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II PARTE:

Come funziona la grammatica:

Il linguaggio è un sistema cognitivo con la funzione di associare i significati a determinati

suoni. I significati linguistici dunque sono in relazione con i concetti e quindi con il pensiero,

il significato è il modo in cui il linguaggio organizza il pensiero.

Da un lato il linguaggio attraverso i significati si relaziona al pensiero, e dall’altro attraverso i

suoni si relazione con il sistema percettivo, che entra in azione quando udiamo e percepiamo

i suoni, e il sistema motorio, che entra in azione quando mettiamo in moto gli organi

dell’apparato fonatorio per pronunciare i suoni.

Il sistema percettivo e quello motorio esistono indipendentemente dal linguaggio.

L’insieme di abilità che il parlante utilizza inconsciamente per il linguaggio, è costituito da

moduli, cioè da componenti piuttosto autonomi gli uni dagli altri in quanto ciascun modulo

lavora in base a principi propri.

I moduli della grammatica sono 3:

- sintassi: ha la funzione di combinare le parole per formare frasi (modulo generativo)

- semantica: è il modulo che riguarda il significato, quindi è quella parte della nostra

conoscenza linguistica che si occupa dei significati sia delle singole parole che di una

frase.

- fonologia: si occupa dei suoni, sia nella produzione che nella percezione

La fonologia e la semantica sono i moduli interpretativi, cioè “traducono”, nel caso della

semantica traduce in significato le espressioni linguistiche sia le sequenze di parole che la

struttura sintattica nella produzione e anche nella percezione linguistica; nel caso invece

della fonologia traduce la sequenza di parole e in parte la struttura sintattica in suoni e

viceversa.

Di tutto questo sistema fa parte anche il lessico, quindi il vocabolario, non solo come oggetto

cartaceo ma anche come ‘magazzino’ mentale. A differenza delle altre componenti, il lessico

è una conoscenza stabile affidata alla memoria a lungo termine. La semantica, la fonologia e

la sintassi invece utilizzano la memoria a breve termine.

Fonologia:

- capacità del parlante di usare suoni per esprimere e comprendere i significati

- parte della linguistica che studia il modo in cui i suoni portano significato, i principi e

le regole in base ai quali i suoni si combinano per formare parole

Fonetica:

- capacità dei parlanti di articolare i suoni linguistici e di riconoscerli nel flusso del

parlato

- lo studio dei suoni linguistici

La fonetica si divide in 3 ambiti:

- articolatoria: lo studio dell’attività motoria finalizzata alla produzione di suoni

linguistici (quella di cui ci occupiamo)

- percettiva: lo studio delle caratteristiche che permettono la percezione e il

riconoscimento dei suoni linguistici

- acustica: lo studio delle caratteristiche fisiche dei suoni linguistici

La competenza fonologica:

- Sappiamo individuare i suoni nel continuum sonoro che forma l’enunciato (=

sequenza di suoni compresa fra due pause)

- Sappiamo quali sono i suoni della nostra lingua

- Sappiamo come sono usati i suoni nella nostra lingua per esprimere significati

- Conosciamo le regole per combinare i suoni nelle parole e negli enunciati

- Sappiamo riconoscere le caratteristiche fonologiche degli enunciati al di sopra dei

singoli suoni

La segmentazione:

Per usare una lingua orale dobbiamo saper riconoscere i suoni e individuarli in mezzo a tutti

gli stimoli uditivi di vario genere che percepiamo nell’ambiente circostante.

Il parlato naturale è un flusso sonoro continuo. All’interno di un enunciato non ci sono

interruzioni tra parole o fra i suoni che lo compongono.

L’utilizzo di una lingua orale, tanto nella produzione quanto nella percezione richiede la

capacità di controllare singolarmente i singoli suoni all’interno dell’enunciato.

L’inventario segmentale:

Ciascuna lingua utilizza per formare le parole solo una parte dei suoni linguistici che possono

essere articolati dall’apparato fonatorio umano e che sono osservabili nel complesso delle

lingue naturali.

L’inventario segmentale è l’insieme dei suoni utilizzati da una data lingua.

La dimensione dell’inventario è soggetta a variazione interlinguistica. Per la maggior parte

delle lingue il numero di segmenti è compreso fra 20 e 40.

Attraverso l’acquisizione fonologica un parlante arriva a conoscere quali sono i suoni

utilizzati nella sua madrelingua.

La costruzione dell’inventario segmentale:

Ciascun bambino alla nascita è predisposto ad acquisire tutti i suoni linguistici, ma arriva

ben presto a riconoscere i suoni della sua madrelingua e ad ignorare gli altri (esempio r e l tra

bambini inglesi e giapponesi).

