Gli appunti sono ottimi per il superamento
dell'esame di linguistica generale.
APPUNTI DI
LINGUISTICA
GENERALE
Contengono i seguenti argomenti: - il
linguaggio verbale- fonetica e
fonologia- Morfologia- Sintassi-
Semantico, lessico e pragmatica- le
lingue del mondo- Mutamento e
variazione nelle lingue
Parole chiave: linguistica generale, un
corso introduttivo, Gaetano Berruto
Facoltà: Lettere Moderne
Esame: Linguistica Generale
Docente: Grazia Basile
Anno Accademico: 2021/2022
Introduzione storica sulla linguistica generale
La linguistica si colloca convenzionalmente nel 1816 quando venne pubblicato in Germania un testo intitolato
“sulle celtico”
differenze del sistema di coniugazione tra il sanscrito greco, latino e di Franz Bopp. Già in
un’opera
passato troviamo riferimenti alla linguistica in di Platone (filosofo greco del 400 a.C.) intitolata
“Cratilo”. Convenzionalmente, però, essa inizia nel 1816. Ciò nonostante, come la maggior parte degli eventi di
carattere storico-culturale, anche la nascita della linguistica presenta radici più profonde: queste possono essere
collocate in corrispondenza della seconda metà del 1400, con le conquiste coloniali e la nascita degli annessi
imperi. Ciò comportò da un punto di vista linguistico che i colonizzatori e i missionari furono colpiti dalle
differenze e similitudini linguistiche tanto da scriverle in alcuni testi. Tutto questo materiale fu molto utile a
livello linguistico. Nel 1786 Sir William Jones (un importante esponente della Compagnia britannica delle Indie)
fece una relazione molto dettagliata in cui raccontava di aver scoperto delle interessanti corrispondenze di parole
importanti ( numeri, parole come Dio, Anima) tra la lingua parlata dagli indiani, il russo, il latino, il greco e le
lingue parlate in Europa. Tali corrispondenze portarono Sir Jones ad una conclusione: probabilmente tutte
queste lingue così distanti geograficamente avevano sicuramente avuto un antenato comune ( di cui non si aveva
l’indoeuropeo,
traccia ma era solo possibile ricostruirlo). Questo antenato comune di cui parlava Sir Jones era
l’Asia l’Europa.
lingua propria del popolo indoeuropeo (nomadi) che si spostarono lungo fino a raggiungere
Grazie alla mole di dati che si erano avuti a disposizione, il lavoro che fecero i primi linguisti era quello di
comparare i dati di più lingue con lo scopo di vedere se esse avessero un antenato comune. Il testo di Franz
Bopp del 1816, dunque, è un testo di linguistica comparativa o grammatica comparativa. La data 1816 è
significativa anche perché venne istituita la prima cattedra universitaria di grammatica comparativa in Germania.
La linguistica non è una disciplina isolata dalle altre ma ha a che fare anche con la filosofia del linguaggio,
l’antropologia, l’intelligenza artificiale e così via... Ormai la linguistica ricopre tutti i campi.
Chi è il linguista?
Il linguista non deve essere per forza un poliglotta (conoscitore di tutte le lingue) bensì è un esperto che analizza
e approfondisce i fenomeni linguistici del linguaggio e delle lingue del mondo. La linguistica, inoltre, non è una
scienza normativa che dice ciò che è giusto o ciò che è sbagliato fare, ma è una scienza che indaga ed è definita
disciplina NOMOTETICA (dal greco nòmos: legge/regola) che tende a determinare le leggi che regolano i
fenomeni linguistici. Ad esempio, tanto per citare una regola studiata dalla linguistica, nel passaggio dal latino al
volgare della parola LACTEM il nesso KT diventa in italiano TT (lactem=latte). Un altro esempio è il che
polivalente tipico di certi strati della popolazione, oggetto di studi da parte dei linguisti. Sappiamo, inoltre, che le
lingue variano nel tempo e nello spazio (latino SOV, italiano SVO) e dunque non possiamo prevedere in che
direzione andrà la lingua perché è in continua evoluzione. In sintesi il linguista lavora sui dati (materiale orale e
all’informatica
scritto)e sui corpora (di parlato e di scritto), quindi grazie abbiamo una grande mole di dati che ci
l’800
dicono quello che fa il parlante a partire dalla lingua che conosce. Per tutto abbiamo uno studio
comparativo e ricostruttivo della lingua, ad esempio la lingua indoeuropea, poiché sconosciuta è stata ricostruita:
si sono fatte quindi delle ipotesi al fine di comprendere al meglio la struttura e le caratteristiche di questa lingua.
