Paradigmi e rivoluzioni nella storia del pensiero linguistico
La struttura khuniana
La natura dei paradigmi Khun si richiama a due generi di paradigmi, che contrappone alla “rivoluzione scientifica”: quelli a carattere sociale che corrispondono a una costellazione di credenze e valori come riflesso di un clima culturale comunemente posseduto dagli appartenenti a una comunità, e quelli di carattere disciplinare che costituiscono modelli esemplari condivisi da professori.
Le tre rivoluzioni rappresentano perfettamente il cambiamento di paradigma (paradigma organicistico, strutturalista e cognitivista). In ogni paradigma ci sono risultati sorprendenti, mai visti, che giustificano l’aggregazione stabile di più gruppi di studiosi, i quali lasciano problemi irrisolti a un nuovo gruppo che solamente un nuovo paradigma potrà risolvere. Un paradigma inteso “socialmente” è costituito da elementi di vario genere, ordinati da una comunità scientifica, (infatti la scienza non è più di una persona ma di un’impresa), se possiamo definirla “sociale”, tutte le comunità scientifiche, comprese le scuole, condividono elementi comuni chiamati “paradigmi” (pur avendo lessici differenti).
La storia del pensiero linguistico dimostra che l’affermazione di un paradigma si configura con una promessa di successo che viene intravista in esempi quasi completi, ma che si realizza nel forzare la natura a entrare nelle rigide caselle fornite dal paradigma. Per questo il compito della scienza normale non è fornire nuove teorie, ma confrontare fatti rilevanti con il paradigma. Ma si deve parlare di due tipi di sviluppo scientifico: quello della scienza normale, e quello della scienza straordinaria cui si accompagna un cambiamento rivoluzionario ambientato annunciato da uno stato di “crisi” e destinato a sfociare in un salto di “paradigma”.
Dalla crisi alla rivoluzione
La crisi trascina al centro dell’attenzione le anomalie e impone un confronto e una reciproca contaminazione tra “paradigmi” per giungere all’elaborazione di un paradigma alternativo. Nella crisi viene imposto un esercizio di immaginazione non più rivolta alla soluzione di un rompicapo, ma indirizzata all’analisi delle anomalie irrisolte (scienza straordinaria), che inevitabilmente porteranno al superamento del vecchio paradigma con uno nuovo.
Questi cambiamenti da paradigma a paradigma non devono essere visti come uno scontro tra classi, ma come un effettivo sviluppo maturo (de Sussure). A volte però la crisi non è seguita dalla rivoluzione, ma può semplicemente fornire meccanismi di autocorrezione, per una ricostruzione dei dogmi condivisi dal gruppo. Per questo Khun ci parla di due modi di crescita della conoscenza: uno cumulativo e allora si aggiungono edifici alla città della scienza, uno non cumulativo dove l’intera città viene rasa al suolo per far spazio a una nuova (metafora di Ludwing Boltzman).
Mondi e linguaggi incommensurabili
L’incommensurabilità dei paradigmi trova espressione in quadri linguistici che esprimono la diversa struttura dei rispettivi lessici, questa nozione rimodula le stesse regole della competizione, si tratta infatti di una battaglia il cui esito non può essere deciso su dimostrazioni logiche, esse infatti impongono la stipulazione di premesse e di regole che vincolano il piano delle conclusioni. Non più dimostrazione, ma persuasione.
Ogni paradigma pur condividendo lo stesso vocabolario, raggruppa situazioni o oggetti in insiemi similari secondo relazioni che cambiano, ma non si può ricorrere a un linguaggio neutrale, e questo crea un ostacolo, perché nonostante si viva lo stesso mondo, si vivono esperienze differenti che contaminano inevitabilmente i contenuti semantici, nonostante le traduzioni. Il bilinguismo diventa l’unica via percorribile, fino a che, traducendo non si scivola nel nuovo linguaggio pensando e parlando in modo naturale nella lingua straniera. La “crisi” di cui si diceva sopra può essere data anche da queste interruzioni di comunicazione.
Ma come si è voluto il concetto di linguaggio nei tre paradigmi che andremo ad esaminare?
- Nel paradigma organicista il linguaggio, così come l’arte e la religione fu considerato espressione organica del popolo o della nazione, ma soprattutto venne pensato come organismo vivo. Così la variabile storica e quella organicista ora si integrano ora si escludono senza intaccare la struttura lessicale di riferimento.
