemento e l'altro, ben separabili. Es: pollo e bollo, sono due parole completamente diverse che però differiscono di un solo fonema. I segni della lingua sono quindi digitali e non analogici. Una conseguenza della discretezza è il fatto che il significato non varia in proporzione al variare del significante, né viceversa.

Linguaggio digitale e linguaggio analogico

Il linguaggio digitale è il linguaggio centrato sul contenuto. Esso consente di scambiare un numero infinito di informazioni, ma da solo non basta a definire il processo comunicativo umano. Il linguaggio analogico è il linguaggio della relazione, ossia delle emozioni, degli atteggiamenti, delle aspettative, del proprio vissuto.

Onnipotenza semantica, plurifunzionalità, e riflessività

L'onnipotenza semantica, che contrassegna profondamente il linguaggio verbale umano, consiste nel fatto che con la lingua è possibile dare un'espressione a qualsiasi contenuto: con la lingua si può parlare di tutto. Tuttavia, è preferibile parlare di plurifunzionalità, perché nella pratica è difficilmente provabile che ogni messaggio possa essere tradotto compiutamente in un messaggio linguistico. Quindi per plurifunzionalità si intende che la lingua permette di adempiere ad una lista molto ampia di funzioni diverse, quali:

  • Esprimere pensiero;
  • Trasmettere informazioni;
  • Instaurare cooperative e rapporti sociali;
  • Manifestare i propri sentimenti;
  • Risolvere problemi;
  • Creare mondi possibili.

Tutto questo è visibile nello schema di Roman Jakobson: ci sono quindi almeno sei fattori che possono essere collegati ad una funzione.

  • Funzione emotiva: Mittente=funzione messaggio linguistico volto ad esprimere sensazioni del parlante.
  • Funzione poetica: Messaggio=funzione messaggio linguistico volto ad esplicitare, mettere in rilievo e sfruttare le potenzialità insiste nel messaggio e i caratteri interi del significante e del significato.
  • Funzione conativa: Destinatario= messaggio linguistico a far agire in qualche modo un ricevente, ottenendo da lui un certo comportamento.
  • Funzione referenziale: Contesto= messaggio linguistico volto a fornire informazioni sulla realtà esterna.
  • Funzione metalinguistica: Codice= messaggio linguistico volto a specificare aspetti del codice o a calibrare il messaggio sul codice.
  • Funzione fàtica: Contatto= messaggio linguistico volto a verificare e sottolineare il canale di comunicazione e/o il contatto fisico o psicologico fra i parlanti.

Occorre però parlare di 'funzione prevalente', perché i sei fattori sono quasi sempre presenti in ogni atto di comunicazione contemporaneamente; tuttavia, una delle funzioni è di norma chiaramente predominante. Un importante corollario dell'onnipotenza della lingua è il fatto che con la lingua si può parlare della lingua stessa, ossia riflessività. La lingua si può usare come metalingua. A tale proprietà va dato il nome di riflessività.

Produttività e ricorsività

Con produttività si allude al fatto che con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi e parlare di cose nuove. Esso è reso possibile in prima istanza dalla doppia articolazione e prende la forma, più precisamente, di creatività regolare, vale a dire una produttività infinita basata su un numero limitato di regole. La ricorsività significa che uno stesso procedimento è riapplicabile un numero teoricamente illimitato di volte. Tuttavia, viene comunque applicato un limite, perché oltre un certo grado di lunghezza il segno non sarebbe più economico. In questo senso, noi parlanti siamo utenti finiti di un sistema infinito.

Distanziamento e libertà da stimoli

Il distanziamento è una proprietà che differisce il linguaggio umano da quello animale e riguarda il modo di significazione della lingua. Con distanziamento si intende la possibilità di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, distanti dal tempo e nello spazio o in entrambi dal momento e dal luogo in cui si svolge l'interazione comunicativa o viene prodotto il messaggio. Il distanziamento consiste dunque essenzialmente nella possibilità di parlare di un'esperienza in assenza di tale esperienza, o dello stimolo che ha provocato l'esperienza. A esso è strettamente connesso la libertà da stimoli. Essa consiste nel fatto che i segni linguistici rimandano a una elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente stati dell'emittente, che inducano necessariamente ad emettere messaggi. La lingua è indipendente dalla situazione immediata. Nell'emissione di messaggi nel linguaggio umano non c'è alcun aspetto deterministico.

