Linguaggio e uso
Linguistica e concetti
Linguistica: concetti, schemi, procedimenti, strumenti di analisi delle lingue naturali (lingue apprese dall'essere umano in modo spontaneo).
Noam Chomsky studia il linguaggio nelle scienze cognitive: identifica le lingue naturali con un componente della mente/cervello del parlante che gli permette di produrre e comprendere frasi della propria lingua.
Lingua-I
Lingua-I: lingua interna o intensionale. “The concept of language is internal, [...] an inner state of Jones’s mind/brain. It’s individual in that it deals with Jones. It is intensional in the technical sense that the I-language is a function specified in intension, not in extension: its extension is the set of the S(tructural) D(escriptions) [cioè le espressioni generate dalla lingua-I].”
Hauser, Chomsky e Fitch considerano la Facoltà di Linguaggio in senso stretto (FLN) come parte della Facoltà di Linguaggio in senso ampio (FLB), associata alla produzione/riconoscimento dei suoni e costruzione del significato. Lo schema rappresenta la FLN come un insieme di proprietà indipendenti dall’interpretazione e dall’uso che se ne fa. La FLB è rappresentata con la percezione e la scrittura.
Lingua L
Il linguaggio quindi non riflette direttamente la comunicazione, ma è una soluzione per connettere il nostro sistema di pensiero con i sistemi di produzione e percezione dei suoni. Possiamo pensare una lingua L come un sistema cognitivo.
- La computazione sintattica dà luogo alla combinazione di elementi sintattici più grandi come le frasi. Sintassi definisce le espressioni linguistiche leggibili, connette suoni e significati.
- La lingua L comprende:
- Lessico formato da tratti fissati dalla facoltà di linguaggio.
- Sintassi: operazioni che si applicano in successioni per formare oggetti sintattici di più grande complessità (CHL).
- Livelli di interfaccia: forma fonetica (PF) / forma logica (LF) forniscono informazioni ai sistemi di esecuzione. La lingua L genera espressioni EXP, per EXP=<PHON,SEM>, dove PHON fornisce istruzioni al sistema senso-motorio e SEM a quello di pensiero.
Lingua naturale
Una delle possibili lingue che il bambino può sviluppare a partire dalla facoltà di linguaggio. L’esistenza di gruppi parlanti (comunità linguistiche) che si capiscono fra loro deriva dal fatto che le loro lingue-I sono ampiamente o parzialmente simili. La reciproca comprensione fra parlanti definisce “uniformità della dotazione iniziale” dalla quale scaturiscono lingue-I simili.
Un modo di pensare comune è che una lingua corrisponda a degli enunciati collegati a un particolare momento storico e particolari fattori sociali. La lingua si identificherebbe come espressioni linguistiche prodotte oralmente o per scritto. Questo vale quindi per gli antichi testi scritti, per quelli contemporanei e per le raccolte di corpora orali grazie alle moderne tecniche di registrazione del sonoro.
Italiano
Italiano: corpus di dati. Norma linguistica che fissa il significato delle espressioni linguistiche. Chomsky, parlando del linguaggio comune, si chiede che impronta possa avere il contesto sociale nella definizione di esso. Così noi ci possiamo domandare che cosa definisca veramente l’italiano: quello scritto letterario, colto e antico, quello scritto moderno, o quello parlato con le sue varianti dialettali?
Chomsky definisce questa nozione di lingua come lingua-E, cioè esterna o estensionale, e legata a variabili individuali e sociali. In conclusione, le capacità di esprimersi con un determinato linguaggio in diverse circostanze, sono distinte dalle proprietà intrinseche del linguaggio umano.
Grammatica universale
Grammatica universale: sistema mentale di principi alla base della conoscenza linguistica del parlante. Le diverse lingue sono fissate allo stato iniziale del processo di apprendimento e si identificano su proprietà generali che formeranno poi una qualsiasi lingua naturale. Quindi, le differenti strutture morfosintattiche e fonologiche sono tutte coerenti con i principi della Grammatica Universale, e tutte ugualmente naturali.