- Nel paradigma strutturalista si tracciarono i confini di una nuova struttura lessicale in cui le categorie di langue e parole, sincronia e diacronia, storicità e arbitrarietà assunsero una configurazione specifica non ulteriormente traducibile. Il progetto di questo paradigma si espresse nello studio delle diverse lingue, tutte considerate come elaborate da corpi sociali aventi una specifica storicità. Il valore di segno fu fatto dipendere dalla società che tiene in vita il complesso sistematico, ovvero le vicende storiche.
- Nel paradigma cognitivista, viene innanzitutto negato lo strutturalismo con la negazione dell’ipotesi comportamentista, viene infatti riconosciuta la centralità dei processi cognitivi nella strutturazione linguistica a determinare uno spostamento dell’attenzione dalla sintassi alla semantica: il linguaggio è quindi il prodotto dei processi di concettualizzazione (frames) e categorizzazione (prototipi). L’esperienza umana è già strutturata secondo categorie mentali, viene organizzata ulteriormente per essere comunicata. Il segno è simbolico solo se è prodotto con l’intenzione di simboleggiare qualcosa.
Il periodo pre-paradigmatico
Nella remota antichità nessun periodo può essere iscritto in un “paradigma”, infatti un pullulare di scuole e sottoscuole in competizione tra di loro dimostra quanto il cammino verso un consenso stabile e duraturo sia arduo. Il periodo pre-paradigmatico si presenta caratterizzato dalla raccolta a volte casuale a volte no, di dati, catalogati su credenze di vario genere. I protagonisti del periodo pre-paradigmatico furono accomunati da una debole consapevolezza storica: una debole coscienza della dimensione del tempo operante sul piano linguistico parallelamente al mutamento nell’ambito della natura. Sarà il primo paradigma a elevare la linguistica allo status di scienza.
I linguisti dell’ottocento estrassero il primo paradigma che fu quasi uniformemente accettato nel campo della linguistica, ma l’opera che consacra la linguistica come scienza è il Conjugationssystem di Franz Bopp del 1816.
Le prime riflessioni teoriche
L’antichità greca e latina sin dal III sec.a.C. seppe imporre la propria egemonia politica e culturale sugli altri popoli. Questo è il “clima culturale”, in base al quale fu orientata la riflessione linguistica. I greci e latini mostrarono interesse su due fronti nei riguardi della linguistica: una empirica che riguardava lo studio degli alfabeti, un’analisi fonematica, e dell’altra parte una teorica per dar conto delle origini del linguaggio, del suo statuto ontologico e del suo funzionamento.
Gli alfabeti
La lingua greca nacque con un insieme di dialetti, e nelle varie regioni si produssero alfabeti diversi nella significanza e nella configurazione di alcuni segni, derivanti comunque tutti dal fenicio, raggruppati successivamente in due grandi aree, apportando solo poche modifiche (l’alfabeto fenicio venne poi usato per segnare altre lingue). Certo ai greci non si può dare il merito dell’invenzione della scrittura, ma quello di aver saputo rappresentare i segmenti distintivi, consonantici e vocalici, quale esito di un’inconscia analisi fonematica della lingua.
Diogene di Babilonia definì le vocali dal punto di vista fisico come aria che viene colpita e messa in moto non da un impulso, ma dal pensiero; la lettera si caratterizza per tre aspetti: il nome, la forma scritta e la potenza o valore fonetico. Aristotele definì la lettera una “voce indivisibile”, e di queste lettere ci sono tre specie: la vocale (senza incontro, ma udibile), la semivocale (speciale incontro, ma udibile), e la muta (con speciale incontro, ma non udibile). Anche Dionigi di Alicarnasso fornì una descrizione chiara di molte consonanti greche. Le interessanti osservazioni però non furono prive di importanti omissioni, non furono quindi sufficienti.
