Linguistica generale
Riassunto degli appunti – riletti, sistemati e integrati accuratamente – del corso di Linguistica Generale del prof. Stefano Arduini.
Ferdinand De Saussure
Qual è la differenza tra fonie e sensi?
Fonie e sensi sono unità sostanziali e individuali perché create dall’individuo sulla base di due modelli generali e astratti, rispettivamente il significante e il significato. La differenza tra fonia e senso è che la prima riguarda la forma, mentre il secondo, il contenuto di un concetto che si vuole esprimere con la fonia. Ogni fonia rimanda a un senso. Fonie e sensi, infatti, sono strettamente connessi tra loro perché un senso non può essere espresso se non per via mediata, tramite una fonia (o di un segnale equivalente come una scrittura o un gesto).
Le fonie non sono uguali ma simili, così come i sensi. I sensi sono simili perché, anche lo stesso soggetto, nella stessa frase, con la stessa parola, vorrà intendere sensi diversi. Le fonie sono simili perché cambiano in base alla lingua (ad esempio per esprimere il concetto “cane” in italiano si dirà /kane/, in inglese dog,...), in base alla persona che la pronuncia (un pugliese avrà la pronuncia diversa rispetto a un toscano) e persino se la parola viene pronunciata più volte dalla stessa persona; c’è uno strumento, infatti, detto spettrografo che misura le oscillazioni della voce che, pur pronunciando la stessa parola, non combaceranno mai tra loro, se non per caso raro e puramente casuale.
Differenza tra significato e significante?
Il significato e il significante sono unità formali e astratte, modelli collettivi, cioè sono proprie di una comunità linguistica. La differenza sta nel fatto che il primo è definito da Saussure “concetto”, raccoglie un insieme di sensi simili ed è superindividuale e collettivo perché viene costruito gradualmente dal parlante, sulla base di un modello acquisito ed ereditato dalla comunità linguistica cui appartiene. Il significante, detto anche immagine acustica, è quel modello che ci viene presentato dalla nascita, dalla comunità in cui abbiamo appreso la lingua. È un modello a cui si rifà un soggetto quando emette una fonia.
Cos’è un segno?
Il segno è un’entità a due facce formata dall’unione di significato e significante. È quindi il concetto espresso da un individuo sulla base di un’immagine acustica. I segni costituiscono un sistema, infatti, sulla base di un significante emettiamo una fonia, volendo esprimere un senso che rimanda ad un concetto (significato).
Differenza tra parole e langue?
La parole è un momento individuale e creativo del linguaggio attraverso cui il soggetto esprime il proprio pensiero personale utilizzando il codice della lingua. La langue è il momento sociale e immutabile del linguaggio in cui l’individuo assimila strutture e regole dalla comunità linguistica cui appartiene, senza poterle appunto modificare né inventare.
Cos’è il valore?
La lingua viene definita da Saussure un insieme di segni, ma anche un “sistema di valori puri”. Il valore è un’equivalenza tra cose di ordini differenti e un’opposizione tra cose dello stesso ordine. Il valore riguarda il significante e il significato, infatti, il significante /kane/ sta per il significato (cane) ma allo stesso tempo il significato “cane” si oppone a unità linguistiche dello stesso ordine (es. gatto, topo, coniglio,...).
Spiega il paragone della lingua al gioco degli scacchi.
Saussure paragona la lingua al gioco degli scacchi perché come nel gioco, il valore di ogni pezzo dipende sia dal suo valore intrinseco (alfiere vale più del pedone) che dal rapporto con gli altri elementi (pedone, se in una certa posizione, può fare scacco al re). Così succede nella lingua: una parola ha un suo valore intrinseco ma può cambiare significato in base al contesto in cui viene inserita.
Spiega il paragone della lingua al sistema monetario.
