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Lingua e linguistica

Linguistica

La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia il linguaggio e le lingue. Si può dividere in:

  • Linguistica generale: si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue. Nella tradizione italiana, spesso si contrappone alla linguistica generale la glottologia, come ambito che copre la linguistica storica e lo studio comparato delle lingue antiche.
  • Linguistica storica: si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura.

L’oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, cioè tutte quelle lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana, come espressioni del linguaggio naturale.

Linguistica generale

La linguistica generale è una scienza che si occupa dello studio scientifico del linguaggio umano e delle lingue. Essa si colloca tra le scienze umane ma, nel suo percorso di emancipazione dalle altre discipline, si è sempre ispirata al rigore delle cosiddette scienze “dure” (matematica, biologia ecc.), per questo essa è probabilmente la più “tecnica” e “scientifica” tra le scienze umane. Così come le discipline scientifiche, la linguistica si trova di fronte a una molteplicità pressoché infinita di fatti da ricondurre ad alcune leggi generali che governano l’organizzazione e la struttura del linguaggio umano, generando ipotesi generali ricorrendo a una terminologia tecnica e precisa, e facendo sì che le osservazioni svolte possano essere reperibili anche da altri ricercatori. Come le altre scienze, essa ha inoltre uno scopo conoscitivo (disciplina descrittiva): vuole spiegare con rigore metodologico (leggi il più possibile generali) il comportamento linguistico degli esseri umani e investigare i meccanismi che stanno alla base di tale comportamento, non dettare regole sul buono o cattivo uso delle forme linguistiche (compito della grammatica normativa).

La linguistica rimane tuttavia una scienza definita “molle”, in quanto il linguaggio umano può essere inteso e studiato come un sistema complesso autonomo e formalizzabile, ma è anche un sistema continuamente influenzato e ristrutturato dagli eventi storici e sociali, difficilmente prevedibili. Non tutti gli aspetti del linguaggio sono inoltre veramente formalizzabili o riconducibili a regole generali, molte definizioni di base sono infatti controverse e vaghe e nelle lingue sono riscontrabili molti fenomeni idiosincratici (creazioni linguistiche limitate a un ambito ristretto e costruite senza applicare le norme valide negli ambiti più ampi). L’oggetto di studio coincide con lo strumento che si usa per studiarlo (il linguaggio), si ha quindi la necessità di usare una “lingua-strumento” ad hoc. In molti casi, poi, l’oggetto di studio non è direttamente osservabile (es. semantica, struttura sintattica).

Secondo Ferdinand de Saussure “è il punto di vista che crea l’oggetto”: la linguistica non si trova davanti a un oggetto dato e finito da analizzare, anzi la scelta e la delimitazione delle unità d’analisi necessarie per uno studio rigoroso sono compiute dal linguista stesso.

Studio scientifico del linguaggio e delle lingue

La linguistica studia la natura del linguaggio umano e come sono fatte le lingue del mondo, quali sono le regole (intese come processi mentali, non come norme prescrittive) che i parlanti usano quando producono e ricevono un messaggio linguistico, e quali sono i principi generali che regolano la variazione delle lingue del mondo e il loro mutare nel tempo (riflessione di carattere epistemologico sugli strumenti di analisi e le metodologie usate all’interno della disciplina, in particolare in relazione ai diversi livelli di analisi linguistica e alla loro interazione).

  • Fase descrittiva
    • Linguistica descrittiva: descrizione dei fatti linguistici in una o più lingue del mondo.
  • Fase esplicativa
    • Linguistica teorica: elaborazione di modelli e principi generali che rendono conto dei fatti linguistici osservati, ovvero di come sono fatte le lingue del mondo.

Alcune teorie si conformano al metodo deduttivo, mentre altre a quello induttivo.

Metodo deduttivo

Dal universale al particolare (top-down): si formulano delle ipotesi o dei principi generali che poi vengono verificati o meno dai fatti.

Metodo induttivo

Dal particolare all’universale (bottom-up): si osservano prima i fatti, vengono proposte delle ipotesi, si procede alla verifica delle stesse e infine si formulano dei principi generali.