Ci possiamo però chiedere come e perché una comunità di parlanti adotti una variante morfologica e lessicale o addirittura una variante linguistica diversa in certe circostanze.
Competenza comunicativa
Competenza comunicativa: relazione tra usi linguistici e situazioni comunicative che il bambino acquisisce durante l’inserimento nel gruppo sociale (socializzazione). Il bambino e poi l’adulto sapranno poi distinguere fra espressioni linguistiche appropriate o meno alla situazione comunicativa.
“Nella matrice sociale in cui egli acquisisce un sistema grammaticale, un bambino acquisisce anche un sistema per il suo uso relativamente a persone, luoghi, finalità, altre maniere di comunicare, ecc. Tutti i componenti degli eventi comunicativi, unitamente ad atteggiamenti e credenze ad essi associati.” (Hymes, 1980)
Componenti dell'evento linguistico
- Forma del messaggio: i mezzi espressivi e il modo di parlare possono condizionare il contenuto del messaggio.
- Contenuto del messaggio
- Situazione: tempo e luogo dell’atto linguistico
- Scena
- Parlante o emittente
- Mittente
- Ascoltatore o uditorio
- Destinatario
- Scopi/risultati
- Scopi/fini
- Chiave: modo o tono dell’atto linguistico
- Canali: mezzo di comunicazione
- Forme di parlata: dialetti, lingue standard, codici, registri, stili…
Un esempio di variazione è la sostituzione del tipo di lingua in diverse circostanze. Così chi si troverà a comunicare in ambito scolastico, universitario, o in un tribunale adotterà un italiano più vicino a quello letterario.
Le differenti scelte linguistiche registrano aspetti della situazione comunicativa, degli interlocutori. Gli interlocutori che partecipano ad un evento linguistico adattano quindi il loro modo di parlare alla situazione comunicativa, che comprende anche un insieme di fattori socio-culturali. I ruoli degli interlocutori sono talvolta fissati dalle attribuzioni a loro fatte dalla cultura e dalle credenze di un determinato gruppo sociale.
Altri modi di trasmissione di significati sono determinati dalla nostra dotazione genetica, come gesti, espressioni facciali, posture… Inoltre, gli esseri umani hanno ideato nel corso della loro esistenza sistemi di trasmissione di tipo artificiale, frutto dell’invenzione umana e basati su una convenzione che deve essere appresa. Proprietà del linguaggio naturale (vocabolario costituito da segnali visivi, fonici e tattili).
La comunicazione di significati comprende anche procedimenti non linguistici, come ad esempio l’interpretazione di alcuni segnali come causa/effetto di altri (tuono pioggia/temporale). Generalmente però si parla di segnali introdotti volontariamente da esseri umani o animali. La comunicazione linguistica implica quindi l’intenzionalità.
Grice e il significato
Grice (1957) distingue tra ‘Significato Naturale’ e ‘Significato non Naturale’, separando i segnali prodotti dai segni da quelli prodotti da mezzi convenzionali (parole o gesti). In entrambi i casi possiamo usare l’espressione ‘vuol dire’ per designare l’effetto che il segnale ha su chi lo osserva (le foglie si muovono, vuol dire che tira vento). La conclusione di Grice è che il ‘voler dire’ nel senso della usuale comunicazione per mezzo del linguaggio o gestualità dell’emittente include l’intenzionalità.
Letteratura semanticista
Comunicazione: dire un enunciato è risultato di un’intenzione dell’emittente che deve essere riconosciuta come tale dall’interlocutore.
Linguaggio e fattori sociali
Sociolinguistica
Sociolinguistica: rapporto tra linguaggio e organizzazione sociale. Le differenze linguistiche corrispondono alle differenze di tipo demografico e ai differenti scopi comunicativi. Il modo in cui parliamo si connette con la cultura e l’organizzazione sociale. Il tipo di lingua usato e la pronuncia governano le interazioni linguistiche e le modalità di comunicazione e definiscono il ruolo dei parlanti. La differenziazione linguistica riproduce le distinzioni della struttura socio-economica.
