Linguistica generale.
12 ottobre 2005
Un’introduzione
Ai termini italiani linguistica generale e glottologia corrisponde, in molte
lingue europee, un solo termine. Per esempio, in inglese vi è general linguistics,
in francese si trova linguistique générale; ed è evidente che la matrice francese è
responsabile della prima delle due espressioni italiane sopra citate. In tedesco vi
è invece Sprachwissenschaft, in russo jazykoznanie, in neerlandese
taalwetenschap. L’espressione glottologia appartiene a questa serie che è, per
così dire, di matrice tedesca, perché la glottologia – cioè „scienza della lingua“ ,
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Sprachwissenschaft appunto – si è sviluppata soprattutto nelle grandi
università tedesche, durante l’Ottocento. Ma se guardiamo al significato delle
due espressioni, potremmo dire che esse si equivalgono: la linguistica generale è
una scienza del fenomeno linguistico, che indaga i caratteri comuni alle lingue, e
da questi prende l’avvio per spiegare le soluzioni peculiari di ciascuna lingua.
Come a dire: si spiega il particolare riconducendolo al generale – esiterei qui a
parlare di “universale”: chi accosti molte lingue tra loro distanti si accorgerà che
ben pochi sono i caratteri presenti in tutte le lingue! 2
1 Il termine glottologia è formazione erudita di epoca moderna. Peraltro, il materiale lessicale impiegato è
di matrice greca: glotta è la variante attica (propria della lingua d’uso in Atene); altra variante, non attica,
è glossa, che si ritrova in altre parole di coniazione erudita, quali, per esempio, glossolalia (il dono delle
lingue, mirabile evento sul quale è incentrato l’avvio degli Atti degli Apostoli), ma anche glossa (aggiunta
a margine di un testo), glossatore, e altre espressioni ancora. Per la sua struttura interna, glottologia
richiama ted. Sprachwissenschaft, cui si rifanno, tra l’altro, la formazione russa (jazyk “lingua” + znanie
“sapere, conoscenza”) e neerlandese (taal “lingua” + wetenschap, che per il lessico è speculare alla forma
tedesca, per la fonetica contiene alcune interessanti differenze, già meritevoli di nota fin d’ora: dove ted.
ha ss, il neerl ha t; la forma neerl weten si lascia poi accostare a ingl. wit “ingegno”. E in effetti, ingl. wit,
neerl weten, ted wissen sono esiti fonetici diversi di una radice comune. Su questa radice torniamo fra
breve nel testo. Invece, neerl. taal si lascia, a ben vedere, accostare – solo per la radice – al sost. ingl. tale
“racconto” (cfr. The Winter’s Tale di Shakespeare) e al verbo to tell “dire, raccontare”, come pure alle
forme ted. Zahl “numero”, Zahlung conto” e zählen “contare”, erzählen “raccontare”. Anche qui, si
osserverà una corrispondenza sistematica tra il suono t dell’inglese e del neerlandese, e il suono segnato
con z del tedesco.
2 Persino categorie come “nome”, “verbo” o – sul piano della sintassi – quelle di “soggetto” e “oggetto”
hanno bisogno di riconsiderazioni profonde, una volta che si prendano in esame i comportamenti di certe
lingue, lontane da quelle europee. Un caso interessante è quello delle cosiddette lingue ergative. Per
esempio, in certe lingue, la frase Pietro mangia i mirtilli verrebbe riformulata in modo che l’oggetto
diventi l’elemento con il quale il verbo concorda, mentre l’agente (Pietro) sarebbe espresso mediante un
altro caso, chiamato ergativo. A un di presso, si avrebbe una frase del tipo “I mirtilli sono mangiati per
opera di Pietro”. Ma in tali lingue il verbo non è al passivo (che nelle “nostre” lingue è forma
morfologicamente derivata dall’attivo), bensì nella forma base, non derivata morfologicamente. Persino
categorie come “nome”, “verbo” o – sul piano della sintassi – quelle di “soggetto” e “oggetto” hanno
bisogno di riconsiderazioni profonde, una volta che si prendano in esame i comportamenti di certe lingue,
lontane da quelle europee: a volte, il “soggetto” corrisponderebbe all’oggetto della frase italianaPersino
Peraltro, nel lessico dell’università italiana, i termini glottologia e
linguistica generale tendono ad avere oggi due significati diversi: il primo si
riferisce al punto di vista diacronico sulla lingua, mentre il secondo è legato
piuttosto al punto di vista sincronico. Diacronico – dal greco diá toû chrónou
“attraverso il tempo” – è distinto da sincronico: quest’ultimo indica un punto di
vista dal quale si osserva la lingua prescindendo dal tempo.
La glottologia è così intesa come scienza che indaga il cambiamento delle
lingue nel tempo; e si riserva alla linguistica generale lo studio
dell’organizzazione di una lingua come strumento di comunicazione e di azione
verbale .
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Secondo questa prospettiva, nella glottologia si ricostruiscono le fasi di
passaggio da uno stato di lingua all’altro (p.es. si indaga l’origine delle lingue
romanze dalle varietà riconducibili al latino) ; si compiono ricerche sui contatti
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fra lingue e sui fenomeni di “interlinguistica” (influssi di una lingua sull’altra,
p.es. dell’inglese americano sul giapponese). Inoltre, si sviluppano ipotesi sulle
origini comuni di più lingue e si tenta una ricostruzione di rapporti non attestati
storicamente (p.es. i rapporti tra le lingue italiche, come il latino, e le lingue
celtiche). Alla glottologia si attribuiscono vari altri ambiti di ricerca, tutti
connessi con la diacronia, cioè con il cambiamento delle lingue.
Alla linguistica generale, invece, si tende oggi ad attribuire il compito di
spiegare come funziona una lingua, ossia di spiegare che cosa siano, come siano
organizzate e come siano fra loro correlate la fonetica e la fonologia, la
morfologia, il lessico e la sintassi. Inoltre, essa è incaricata di spiegare il
rapporto fra il sistema (la langue) e il testo (gli eventi comunicativi verbali, la
parole). Il binomio langue – parole viene dalla tradizione francese, che ha in
categorie come “nome”, “verbo” o – sul piano della sintassi – quelle di “soggetto” e “oggetto” hanno
bisogno di riconsiderazioni profonde, una volta che si prendano in esame i comportamenti di certe lingue,
lontane da quelle europee: a volte, il “soggetto” corrisponderebbe all’oggetto della frase italiana. Su questi
problemi si è soffermato, tra gli altri, il linguista georgiano – di origine armena – S.K. Šaumjan (in
Applikativnaja grammatika kak semantičeskaja teorija estestvennych jazykov [“La grammatica applicativa
come teoria semantica delle lingue naturali”], Nauka, Moskva 1974; cfr. inoltre dello stesso, A Semiotic
Theory of Language, Indiana UP, Bloomington-Indianapolis 1987).
3 C’è differenza tra comunicazione e azione: Lei è licenziato è un’espressione che compie l’atto del
licenziare: nel momento in cui si comunica, si compie anche l’azione. Ma su questo, vedi il seguito del
corso.
4 Per esempio, si riconosce agevolmente che la parola it. clan è la ripresa di ingl. clan. E quest’ultimo è un
prestito dal gaelico scozzese clánn, che indicava una comunità che condivide il capostipite. Ma la parola
gaelica non è altro che una ripresa del latino planta, presa per indicare – metaforicamente – una comunità
che ha le medesime radici. 2
Ferdinand de Saussure un illustre rappresentante . Un’altra gran