Trasmissibilità culturale

Ogni lingua è trasmessa per tradizione all'interno di una società e cultura. Le convenzioni che costituiscono il codice di una determinata lingua passano da una generazione all'altra per insegnamento/apprendimento spontaneo, non attraverso informazioni genetiche ereditarie. Il linguaggio verbale umano non è un fatto unicamente culturale. Al contrario la componente innata è specialmente importante nel linguaggio verbale: in esso vi è infatti sia una componente culturale-ambientale, sia una componente innata. L'interazione tra componente innata e componente culturale fa sì che abbia un ruolo di particolare importanza oltre l'infanzia, anche il periodo della prepubertà linguistica.

Complessità sintattica

La complessità sintattica è una proprietà che consiste nel fatto che i messaggi linguistici possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale, con una ricca gerarchia di rapporti di concatenazione e funzionali fra gli elementi disposti linearmente. Tra gli aspetti che hanno rilevanza nella trama sintattica abbiamo:

  • L'ordine degli elementi contigui;
  • Le dipendenze che vigono fra elementi non contigui;
  • Le incassature;
  • La ricorsività;
  • La presenza di parti del messaggio che danno informazioni sulla sua strutturazione sintattica;
  • La possibilità di discontinuità nella strutturazione sintattica.

Equivocità

La lingua è un codice tipicamente equivoco. È equivoco un codice che pone corrispondenze plurivoche fra gli elementi di una lista e quelli della lista a questa associata. In pratica: ad un unico significante possono corrispondere più significati, come fenomeno dell'omonimia e della polisemia. Carica: carica come mansione, come quantitativo di energia, ecc. Oppure, al contrario ad un significato possono corrispondere più significanti per il caso della sinonimia. L'equivocità può apparentemente sembrare una cosa negativa, in realtà è molto vantaggiosa; essa, infatti, contribuisce a consentire l'eccezionale flessibilità dello strumento linguistico e la sua adattabilità ad esprimere contenuti ed esperienze nuove. I possibili problemi possono essere disambiguati dal contesto.

Lingua solo umana?

È opportuno chiedersi se la lingua sia un sistema di comunicazione proprio e caratteristico soltanto degli esseri umani. È prevalente la convinzione che la facoltà verbale sia specie-specifica dell'uomo e sia maturata come tale, quantitativamente e qualitativamente, nel corso dell'evoluzione. Solo l'uomo possiede le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche per l'elaborazione del linguaggio verbale:

  • Un adeguato volume del cervello, che rende possibile la memorizzazione, l'elaborazione e la processazione di un sistema complesso come il linguaggio verbale.
  • La conformazione del canale fonatorio, cosiddetta a "due canne", che consente le sottili distinzioni articolatorie e sfumature nella produzione fonica.

Dagli esperimenti degli etologi e degli zoologi che hanno studiato alcune specie animali, dai più bassi ai più alti della scala evolutiva, si è riscontrato che in nessuno sono presenti neanche lontanamente tutte o almeno in parte le proprietà che ritroviamo nella lingua. Negli ultimi anni sono stati compiuti svariati esperimenti di insegnamento di sistemi di comunicazione su modello del linguaggio verbale umano ai primati più vicini all'uomo (gorilla, scimpanzé). Sarah, a cui è stato insegnato a formare "frasi" mediante figurine di plastica; Lana, addestrata all'uso di tastiera con simboli, etc. Tuttavia, più di un autore sostiene che è presumibile che i primati degli esperimenti producano quelle combinazioni semplicemente come risposta ad uno stimolo, per ottenere una ricompensa. In conclusione, sembra che ci siano più argomenti per dare ragione a Noam Chomsky, il più noto linguista contemporaneo, quando sostiene che il linguaggio è una capacità innata ed esclusiva della specie umana.

Definizione di lingua

La lingua è un codice, che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da unità limitate.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.de1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Koesters Gensini Sabine Elisabeth.
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