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Appunti Linguistica generale

Appunti Lezione del Corso di Linguistica Generale del professore Massimo Moneglia. Tratta dei seguenti argomenti: I Modulo: Comunicazione e Linguaggio, Linguaggio Umano, Lingue e Segni Linguistici, Predicazione Logica. II Modulo: Parola, Lessico e Classi di Parole.

Esame di Linguistica generale docente Prof. M. Moneglia

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ESTRATTO DOCUMENTO

oggetto nel mondo reale: ROMA (città italiana, capitale)

lente, ovvero i diversi modi di identificare e categorizzare tale oggetto:

SEDE DEL PAPATO

 CAPITALE D’ITALIA

Immagine personale data dall’interpretazione soggettiva:

LA PREDICAZIONE LOGICA

la proposizione prevede l’unione di uno o più termini con un predicato:

Il predicato è un’entità INSATURA, per questo necessita di altri

 elementi per saturarsi e completarsi.

I termini sono entità sature e autonome, ma non possono essere

 COMPIUTI.

Un verbo preso in isolamento non denota niente nel mondo reale, mentre

un termine possiede una propria autonomia e saturazione in quanto

richiama sempre un’immagine nella realtà. Il termine però non potrà mai

esprimere uno stato o un evento, salvo in alcune particolari occasioni.

Q (a1…an) = P

Struttura di predicazione:

“Q” è il predicato

 “a” sono gli argomenti che può reggere tale predicato (max 4)

 P è la proposizione, formata da un verbo e gli elementi ad esso

 necessario per saturarsi

N.B. possono esserci infinite proposizioni a formare un periodo

(ricorsività), ma il numero di elementi in ogni frase non potrà mai essere

superiore a 4.

La proposizione è un’entità linguistica composta, per essere definita

come tale deve essere:

Satura: una frase si dice satura quando non necessita di altri

 elementi per completarsi

Autonoma: una frase satura implica anche il fatto di essere

 autonoma in quanto, se presa in isolamento, rimane comunque di

senso compiuto

Compiuta: una proposizione è compiuta quando esprime un

 pensiero distinto.

Proprio per le diverse caratteristiche e proprietà dei predicati e dei

termini, possiamo affermare che due espressione dello stesso tipo non

possono formare un proposizione, ovvero non godono della proprietà

della composizionalità.

Termine + predicato = preposizione

Termine + termine / verbo + verbo non producono messaggi

N.B le proposizione seguono 2 proprietà:

Composizionalità: due diversi entità linguistiche, come il termine e

 il predicato, si uniscono formando una proposizione, ovvero si

completano a vicenda per formare una frase.

Linearità tipologica: la proposizione si ottiene se uniamo espressioni

 di tipo diverso e se queste vengono disposte linearmente nel tempo

se orali, nello spazio se scritte.

Per comprende cosa rappresenta esattamente una frase dobbiamo

interessarci del senso e della rappresentazione dei termini che la

compongono, ma abbiamo anche il dovere di analizzare il senso e la

denotazione dei PREDICATI, essi ci permettano di comprendere

realmente ciò che si esprime attraverso le proposizioni:

il PREDICATO predica della denotazione degli argomenti che

 regge

le PROPOSIZIONI fanno riferimento alla denotazione degli

 argomenti

esempio: “la luna è più piccola della terra” esempio2: “la terra

è rotonda”

In ognuna di queste frasi il verbo predica sulla denotazione oggettiva

della terra. Quando una proposizione viene formata il predicato non

intende trasmettere il senso soggettivo degli oggetti di cui predica, ma

solo della loro denotazione oggettiva. Tutto questo determina la

passibilità della proposizione al giudizio di Verità, ed è proprio questa

caratteristica a differenziare i termini dalle proposizioni:

termini: sono saturi, autonomi ma non compiuti. Essi infatti non sono

passibili di g.d.v.

proposizioni: sature, autonome, compiute. Esse sono passibili di g.d.v.

N.B. senza il GIUDIZIO DI VERITA’ non esisterebbero neanche le

proposizioni. Infatti, quando esprimiamo un pensiero attraverso le frasi ,

cerchiamo sempre di creare entità linguistiche INFORMATIVE, e quindi

VERE: il Principio di Verità è una proprietà semantica della

proposizione.

