Linguistica generale
La linguistica è una branca delle scienze umane che si occupa delle lingue storico-naturali, ovvero tutte quelle lingue nate spontaneamente nel corso della storia e che esprimono ciò che viene chiamato "linguaggio verbale umano".
Divisione della linguistica
La linguistica può essere divisa in:
- Sincronica: fondata da Saussure, è lo studio della lingua in un preciso momento storico, senza che essa venga spiegata in termini evolutivi (detta anche linguistica storica o descrittiva).
- Diacronica: precedente a Saussure, è lo studio della lingua che considera tutti i suoi cambiamenti nel corso del tempo (detta anche glottologia); un esempio di studio diacronico è la parentela tra le lingue.
Il linguaggio verbale è la facoltà dell’uomo di comunicare attraverso mezzi verbali. A tal proposito, non esiste alcuna differenza tra dialetti e lingue, in quanto entrambi sono mezzi di comunicazione verbale; l'unica differenza sta nel fatto che i dialetti sono limitati a precise zone geografiche.
Nonostante questo, il linguaggio verbale non è l’unico mezzo comunicativo dell’uomo: si utilizzano anche simboli o gesti per comunicare, studiati dalla "semiotica" (o semiologia), che sono alla base della comunicazione; la comunicazione è la capacità di veicolare le informazioni da un parlante ad un ascoltatore.
Categorie dell'atto comunicativo
A seconda dell’emittente, del ricevente e dell’intenzionalità, possiamo distinguere tre categorie all’interno dell’atto comunicativo:
- Comunicazione in senso stretto: emittente e ricevente intenzionali;
- Passaggio di informazione: emittente non intenzionale e ricevente intenzionale;
- Formulazione di inferenze: nessun emittente (solo presenza di un oggetto atto a comunicare qualcosa) ma presenza del ricevente.
Nozione di segno
La nozione di "segno" è fondamentale perché inquadra il linguaggio all’interno delle varie situazioni comunicative: il segno è la singola unità che serve da supporto per il corretto passaggio dell’informazione. Esistono diversi tipi di segno:
- Indici: non intenzionali o naturali, basati sul rapporto causa-effetto (starnuto = raffreddore);
- Segnali: intenzionali e naturali (sbadiglio intenzionale = noia);
- Icone: intenzionali e motivati analogicamente, sono basati sulla similarità della forma o della struttura dell’oggetto da descrivere (carta geografica, mappamondo);
- Simboli: intenzionali e non motivati (nero = lutto, alzarsi = rispetto); non sono universalmente riconosciuti.
I parametri per descrivere ogni tipo di segno sono la motivazione e l’intenzionalità, ma dagli indici ai simboli, la motivazione va decrescendo: mentre negli indici la motivazione è di natura universale, per i simboli è di natura artificiale. Ma cosa permette al ricevente di interpretare i segni linguistici dell’emittente? Il codice, ovvero l’insieme di conoscenze che permettono di interpretare i segni, o meglio l’insieme delle corrispondenze tra significante e significato (forma e sostanza).
Le proprietà della lingua
Ci sono diversi tratti caratteristici in ogni codice linguistico:
- Biplanarità: in ogni segno sono presenti due facce, significato (contenuto noetico o informazione, idea) e significante (espressione fisica del segno o percezione).
- Arbitrarietà: non esiste una corrispondenza motivata naturalmente tra significante e significato; se ci fosse, ogni parola di ogni lingua andrebbe scritta o pronunciata in maniera uguale. Non c’è rapporto tra contenuto noetico e forma. Esistono però 4 livelli di arbitrarietà, rappresentati dal "triangolo semiotico":
- Rapporto tra segno e referente: è arbitrario, ovvero non c’è legame naturale e concreto tra il segno e l’oggetto designato (realtà esterna dell’oggetto);
- Rapporto tra significante e significato: è arbitrario, ovvero non c’è legame naturale e concreto tra la sequenza di suoni di un significante (espressione fisica del suono) e il contenuto noetico (informazione, idea);
- Rapporto tra forma e sostanza del significato: è arbitrario, ovvero non c’è legame tra la struttura interna del significato e la materia dello stesso. Esempio: in francese esiste un termine per tradurre in italiano "bosco", "legna" e "legno", ovvero "bois": mentre l’italiano riconosce tre entità diverse, il francese ne riconosce una solamente che accorpa tutti e tre i significati. Un altro esempio è il verbo "andare" in italiano, che viene tradotto in due modi in cinese: "qù" che significa "andare" e "kāichē" che significa "andare con l’automobile";
- Rapporto tra forma e sostanza del significante: è arbitrario, ovvero non c’è legame tra la scelta dei suoni di una parola e la loro realizzazione fonica. Un esempio può essere la quantità vocalica o la durata vocalica: mentre in italiano la quantità vocalica non contamina il significato di una parola, in inglese potrebbe accadere, come per esempio in "sheep" e "ship", che significano rispettivamente "pecora" e "nave".