Il parlante adulto ha competenza segmentale assoluta dei suoni della madrelingua, mentre la

capacità di riconoscere e articolare suoni non nativi è assai più debole.

Questa è una delle cause del cosiddetto ‘accento straniero’ cioè l’imperfetta padronanza

fonologica dei suoni di altre lingue.

Differenze tra sistemi segmentali:

L’italiano ha una sola vocale alta posteriore (u), l’inglese in corrispondenza ha 2 suoni, che

utilizza come 2 segmenti diversi - nell’esempio fornito quello che cambia è la qualità della

vocale.

Stessa osservazione può essere fatta per l’altra vocale alta italiana, la i.

I suoni che si susseguono negli enunciati sono oggetti fisici, onde sonore che presentano

caratteristiche variabili, perché non si ripetono mai identiche.

Come possono questi oggetti variabili esprimere significati in modo costante?

Il rapporto tra variabili e costanti è ben visibile nella scrittura.

Ciascuna persona scrive in un modo proprio, diverso da quello degli altri

Anche nella stampa esistono tipi diversi di carattere. Ma tutti questi segni grafici che sono

diversi e che possono variare in modo illimitato (variabili) contengono caratteristiche

essenziali che li rendono riconoscibili e identificabili da tutti (costanti).

Suoni e significato:

I suoni linguistici sono pronunciati attraverso movimenti di parti dell’apparato fonatorio. I

parlanti non ripetono mai i movimenti in modo identico, per cui la qualità acustica dei suoni

non è mai perfettamente identica.

La differenza aumenta se si confrontano le diverse pronunce di uno stesso suono da parte di

parlanti diversi.

Queste differenze individuali e casuali non hanno alcuna rilevanza per il linguaggio.

Solo alcune caratteristiche, che sono costanti, e che rendono i suoni inconfondibili, sono

usate nel linguaggio.

Foni:

Il flusso delle consonanti e vocali che compongono gli enunciati è costituito da suoni concreti

che sono ‘oggetti fisici’. Ciascuno di questi è detto fono (il dominio a cui appartengono è la

fonetica).

In linguistica il fono è rappresentato graficamente tra parentesi quadre: [p], [b], [u], [ʊ].

Ciascun fono corrisponde ad una unità astratta, cioè una rappresentazione mentale del

suono che fa parte della competenza linguistica.

Nella pronuncia delle parole il parlante traduce la rappresentazione mentale in un suono

reale.

Nella percezione il parlante riconosce il suono reale e lo riconduce alla rappresentazione

mentale.

Fonemi:

La rappresentazione mentale di ogni suono si chiama fonema (che appartengono al

dominio della fonologia)

Il fonema graficamente è rappresentato tra barre: /p/, /b/, etc.

I fonemi sono i suoni che ciascuna lingua utilizza in funzione distintiva, cioè per portare

significati. I parlanti di una data lingua condividono lo stesso inventario mentale fonetico.

I suoni linguistici portano significato per differenza, cioè distinguendosi li uni dagli altri:

Mutando una sola lettera di una parola, varia il significato della stessa, ciò significa che

questi suoni sono in grado di portare dei significati in quanto sono diversi gli uni dagli altri.

Sono fonemi in quanto hanno valore distintivo.

- La differenza tra due foni porta significato solo se questi corrispondono a due fonemi.

Può esserci il caso in cui una differenza tra due suoni concreti, in realtà non corrisponda alla

presenza di due diversi fonemi ma alla presenza di due varianti di uno stesso fonema.

La differenza tra due foni non porta significato, cioè non è distintiva, quando i due foni

non corrispondono a due fonemi diversi, ma sono due varianti di uno stesso fonema.

Esistono 2 possibilità:

1. un parlante, all’interno degli enunciati, pronuncia in modo diverso uno stesso suono

semplicemente perché le pronunce di uno stesso suono non sono mai identiche;

2. in questo caso non è una variazione casuale, ma è qualcosa di più sistematico.

Per il secondo caso, prendiamo come esempio il fenomeno detto “gorgia” nel dialetto

fiorentino il quale consiste nel fatto che in italiano, si pronuncia la/in [k]asa, mentre in

fiorentino si pronuncia la [h]asa e in [k]asa, questo perché il suono si trova in posizione

intervocalica, cioè è preceduto e seguito da una vocale.

La differenza tra [k] e [h] non porta significato, perché i due suoni

non sono realizzazioni di fonemi diversi.