REQUISITI COMPOSIZIONALITA’ SEMANTICA:

LAIBNIZ Principio di sostituitività degli identici: se all’interno di una

frase sostituisco un elemento con un altro con identica denotazione, la

denotazione dell’insieme non varia. Ciò che cambia è il senso, non la

denotazione. ESEMPIO:

“LA STELLA DEL MATTINO BRILLA”; “VENERE BRILLA” Il valore di verità

di queste due frasi è identico, ciò

che varia è il loro senso.

FREGE Principio di composizionalità: la denotazione dell’insieme è

funzione della denotazione delle parti e di come esse si compongono. Il

senso dell’insieme è funzione del senso delle parti e di come si

compongono.

La denotazione di una proposizione dipende dal valore di verità che essa

esprime e non dal pensiero che con essa si vuole esprimere. La

denotazione può essere vero o falsa: essa non ha alcun valore conoscitivo.

I PREDICATI SONO FUNZIONI CHE PRENDONO IN ENTRATA DENOTAZIONE

DI ARGOMENTI E PRODUCO IN USCITA VALORI DI VERITA’.

FRASE PERFORMARIVA vs FRASE CONSTATIVA

Le frasi che sono passibili di giudizio di verità sono dette CONSTATIVE,

esse possono essere sia vere che falsa poiché in questo caso il verbo

predica della denotazione degli argomenti.

“la mela è rossa” il verbo predica della denotazione oggettiva della

mela: tale frase è perciò giudicabile.

Non tutte le frasi però sono passibili di giudizio di verità, e queste

eccezioni sono dette frasi PERFORMATIVE. Esse compiono l’atto

linguistico espresso dal verbo che le compone, proprio per questo non

sono giudicabili, in quanto è impossibile giudicare le azioni.

“vi dichiaro marito e moglie” tale frase non è giudicabile in quanto il

verbo compie un atto.

Esiste anche una PROVA SINTATTICA per riconoscere tali frasi: esse infatti

possono essere precedute da un’ espressione anaforica del tipo “con

ciò…” “…..vi dichiaro”, “….vi condanno”, ect

Le frasi performative sono quindi costituite da verbi performativi che

hanno la capacità di svolgere azioni, ma per il loro operato tali verbi

devono mantenere specifiche caratteristiche:

Devono essere coniugati al presente, prima persona (singolare o

 plurale)

Devono essere al modo indicativo

Se il tempo, il modo o la persona variano, tali frasi diventano constative

poiché perdono la facoltà di compiere atti:

“vi dichiaro marito e moglie” (n.p.d.g.d.v.) vs “egli li dichiarò marito e

moglie” (p.d.g.d.v.)

Un verbo performativo non sempre compie l’atto da esso espresso,

affinché tale azione venga davvero attuata devono essere rispettate

determinate Condizioni:

Convenzioni sociale: se vengono violate tali convenzioni l’atto non

 viene compiuto, si dice nullo.

Condizioni intenzionali: se vengono violate tali condizioni l’atto si

 compie lo stesso ma con abuso.

Es: “ vi prometto che vi porterò i pasticcini” il fatto che i pasticcini

verranno portati o meno non modifica l’azione espressa dal verbo

“promettere”….

Es2: “vi dichiaro marito e moglie”, se chi pronuncia tale frase non ha le

convenzioni sociali che gli permettono di compiere tale atto allora esso

non verrà compiuto.

N.B. non sono le frasi performative hanno la capacità di esprimere atti

con le parole, infatti anche le locuzioni in certi contesti hanno la capacità

di compiere azioni. Usando una stessa parola o locuzione in diversi

contesti e con una diversa intonazione posso compiere atti diversi:

ti avverto che c’è un serpente (situazione di pericolo) serpente!!!!!

Mi meraviglio che ci sia un serpente (situazione insolita) serpente !!???

Asserisco che c’è un serpente (situazione quotidiana) serpente (tono

assertivo)

Possiamo quindi affermare che un atto linguistico può essere compiuto

anche attraverso un linguaggio in forma primitiva, detto olofrastico. Per

studiare tale fenomeno possiamo osservare la fase di sviluppo del

linguaggio nel bambino dai 18 ai 22 mesi, detta ontogenesi.