Saussure paragona la lingua a un sistema monetario perché vi è un’equivalenza tra cose di ordini differenti (es 2 euro stanno per un kilo di pane) e opposizione tra cose dello stesso ordine (la banconota da 5 euro si oppone a quella da 10 ecc..).
Spiega il significato di arbitrario.
Arbitrario, per Saussure, significa autonomo. Il segno è arbitrario, quindi significato e significante sono autonomi; ma non solo, l’arbitrarietà riguarda anche il sistema di ogni lingua che organizza il proprio “Continuum” in maniera diversa. Per capire questo concetto basta pensare che la fonia /kane/ non ha alcun legame di tipo naturale o logico con la significazione che esprime, considerando il fatto che in altre parti del mondo per esprimere il senso “cane” si utilizzano fonie diverse. A questo proposito il linguista e filosofo Hjelmslev ci chiarisce le idee con degli esempi, confrontando le varie lingue.
- Nelle aree di significato (arbitrarietà lessicale).
- Nella pronuncia delle lettere (arbitrarietà fonetica): Es. dentali italiane sono d, t mentre quelle inglesi d, t, th.
- Nel genere e nel numero (arbitrarietà morfologica): Es. in italiano vi sono due generi (maschile femminile) mentre in latino c’è anche il neutrale; e gli insiemi numerici (singolare e plurale) mentre in greco c’è anche il duale.
A qualsiasi livello si ponga (lessicale, fonologico, morfologico,...) ogni lingua risulta avere un sistema di valori proprio, autonomo e indipendente.
Qual è la differenza tra i rapporti sintagmatici e paradigmatici (o associativi)?
La lingua è un insieme strutturato di segni (sintagmatici e paradigmatici). I rapporti sintagmatici (orizzontali) governano la formazione del discorso e formano sintagmi (periodi, frasi, parole, fonemi=minima porzione di suono che compone un sintagma, es [k] di [kani]). Nell’analisi del sintagma vengono studiate le connessioni sintattiche, morfologiche, grammaticali (genere, numero, tempo…) e logiche (soggetto, complemento,…). I rapporti paradigmatici (verticali) rendono possibile il discorso raggruppando le unità linguistiche per analogia o somiglianza. Costituiscono il patrimonio linguistico dei parlanti e sono virtualmente illimitati.
Sincronia e diacronia: differenze.
La lingua fa parte di quelle scienze in cui il fattore tempo è rilevante. Tenendo conto che essa è in continuo cambiamento, necessario e inarrestabile, e che il parlante non ha coscienza di ciò si può dire che: la sincronia è lo studio della lingua con valori fissi (es. il vocabolo testa è il rapporto fisso tra significato e significante, così come lo troviamo nel vocabolario) mentre la diacronia è lo studio della trasformazione della lingua nel tempo, mette a confronto due stati diversi della stessa lingua (il termine “testa” deriva dal latino e significava “vaso di coccio”,…). La lingua, a differenza degli scacchi non premedita nulla: il cambiamento delle parole non ha uno scopo preciso ma avviene fortuitamente.
Le leggi sincroniche sono generali (perché coprono l’intero sistema linguistico) ma non imperative (fattori casuali possono portarla a decadere). Le leggi diacroniche sono imperative (il parlante, se vuole integrarsi bene nella società, deve adattarsi al diffondersi delle nuove parole, spesso create per analogie) e non generale.
Cosa vuol dire analogia?
Riguarda la linguistica strutturale (formale). L’analogia è il vero motore della lingua perché è un processo creativo (permette di creare parole nuove sia per l’aggiunta di prefissi o suffissi ad un determinato morfema (es. per→ permesso, perseveranza, sapere, esperienza…)) e conservatore (utilizza parole già esistenti o antiche) e chiama in causa la coscienza dei parlanti (es. la parola “testare” che deriva da test, in inglese prova, diventa un verbo per analogia → prova:provare=test:x).
Roman Jakobson
Quali sono gli elementi di comunicazione?