Al principio di arbitrarietà esistono però delle eccezioni:
- Onomatopee: imitano nella sostanza del significante il suono di ciò che designano e quindi assomigliano più a delle icone che a dei segni linguistici veri e propri;
- Ideòfoni: espressioni che imitano fenomeni naturali;
- Fonosimbolismo: credenza per la quale alcuni suoni abbiano collegamenti diretti con la natura/idea di alcuni significati; ad esempio "i" è spesso connesso all’idea di qualcosa di piccolo.
- Doppia articolazione: è una proprietà importantissima del linguaggio verbale umano e che consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico (espressione fisica del segno) sia articolato su due livelli:
- La prima articolazione è quella formata da morfemi, ovvero unità singole, non scomponibili, portatrici di significato che possono essere riutilizzate per la formazione di altri suoni composti. (es. morfemi in cinese sono le sillabe, indivisibili della loro interezza ma portatrici di significato);
- La seconda articolazione è quella formata dai fonemi, ovvero unità singole, scomponibili, non portatrici di significato autonomo che combinandosi insieme danno vita alle unità di prima articolazione ("morfemi").
Questo carattere di doppia articolazione è importantissimo nel sistema verbale perché garantisce un principio di economicità nell’utilizzo dello stesso sistema: con un numero limitato di fonemi si può costruire un numero esagerato di morfemi (provvisti di significato). Senza il carattere "combinatorio" del sistema verbale di una lingua non esisterebbe la doppia articolazione e potremmo avere un sistema dove ad ogni fonema corrisponderebbe un significato.
- Trasponibilità di mezzo: il significante di un segno linguistico ha un duplice canale di realizzazione, quello fonico-acustico (mezzo aria) e visivo-grafico (mezzo luce). Il primo viene realizzato dalla sequenza di suoni prodotti dall’apparato fonatorio che si propagano sotto forma di onde sonore, il secondo viene realizzato sotto forma di segni tracciati su un mezzo durevole.
Il canale fonico-acustico è per diverse ragioni il canale principale: la prima ragione è che tale canale è antropologicamente prioritario in quanto tutte le lingue che hanno un uso e una forma scritti sono state anche lingue con una forma parlata mentre non tutte le lingue parlate hanno (o hanno avuto) una forma scritta (ad esempio le lingue dell’Africa o dell’Oceania che non hanno una scrittura); la seconda ragione è che tale canale ha una priorità ontogenetica, ovvero sia che ogni essere umano impara a comunicare prima con il mezzo orale e solo successivamente impara a scrivere; la terza ragione filogenetica, ovvero il canale parlato si è sviluppato (secondo la storia delle lingue) prima del canale scritto: la prima attestazione della scrittura risale al 3500 a.C. durante l’epoca dei Sumeri.
Il canale fonico-acustico inoltre presenta dei vantaggi rispetto al canale visivo o scritto:
- Può essere utilizzato sempre e comunque purché vi sia presenza di aria tramite la quale vengono emanate le onde sonore;
- Non ostacola le altre attività visto che può essere utilizzato in concomitanza con altre prestazioni fisiche;
- Permette la localizzazione della fonte di emittenza del messaggio;
- La ricezione del messaggio è immediata, avviene contemporaneamente all’emissione del messaggio;
- L’esecuzione orale/parlata è più veloce di quella scritta;
- Il messaggio orale può essere trasmesso simultaneamente a più destinatari;
- Il messaggio non ingombra lo spazio di emissione ovvero il canale;
- L’energia utilizzata per un messaggio verbale è molto minore rispetto a quella utilizzata per un messaggio scritto.