ATTIVITA LINGUISTICHE DELLA FRASE

Quando esprimo un pensiero attraverso il linguaggio realizzo diverse

attività contemporaneamente:

Atto locutorio: ovvero l’atto che si fa nel dire. Formare una frase

 richiede:

1. Attività morfosintattica capacità di disporre le componenti

della frase in un ordine prestabilito.

2. Sfruttamento del canale acustico quando pronuncio la frase

devo mettere in azione tutti gli organi necessari alla

fonazione.

3. Carattere semantico quando pronuncio una frase predico

della denotazione degli argomenti.

Atto illocutorio: ovvero l’atto che si produce nel proferire una frase.

PRINCIPIO DI ESPRIMIBILITA’: _SEARLE_. tutte le attività linguistiche,

comprese quelle compiute dalle locuzioni, possono essere espresse da

verbi performativi. Egli perciò afferma che le illocuzioni possibili sono

almeno tante quanti sono i verbi performativi.

Atto perlocutorio: nel momento in cui esprimo una frase, e

 nell’istante in cui attraverso tale espressione compio un atto, esso

si rifletterà automaticamente sull’interlocutore producendo su

quest’ultimo un numero indefinito di stati d’animo possibili che il

parlante non potrà prevedere.

N.B. 1 uno stesso atto locutorio può produrre atti illocutori diversi,

l’atto illocutorio varia osservando il contesto e l’intonazione che segue

l’atto locutorio:

“maria ha telefonato?” …. “maria ha telefonato!”.... “maria ha

telefonato!?”

N.B. 2 atti locutori diversi possono compiere lo stesso atto

illocutorio:

“la terra è rotonda” , “il cielo è blu”, “la macchina è rossa”.

tutte queste frasi, anche se esprimono un diverso significato, viene

descritto un oggetto. Esse perciò compiono tutte lo stesso atto, ovvero

quello di “asserire” qualcosa.

N.B. 3 l’attività locutoria varia a seconda della lingua utilizzata,

mentre tutte le attività illocutorie rimangono le stesse per qualsiasi

lingua che verrà utilizzata:

“open the door” / “apri la porta”.

In entrambi i casi viene espresso un ordine ma l’attività locutoria è

oggettivamente del tutto diversa

CLASSIFICAZIONE DI SEARLE le attività linguistiche sono state

categorizzate seguendo una classificazione standard basata su tre

parametri:

Scopo illocutorio (scopo convenzionale)

 Condizione intenzionale (di sincerità)

 Direzione di adattamento (rapporto tra mondo e parole)

RAPPRESENTATIVI

SCOPO ILLOCUTORIO: sono informativi e quindi tendono verso la

 verità (“asserire”, “ipotizzare”, “dedurre”…..). il parlante si

impegna con la verità della proposizione.

CONDIZIONE DI SINCERITA’: le proposizione che hanno forza

 illocutoria di tipo rappresentativo impegnano il parlante sulla

verità del contenuto proposizionale

DIREZIONE DI ADATTAMENTO: in questo caso le parole si

 adattano al mondo

DIRETTIVI

SCOPO ILLOCUTORIO: atti linguistici con cui cerchiamo di indurre

 il parlante a compiere un azione. “ordinare”, “comandare”,

“pretendere”.

CONDIZIONE DI SINCERITA’: anche questi atti tendono verso la

 verità poiché il parlante non ordinerebbe mai qualcosa che in

realtà non vorrebbe venisse fatto.

DIREZIONE DI ADATTAMENTO: in questo caso il mondo di adatta

 alle parole

ESPRESSIVI

SCOPO ILLOCUTORIO: atti attraverso cui il parlante esprime i suo

 sentimenti e il suo stato psicologico. “meravigliarsi”

“sorprendersi” “rallegrarsi”

CONDIZIONE DI SINCERITA’: il fatto che tali attività rappresentino

 stati psicologici e stati intenzionali implica una condizione di

sincerità.

DIREZIONE DI ADATTAMENTO: in questi tipi di frase non esiste

 adattamento in quanto lo stato psicologico della persone avviene

indipendentemente dal fatto che la realtà espressa dalla frase

coincida o meno ai fatti nel mondo reale.