Natura e convenzione
Questo tema fu uno dei primi problemi posti nello sviluppo delle teorie linguistiche. Una delle importanti opere che affronta questo tema è il Cratilo di Platone, dove Socrate, Ermogene e Cratilio analizzano il rapporto lingua-realtà: Cratilo dice che le parole sono corrette per “natura”, fondate su principi identici di tutte le società, per Egemone la correttezza delle parole non trova altro fondamento che nella “legge” di coloro che usano convenzionalmente per abitudine. Per Socrate le parole non sono arbitrarie e non possono essere guida attendibile alla conoscenza delle cose. Aristotele separò lingue e pensiero: lingua è suono articolato, ed il contenuto appartiene al pensiero, il pensiero è natura, il nome è segno. Platone, spiegando invece l’evoluzione della società, sostenne che i suoni e le parole sono l’esito di un sapere che distingue l’uomo dagli altri esseri.
Analogia e anomalia
Con le conquiste di Alessandro Magno avvenne la diffusione del dialetto ateniese (attico), perché era appunto la lingua dei conquistatori. Intorno al III sec.a.C. l’attico divenne la lingua comune (koiné). L’importanza della padronanza della lingua fu molto grande, per Aristotele per esempio il primo principio dell’elocuzione è scrivere un buon greco (hellenìsmòs), il bello stile.
La preoccupazione per il linguaggio come regno della correttezza e della perfezione si acuì quando la koinè del Mediterraneo Orientale, seppure derivata dall’attico, si modificò allontanandosi sempre più da quella dei grandi scrittori del periodo classico. La controversia tra analogia (anàlogon ovvero proporzionalità) e anomalia (anomalìa ovvero irregolarità) riguardò la misura in cui l’ordine e la regolarità proporzionale governava la lingua greca e quindi il linguaggio come totalità, nonché la misura in cui questo era caratterizzato da irregolarità e da anomalie. Il problema fu molto dibattuto: Aristotele e gli alessandrini erano a favore dell’analogia, queste regolarità erano rappresentate dai paradigmi formali, rappresentarono l’espressione della morfologia.
Per gli anomalisti invece la maggior parte delle classi paradigmatiche nominali e verbali non potevano ammettere eccezioni: le anomalie semantiche di genere accanto alla mancata corrispondenza tra forma e significato deponevano a favore dell’irregolarità della lingua; questa è la prospettiva stoica. Questo dilemma che divise i grammatici per tre secoli portò alla nascita della grammatica empirica tradizionale per cui la regola basata sulla generalità (analogia) fu completata dalle eccezioni (anomalia).
La teoria delle parti del discorso
Scuola platonica e scuola peripatetica
Platone fu il primo a occuparsene, dividendo nella frase la componente verbale (rhèma) e quella nominale (ònoma). Aristotele definì l’ònoma (nome) come la sequenza di suoni con significato convenzionale, e il rhèma come entità con funzione di predicato indicante un rapporto con il tempo. Aggiunse anche una terza: i syndesmoi, cioè tutte le altre parti del discorso che collegano soggetto e predicato. Ma queste teorie si rivelano presto insufficienti.
Gli stoici
Con gli stoici, la linguistica prese posto nella filosofia. La loro attenzione contribuì in modo significativo allo sviluppo dell’analisi descrittiva del greco. Ci furono due rami della dialettica: quello dell’espressione o suono vocale (parti del discorso), e quello del significato espresso. Le parti di una frase sono rappresentate da un significante materiale il cui significato è un’entità immateriale che forma un oggetto di studio separato. Gli stoici aumentano le classi di parole e introducono definizioni più precise e categorie grammaticali aggiuntive per dare conto della morfologia di tali classi.
Dionisio Trace
Grammatico che insegnò ad Alessandria intorno al 100 a.C. Scrive la Tèchnè, dove espone l’insieme degli studi grammaticali secondo la scuola alessandrina: la grammatica è la conoscenza empirica di ciò che si trova detto in generale presso i poeti e i pensatori. La storiografia ha preso posizioni diverse relativamente all’interpretazione di questo periodo in generale sull’opera di Dionisio Trace, che si pensa non originale. Però sottolinea Matthews: se si accetta il testo di Dionisio Trace ne consegue che la grammatica sotto l’impero era già ben definita dal I secolo, e, se questa è la stessa rappresentata da Varrone non si può porre in lui alcuna fiducia. Dall’altro lato Fehling: il testo di Trace è spurio e quindi non si sa come era la grammatica del I secolo, e Varrone può avere alcuni valori. Se rigettiamo entrambi gli assunti, dice Pinborg “tutta la storia della teoria grammaticale del periodo ellenistico dovrà essere riscritta”.
