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teorica. Tale contrapposizione è da scartare perché non rispetta l’oggetto

studiato).

Fatta questa premessa, vediamo dapprima alcuni dati empirici che

riguardano le lingue su cui operiamo, dalle quali prendiamo esempi nelle

considerazioni di linguistica generale che svolgeremo durante il corso. Senza

questi dati empirici, non possiamo svolgere considerazioni teoriche adeguate.

Parleremo dunque di:

(i) lingue in Europa in una tipologia storico-geografica e genetica

(ii) punto di vista tipologico sulle lingue (somiglianza di strutture).

Tuttavia, per discutere di tale problema occorre dapprima considerare

i tipi principali di strutture di una lingua (morfologia come struttura

delle unità in paradigmi; sintassi come aspetti della combinazione di

elementi, ordine delle parole, intonazione). Soprattutto, bisogna

considerare la fonetica.

(iii) Dopo avere esposto brevemente il punto di vista tipologico, si

vedranno gli aspetti fondamentali dei processi di

“grammaticalizzazione”. 4

Linguistica generale.

13 ottobre 2005

1. Lingue in Europa

Tradizionalmente, si considerano alcuni criteri per classificare le lingue.

Vi è un criterio “genetico”, che organizza le lingue in base ai rapporti di parentela

(Verwandtschaftsverhältnis). Secondo tale criterio, si rilevano somiglianze sistematiche

fra più lingue e su questa base si formulano ipotesi circa una loro comune origine.

Vi è poi un criterio tipologico, che considera le somiglianze fra strutture (fonetiche,

sillabiche, morfologiche, sintattiche, lessicali, pragmatiche). La somiglianza può essere

riscontrata fra lingue assai lontane. Se invece si rilevano somiglianze strutturali fra

idiomi che – pur non essendo geneticamente imparentati – sono a contatto su un

medesimo territorio, si parla di “lega linguistica” (Sprachbund); un esempio

significativo è dato dalla “lega linguistica balcanica”: nella Penisola Balcanica vi sono

infatti lingue di vari gruppi indeuropei (e alcuni idiomi – il turco e la parlata, oramai

quasi estinta, degli ebrei sefarditi – non sono neppure indeuropei); tuttavia esse

7 , sia per il comportamento sintattico (p.es.

presentano alcune caratteristiche comuni

8

l’assenza di una forma sintetica di infinito) sia per caratteristiche fonetiche (p.es.

l’importanza del nesso consonantico pt – si osserva, tra l’altro, che il nesso ct dei prestiti

latini è continuato proprio da pt, cfr. rumeno lapte < lat. lactem [nelle lingue che

continuano il latino, i sostantivi continuano in generale la forma di accusativo].

Qui dedichiamo attenzione particolare al punto di vista della parentela fra lingue,

ma ne proponiamo una versione assai semplificata, tale che ci consenta un primo

accostamento alle lingue d’Europa, indicando i territori nei quali ciascuna è

rappresentata in modo tipico. In tale excursus, non faremo riferimento alle lingue di

recente immigrazione, né ci occuperemo dei movimenti migratori interni all’Europa. In

effetti, tale impresa renderebbe oltremodo difficoltosa la descrizione e ci allontanerebbe

7 Per tutti questi aspetti, e per una ricostruzione precisa e sintetica di questo settore di studi, che è

diventato una vera e propria disciplina particolare della linguistica diacronica, si veda Emanuele Banfi,

Linguistica balcanica, Zanichelli, Bologna 1985.

8 Sintetico significa che l’infinito non è manifestato da una forma semplice di parola, come p.es. in

italiano cantare, bensì è manifestato attraverso un costrutto a più elementi, come avviene, peraltro, anche

in inglese, cfr. to sing. In area balcanica, questa caratteristica sembra sia partita dal greco e si sia poi

irradiata raggiungendo altre lingue (come p.es. il bulgaro).

5

dal nostro compito, che consistono, essenzialmente, in una presa di contatto con la

cartina linguistica “istituzionale” europea.

L’esposizione procede in maniera semplificata: si considerano per lo più le

lingue standard, i “tipi esemplari” che “coprono” ciascuno un repertorio di varietà.

Inoltre, la descrizione tiene conto soprattutto della situazione geo-linguistica odierna.

L - -

INGUE INDO EUROPEE E LINGUE UGRO FINNICHE

Nel nostro Continente sono rappresentate due grandi famiglie linguistiche: la

indeuropea e la ugro-finnica.