Mi meraviglio che ci sia lo sciopero dei treni il mio stato di

“meraviglia” continua ad esistere a prescindere se esiste o no lo

sciopero dei treni.

DICHIARATIVI

SCOPO ILLOCUTORIO: sono le espressioni linguistiche capaci di

 compiere atti, essi regolati dalle istituzioni sociali. “ti benedico”

“ti dichiaro” “ti condanno”

CONDIZIONE DI SINCERITA’: In questo caso affinché l’atto possa

 essere compiuto devono essere rispettate le convenzioni sociali

previste .

DIREZIONE DI ADATTAMENTO: mondo e parole coincidono

II MODULO: PAROLA, LESSICO, CLASSI DI PAROLE.

Saussure: definizione di…

PAROLA: atto concreto del parlare, ossia l’esecuzione linguistica

 realizzata individualmente dai singoli parlanti

LANGUE: aspetto sociale e astratto della lingua, essa appartiene

 alla collettività composta da individui che parlano la stessa lingua,

corrisponde all’insieme di scelte linguistiche che possiamo scegliere

all’interno di un determinato sistema linguistico. (CONCETTO

SOCIALE)

Chomsky: definizione di…

ESECUZIONE: concreta realizzazione dell’atto linguistico che ogni

 individuo realizza

COMPETENZA: capacità innata che ogni individuo maturo possiede

 di utilizzare senza studi linguistici la propria lingua materna. (HA

SEDE NELLA MENTE DELL’INDIVIDUO)

PAROLA = ESECUZIONE

COMPETENZA =/ LANGUE

LA PAROLA

Non esistono proprietà necessarie e sufficienti per esprimere il concetto

di parola a livello generale: possiamo solo formulare una serie di tratti

prototipici. Essi non si riscontrano necessariamente in tutti le parole

all’interno del sistema di scelte linguistiche utilizzate dal parlante.

Quando una parola rispecchia quasi totalmente le proprietà prototipiche

elencate si dice che è più prototipica di altre.

Accezione grafica sequenza di caratteri grafici o di un’unità di tempo

discrete, intervallate da spazzi bianchi se scritte, o da unità minime di

tempo se orali. Tale definizione è limitata in quanto è riscontrabile solo

nelle lingue sia orali che scritte.

N.B nelle lingua polisintetiche esistono parole che corrispondono a frasi

intere, in questo caso la definizione prototipica dal punto di vista grafico

della parola non viene rispettata.

Livello sintattico a tale livello la parola è riconosciuta come tale se:

All’interno di diverse proposizioni occupa differenti posizioni in basa

 alle funzione che svolge. Esempio:

fatto fatto

“il che Mario sia venuto”, “ è stato un errore”, “quel

fatto”

ragazzo è .

Non può alterare la posizione degli elementi che la compongono

 senza alterare il suo significato

Accezione fonologica parola è ciò che si raggruppa intorno ad un

la

accento primario. Possiamo trovare pronomi in forma atona che sono

considerati comunque parole:

Forma pronominale clitica: l’ho vista (atona)

 Forma pronominale tonica: ho visto lui (accentata).

Queste due proposizioni hanno lo stesso senso ma sono espresse in

maniera differente, La funzione svolta da “ l’ ” e “ lo ” è identica, ma

la loro forma varia a livello fonologico.

La forma clitica ha due differenziazioni:

Forma proclitica: “me lo presti” (interrompibile)

 Forma enclitica: “prestamelo” (non interrompibile)

Criterio morfosintattico possiamo comporre espressioni che

corrispondono ad una UNICA unità di significato partendo da Più

UNITA’ di significato distinte.

“CAPOSTAZIONE” unica unita di significato.

“CAPO” , “STAZIONE” unità di significato distinte.

due

Proprietà ideale della parola (AUTONOMIA) di applicare

possibilità

una parola al contesto ma anche di usarla in isolamento, come

enunciato di occasione. Le parole possono avere due tipi di significati

diversi:

Grammaticale: semanticamente vuoto, quindi impossibilità di

 essere enunciati in isolamento. (articoli, preposizioni,

congiunzioni)

Lessicale: semanticamente pieno, quindi con possibilità di

 essere enunciato anche in isolamento in diversi tipi di occasioni

Criterio di non- interrompibilità una parola è una sequenza di

elementi non interrompibile poiché all’interno non possiamo

introdurre nessuna entità linguistica senza distruggere il suo

significato originario.

