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Appunti di linguistica

La linguistica è una scienza formale ed empirica che studia il linguaggio umano, detto anche naturale. Esistono anche linguaggi artificiali (detti anche non naturali) creati dall’uomo: la matematica e il linguaggio dei computer sono un tipico esempio di linguaggi artificiali che possono essere appresi solo attraverso un’attività di studio costante. Secondo il linguista Saussure, l’apprendimento del linguaggio umano è innato. Esso infatti è intrinseco nel nostro corredo biologico. Ciò è dimostrato dal fatto che il suo apprendimento non necessita di studio da parte del bambino: all’età di circa tre anni l’infante inizia a parlare la sua lingua madre senza alcun insegnamento.

I modulo: comunicazione, linguaggio, pragmatica

Schema sulla comunicazione: Jacobson

Jacobson definì le componenti necessarie per un atto comunicativo. Tali componenti possono essere usate per tutti i tipi di comunicazione, sia umana che animale:

  • Parlante/emittente (colui che intende comunicare un messaggio)
  • Ascoltatore/ricevente (colui che riceve il messaggio)
  • Messaggio
  • Canale
  • Codice
  • Contesto (situazione in cui viene scambiato il messaggio, il messaggio varia a seconda del contesto in cui viene espresso)

Def. di codice: insieme di potenziali unità di comunicazione. Tali unità sono definite astratte: se prese singolarmente esse non trasmettono nessun messaggio (/p/, /n/, /e/).

Def. di messaggio: insieme di elementi costruito con le unità astratte fornite dal codice: esse possono combinarsi fra loro seguendo regole specifiche così da creare atti concreti.

Def. di canale: esistono vari tipi di canali (tattile, uditivo, visivo, olfattivo).

N.B. Affinché ci sia l’atto comunicativo il parlante e l’ascoltatore devono usare lo stesso codice e lo stesso canale, altrimenti il messaggio che si cerca di produrre non potrà mai essere percepito dall’interlocutore.

I vari tipi di comunicazione animale

Linguaggio delle api

  • Emittente: ape esploratrice, ossia l’ape incaricata di trovare la fonte di cibo necessaria alla sussistenza dell’alveare
  • Ricevente: ape bottinatrice, ovvero l’ape incaricata di raccogliere il polline nella direzione indicata dalle api esploratrici
  • Contesto: spazio tridimensionale in cui viene indicata la posizione della fonte di cibo
  • Codice: tutti i diversi tipi di movimenti che l’ape usa per comunicare la fonte di cibo
  • Canale:
    • Olfattivo, l’ape esploratrice riporta l’informazione sul tipo di cibo da lei trovato grazie alla fragranza trasmessa
    • Visivo, l’esploratrice comunica la direzione della fonte di cibo tramite specifici spostamenti sulla superficie dell’alveare, essi variano a seconda di dove è collocata la fonte di cibo

Se la fonte si trova in un raggio di 10 m rispetto all’alveare verrà usata la danza circolare: l’ape si muoverà formando un movimento circolare, all’aumentare della velocità della danza l’ape esploratrice informa che la fonte di cibo è copiosa. Se invece la fonte di cibo è ad una distanza maggiore di 100 m verrà usata la danza dell’addome: essa definisce la direzione e la distanza dalla fonte di cibo: in questo caso il movimento segue due traiettorie. La prima traiettoria è circolare ed è intervallata da un secondo tratto rettilineo con oscillazioni dell’ape: tali oscillazioni identificano la direzione della fonte di cibo (prendendo come punto di riferimento la posizione del sole). Esiste un’altra variazione della danza non comune a tutte le api, ma specifica solo di alcune specie: tale danza è detta a falce, essa identifica la localizzazione della fonte di cibo tra i 10 e i 100 m.