Comunità linguistica
Comunità linguistica: aggregato umano di persone della stessa competenza comunicativa, capacità dei parlanti di utilizzare un “repertorio verbale”. I parlanti riconoscono in certi modi di parlare l’appartenenza a uno stesso gruppo. Le scelte linguistiche dei parlanti già comunicano di per sé significati che i membri delle comunità sanno interpretare. Interazione comunicativa che comprende il parlante (io-me-noi) e l’ascoltatore (te-te-voi), in un luogo, ad una certa ora.
La variazione linguistica si accorda a delle precise regole culturali: “Uno dei modi in cui tali membri si palesano reciprocamente questa comune appartenenza, così come il loro riconoscimento dei diritti e degli obblighi reciprocamente dovuti, è la corretta variazione del modo o dei modi in cui essi parlano tra loro.”
Le relazioni di ruolo possono variare in base alla situazione di comunicazione, ad esempio come tra allievo ed insegnante. Naturalmente le stesse persone possono trovarsi poi in situazioni più familiari o di amicizia in cui cessa il ruolo asimmetrico e nascono comportamenti di tipo informale.
Bilinguismo e diglossia
Bilinguismo: parlante che conosce e padroneggia due o più varietà linguistiche. Normalmente non è neutro ma la scelta di una o l’altra varietà riflette le condizioni della situazione comunicativa. La scelta sarà sensibile alle intenzioni.
Diglossia: le differenti varietà linguistiche corrispondono a differenze di funzione. La comprensibilità e l’interpretazione di un’espressione linguistica in un determinato contesto dipende dalla conoscenza delle norme che regolano l’uso del linguaggio e la struttura sociale. L’uso del dialetto è escluso da generi e contesti formali, ma emerge in situazioni informali, dove si usa il ‘tu’ ed altri termini della lingua comune. Scelte di registro che riflettono meccanismi e regole delle interazioni tra membri di uno stesso gruppo sociale.
In società omogenee gli indicatori di differenze comunicative sono proprietà lessicali. In altre società è il passaggio dal dialetto allo standard che segna le diversità sociali rilevanti. La scelta di una lingua comporta significati sociali riconoscibili interpretabili da parte degli interlocutori. Il linguaggio è parte dell’organizzazione delle ‘abitudini’ comunicative della comunità.
Le lingue spesso hanno forme associati a precisi valori sociali come le forme di cortesia e di rispetto, dette allocutivi. Lingue come coreano e giapponese richiedono forme lessicali diverse e pronomi e suffissi specializzati. Se il nostro interlocutore non ci è familiare o ci chiede rispetto la scelta del lessico ricadrà su enunciati che evitano l’ordine o la richiesta diretta.
Domini e registri
Domini registri (es. baby talk): Il baby talk è un registro riservato all’interazione con bambini piccoli, diffuso largamente nelle diverse società. Raffigura il rapporto tra una figura d’attaccamento e il bambino sotto forma di allocutivi e scelte lessicali e d’intonazione. Esaminando il registro usato con i bambini piccoli in alcune comunità, vediamo che il baby talk prevede un inventario lessicale specializzato. La comunicazione con un bambino piccolo prevede anche il ricorso a testi come le fiabe e le novelle.
Il lessico e le strutture morfosintattiche del baby talk ricorrono anche nelle situazioni tra innamorati o con animali. Gli studi di Labov dimostrano che è possibile prevedere una regolamentazione delle scelte linguistiche in base al contesto e alla situazione comunicativa.
-
Riassunto esame Linguistica storica, prof. Banti, libro consigliato Introduzione alla linguistica storica, Fanciull…
-
Riassunto esame Linguistica generale , Prof. Banti Giorgio, libro consigliato La linguistica: un corso introduttivo…
-
Riassunto esame Linguistica generale , Prof. Banti Giorgio, libro consigliato La linguistica: un corso introduttivo…
-
Riassunto esame Linguistica generale , Prof. Banti Giorgio, libro consigliato La linguistica: un corso introduttivo…