Le grammatiche
Marco Terenzio Varrone
Fu il primo importante scrittore latino che si distinse nello studio del linguaggio con il De lingua latina. Varrone subì l’influsso stoico, ma gli fu familiare anche la dottrina degli alessandrini. Egli seppe rielaborare l’antico contributo dei suoi predecessori. Secondo Varrone il vocabolario di una lingua si sviluppa da un originario gruppo limitato di parole (membri primari), e opera produttivamente come la fonte di un gran numero di altri termini (processi formali di cambiamento) con le declinazioni. Per lui le parole potevano o essere flesse (con poche omissioni, uguali per tutti coloro che le parlano), oppure derivare (e quindi con formazione arbitraria). Le parole sono “fertili” quando possono subire modificazioni, “sterili” non sono modificabili e non generano forme nuove. Varrone prese le forme del nominativo facendole diventare canoniche. Comunque le classi rimasero otto, con un solo mutamento: la classe corrispondente all’articolo definito del greco, nel latino venne riconosciuta come classe separata di parole l’interiezione.
Apollonio Discolo
Ci parla della sintassi, argomento mancante dell’opera di Dionisio Trace. Per gli storici della teoria grammaticale, gli studi sulla sintassi del verbo rappresentano l’elemento che meglio rivela l’acume linguistico di Apollonio. Lo studio del verbo venne sviluppato in due sezioni principali: la prima dedicata al modo e la seconda alla voce o valenza. Entrambe le sezioni interessano Apollonio.
Donato
Presenta la sua opera breve come una lezione. E fa delle domande sulle parti del discorso agli alunni. Di tutte, le grammatiche, l’Ars Minor di Donato è quella che meglio seppe presentare i problemi del grammatico come maestro di scuola, per ben insegnare la classificazione delle parti del discorso.
Presciano di Cesarea in Mauritania
Scrisse le Istitutiones Grammaticae, che diventarono poi la base di ogni educazione nella tarda antichità. Organizzò la descrizione morfologica di nome e verbo e di altre parole flesse prendendo come base canonica fissa per il nome il nominativo singolare, e dei verbi la prima persona singolare del presente indicativo attivo. Riconobbe inoltre il rapporto di subordinazione come la principale funzione sintattica del pronome relativo qui, quae, quod. Ma come Apollonio non seppe creare una teoria generale della sintassi.
Modello descrittivo degli antichi grammatici
Si fonda su una struttura gerarchica di quattro unità: la lettera, la sillaba, la parola, la frase. Si considerano otto classi di parole tramandate come parti del discorso, i costrutti non erano altro che una funzione dei significati dei singoli termini. La loro attenzione si rivolse alla descrizione e al mantenimento, delle forme corrette del greco e del latino, cercando di identificarne le strutture.
Le scuole e i centri di cultura dal IV al XII secolo
La riflessione sulla linguistica medievale è strettamente legato alle scuole e ai centri culturali. Alle scuole monastiche si deve il merito di aver conservato attraverso gli scriptoria, la trasmissione del patrimonio culturale antico. Su tutto il territorio occidentale le scuole cristiane erano le uniche eredi della tradizione classica. L’interesse per lo studio e l’insegnamento grammaticale sembra essere una costante di questo periodo.
Boezio, Cassiodoro e Isidoro di Siviglia
- Boezio si deve il termine quadrivium per designare le artes tecnico-scientifiche, ma anche l’utilizzazione di una terminologia tecnica nell’ambito dell’analisi logico-linguistica, destinata a incontrare particolare fortuna in epoca scolastica.
- Cassiodoro ritirato nel monastero da lui fondato di Vivarium, lo trasformò in una vera e propria università teologica, l’opera da lui scritta ebbe un’immensa fortuna.
- Isidoro vescovo di Siviglia ebbe fortuna con la sua opera Etymologiarum, che presenta i fondamenti delle sette arti liberali a cui segue una rassegna di tutta la conoscenza. L’opera è investita completamente da una ricca ricerca etimologica. Fu destinata a diventare uno dei cardini della cultura medievale.
La traduzione grammaticale altomedievale: Giuliano da Toledo e Virgilio Maro
Altri commentatori di Donato. L’Ars...
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