Esperimento: provando ad ibridare 2 specie diverse di ape (una avente 3 tipi di danza, l’altra solo 2) gli studiosi hanno potuto constatare che solo il 50% delle api possedeva la capacità di usare anche la danza a falce, mentre il restante ne possedeva solo due. Questo ci spiega che la comunicazione delle api è innata, propria del codice genetico: proprio per questo non può essere né insegnata né appresa da api di diversi alveari.

Comunicazione degli uccelli

Gli uccelli usano due tipi di canali:

  • Quello visivo: fase di corteggiamento, scontro per il territorio
  • Quello uditivo: si differenzia nel canto e nei richiami

L’ambito di associazione è il contesto in cui viene ad inserirsi il segnale in rapporto alle specifiche situazione esterne. Possiamo quindi affermare che ogni segnale corrisponde ad una specifica situazione. N.B. il linguaggio umano non possiede ambiti di associazione poiché una specifica situazione può corrispondere a infiniti tipi di segnali.

Richiami aggressivi: produzione di note acute che vengono solitamente emesse da un capostormo per indicare la presenza di un pericolo, come quella di un predatore. Tali richiami possono essere brevi ad intermittenza se il predatore non è in movimento; prolungati se il predatore è in movimento.

I canti: produzione continua di suoni come una in successione complessa. Hanno la funzione di difesa del territorio e di mantenimento della relazione. L’apprendimento del canto è sia appreso che innato: i pulcini imparano subito a pigolare perché devono comunicare con i loro genitori per sopravvivere. Ma se prendessimo tre uccellini dalla stessa nidiata per farli sviluppare in zone geograficamente diverse vedremmo che, dopo un anno, il loro canto non è assolutamente lo stesso: infatti l’apprendimento varia da luogo a luogo indipendentemente dalla zona in cui i pulcini sono nati. N.B. La comunicazione degli uccelli è prevedibile e determinabile. Un sistema di comunicazione si dice determinabile quando ad uno specifico contesto (situazione esterna di pericolo) possiamo prevedere il segnale ad esso associato. Ciò implica un’altissima prevedibilità di comportamento, ovvero è facile immaginare la reazione a determinati pericoli.

Comunicazione dei primati

Canale visivo:

  • Postura (rilassata/ tesa), segnale non intenzionale;
  • Gesti (movimenti intenzionali/ espressioni del volto)

Canale uditivo:

  • Richiami di allarme, variano al variare del predatore che mette in pericolo il gruppo
  • Vocalizzazioni: rumori striduli (agonistici/amichevoli), richiami nitidi

Anche nel caso della comunicazione tra Primati possiamo dire che essa possiede:

  • Determinazione
  • Corrispondenza biunivoca tra segnale, significato, funzione
  • Serie chiusa di significati
  • Arbitrarietà
  • Continuità con gli stati fisiologici ed emotivi

Proprietà del linguaggio umano

Doppia articolazione - Martinet: La doppia articolazione consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a due livelli nettamente diversi. A un primo livello, il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità (parti, pezzi, 'mattoni') che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate (con lo stesso significato) per formare altri segni (prima articolazione): la parola "gatto" è scomponibile in due 'pezzi' più piccoli, gatt- e -o, che recano ciascuno un proprio significato (rispettivamente "felino domestico" e "uno solo/singolare") e che sono suscettibili di comparire col medesimo significato in altre parole (gatt-i, gatt-e, gatt-ino, s-gatt-are, ecc.; top-o, libr-o, cucchiai-o, bell-o, ecc.). Tali pezzi costituiscono le unità minime di prima articolazione e non sono ulteriormente articolati (scomponibili) in pezzi che rechino ancora un proprio significato [Non è possibile assegnare per esempio in gatt- né a g- né ad -a- né a ga- né ad -att- né a -tt- un significato proprio e specifico].

Ogni segno linguistico, di qualunque estensione e in qualunque lingua, è in linea di principio analizzabile, scomponibile in unità minime di prima articolazione. Ad esempio: la nonna sforna la torta > l-a nonn-a s-forna l-a tort-a.