Coppie minime - Distinguere i fonemi dagli allofoni:

Due suoni che in una lingua sono fonemi, data la loro capacità distintiva, possono produrre

coppie minime (coppie identiche, tranne che per un fonema):

Diverso è il caso di forme che sono foneticamente diverse, ma non costituiscono una coppia

minima:

Qui abbiamo 2 diverse realizzazioni del suono vibrante, ma una variazione libera.

Allofonia:

situazione in cui un fonema viene realizzato da due o più foni, che sono selezionati in base al

contesto.

I due suoni sono allofoni, perché sono in distribuzione complementare (mai nello stesso

contesto) e quindi non producono mai contrasti tra parole. Non hanno potere distintivo e

quindi non sono fonemi ma allofoni.

Lingua inventata:

Fonetica articolatoria:

I meccanismi per la produzione dei suoni

Tutti noi apparteniamo a culture altamente alfabetizzate, in cui la scrittura ha un ruolo

essenziale e determinante. Ciò influenza anche la nostra riflessione sul linguaggio: siamo

portati spontaneamente a pensare al linguaggio nella sua espressione scritta.

Questo naturale pregiudizio ci porta ad un approccio sbagliato quando ci occupiamo di

fonetica e fonologia, perché questa parte della competenza linguistica tratta esclusivamente

di suoni.

L’alfabeto fonetico:

L’alfabeto fonetico serve alla scrittura dei suoni che può essere necessaria per diversi usi; a

differenza degli alfabeti comuni, il rapporto tra suoni e simbolo grafici è biunivoco, cioè ogni

simbolo corrisponde a uno e un solo suono e viceversa.

Nell’alfabeto ortografico, quello che si usa per scrivere, non c’è mai una completa

corrispondenza tra “simboli” e suoni.

Alfabeto Fonetico Internazionale IPA:

L’alfabeto fonetico attualmente in vigore prende il nome di IPA, International Phonetic

Alphabet. Lo scopo dell’alfabeto fonetico è quello che ci debba essere una corrispondenza

univoca tra suono e segno grafico.

L’IPA consiste in una serie di segni che corrispondono alle lettere dell’alfabeto latino, ci sono

anche lettere dell’alfabeto greco, simboli disegnati appositamente per l’IPA e dei diacritici

(segni aggiuntivi che si uniscono ai simboli di base per segnalare un cambiamento minimo).

Discrepanza tra forma fonologica e forma scritta in italiano:

Il sistema vocalico italiano prevede 5 elementi, la vocale bassa, le due vocali alte anteriore e

posteriore e le due vocali medie.

Alcuni esempi di trascrizioni:

Le vocali lunghe:

- Ing: keen / kin [kiːn] / [kin]

Consonanti doppie (geminate):

- Ita: palla / pala [palla] [palːa] / [pala]

- Ita: miccia / micia [mittʃa] [mitːʃa] / [mitʃa]

L’accento:

- Ita: paletto pa.let.to [paˈletto]

- Ita: pallina pal.li.na [palˈlina]

- Ita: cambiare cam.bja.re [kamˈbjare]

- Ita: sciare sci.a.re [ʃʃiˈare]

- Ita: fasciare fa.scia.re [faʃˈʃare]

Consonanti sempre doppie in ita standard:

/ts/ dopo vocale azione [at’tsjone] pinza [‘pintsa]

/ʃ/ piscina [piʃ‘ʃina]

/ɲ/ ragno [‘raɲɲo]

/ʎ/ aglio [‘aʎʎo]

A differenza della scrittura ortografica, nella scrittura IPA:

- non si utilizzano maiuscole e minuscole (alcuni simboli IPA corrispondono a lettere

maiuscole, e indicano un suono diverso)

- non si utilizza la punteggiatura

- nella scrittura a mano, non si legano i simboli adiacenti

Fonetica articolatoria:

L’apparato fonatorio è l’insieme delle parti del corpo che entrano in azione per produrre

suoni; esso è una specie di tubo, che parte dalla trachea, sale attraverso la glottide, la faringe

e la laringe, e si piega a circa 90 gradi verso le aperture, la primaria, orale e quella nasale.

La fonazione coinvolge organi che hanno altre funzioni primarie :

- respirazione

- masticazione

- deglutizione

La fonazione è una sorta di ‘espirazione modificata’. Quasi tutti i suoni linguistici sono

prodotti in fase espiratoria, usando il flusso di aria in uscita, detti suoni polmonari

egressivi, l’eccezione sono i suoni ingressivi o clicks prodotti durante l’inspirazione (solo in

alcune lingue, come la xhosa in africa).