Ferro fer- (mi)- ro

N.B. in portoghese i pronomi clitici non sono posti a fine parola

(verbo coniugato al futuro indicativo), ma vengono inserito all’interno

di essa interrompendo la catena lineare formante il verbo. Esempio:

abri(lo)ei

PAROLE POLIREMATICHE “FERRO DA STIRO” 1 o 3 parole??

 

1 lemma 3 occorrenze

Esse corrispondono ad una sola parola poiché rispettano:

1) Criterio di stabilità interna: non posso modificare la posizione di

nessun elemento all’interno di questa parola senza modificarne il

significato:

DA STIRO FERRO, STIRO DA FERRO SENZA SENSO

2) Criterio di non- interrompibilità: non posso inserire nessun altro

elemento all’interno di questa parola senza variarne il significato.

FERRO LO DA STIRO SENZA SENSO

Ovviamente non rispettano altri tratti prototipici, infatti esse sono

formate da più elementi grafici (tokens) anche se corrispondono ad un

solo significato denotativo: ciò si oppone al criterio semantico di

composizionalità di Frege poiché la denotazione dell’insieme, in questo

caso, non è il risultato della denotazione delle singole parti.

TRATTI PROTOTIPICI DEFINIZIONE OPERATIVA DI PAROLA.

Una parola è un segmento della catena parlata, tale che:

Non sia interrompibile da altri elementi

 Che sia virtualmente possibile isolarla con una pausa

 Che si raggruppi intorno ad un accento primario (tonicità)

 Possa comparire in isolamento (autonomia)

 Sia mobile (dislocabile all’interno dell’entità di ordine superiore)

 Che non sia scomponibile

La parola può essere considerata come Lemma o Occorrenza:

se studio la lingua dal punto di vista dell’asse paradigmatico mi

 interesserò del Lemma: esso è definito come la parola in quanto

oggetto all’interno del sistema di scelte offerte da una lingua. È

l’entrata lessicale presente nel dizionario che può essere flesso in

diverse forme morfologiche… lemma concreto

se studio la lingua dal punto di vista dell’asse sintagmatico mi

 interesserò delle Occorrenze: le occorrenze sono dette anche

tokens, esse sono l’insieme di forme in cui una parola occorre.

Rappresenta la parola in quanto unità delimitabile all’interno di una

sequenza di parole (frase).

Lessico: insieme delle possibili scelte dei lemmi all’interno della lingua.

Lessema: unità di base del lessico (astratta) può essere radice, parola o

sequenza di parole.

Concordanza: contesto in cui una stessa parola occorre.

Esempi:

gli amici dei miei amici sono miei amici (amici ripetuto 3

 

volte, miei ripetuto 2 volte)

8 occorrenze (ovvero tutte le parole che si trovano all’interno della frase)

5 tipi distinti di parole (forme) la parola “amici” vieni contata solo una

volta anche se ci ricorre 3 volte, come la parola “miei”)

il suo amico è dove sono la mia amica e il suo compagno

13 occorrenze 11 forme 8 lemmi: il/la;

amico/amica; è/sono

Lemma: entrata lessicale che potenzialmente può essere flessa in forme

morfologiche diverse

Rapporti sintagmatici e paradigmatici

La disciplina che si occupa di studiare il lessico dal punto di vista

semantico è chiamata semantica lessicale. Essa ha tra i suoi obbiettivi

sia l’analisi semantica dei singoli lessemi che l’analisi dei rapporti

semantici che intercorrono tra di essi. Soussure individua due tipi di

rapporti cui vanno soggette tutte le unità linguistiche:

i rapporti sintagmatici riguardano la successione lineare degli elementi

linguistici: quando realizziamo un messaggio, ogni elemento che lo

compone si colloca in una posizione stabilita che esclude tutte le altre,

esso così acquisisce il suo valore in relazione agli elementi che lo

precedono e lo seguono. tali rapporti sono definiti “in praesentia”,

poiché riguardano due o più elementi presenti in un atto linguistico

concreto.

