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Grammaticalizzazione

Come ben sappiamo, i morfi si dividono in morfi lessicali e morfi grammaticali. Può succedere nella storia di una lingua che un morfo lessicale diventi morfo grammaticale, ma non il contrario. Per tale motivo si parla di processo unidirezionale. Sono infatti rari i casi in cui un morfo grammaticale è diventato lessicale. (Vedi avanti)

Esempi di grammaticalizzazione

Il francese utilizza 'ne' e 'pas' per la negazione. Esempio: Je ne mange pas. Io non mangio.

«Pas» era in latino un nome, cioè un morfo lessicale, «passum», che voleva dire ‘passo’, poi ha acquisito il significato di ‘breve distanza, quantità minima’, dopo ancora il significato di ‘affatto’ e per ultimo il significato di negazione.

Allo stesso modo, «mica», che viene oggi utilizzato in italiano come elemento di negazione, indicava un tempo una piccola quantità di pane, una mollica. Successivamente ha acquisito il significato di ‘affatto’, fino a diventare un rafforzativo della negazione.

Caratteristiche della grammaticalizzazione

  • Passaggio da un significato concreto ad un significato astratto. (Oscuramento del valore lessicale)
  • Passaggio da un morfo lessicale libero ad un morfo grammaticale legato. Infatti, in molte lingue del mondo, alcuni suffissi erano un tempo morfi lessicali liberi. Quando sono diventati morfi grammaticali, prima si sono affiancati al nome e poi si sono saldati ad esso diventando morfi grammaticali legati.
    Esempio dal tedesco: Heit, morfo lessicale che indica ‘tipo, specie’, subisce un oscuramento semantico e da libero diventa legato. Oggi funziona da suffisso, ovvero da morfo grammaticale, per formare nomi astratti come Freiheit, Gesundheit.
  • Erosione fonetica: un morfo lessicale libero, dotato di una certa lunghezza fonetica, quando diventa morfo grammaticale riduce la sua lunghezza. Esempio: polisillabo che diventa monosillabo.

Esempi di erosione fonetica

Uno degli esempi più rappresentativi di grammaticalizzazione con erosione fonetica è rappresentata dall’origine del tempo futuro delle lingue romanze. Le lingue romanze hanno un futuro sintetico, ovvero hanno dei morfi grammaticali esplicitamente dedicati all’indicazione del tempo futuro.

Esempio: IT. Mangerò, canterò
SP. Cantarè

Nella –ò dell’italiano e nella –è dello spagnolo si riconosce un’antica forma del verbo avere del latino, ovvero il relitto fonetico della 1a persona del presente indicativo di ‘habere’, cioè ‘habeo’. Per erosione fonetica ‘habeo’ si riduce ad ‘ho’ dell’italiano.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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