- Linearità e discretezza: un altro carattere fondamentale per descrivere i segni linguistici è la "linearità", ovvero il fatto che il significante viene prodotto in un successione su una linea spazio-temporale. Questa linearità è importante perché permette in modo decisivo di capire il significato di una serie di suoni uno dopo l’altro (esempio Mario chiama Maria è diverso da Maria chiama Mario).
Per discretezza invece si intende che ogni elemento all’interno di una sequenza è diverso e diviso imprescindibilmente dall’altro. Esempio l’arena e la rena: esiste un dubbio di confine nell’oralità, visto che i confini durante la parlata non esistono.
- Onnipotenza semantica, plurifunzionalità e riflessività: un altro tratto del linguaggio verbale umano è l’onnipotenza semantica ovvero la capacità di esprimere qualsiasi contenuto tramite mezzo verbale. Questa onnipotenza semantica però non permette "effettivamente" di esprimere "qualsiasi cosa esistente", ma solo ciò che viene descritto all’interno dello schema di Jackobson, che delinea la plurifunzionalità della lingua: è uno schema formato da 6 fattori che identificano il modello generale dell’atto comunicativo.
- Funzione emotiva: quando un messaggio esprime sensazioni (Che bella sorpresa!);
- Funzione metalinguistica: quando un messaggio è volto a spiegare meglio ciò che esprime il messaggio stesso (Ho detto pollo, con due elle, e non polo);
- Funzione referenziale: quando un messaggio è volto a fornire informazioni sulla realtà esterna (Esistono piante carnivore);
- Funzione conativa: quando un messaggio è volto a suscitare una reazione nel ricevente (Chiudi la porta!);
- Funzione fàtica: quando un messaggio è volto a verificare la qualità del canale di comunicazione (Pronto?);
- Funzione poetica: quando un messaggio è volto a specificare le intenzioni implicite/nascoste nel contenuto (la gloria di colui che tutto muove);
Per quanto riguarda la riflessività, dobbiamo rimandare al concetto di metalinguaggio: con la lingua si può parlare della lingua stessa (esempio "gatto è un sostantivo") e la lingua di cui parla la metalingua è chiamata lingua oggetto. A tale proprietà spesso viene dato il nome di riflessività; questo carattere è unico perché non esiste altro codice al mondo che consenta di parlare di sé stesso.
- Produttività: è un’altra proprietà della lingua che permette di creare sempre messaggi nuovi, mai prodotti in precedenza, parlare di esperienze e fatti nuovi o anche di cose inesistenti (tutto ciò è reso possibile dalla doppia articolazione che permette di combinare unità piccole un numero illimitato di volte);
- Ricorsività: è una proprietà della lingua che permette di applicare una regola al risultato della lingua stessa. Ad esempio posso derivare, con un suffisso, una parola da un’altra: questa regola di suffissazione può essere utilizzata svariate volte (esempio: atto, attualità, attualizzare, attualizzabile…);
- Distanziamento: è una proprietà della lingua che permette di poter formulare messaggi relativi a momenti passati (nel tempo e nello spazio), di parlare di un’esperienza quando l’esperienza è passata;
- Libertà da stimoli (contestualità): è una proprietà della lingua che consiste nel fatto che i segni linguistici implicano un’elaborazione della realtà, oltre che del messaggio. Un esempio che chiarisce il concetto, può chiarire anche la distinzione tra uomo e animale: il latrato di un macaco è una condizione necessaria, fisiologica, che avverte della presenza di un predatore; nell’uomo questa condizione non è necessaria e fisiologica;
- Trasmissibilità culturale: ogni lingua è trasmessa all’altro tramite l’insegnamento e ricevuta tramite l’apprendimento, non attraverso condizioni genetiche o ereditarie. L’uomo impara una lingua secondo l’ambiente che lo circonda; di innato c’è solo la predisposizione ad impararla;
- Complessità sintattica: è una proprietà della lingua legata soprattutto alla natura del sistema linguistico più che alla natura dei segni. I messaggi linguistici presentano al loro interno un rapporto gerarchico e un grado di elaborazione della struttura sintattica;
- Ordine: la posizione fa la funzione, ovvero l’ordine degli elementi nella frase "Gianni picchia Marco" permette di capire chi compie l’azione e chi la subisce, e ciò è fondamentale nella riuscita del messaggio linguistico;
- Equivocità: è una proprietà della lingua secondo la quale la lingua, in quanto codice o insieme di corrispondenze, è un sistema equivoco. Equivoco nel senso che tali corrispondenze non sono univoche: ad un significante corrispondono più significati come nel caso della polisemia (stessa forma ma diversi significati). Non deve essere visto come uno svantaggio in quanto, collegato all’onnipotenza semantica e alla produttività, permette una flessibilità ampissima del sistema linguistico.