Al di fuori del discorso ogni elemento del messaggio ha rapporti

paradigmatici con altre unità ad esso collegabili tramite associazioni

mentali. tali rapporti sono definiti “in absentia” poiché non vengono

presi all’interno dell’atto linguistico concreto bensì avvengono solamente

all’interno della mente del parlante

Lemma: concetto paradigmatico

Occorrenza: concetto sintagmatico

LE PARTI DEL DISCORSO

I lessemi di una lingua possono essere classificati in base a diversi criteri.

Secondo la funzione che vanno a coprire all’interno della frase possiamo

definire le diversi classi del discorso.

CRITERIO SEMANTICO: rappresentabili vs non rappresentabili

Secondo il criterio semantico possiamo definire i lessemi come

rappresentabili se essi sono usati per riferirsi a:

oggetti individuali (nomi),

 azioni/ stati (verbi),

 proprietà degli oggetti (aggettivi) o delle azioni/ stati (avverbi).

I lessemi non rappresentabili non hanno valore semantico poiché

possiedono solo la funzione grammaticale (articoli, congiunzioni,

preposizioni)

DISTINZIONE FORMALE: classe aperta e classe chiusa

La classe aperta possiede un numero elevatissimo di lemmi,

potenzialmente infinito, e può essere sempre incrementabile. I nomi, i

verbi, gli aggettivi, gli avverbi in –ente, e le interiezioni formano la classe

aperta.

La classe chiusa contiene un numero finito di elementi che non sono

incrementabili: pronomi, articoli, preposizioni, congiunzioni e avverbi

(non in –ente).

CRITERIO MORFOLOGICO:

parti invariabili vs variabili

 categorie morfosintattiche inerenti

le categorie grammaticali espresse in italiano sono:

numero per i NOMI

 genere e numero per gli ARTICOLI E AGGETTIVI (grado)

 persona, numero, tempo, aspetto, modo e diatesi per i VERBI

 persona, numero, genere per i PRONOMI

 Si dice che un lessema è variabile quando si può presentare in

diverse forme flesse: in italiano sono variabili NOMI, ARTICOLI,

AGGETTIVI, PRONOMI e VERBI. Sono quindi invariabili gli AVVERBI,

le CONGIUNZIONI, e le PREPOSIZIONI.

CRITERIO FUNZIONALE- SINTATTICO:

funzione grammaticale

 reggenza argomentale

identificazione parti del discorso:

CRITERIO DISTRIBUTIVO ( elaborato da bloomfield)

Sappiano che le espressioni linguistiche si distribuiscono all’interno della

frase seguendo una sequenza lineare. L’ordine che un certo elemento

occupa all’interno della frase identifica la funzione di tale parola e la sua

classificazione all’interno delle parti del discorso.

CRITERIO DI SOSTITUIBILITà:

A livello semantico 2 espressioni con la stessa denotazione sono

sostituibili tra loro. Possiamo sostituire due espressioni con la stessa

denotazione poiché la frase mantiene lo stesso valore di verità.

A livello sintattico non ci importa del valore di verità della frase, ci

importa solo che essa sia ben formata dal punto di vista grammaticale.

Esempio: il mio libro preferito è rosso/ giallo

Esempio 2: il mio amico preferito è rosso/ giallo ( frase ben formata dal

punto grammaticale ma non dal punto di vista semantico)

N.B. Il criterio di sostituibilità ci permette di individuare quali

espressioni sono della stessa categoria dal punto di vista distributivo. Ma

non sempre espressioni dello stesso tipo sono intercambiabili: amico e

libro fanno parte della stessa categoria (NOMI) ma in questa frase non

possono essere sostituiti poiché non hanno la stessa denotazione

NOMI

CRITERIO SEMANTICO

DENOTAZIONE denota un individuo/classe, concepito come un insieme

unitario di proprietà stabili;

Sotto classificazione:

Nome comune vs proprio: il nome comune denota una classe di

 individui o oggetti che condividono più proprietà comuni. I nomi

propri denotano un singolo individuo.