Le unità minime di prima articolazione, che chiameremo 'morfemi' poiché sono associazioni di un significante e un significato, sono ancora segni, i segni più piccoli. A un secondo livello (seconda articolazione), esse sono a loro volta scomponibili in unità più piccole che non sono più portatrici di significato autonomo, sono cioè meri pezzi di significante, e che combinandosi insieme in successione danno luogo alle entità di prima articolazione: il morfema gatt- è scomponibile nei suoni g, a, t, t. Tali elementi, che non sono più segni in quanto non hanno un significato e che chiameremo 'fonemi' costituiscono le unità minime di seconda articolazione. Ogni segno linguistico è analizzabile, scomponibile in unità minime di seconda articolazione: l-a n-o-n-n-a s-f-o-r-n-a l-a t-o-r-ta.

Economicità: La doppia articolazione consente alla lingua una grande economicità di funzionamento: con un numero limitato (in genere, nelle varie lingue, poche decine) di unità di seconda articolazione, 'mattoni' elementari di costruzione privi di significato, si può costruire un numero grandissimo (teoricamente illimitato) di unità dotate di significato. È quindi molto importante nella strutturazione della lingua il principio di combinatorietà: la lingua funziona, fondamentalmente, combinando unità minori, possedute in un inventario limitato, per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni).

Ricorsività: tale proprietà permette di ampliare le frasi teoricamente all’infinito, infatti possiamo inserire una frase dentro l’altra ipoteticamente senza limiti. Comunque sia esistono limiti pratici di memoria e computazione. La ricorsività è una delle caratteristiche che denota come le lingue naturali siano dei sistemi produttivi.

Discretezza: La discretezza si riferisce, invece, all’assoluta differenza fra gli elementi che compongono il codice: le unità che compongono un significante non sono continue ma separate e ben distinte tra loro. "Pollo" e "bollo" sono parole con significati nettamente differenti che variano proprio per la presenza di un fonema, /b/, al posto di un altro, /p/.

Distanziamento: Il distanziamento è la possibilità di parlare di cose, eventi e persone lontane dal momento e dal luogo in cui si svolge l’interazione comunicativa. A differenza degli animali che, per esprimere il loro bisogno di cibo, utilizzano il proprio verso senza riuscire a comunicare che il giorno prima avevano fame, con la lingua di solito gli individui parlano di cose lontane dallo spazio e dal tempo in cui essi sono inseriti. Il distanziamento consiste, dunque, nella possibilità di parlare dell’esperienza in assenza di essa. Con questo, la nozione di distanziamento finisce per coincidere con quella di libertà da stimoli, ovvero la capacità dei parlanti di emettere messaggi in base all’elaborazione concettuale della realtà esterna.

Illimitato: la produzione dei significanti non ha un numero definito, infatti potenzialmente il numero dei segni linguistici è ampliabile all’infinito, perciò il linguaggio umano è non limitato per se discreto.

Linearità: proprietà dei significanti dei segni linguistici, che vengono prodotti, realizzati e sviluppati in successione nel tempo (cfr. lingua parlata) e/o nello spazio (cfr. lingua scritta). La linearità è caratteristica del linguaggio verbale umano, non di quello segnato, usato principalmente dalle comunità di sordi (p.es. Lingua italiana dei segni; American Sign Language). Il messaggio veicolato da segni linguistici è tale che la sua comprensione è possibile solo dopo che sono stati enunciati tutti gli elementi che lo compongono. Inoltre l’ordine di successione degli elementi che compongono il messaggio è pertinente il suo significato, cfr. "Il leone ha ucciso il cacciatore; il cacciatore ha ucciso il leone".

Schema di Chomsky

Chomsky classifica il linguaggio in base a 2 qualità: discretezza e limitazione.

  • Linguaggio delle api: non discreto, illimitato.
  • Linguaggio uccelli e primati: discreto, limitato.
  • Linguaggio umano: discreto, illimitato.