Possiamo quindi dare una definizione di lingua, dopo tutte queste premesse: è un codice che organizza un sistema di segni che parte dalle unità di seconda articolazione (poche) che si combinano in unità di prima articolazione (tante) che si combinano in parole (tantissime) che si combinano in frasi (illimitate) che possono esprimere tutto ciò che è esprimibile.
Principi generali per l’analisi della lingua
Per analizzare una lingua bisogna prima aver chiare tre dicotomie fondamentali:
- Sincronia e diacronia: per diacronia si intende la considerazione della lingua lungo il suo sviluppo nella storia e per sincronia si intende lo studio della lingua e dei suoi elementi in un determinato periodo storico, senza prendere in considerazione l’evoluzione degli stessi nel tempo. Un esempio di studio diacronico è l’etimologia delle parole: è diacronico perché se prendiamo la parola "duomo", possiamo studiarla in quanto sappiamo che proviene dal latino "domus", ovvero una parola che nel corso del tempo si è trasformata. Un esempio di studio in sincronia invece può essere lo studio della struttura sintattica dell’italiano oggi, ovvero uno studio che non riguarda la storia della lingua ma la sua espressione nel momento in cui viene studiato. La diacronia esamina lo sviluppo della lingua nel tempo mentre la sincronia descrive le cose della lingua così come si presentano in un dato momento storico;
- Langue e parole: si tratta semplicemente di "sistema astratto" e "realizzazione concreta". Nella linguistica moderna questa dicotomia (o coppia oppositiva) è chiamata in tre maniere diverse: langue e parole (Saussure), sistema ed uso (Hjelmslev), e competenza ed esecuzione (Chomsky). Per langue si intende l’insieme di regole interiorizzate insite nel codice lingua, che costituiscono la capacità dell’uomo di produrre messaggi. Tale capacità è intesa come sapere astratto e non regole concrete della grammatica. Per parole invece si intende l’atto linguistico individuale mediante il quale viene esternato il sistema della langue, realizzazione concreta del sistema langue. Esiste un terzo carattere all’interno di questa dicotomia ovvero la norma, ovvero una specie di filtro tra langue e parole, che specifica quali sono le possibilità del sistema che vengono utilizzate dal parlante di una lingua in un certo momento storico. In italiano per esempio si ha la formazione di nomi a partire da verbi: "affidare" può diventare "affidamento" ma non "affidazione" e questo meccanismo è bloccato dalla norma;
- Paradigmatico e sintagmatico: nella formazione di un elemento/frase, si hanno i segni in una certa posizione che escludono altri segni che potrebbero stare in quella stessa posizione: l’elemento nella posizione 1 esclude tutti gli altri elementi che potrebbero stare in quella stessa posizione 1 e con i quali ha un rapporto paradigmatico (o in absentia). Nella formazione di un elemento/frase, si hanno i segni in una certa posizione e vicino a questa posizione esistono altri segni, in diretto contatto con quelli nella posizione 1: l’elemento nella posizione 2 è legato agli elementi nella posizione 1 e 3, tale rapporto è chiamato sintagmatico (o tra elementi in praesentia).
In base alla biplanarità del segno linguistico e alla doppia articolazione dello stesso, esistono quattro livelli di a...
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