Livelli di analisi

  • Fonetica e fonologia: studio dei suoni.
  • Morfologia e lessico: studio delle parole e della loro struttura.
  • Sintassi: studio del modo in cui le parole si combinano tra loro per formare frasi semplici e complesse.
  • Semantica: studio dei significati e delle espressioni linguistiche.
  • Pragmatica: studio dell’uso delle espressioni linguistiche.

La linguistica ha una forte vocazione interdisciplinare, in quanto il linguaggio è connesso con una quantità di ambiti di studio:

  • Fisica in quanto suono.
  • Psicologia in quanto collegato al pensiero e alla mente (psicolinguistica).
  • Neurologia in quanto risiede nel cervello (neurolinguistica).
  • Sociologia in quanto serve a comunicare (sociolinguistica; dialettologia).
  • Genetica in quanto facoltà propria della specie umana.
  • Pedagogia in quanto oggetto di acquisizione e apprendimento (linguistica acquisizionale).
  • Storia in quanto oggetto che muta nel tempo (glottodidattica).
  • Logica e informatica in quanto sistema formalizzabile (linguistica computazionale).

Linguaggio

Il linguaggio, nella sua accezione più generale, è un sistema semiotico, detto anche sistema di segni o codice, in quanto fa uso di segni allo scopo di comunicare. La comunicazione prevede un passaggio di informazioni da un emittente a un destinatario attraverso la produzione e diffusione di un messaggio. Questo produce un interscambio di ruoli, in quanto durante la comunicazione il destinatario diventa il mittente e viceversa e così via.

Modello della comunicazione di Roman Jakobson

Roman Jakobson, nel suo modello della comunicazione linguistica (Jakobson, 1960), individua sei fattori presenti nell’atto comunicativo e sei funzioni corrispondenti a ciascuno di questi fattori. Tutti e sei fattori sono necessari per la comunicazione e quindi essi sono identificabili in ogni atto comunicativo. Tuttavia, secondo Jakobson, è possibile individuare in ogni atto linguistico una funzione prevalente.

Fattori Funzioni Esempi
Mittente Emotiva o espressiva L’atto comunicativo è volto soprattutto a esprimere le sensazioni del parlante.
Destinatario Conativa L’atto comunicativo è volto soprattutto al ricevente, a farlo agire in un qualche modo.
Messaggio Poetica L’atto comunicativo è volto soprattutto a mettere in rilievo e sfruttare le potenzialità insite nel messaggio.
Canale Fatica L’atto comunicativo è volto soprattutto a verificare e sottolineare il canale di comunicazione e/o il contatto fisico tra i parlanti.
Codice Metalinguistica Tipo di linguaggio usato per comunicare.
Contesto/referente Referenziale o denotativa L’atto comunicativo è volto soprattutto a fornire una specifica informazione sulla realtà esterna.

Secondo una concezione diffusa tra gli studiosi di semiotica o semiologia, tutto può comunicare qualcosa, ogni fatto culturale è suscettibile di essere interpretato da qualcuno e quindi di dare qualche informazione. In senso lato, dunque, comunicazione equivale a “passaggio di informazioni”. In un senso più ristretto, tuttavia, essa ha come elemento fondamentale l’intenzionalità: si ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare delle informazioni e che viene percepito dal destinatario come tale.

Categorie della comunicazione

Si potrebbero distinguere tre categorie all’interno della comunicazione, a seconda del carattere dell’emittente, del ricevente e dell’intenzionalità del loro comportamento:

  1. Comunicazione in senso stretto
    • Emittente intenzionale
    • Ricevente intenzionale
  2. Passaggio di informazione
    • Emittente non intenzionale
    • Ricevente intenzionale
  3. Formulazione di inferenze
    • Nessun emittente, ma presenza di un “oggetto culturale” che viene interpretato come volto a fornire un’informazione
    • Interpretante (es. case dai tetti aguzzi e spioventi = qui nevica molto)

Da una categoria all’altra l’insieme di conoscenze di riferimento (codice) che permette di interpretare correttamente l’informazione diventa via via più debole, vago e indeterminato, e l’associazione fra un certo “fatto segnico” (ogni fatto o comportamento che abbia un qualche valore informativo) e l’informazione veicolata è più lasca, affidata all’attività dell’interpretante e passabile di fraintendimenti. Comunicazione è, quindi, trasmissione intenzionale di informazioni.