Gli organi che entrano in gioco sono fissi:

- denti

- alveoli la parte ossea in cui sono inseriti i denti

- palato / palato duro

e mobili:

- palato molle/ velo palatino per la fonazione il velo palatino può assumere due

posizioni: la prima prevede il velo palatino abbassato; la seconda invece prevede il

movimento di alcuni muscoli che fanno alzare il velo palatino il quale va a toccare la

parete posteriore della faringe in modo tale da non far passare più l’aria dalla cavità

nasale, ma solo da quella orale – i rispettivi suoni si distinguono in orali e nasali.

- mandibola si può alzare e abbassare modificando il volume che si crea all’interno

della cavità orale

- lingua è l’organo più mobile di tutti che può assumere forme diverse, e si può dire

di essere divisa in quattro parti, la radice cioè la parte più vicina alla faringe, poi

abbiamo il corpo ossia la parte centrale e la parte anteriore, a volte chiamata corona.

La parte estrema della lingua, quindi la punta è chiamata apice, e può produrre i

suoni apicali

- labbra possono avere una posizione rilassata, possono chiudersi da non fare

passare l’aria, possono avere una forma distesa o arrotondata

I suoni linguistici sono prodotti attraverso due meccanismi:

1. Il primo tipo di attività articolatoria è la vibrazione glottidale, cioè la vibrazione delle

corde (o pliche) vocali, cioè delle pieghe di tessuto membranoso che contengono

muscoli e ricoperto di mucosa. Si chiamano corde perché vibrano, possono assumere

diverse posizioni, in particolare si distingue quella in cui le corde vocali sono

allontanate e discostate tra loro, c’è un spazio tra loro da cui l’aria, che passa dalla

trachea, esce liberamente.

La seconda posizione è quella in cui le corde vocali sono accostate, così da impedire il

passaggio dell’aria.

Si tratta di due posizioni fondamentali nella produzione di suoni linguistici perché

durante la fonazione, quando l’aria esce dalla trachea, se le corde vocali sono scostate

l’aria esce libera, mentre se le corde vocali sono accostate si produce un effetto sonoro

fondamentale dei suoni.

Le corde vocali vengono chiuse grazie ad una tensione dei muscoli, e questo fa sì che

l’aria che esce dai polmoni e che sta nel tratto al di sotto delle corde vocali (tratto

sub-glottidale), aumenta di pressione perché arrivando alla glottide trova il passaggio

chiuso, portando ad una forzatura dell’apertura delle corde vocali e in questo modo

esce una piccola quantità di aria che va nel tratto sopra-glottidale. La pressione

sub-glottidale poi diminuisce e le corde vocali si chiudono, ricominciando il processo.

Questo meccanismo di apertura e chiusura perdura fino a che c’è aria che esce

durante la fase espiratoria e fino a che noi teniamo, attraverso i muscoli, le corde

vocali chiuse, esso prende il nome di meccanismo laringeo.

La frequenza del meccanismo laringeo varia da persona a persone, ma si può dire che

in media nel maschio adulto sia di 100 Hz/s mentre nella donna adulta sia di 200

Hz/s. La frequenza la si può modificare, allungandola o accorciandola, il parlato

naturale infatti non è piatto ma si ottengono suoni di altezza tonale diversa. L’aria che

fuoriuscendo dalla trachea e passa attraverso le corde vocali, il meccanismo laringeo

trasforma il flusso dell’aria respiratoria continuo, in una serie di minuscole emissioni

di aria che creano l’onda sonora periodica.

Questa onda sonora è la componente essenziale delle vocali. Tutte le vocali sono

prodotte con il meccanismo laringeo.

Le vocali che pronunciamo però non sono frutto del puro meccanismo laringeo,

infatti l’onda sonora emessa varia da persona a persona in quanto dipende dalla

forma del tubo fonatorio stesso. I cambiamenti che si impongono sul segnale

glottidale e che lo modificano, sono alla base dei suoni vocalici diversi.

2. Il secondo tipo di attività articolatoria che serve a produrre suoni linguistici, consiste

nella restrizione del passaggio dell’aria, in questo modo l’aria sfrega sulle pareti del

tubo fonatorio dove appunto è presente la restrizione. Questo sfregamento produce

una specie di fruscio, produce un’onda sonora aperiodica che crea un rumore.

La qualità di questa onda sonora cambia a seconda del luogo di restrizione del

passaggio dell’aria, e a seconda di quanto il passaggio dell’aria è ristretto. Nelle

consonanti una r

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiahitaj di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Bafile Laura.
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