Le parole ricostruite e riutilizzate dell’indoeuropeo sono precedute da un asterisco * . Esso serve sia per
l’indoeuropeo (forma non attestata ma ricostruita) sia per sintagmi o frasi malformate (Luigi sono andati al
(un’altra
cinema= frase malformata). Nel 1916 data convenzionale) venne pubblicato un testo importante per la
“Cours Genèrale”
linguistica intitolato de linguistique scritto da Ferinand de Saussurre (Ginevra 1857-1913), che
“Memoire
segna la svolta della linguistica moderna. Egli a 21 anni scrisse anche un altro testo intitolato il sul
sistema delle vocali dell’indo-europeo. Viaggiò moltissimo in Lituania e poi a Parigi e dal 1906 al 1911 tenne i
suoi corsi di linguistica generale a Ginevra. Morì nel 1913, il testo però fu pubblicato solo nel 1916 perché fu
redatto da due dei suoi allievi ginevrini che dopo il decesso decisero di raccogliere in un'unica opera tutti i suoi
appunti (infatti è definita come opera postuma). Con Saussurre non si parla più di linguistica diacronica (DIA
KRONOS: che segue le evoluzioni di un fenomeno) ma si propone una linguistica SINCRONICA (che studia le
lingue in sintonia, in un determinato stato linguistico). Si può dire, in conclusione, che de Sauserre fu il primo a
“scienza” “disciplina
concepire la linguistica come e che deve definire i suoi limiti: e quindi deve occuparsi di
l’oggetto d’analisi.
definire di studio, di cosa si occupa e la metodologia Chiaramente un oggetto di studio così
ampio come la linguistica si presta a varie metodologie. Inoltre, dobbiamo fare una distinzione tra linguaggio e
lingua. Il linguaggio è riferito alla facoltà di linguaggio (capacità di comunicare usando parole, linguaggio
ecc…
verbale e linguaggio dei segni); le lingue, invece, sono il greco, il latino sono sistemi di segni o di parole
adottati da una determinata comunità. Lingua e linguaggio sono inter-dipendenti perché per sviluppare la facoltà
c’è
di linguaggio bisogno di una lingua e, viceversa, non si possono avere lingue se non uso la facoltà di
linguaggio.
CAPITOLO 6
La lingua
Le lingue sono sistemi linguistici che sono nati nel corso della civiltà umana e si evolvono
storicamente. Un importante filosofo tedesco del 1800, Wilhelm von Humboldt, la cui opera
“la lingue”
fondamentale, tradotta in italiano diversità delle è stata pubblicata nel 1836, ha
definito le lingue come lingue storico-naturali, nate nel corso della storia della civiltà umana e
usate dagli esseri umani ora e nel passato. Si dicono lingue storiche, perché si sono evolute nel
tempo e lingue naturali perché abbiamo una capacità innata di linguaggio. Le lingue storico
naturali, in sintesi, sono dei codici e pertanto sono costituite anche da parole (segni). Possiamo
dell’espressione
avere, infatti, segni non linguistici (che sul piano non hanno delle parole) e poi
possiamo avere segni linguistici, che sono fatti di significante e significato. Ben altra cosa sono le
lingue artificiali, che non si sono evolute nelle comunità umane ma sono il frutto di una
l’esperanto.
creazione convenzionale. Una delle lingue artificiali più importanti è
Le lingue nel mondo
Le lingue storico-naturali parlate nelle diverse comunità sono moltissime, tanto che enumerarle
tutte è un compito molto difficile e varia a seconda dei criteri utilizzati. Secondo il sito
www.ethnologue.com le lingue parlate nel mondo sono più di 7000, nonostante ciò molte aree
linguistiche non sono ancora studiate e quindi è molto difficile comprendere se le diverse parlate
sono da considerare varietà o dialetti ( quindi da considerare come una sola unità linguistica)
oppure sono lingue e quindi devono essere contate come più unità. Un esempio di ciò è
l’Italia,
sicuramente paese dove si parla la lingua italiana (ma non solo). In realtà non bisogna
l’italiano l’unica
considerare come lingua parlata nel nostro Paese, ma bisogna tener conto anche
delle lingue delle minoranze parlate in piccole aree del Paese (tedesco, francese, sloveno e
ladino dolomitico) e le parlate zingare (neogreco, albanese, provenzale, sardo e ladino friulano).
veneto…)
Esistono, inoltre, anche i dialetti italiani (piemontese, napoletano, che, secondo il
punto di vista storico, potrebbero essere considerate come lingue autonome, anche se di solito
all’italiano.
non vengono considerate separatamente, ma vengono unite I dialetti possono essere
considerati varietà diatopiche cioè legate al luogo geografico, e varietà diafasiche legate alle
d’uso.
situazioni
La diffusione dell’italiano dell’italiano
I principali fattori che hanno contribuito alla diffusione sono:
-1871: A Roma vengono istituiti i vari MINISTERI, questo portò molte persone a trasferirsi in
città e ad utilizzare una lingua comune per comunicare
dell’emigrazione.