Fatti segnici

La comunicazione può essere distinta in:

  • Comunicazione animale (latrati dei babbuini, danze delle api ecc.)
  • Comunicazione umana
    • Artificiale
      • Segnaletica stradale ecc.
    • Naturale
      • Verbale (linguaggio verbale umano)
      • Non verbale (gesti ecc.)

Nozione di segno

Per comunicare è necessario formulare un messaggio, il quale si costruisce attraverso i segni, unità fondamentali della comunicazione. La tassonomia (classificazione) dei segni in senso lato è basata su due criteri fondamentali dell’intenzionalità e della motivazione, cioè del grado di rapporto naturale esistente tra le due facce del segno:

  • Motivazione (concetto opposto ad arbitrarietà): scelta di una determinata espressione che ha in qualche modo a che fare con il contenuto.
  • Intenzionalità: “modo” in cui il messaggio viene codificato dal mittente affinché esso arrivi a uno o più destinatari.

Il segno è costituito dall’associazione di un contenuto (mentale) a un’espressione (sensoriale), per questo si parla di biplanarità del segno. Dello studio dei segni se ne occupano la semiologia (Ferdinand de Saussure) e la semiotica (Charles Peirce), termini tecnicamente equivalenti ma con diversa base storica.

Segno Significato (contenuto) Significante (espressione)
Unità fondamentale della comunicazione Rappresentazione mentale; concetto Forma sonora o grafica

Peirce: indice, icona, simbolo

Charles Peirce creò una classificazione dei segni sui criteri fondamentali della motivazione e dell’intenzionalità, ossia del rapporto naturale esistente tra significante e significato:

  • Indice (sintomi): basato sul rapporto causa o condizione scatenante ed effetto (contiguità). Esso non è altro che un’espressione sensoriale che porta con sé delle informazioni. È motivato naturalmente, ma non intenzionale (es. orma per terra; sbuffo di vapore che esce dalla pentola).
  • Icona: basata sulla similarità di forma o struttura, riproduce proprietà dell’oggetto designato (analogia tra significante e referente). Essa è, quindi, motivata analogamente e intenzionale (es. silhouette di una donna sulla porta di un bagno pubblico; nuvoletta delle previsioni meteo).
  • Simbolo: motivato culturalmente e intenzionale. Nulla nell’espressione riporta al referente, è basato dunque su una convenzione: se non si conosce il simbolo non si riesce ad arrivare al significato (es. segnale stradale; grafema ‘B’).
  • Segnali: motivati naturalmente e intenzionali (es. sbadigliare volontariamente per indicare di essere annoiati).
  • Segni (in senso stretto): arbitrari, basati su mera convenzione e intenzionali (= simboli) (es. comunicazione gestuale come la lingua dei segni).

Proprietà del linguaggio umano

Il linguaggio umano è solo un tipo di linguaggio possibile, e va distinto da tutti gli altri:

  • Linguaggio naturale (o umano o verbale)
    • Lingue storico-naturali o lingue verbali.
  • Altri linguaggi
    • Linguaggi animali
      • Degli scimpanzé
      • Delle api
    • Linguaggi artificiali (inventati dall’uomo)
      • Linguaggi informatici
      • Nel caso di lingue inventate dall’uomo (glottopoiesi), come l’esperanto (Ludwik Zamenhof), si è di fronte dapprima a una lingua artificiale, ma che col tempo e l’uso ha subito cambiamenti ed è divenuta naturale.