Il mittente stabilisce un contatto col destinatario, inviandogli un messaggio riferito a un contesto che abbia un codice comune. Gli elementi di comunicazione sono il contesto, il contatto e il codice. Il contesto è importante per capire a cosa si riferisce il messaggio e differenzia un messaggio scritto da uno orale. Il contatto è la connessione psicologica, attraverso un canale fisico, da stabilire per mantenere attiva la comunicazione. Il codice è il linguaggio comune totalmente o parzialmente al mittente e al destinatario per poter permettere loro di comunicare.
Cos’è la funzione poetica?
La funzione poetica è il veicolo del messaggio e non è utilizzato soltanto nella poesia o nella letteratura, dove senza dubbio è più nota, bensì è utilizzata per convincere il destinatario di quello che si sta dicendo (molto attiva nei messaggi politici, pubblicitari,…). Un linguaggio ornato, ricco di figure retoriche di vario genere segnala la funzione poetica del messaggio. Nella comunicazione verbale il suo obiettivo è suscitare emozioni o riflessioni tramite la musicalità delle parole, rafforzando l'espressività e l'efficacia del messaggio.
Noam Chomsky
Cos’è la grammatica generativa?
La grammatica generativa è lo studio del legame tra il linguaggio e le nostre capacità mentali (processo cognitivo). Una delle capacità dell’uomo che studia Chomsky è la sintassi, cioè capacità di creare frasi secondo un certo ordine: Secondo Chomsky la sintassi fa da “spartiacque” tra il nostro linguaggio e quello degli animali. Tutti comunicano (animali, computer,…) ma soltanto gli uomini utilizzano la sintassi (che si sviluppa nell’emisfero sinistro del cervello, nell’area di Broca).
- Discretezza: costituito da unità minime tra cui non si possono inserire altre unità (es. fonema F – I. non posso inserirci nulla).
- Ricorsività: capacità di produrre sempre frasi nuove mediante l’inserimento di un’altra frase. Illimitata al livello di competenza ma non di esecuzione.
- Località: limita lo spostamento degli elementi all’interno di una frase. Capacità limitata perché il movimento dipende dalla struttura della frase.
- Dipendenza dalla struttura: frasi non sono una successione di parole ma di collegamenti di parole lontane tra loro. Es. La limonata (sogg) che ho bevuto ieri al chiosco era buona (verbo).
Metafora dell’arazzo: La sintassi, dice Chomsky, è come un arazzo, bisogna andare oltre ciò che vediamo per scoprire cosa c’è dietro (struttura profonda – sog, verb, compl – e superficiale – interrogativa, attiva, passiva). Ogni frase è composta da sintagmi: F=SN+SV DET= il, lo, la, I,… SN=DET+N N= nome SV=V+SPREP V=verbo SPREP=PREP+SN PREP= di, a, da…
Cos’è l’innatismo o povertà dello stimolo?
Il bambino è capace di distinguere una frase agrammaticale (es. Luigi scuola va) da una grammaticalmente scorretta (a me mi piace). La capacità di fare questa distinzione si chiama innatismo. Vi sono due teorie:
- secondo la comportamentistica il bambino comprende queste cose grazie agli stimoli esterni che riceve dall’ambiente;
- secondo Chomsky gli stimoli ricevuti dall’esterno non sono sufficienti a spiegare ciò che egli sa (teoria della povertà dello stimolo) – esperienze linguistiche frammentate, frasi con errori, parole singole, dati incoerenti,… Il bambino ha la capacità di produrre frasi che non ha mai ascoltato anche se nessuno gliele ha insegnate (capacità “innata”).
Cosa sono i livelli di rappresentazione?
I livelli di rappresentazione sono la struttura profonda e la struttura superficiale:
- La struttura profonda è la “struttura base” formata da soggetto, verbo e complemento dalla quale possiamo formare una serie di frasi con struttura superficiale. Es. Luigi mangia la mela.
- La struttura superficiale è la frase che vediamo.