Inoltre il linguaggio umano è libero da stimoli ma appropriato al contesto: esso non è controllato da stimoli esterni o da stati emotivi interni.

Lingue e segni linguistici

Lingua: forma specifica che il linguaggio umano assume nelle varie comunità: ogni lingua mantiene le proprietà intrinseche del linguaggio umano (discreto, libero da stimoli, distanziabile, non limitato, composizionale, ricorsività).

Segni: i segni si possono distinguere in due grandi classi:

  • Segni linguistici (studiati dalla linguistica generale)
  • Segni non linguistici (studiati dalla semiotica) [vestito nero -> lutto]

Studio dei segni linguistici

Si definisce “segno linguistico” l’unione inscindibile di un significato e di un significante:

  • Significato: immagine mentale dell’oggetto
  • Significante: immagine acustica associata all’oggetto

Proprietà dei segni linguistici

Arbitrarietà significante: non esiste nessuna legge naturale che ci imponga di associare uno specifico significante ad un oggetto nel mondo reale. Proprio per questo ad uno stesso significato possiamo associare un numero diverso di immagini acustiche - gatto - Cat - Chat (francese).

Arbitrarietà significato: la percezione della realtà è legata alla nostra strutturazione linguistica, senza di essa il mondo risulterebbe un flusso amorfo di impressioni. Perciò il linguaggio ci aiuta a categorizzare e studiare la realtà, ma i criteri di segmentazione non seguono uno schema fisso: ogni lingua segmenta la realtà secondo canoni convenzionali ed arbitrari. La traduzione di una lingua ad un’altra è più facile se le lingue prese in esame segmentano la realtà secondo simili criteri.

Convenzionalità: possiamo dire che l’unione di un significato e di un significante non segue una legge naturale ma avviene per una convenzione attuata da tutti i parlanti di una solita lingua.

Inscindibilità: il segno linguistico è definito come l’unione di un significato (immagine mentale) e di un significante (immagine acustica): se uno delle due componenti non esistesse non avrebbe senso parlare di segno linguistico. Per questo il significato e il significante sono due facce della stessa medaglia, ovvero entità inscindibili che hanno sono in rapporto di dipendenza reciproca.

Discreto: il significante, ovvero l’immagine acustica è formata su due livelli (doppia articolazione). Il secondo livello è rappresentato da un numero discreto di unità dette fonemi: esse se prese in autonomia non hanno la facoltà di denotare nessun oggetto o categoria di oggetti nel mondo reale, ma prese all’interno di un segno linguistico hanno il potere di distinguere, in modo sistematico, il significato della parola. Diciamo che nella lingua italiana possiamo creare un numero potenzialmente illimitato di segni linguistici con un numero discreto di lettere formanti il nostro alfabeto.

Sapir-Whorf: la conoscenza empirica del mondo è analizzata secondo le linee tracciate dalle nostre lingue materne, le categorie in cui noi distinguiamo gli oggetti che ci permettono di conoscere la realtà non sono a priori esistenti già nel mondo: esso si presenta come un flusso amorfo di impressioni che deve essere organizzato dal sistema linguistico.

Significato naturale vs significato non naturale – Grice

Il significato naturale si riscontra nei sistemi di comunicazione animale: in essi vi è un’alta prevedibilità di comportamento che segue la relazione stimolo -> risposta propria della teoria causale. Il S.N. non è intenzionale ed è possibile riscontrarlo, in certe occasioni, nella comunicazione umana: La differenza che caratterizza questi due tipi di significato è la possibilità o meno di poter sovraestendere la teoria causale, in quanto solo nei S.N. è possibile trovare una relazione tra causa elicitante e conseguente effetto. Macchie rosse sul corpo -> significano naturalmente -> morbillo (teoria causale).

Il significato non naturale viene usato per creare una relazione intersoggettiva intenzionale: deve essere obbligatoriamente dedotto da un codice poiché ad esso non può essere estesa la teoria...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gisella.governi92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Moneglia Massimo.
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