Il linguaggio umano è dunque un tipo di linguaggio costituito da segni linguistici. Esso si contraddistingue per le sue funzioni (comunicare, cioè trasmettere informazioni complesse, regolare rapporti sociali, risolvere problemi; e pensare, ossia dare una forma tangibile a contenuti mentali) e per le sue proprietà, alcune delle quali caratterizzano anche altri linguaggi, mentre altre sono tipiche di quello umano:

  • Biplanarità: in quanto ogni segno è composto da due piani (contenuto ed espressione, entrambi entità mentali secondo Saussure “il segno linguistico unisce non una cosa e un nome, ma un concetto e un’immagine acustica”).
  • Arbitrarietà: in quanto non c’è nessun legame naturalmente motivato tra significante e significato, ma il loro rapporto è dato per convenzione, ossia grazie a un patto sociale (se i segni linguistici non fossero arbitrari, tutte le lingue tenderebbero a codificare i concetti in maniera molto simile). Il linguaggio umano presenta tutti i livelli esistenti di arbitrarietà, per questo si parla di arbitrarietà radicale (Saussure), rappresentati dal triangolo semiotico:
    • Primo livello di arbitrarietà: è arbitrario il rapporto tra il segno linguistico e il suo referente nella realtà (es. tra l’oggetto sedia e il segno sedia).
    • Secondo livello di arbitrarietà: è arbitrario il rapporto tra il significato e il significante di un segno linguistico (es. tra il significante sedia, quindi l’immagine acustica, e il concetto mentale di sedia).
    • Terzo livello di arbitrarietà: è arbitrario il rapporto tra il significato di un segno e tutti gli altri significati possibili. Ogni lingua ritaglia un certo spazio di significato in maniera arbitraria.
    • Quarto livello di arbitrarietà: è arbitrario il rapporto tra il significante di un segno e tutti gli altri significanti possibili. Ogni lingua organizza i suoni a sua disposizione in pertinenti e non pertinenti in maniera arbitraria (es. il rapporto tra una i breve e una lunga, che in italiano non è pertinente ma in inglese sì).
    Gli unici segni linguistici che appaiano motivati sono le onomatopee, gli ideofoni e altre parole evocative. Questi segni sono tuttavia minoritari e presentano comunque una componente arbitraria.
  • Doppia articolazione: in quanto le unità minime del linguaggio (suoni) si “articolano”, cioè uniscono gli uni agli altri, per formare i segni linguistici (parole). La vera proprietà cardine del linguaggio umano è però costituita non dall’articolazione ma dalla doppia articolazione (André Martinet i suoni, privi in sé di significato, formano unità di livello superiore dotate di significato). La doppia articolazione comprende:
    • La prima articolazione: livello delle entità dotate di significato (parole e oltre).
    • La seconda articolazione: livello delle entità non dotate di significato (suoni).
  • Linearità: che è una proprietà del significante, il quale viene prodotto in successione lineare nel tempo. Questa proprietà ha forti ripercussioni sulla natura del linguaggio umano:
    • Il significante (in quanto segnale acustico) agisce su una sola dimensione (quella temporale), a lo contrario di altre espressioni che possono agire su più dimensioni, come le lingue dei segni.
    • Non si può capire completamente il messaggio prima che siano stati attualizzati tutti gli elementi che lo costituiscono, mentre segnali come quelli visivi sono invece immediati.
  • Discretezza: in quanto la delimitazione tra le unità della lingua (in particolare i suoni) è assoluta e non relativa. Tali unità si possono quindi contrapporre tra loro (es. suoni [b] e [p] sono chiaramente distinguibili, non esiste un suono intermedio), mentre i significati sono meno discreti dei suoni (la lingua permette di spiegare che un determinato oggetto è qualcosa che sta a metà tra altri due oggetti; es. divano-letto).
  • Produttività (o creatività): in quanto, tramite la combinazione delle diverse unità di base della lingua, si può creare una serie virtualmente infinita di segni (nuove parole, nuove frasi, nuovi testi).

Il linguaggio umano presenta una combinazione unica di queste caratteristiche, rendendolo uno strumento straordinariamente versatile ed efficace per la comunicazione e l'espressione del pensiero.

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L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Simosimmo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof .
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