- Emigrazione: dal 1891 al 1911 vi fu il boom Gli emigrati che tornarono nei
loro Paesi dopo aver fatto fortuna diventarono un modello positivo per i concittadini analfabeti
E’
- Urbanesimo: il movimento che ci fu dalle campagne alle città da parte dei contadini, ciò
creò ulteriori situazioni che portano i cittadini ad imparare un linguaggio comune
dall’800
-Stampa/radio/tv: sviluppatesi in poi, furono di grande aiuto nella diffusione del
linguaggio comune.
I principali criteri di classificazione delle lingue
Le lingue possono essere classificate secondo 3 parametri:
1. classificazione genealogica:
il primo criterio che abbiamo è la classificazione genealogica ideato da August Schleicher. Esso afferma
che: due lingue fanno parte dello stesso raggruppamento genealogico se derivano da una stessa lingua
originaria (es: italiano, spagnolo, francese ecc. sono lingue romanze (derivano dal latino), a loro volta
nell’800,
sono lingue indoeuropee). questo principio si affermò grazie al lavoro di comparazione tra le
linguistica è l’unità genealogica più alta, mentre le unità inferiori
lingue dei primi linguisti. La famiglia (celtico, italico…),
prendono il nome di gruppi. Ad esempio: indoeuropeo uralico ( ungherese,
mongolo…), (avaro..). l’assunzione di base è che se
estone, finnico), altaico (turco, caucasico
troviamo tra queste lingue li stesso significante vuol dire che questo rimanda ad una forma originaria
condivisa (meglio definita come antenato comune). Un livello più alto delle famiglie sono i phylum (o
stock), al di sotto abbiamo, invece, i rami (o sottofamiglie) che a loro volta diventano gruppi e poi
sottogruppi al di sotto.
2.classificazione tipologica: c’è c’è
la tipologia si occupa di individuare che cosa di uguale e cosa di diverso a partire dai principi
generali che governano le lingue possibili sia attraverso la morfologia ( struttura della parola) sia la
sintassi (costituenti di una frase)
3.criterio areale:
Il terzo è il criterio areale: individua particolari aree del mondo in cui sono presenti lingue appartenenti
a famiglie diverse ma aventi caratteristiche comuni. (lingua balcanica)
Le lingue romanze
L’italiano fa parte delle lingue provenienti dal latino, costituisce il ramo delle lingue romanze o neolatine
che comprende: italiano, francese, romeno ecc.. il ramo romanzo ha parentela con le lingue slave,
germaniche, celtiche, baltiche e 3 lingue isolate. Il tutto forma la famiglia delle lingue indoeuropee.
La famiglia delle lingue indoeuropee
La grande famiglia delle lingue indoeuropee è costituita dal:
- Ramo romanzo: italiano
- Ramo germanico: tedesco, inglese, svedese, norvegese, danese
- Ramo slavo: serbo
- Ramo baltico: lituano, lettone
- Ramo celtico: scozzese, bretone, gaelico, gallese
- Ramo delle lingue indoarie: hindi, romanì, singalese, nepali
- E tre lingue isolate: greco, albanese, armeno
Il lessico L’insieme di
Un lessema corrisponde a una parola considerata dal punto di vista del significato. lessemi
è il lessico. Esso rappresenta aspetti contrastanti: da un lato è un componente essenziale, con le regole, i
dall’altro,
principi e i costrutti; però, è un componente esterno e superficiale di un sistema linguistico.
Nel lessico si fondono mondo esterno e lingua. È, inoltre, lo strato più ampio e meno strutturato
composto da elementi eterogenei. Esso incamera, codificando tutte le conoscenze, il mondo reale e
virtuale che è attorno. Tulio de Mauro negli anni 80 ha messo appunto il vocabolario di base (che fu
rinnovato poi nel 2016). Esso raccoglie in un insieme unitario due categorie di vocaboli: i vocaboli di
maggior uso (dizionari di frequenza) e i vocaboli poco usati ma percepibili. Il primo vocabolario di base
fu costruito alla fine degli anni 60 del secolo scorso e pubblicato nel 1980. La lista del 1980 si fonda su:
- Dati di frequenza e dati di uso delle parole
- Dati di maggior disponibilità
Esso comprende 7000 parole, divise in:
- Vocabolario fondamentale (FO): che contiene 2000 parole basilari che abbiamo imparato sin
da bambini. Con questi vocaboli copriamo il 92% dei testi scritti
- Vocabolario di alto uso (AU): 3000 parole più complesse, didatticamente elevate. Con questi
vocaboli copriamo il 6% dei nostri testi.