Nome concreto vs astratto: il nome concreto individua oggetti o

 individui rappresentabili nel mondo reale. I nomi astratti invece

rappresentano emozioni o sentimenti che non possono essere in

alcun modo rappresentabili nel mondo.

Nome numerabile vs non numerabile: alcuni nomi non possono

 essere quantificati… non posso dire “due acque” poiché la parola

acqua non è assolutamente numerabile.

CRITERIO MORFOLOGICO PARTI VARIABILI

il nome è una parte variabile del discorso e varia per genere e per

numero: può essere maschile e femminile, plurale e singolare. Detto

questo uno stesso nome può quindi avere forme differenti a seconda

della funzione che svolge all’interno della frase.

CRITERIO FUNZIONALE DISTRIBUTIVO

funzione logica grammaticale

Il nome può avere tre funzioni logiche: soggetto, oggetto e parte

nominale del predicato.

Il presidente è andato in parlamento (presidente soggetto)

Gianni ha chiamato il presidente (presidente complemento oggetto)

Gianni è presidente (presidente parte nominale)

Reggenza argomentale: il nome può essere una espressione REGGENTE e

NON REGGENTE:

Espressione reggente: “il padre di martina” nome di ruolo, regge

 

il complemento di predicazione

Espressione non reggente: “il padre con il cappello” funzione

 

generale, lo stesso nome in questa frase non ha funzione reggente.

NOMI DEVERBALI: derivano dai VERBI e reggono lo stesso numero di

elementi dei verbi da cui derivano:

SPERO CHE CI SIA LA SPERANZA CHE CI SIA (nome con funzione

verbale)

IL VERBO

CRITERIO SEMANTICO DENOTAZIONE

il verbo identifica una classe di STATI e EVENTI. Esistono nomi che

sostituiscono il verbo a livello semantico….( nome deverbale ).

Io spero nella vittoria la speranza nella vittoria.

Sotto classificazione:

il verbo può avere diverse sotto categorizzazioni grammaticali :

Ausiliare Modale

 Circostanziale

Differenze di valenza: transitivi Vs intransitivi

Differenze aspettuali: stati, eventi, processi

CRITERIO MORFOLOGICO: Il verbo è una parte variabile del

discorso.

Le categorie morfosintattiche inerenti sono: MODO, TEMPO, PERSONA,

NUMERO, DIATESI (Passivo/ attivo).

CRITERIO FUNZIONALE

Funzione logica, grammaticale: il verbo all’interno della frase predica

della denotazione degli oggetti a cui si riferisce. Ha la funzione quindi

di predicato NOMINALE e VERBALE.

Reggenza argomentale: all’interno della frase un predicato può

reggere un massimo di 4 argomenti: il numero di elementi necessari

al verbo per saturarsi è indicato dalla sua valenza. Essi sono quindi

classificati in base alla loro reggenza argomentale:

Avalenti (verbi metereologici)

 

Monovalenti ( mangia la mela)

 

Bivalenti

 trivalenti

N.B. tutti gli argomenti che sono all’interno della frase ma che

sono fuori dalle reggenza sono detti opzionali o non funzionali

AGGETTIVO

CRITERIO SEMANTICO denotazione

Denotazione:

l’aggettivo denota le proprietà dei nomi a cui si riferisce, ed esse

identificano qualità accidentali: proprio per questo sono indipendenti

rispetto al nome che denotano. Le qualità dei nomi si distinguono da

quelle dell’aggettivo poiché sono sostanziali, ovvero necessarie affinché

un oggetto con determinate caratteristiche possa essere classificato e

definito appartenente a una determinata classe di oggetti.

Sottoclassificazione; esistono aggettivi:

valutativi e non valutativi possessivi

di relazione ( del sole solare) dimostrativi

di misura

CRITERIO MORFOLOGICO:

l’aggettivo è una parte variabile del discorso. Ha le stesse varietà

morfologiche del nome ma in più possiede la variabilità del grado:

genere, nome e grado.

CRITERIO FUNZIONALE

Funzione logica grammaticale Attribuzione (1) e parte nominale (2)

del predicato:

1) il bel Mario (attribuzione) vs 2) laura è bella (parte

nominale)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gisella.governi92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Moneglia Massimo.

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