Le principali lingue della famiglia indeo-europea

9 articolata in diversi gruppi,

La famiglia linguistica indeuropea viene tradizionalmente

che qui consideriamo brevemente. La nostra attenzione è rivolta ai gruppi di lingue

parlate in Europa. Gli altri gruppi – di grande rilievo per la linguistica diacronica

indeuropea – sono da noi soltanto citati.

Le lingue indo-iraniche

Cominciamo con il gruppo indo-iranico, che annovera:

1) le lingue indeuropee dell'India: fra queste, di più antica attestazione è la lingua dei

libri Veda, che risale al secondo millennio a. C. Nel IV secolo a. C. visse il

grammatico Panini, che offrì una compiuta descrizione grammaticale del sanscrito

(da sam-skrta, "elaborato"), lo stadio più maturo della lingua letteraria dell'India

antica. Fra le lingue indeuropee maggiori parlate nell'India di oggi ci limitiamo a

ricordare l'hindi, che è lingua ufficiale, e il bengali;

2) le lingue iraniche: la più anticamente attestata è la lingua degli Avesta, il libro sacro

dei discepoli di Zarathustra (VI-V sec. a. C.). Fra quelle oggi parlate ricordiamo il

persiano, lingua ufficiale dell'Iran, il curdo, il tagiko (parlato in Tagikistan, un'ex-

repubblica dell'Urss), il pashto (che insieme al persiano è lingua ufficiale

dell'Afghanistan) e l'osseto (parlato nella caucasica regione dell'Ossezia, oggi divisa

in una provincia georgiana e in una repubblica autonoma della Russia);

9 Un panorama aggiornato è offerto dalla silloge di contributi, curata da Emanuele Banfi, La formazione

dell'Europa linguistica. Le lingue d'Europa tra la fine del I e del II millennio, La Nuova Italia, Firenze

1993. 6

3) nel gruppo indoiranico sono annoverate anche le diverse parlate degli zingari, che

10

costituiscono dunque le lingue indo-iraniche d'Europa .

L'armeno

Un gruppo a parte è rappresentato dall'armeno, la lingua dell'odierna repubblica

caucasica con capitale Erevan. L'armeno è attestato a partire dal V secolo d.C., con le

traduzioni dei testi sacri della Cristianità. Fino alla prima guerra mondiale, la lingua

armena era molto diffusa anche nella Turchia ottomana, ma negli anni fra il 1916 e il

1918 fu perpetrato un genocidio da parte dei nazionalisti turchi: morirono circa un

milione e mezzo di armeni. Da allora, gli armeni di Turchia sopravvissuti al genocidio

vivono sparsi per l'Europa occidentale - soprattutto in Francia; molti vivono anche in

Italia - e per le Americhe. Peraltro, antiche isole linguistiche armene sono tuttora vive

nel Medio Oriente (importanti, dal punto di vista religioso e culturale, quelle della Siria

e dello Stato di Israele).

Il tocario

Un gruppo isolato era costituito dal tocario, una lingua morta che viene divisa

solitamente in due dialetti, chiamati A (tocario dell'est) e B (tocario dell'ovest). Sono

attestati in manoscritti di testi buddisti che risalgono alla seconda metà del primo

millennio e provengono dal Turfan (Turkestan cinese).

Le lingue anatoliche

Il gruppo di più antica attestazione - ma del tutto estinto - è quello anatolico, con

l'ittita (i cui resti sono del secondo millennio a.C.) e il luvio. Altre lingue anatomiche

sono il licio, il lidio e il cario, che sono attestate dal primo millennio a. C.

Il greco

Per la storia culturale della Cristianità d'Oriente e d'Occidente e, di conseguenza, di tutta

la cultura europea moderna, sono fondamentali gli idiomi del gruppo greco, soprattutto i

dialetti ionico, attico, dorico, eolico. L’attico costituì la base della "lingua comune"

(koiné diálektos) diffusasi con l'impero di Alessandro il Grande (IV a.C.). Nel nostro

10 Sulla storia linguistica delle comunità zingare e sulla parentela delle loro lingue con lo hindi e il

sanscrito si veda G. Manzelli, Un caso a sé: le parlate degli Zingari (le lingue indoiraniche d'Europa), in

La formazione dell'Europa linguistica, cit., pp. 339-349.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (BRESCIA - MILANO)
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