- Parole di alata disponibilità (AD): 2000 parole che fanno riferimento ai lemmi adulti meno
usati.
A questi sottogruppi vanno aggiunti:
- Vocabolario comune (CO) oltre 50000 parole
- Vocaboli obsoleti (OB)
- Vocaboli tecnico-specialistici (TS)
- Vocaboli di uso letterario (LE)
- Vocaboli di basso uso (BU)
- RE
Il gradit (termine tecnico per indicare le parole entrate nel dizionario: (grande dizionario
dell’uso), curato da De Mauro è il più ampio repertorio del lessico italiano (270000 lemmi).
Il vocabolario fondamentale (FO) può essere considerato come il primissimo elenco
“computer”
caratterizzante una lingua. In esso possono rientrare anche parole come che da una
parola di alta disponibilità, oggi è passata a un vocabolo fondamentale. Nel 1786 Sir William
“veda”.
Jones trovò somiglianze tra il sanscrito e il Prima di lui nel 1500, anche Filippo Sassetti,
mercante fiorentino, evidenziò una somiglianza tra le due lingue. In una lettera a Bernardo
Davanzati scrisse che i numeri 6,7,8 e le parole Dio e serpe erano identici alla lingua indiana. La
linguistica storica altro non è che la ricostruzione del modo in cui le lingue cambiano
diacronicamente o sincronicamente (nel primo caso attraverso il tempo, nel secondo caso in un
momento preciso). Fondamentale è distinguere la LINGUA MADRE, cioè la capostipite, dalla
LINGUA MATERNA (la lingua natia, che una persona parla e apprende dalla nascita)
LINGUE PIDGIN E CREOLE
La linguistica comparativa fino ad oggi ha individuato circa 18 famiglie, più alcune lingue isolate come il
Basco. A queste inoltre bisogna aggiungere alcune varietà di lingue, le cosiddette lingue Pidgin e
dall’incontro
Creoli, nate e dalla mescolanza di lingue diverse e distanti tra loro, pertanto sono molto
difficili da collocare in una famiglia linguistica, anche se molto spesso vengono assegnate alla famiglia
della lingua che ha loro fornito la maggior parte di materiali lessicali. Il Pidgin (si pensa che il termine
derivi da una sbagliata pronuncia cinese della parola inglese BUSINESS) è una lingua mista alla
colonizzazione (non ha parlanti nativi). Un esempio di pidgin è il tok pisin. Le lingue creole, invece,
sono stabili ma anche essere di poca durata(Quello più duraturo è il cosiddetto Sabir, durato fino al
ventesimo secolo). :
Criteri per valutare l’importanza delle lingue
l’importanza di
Ci sono particolari criteri per poter valutare una lingua, non basta quindi solamente il
dato sul numero di parlanti. Al momento ci sono circa 64/67 lingue con poco più di 10 mln di parlanti
nativi (coloro che hanno imparato quella lingua come lingua materna).
I vari fattori sono:
Il numero di paesi in cui la lingua è ufficiale o comunque parlata
L'uso della lingua nei campi tecnico scientifico, nel commercio ecc..
L'importanza politica ed economica dei paesi in cui la lingua è parlata
La presenza di una tradizione letteraria e culturale
Insegnamento della lingua nelle scuole come lingua straniera
Numero di parlanti NON nativi, che parlano una certa lingua come lingua secondaria o
straniera.
La tipologia linguistica c’è c’è
La tipologia linguistica si occupa di individuare che cosa di uguale e che cosa di differente
nel modo in cui le diverse lingue storico-naturali sono organizzate e strutturate. La tipologia
linguistica è collegata con lo studio degli universali linguistici, proprietà ricorrenti nella
struttura delle lingue. Un tipo linguistico si può definire come un insieme di trattati strutturali
correlati gli uni agli altri, cioè il raggruppamento di sistemi linguistici aventi molti caratteri
comuni. Un sistema linguistico realizza fondamentalmente un certo tipo linguistico,
mescolando però a questi caratteri di altri tipi linguistici
CAPITOLO 1. -Il linguaggio verbale-
La linguistica L’oggetto
La linguistica è la disciplina delle scienze umane che studia il linguaggio e
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