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La linguistica e il linguaggio

La linguistica è lo studio scientifico (in realtà ha un'ambizione scientifica in quanto, essendo la lingua imprevedibile come lo è l'uomo, è sempre soggetta a cambiamenti di qualche sorta) del linguaggio. In linguistica non basta osservare i dati, ma anche dare delle spiegazioni e interrogarsi su queste ultime, tirandone fuori un modello (è un insieme di caratteristiche astratte che si ripercuotono nei dati); da più modelli nasce una teoria (è un sistema di spiegazione) formulata attraverso dei processi deduttivi e induttivi.

Obiettivi della linguistica

La linguistica ha come obiettivi:

  • Specificare la natura del linguaggio;
  • Identificare i meccanismi che i parlanti attuano nel produrre e ricevere il messaggio linguistico;
  • Descrivere e spiegare i cambiamenti.

Termini importanti in linguistica

Parlando di linguistica dobbiamo distinguere diversi termini importanti tra cui:

  • Sincronico (lo studio e la valutazione dei fatti linguistici considerati in un dato momento, astraendo dalla loro evoluzione nel tempo, ovvero in un determinato “stato della lingua”) VS diacronico (indica lo studio e la valutazione dei fatti linguistici considerati secondo il loro divenire nel tempo, secondo una prospettiva dinamica ed evolutiva).
  • Teorica (tende a ricercare ciò che c’è di comune, di uguale o di immutabile nel linguaggio umano attraverso l'estrapolazione dei dati che portano alla formulazione delle teorie) VS pratica (si chiama applicata e riguarda le applicazioni della lingua).
  • Descrittiva (la linguistica è tale in quanto riguarda lo studio della struttura di una lingua spiegando i fenomeni per come sono, cioè gli usi dei parlanti, senza stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato) VS prescrittiva (la grammatica tradizionale o normativa è tale in quanto impone delle regole, basate su convenzioni o sull'uso degli autori più prestigiosi).

La linguistica generale è definita come sincronica, teorica e descrittiva.

Storia della lingua: le lingue nel mondo e la linguistica comparativa

La linguistica storico-comparativa aveva permesso ai linguisti di seguire tre diversi criteri di classificazione delle lingue, usati ancora oggi:

  • Genetico = si cerca di individuare a livello genealogico i diversi livelli di parentela linguistica tra lingue diverse e di riportarle ad un antenato comune. Essa si può basare per esempio sulla documentazione scritta giunta fino a noi: è il caso delle lingue romanze (o neolatine) risalenti al latino (non classico) o delle lingue moderne dell'India derivate dal sanscrito.
  • Tipologico = si cerca di individuare la tipologia delle parole di una lingua nella struttura delle parole (tipologia morfologica) o nella struttura dei gruppi di parole e delle frasi (tipologia sintattica). Ad esempio troviamo la tipologia isolante, in cui i rapporti grammaticali tra le parole non sono segnalati da marche morfologiche, ma dalla posizione nella frase o da particelle (per es. il vietnamita); agglutinante, caratteristica di quelle lingue in cui le parole sono costituite dall'apposizione ad una radice di prefissi o suffissi per esprimere categorie grammaticali diverse (per es. il turco); flessiva, caratteristica di quelle lingue in cui le parole sono costituite dall'unione di una radice a morfemi cumulativi che non hanno significato da soli ma rappresentano molteplici caratteristiche grammaticali come genere, numero, ecc. (per es. l'indoeuropeo).
  • Areale = due o più lingue che non vengono dallo stesso ceppo linguistico possono essere simili grazie ad una contaminazione geografica o storica. Per esempio il cinese ed il giapponese non sono imparentate, ma hanno sviluppato caratteristiche comuni attraverso il contatto linguistico, in quanto sono parlate in una stessa area geografica.

Le lingue storico-naturali finora, a seconda dei criteri di classificazione utilizzati, possono variare tra le 2000 e le 12.000: per metterle in ordine si utilizzano le famiglie [diciotto di norma più alcune (quattro o cinque, o anche di più, a seconda degli autori) lingue singole genealogicamente isolate, di cui non si è riusciti a provare la parentela con altre lingue e quindi ad appurare l’appartenenza ad alcuna delle famiglie esistenti, come il basco], determinate secondo criteri di parentela genealogica ed altre caratteristiche che rendono la classificazione molto più complessa come le differenze lessicali, morfologiche e sintattiche che intercorrono tra loro.

Le famiglie linguistiche e i pidgin

Alle famiglie linguistiche principali di solito si aggiungono anche le pidgin, ovvero dei codici linguistici che si formano in situazioni di contatto linguistico fra gruppi socioculturali che per circostanze diverse si trovano a interagire. Esse coesistono con le lingue materne di una comunità linguistica, ovvero con quelle lingue che gli hanno fornito la maggior parte dei materiali lessicali, definite perciò ‘lingue lessicalizzatrici’. Se il contatto linguistico è disuguale in termini di posizione socioeconomica dei gruppi, e non profondo, cioè perché limitato a contenuti piuttosto ristretti si parla di ''pidginizzazione''. Se a causa di circostanze alquanto diverse, l'uso di un pidgin si amplia ad altri domini d'uso, espandendo quindi non solo le sue funzioni socio-culturali ma anche il suo lessico e le sue possibilità morfologiche e sintattiche, può divenire lingua materna (e spesso unica) di un certo gruppo socio-culturale: in questi casi si parla quindi di un processo di ''creolizzazione'' ed il pidgin diventa un creolo, ovvero una lingua a pieno titolo, visto che è lingua materna di un certo gruppo socio-culturale che l'ha formata e in essa s'identifica. Fra i pidgin più noti vi sono il tok pisin (parlato in Papua Nuova Guinea, e in parte creolizzato), il WAPE (West African Pidgin English, parlato in Nigeria, Camerun, Ghana), il Chinese Pidgin English (parlato un tempo in località della Cina meridionale, ecc.).

La lingua

Tutte le lingue storico-naturali (le lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana) sono espressione di quello che è il linguaggio verbale. Le lingue sono costituite da:

  • Variabilità = qualcosa che può variare;
  • Variazioni = esse sono processi sincronici legati al variare (l’oggetto d’analisi della glottologia studia il mutamento delle lingue nel corso del tempo, ovvero in diacronia) secondo delle variabili sociolinguistiche [essa è un’unità del sistema (una pronuncia, un morfema, una parola, un costrutto, una regola, ecc.) che ammette realizzazioni diverse].

Le dimensioni che determinano la variazione linguistica sono:

  • Diatopia = variazione attraverso lo spazio geografico di provenienza o residenza dei parlanti;
  • Diastratia = variazione attraverso gli strati sociali e i gruppi di parlanti all’interno di una società;
  • Diafasia = variazione attraverso le situazioni comunicative in cui possono essere coinvolti i parlanti.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Feli255 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Scienze letterarie Prof.
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