Linguistica generale: dispensa storica
La scuola di Praga
Praga, nel periodo fra le due guerre, era un punto di collegamento fra la cultura slava e la cultura europea occidentale, un centro intellettuale molto attivo. L’attenzione filosofica per il linguaggio non può esercitarsi sull’evoluzione, ma sul funzionamento del linguaggio, sincronico. La tesi di fondo dei linguisti praghesi è che nei fatti umani e nella lingua in particolare l’aspetto fondamentale è l’intenzione, la destinazione, la domanda intorno alla causa lascia il posto alla domanda intorno al fine.
Nella scuola di Praga il concetto di funzione va inteso come ‘essere in funzione di…’, ossia come finalità. Dalla parte della glossematica ci si era chiesti come un fatto fosse costituito, dall’altra ci si chiede a cosa serva. Si noti che sono due prospettive complementari e connesse.
Il Circolo di Praga fu fondato nel 1926 da un linguista praghese che già prima di Saussure aveva intrapreso la strada della sincronia. Oltre ai boemi, si riunirono numerosi studiosi di origine orientale e occidentale, in primo luogo i russi Jakobson, Trubeckoj e Karcevskij (componente russa).
La componente russa consiste in un accostamento alla lingua come ad un tutto strutturato, quindi come a un sistema di unità che si presuppongono vicendevolmente e sono organizzate sull’asse paradigmatico e sull’asse sintagmatico. Inoltre, il formalismo russo aveva focalizzato la sua attenzione sulla funzione letteraria e poetica della lingua. L’opera letteraria viene considerata nella sua struttura costitutiva e non in rapporto alla sua origine storica.
Il contributo della componente occidentale è la dottrina di F. de Saussure. Queste tre componenti (praghese, russa, occidentale), sono sintetizzate nell’opera di N. Trubeckoj. Non bisogna considerare i praghesi dei fonologi, ma piuttosto dei funzionalisti, perché, anche se la fonologia ebbe importanza preminente, gli altri campi non furono affatto trascurati.
Le posizioni della scuola di Praga furono illustrate nelle Tesi del 1929. La lingua deve essere analizzata in rapporto alla sua funzione che è di espressione o di comunicazione. La lingua è definita come ‘un sistema di mezzi d’espressione appropriati a uno scopo’. La prospettiva fondamentale è quella sincronica, ma l’evoluzione non può essere trascurata: la stessa sincronia è coinvolta nell’evoluzione, poiché una sezione considerata sincronica mente presenta residui dello stadio di distruzione (arcaismi) e anticipazioni dello stato futuro.
Sono importanti la seconda e la terza tesi. Per quanto riguarda l’analisi del suono, si sottolinea la preminenza funzionale dell’aspetto acustico su quello articolatorio. Si dovrà distinguere ancora il suono come fatto fisico, elemento del sistema funzionale: la descrizione del suono dal punto di vista fisico non ci dà l’aspetto essenziale del suono dal punto di vista linguistico: le immagini acustiche soggettive (rappresentazioni) possono essere considerate elementi di un sistema linguistico soltanto quando esse svolgono in questo sistema una funzione di differenziazione dei significati, solo in questo caso si parla di fonemi.
Il fonema deve essere caratterizzato dal punto di vista sintagmatico con la determinazione di:
- Le combinazioni ammesse
- L’ordine dei fonemi in ciascuna combinazione
- L’estensione delle combinazioni
Infine bisogna stabilire il grado d’uso e la densità di realizzazione dei singoli fonemi. Attigua alla fonologia è la morfofonologia, che studia l’uso morfologico delle differenze fonologiche. Il morfonema è ‘un’immagine complessa di due o più fonemi che possono sostituirsi reciprocamente, secondo le condizioni della struttura morfologica, all’interno di uno stesso morfema’, quindi fonemi che assumono valore morfologico sono morfonemi, per esempio in tedesco u ü in Bruder pl. Brüder.
Ogni lingua ha un sistema di determinazione mediante il quale essa articola tutta la realtà. Fondamento della denominazione è la parola, necessariamente presente in tutte le lingue anche se diversamente strutturata. Le parole si dividono in categorie (verbi, nomi…) caratterizzate a loro volta da categorie specifiche (genere, numero per i nomi…).
I procedimenti sintagmatici riguardano i raggruppamenti di parole non fissi. L’atto sintagmatico fondamentale è l’atto creatore della frase, la predicazione. La frase è analizzata oltre che dal punto di vista morfologico-grammaticale, anche dal punto di vista funzionale: in tema e rema. Il tema è ciò di cui si dice, il rema è ciò che si dice del tema. Il rapporto fra tema e soggetto e rema e predicato è diverso rispetto alle differenti lingue: per esempio, laddove si fa ampio uso del passivo, il tema va a coincidere con il soggetto.
I praghesi non concepiscono la lingua come astrattamente unitaria. In base alla diversità delle funzioni svolte distinguono più linguaggi appartenenti alla stessa lingua. C’è un linguaggio interiore e un linguaggio manifesto (tuttavia il secondo può essere considerato come caso particolare del primo poiché le forme linguistiche sono usate più spesso per pensare che per parlare). Il linguaggio manifesto può essere caratterizzato per la prevalenza dell’aspetto intellettuale, linguaggio sociale (di destinazione sociale) o dell’aspetto emotivo, linguaggio emotivo (rivolto all’uditore per suscitare determinate emozioni). Il linguaggio sociale ha una funzione comunicativa o poetica (a seconda che sia diretta verso la realtà o verso il segno stesso).
La pratica della funzione comunicativa può essere teorica quando il linguaggio è di ‘situazione’ o quando tende ad essere molto completo e specifico.
La teoria fonologica di N.S. Trubeckoj
Il vizio dello psicologismo nella definizione del fonema si ha perché Trubeckoj era convinto che la natura psichica del fonema comportasse necessariamente l’introspezione come strumento fondamentale di indagine linguistica. Invece la struttura linguistica non può essere oggetto di introspezione: si tratta di un fatto psichico, ma non tutto ciò che è nella coscienza può essere oggetto di introspezione.
NB: Primo accostamento al problema della posizione ontologica delle lingue. Ci sono delle dimensioni della psiche che non si lasciano indagare direttamente: la nostra struttura interiore rimane per molti aspetti oscura, possiamo su di essa formulare delle ipotesi. La lingua è un certo tipo di conoscenza, ma funziona in maniera particolare: è una conoscenza che di certo noi possediamo, ma di cui non abbiamo consapevolezza, ci sono cose che noi non sappiamo di sapere. Per esempio, alcuni principi che sono connaturati nel nostro pensiero, come il principio di non contraddizione, che non è affatto esplicito.
La realtà della lingua ci è offerta ma è rischioso affidarsi all’intuizione: la conoscenza della struttura linguistica passa attraverso i consueti procedimenti delle scienze empirico-deduttive: solo attraverso l’esperimento confrontato con le ipotesi possiamo ricostruire la struttura linguistica.
Verifica della pertinenza mediante la prova di commutazione. Trubeckoj tiene conto di ciò che dice Saussure: nella lingua contano soltanto le differenze: non gli aspetti positivi ma il differenziarsi. Si parte quindi dalle opposizioni foniche, ma entro le opposizioni foniche si individuano solo alcune opposizioni fonologiche.