LINGUISTICA
PROCESSI DI FORMAZIONE DELLE PAROLE.
tre grandi tipi di morfemi (morfema è unità di forma e funzione; morfo invece è la forma):
morfema lessicale-> unità di forma e funzione. Il morfo (solo la parte che esprime) abbiamo la
radice: CANT è la radice del morfema lessicale del verbo CANTARE che ha due morfi -ARE che è un
morfema FLESSIONALE. -ARE è la classica desinenza dei verbi. Il MORFEMA FLESSIONALE è
espresso in generale da una DESINENZA.
MORFEMA DERIVAZIONALE O FORMATIVO LESSICALE morfemi che si esprimono i gli AFFISSI:
qualcosa che si lega o attacca ad una radice e può essere un prefisso o un suffisso. Es. NOIOSO: ha
una radice NOI (noia) e ha OS che è una parte che viene aggiunta ha una funzione importante: mi
dà l’aggettivo noioso che costruisco partendo da noia. Servono per derivare parole da altre parole.
Ha a che fare con la formazione di parole.
LESSEMA: termine tecnico per indicare la parola del vocabolario. Es. gatto è un lessema. È un
nome-> lessema elementare: che non è ottenuto da altri lessemi ( es. cane, sedia, libri). C’è solo
un morfema lessicale. Es. PREVEDERE-> non è elementare perché c’è un prefisso e il morfema
lessicale e il morfema flessionale PRE-VED-ERE -> LESSEMA STRUTTURATO costruito con altri
lessemi. Come faccio a costruirli? PROCESSI DI FORMAZIONE DI PAROLE. Noi abbiamo la
competenza nella formazione di parole da altre parole, siamo capaci di farlo-> capacità di
applicare delle tecniche per costruire lessico.
quali sono i tipi di processi? In italiano e nelle altre lingue europee abbiamo la composizione,
tecniche per ridurre le parole, per semplificarle, formazione di parole con prefissi, derivazione
(campo molto ampio-> un tipo di derivazione con i suffissi), in italiano c’è anche l’alterazione
(comune nelle lingue romanze, slave e germaniche). Le lingue romanze si avvalgono molto della
derivazione. Le lingue germaniche derivate e composti.
COMPOSIZIONE: una parola è formata con due parole-> un lessema che prende elementi di due
parole. Ci vogliono due morfemi lessicali e messi insieme mi danno un composto. A volte il
morfema lessicale mi è dato insieme alla parola -> es. CAPO morfema lessicale è CAP e il morfema
flessionale O -> CAPOSTAZIONE/ MADREPATRIA -> composto formato da due nomi/sostantivo.
es. CASSAFORTE, PELLEROSSA (nome + aggettivo) -> per esprimere una certa qualità di qualcosa.
verbo+ sostantivo (complemento oggetto): questo nome è il complemento oggetto del verbo che
insieme fa un nome. Es. CACCIAVITE: strumento per cacciare la vite.
due forme verbali: es. SALISCENDI.
se ci sono processi che formano parole più complesse da parole semplici, ci sono anche dei
procedimenti per semplificare e per ridurre e spesso noi abbiamo un composto che viene ridotto.
RIDUZIONE: semplificare la composizione, il risultato di una composizione ì, per esempio
guardando le prime due sillabe es. AUTO-MOBILE : AUTO che fa da se + MOBILE : veicolo che si
muove da sé. Noi di solito usiamo AUTO che è femminile-> è riduzione di automobile. La
TELEVISIONE diventa la TELE -> composti ridotti al primo elemento. TELE è un elemento che da
solo ha senso: a distanza. Di per sé sta in piedi da solo perché è un elemento fatto per avere quel
significato = AUTO. BICI deriva da bicicletta e BICI da solo non significa nulla se non BICICLETTA.
MACEDONIA: risultato di una fusione di un BLENDING: prendi due parole e le fondi: resta la parte
iniziale del primo elemento e la parte finale del sono elemento = APERICENA; DEMOCRISTIANO,
CONFINDUSTRIA, CONFCOMMERCIO, CONFARTIGIANATO.
PREFISSI: in italiano quando li usiamo danno luogo a parole che fanno parte alla stessa classe
lessicale (classe di parole) della base. Vengono presi per di più VERBI, Es. CORRERE-> ad+
:accorrere; pre+: precorrere. Verbi che con prefissi danno origine ad altri verbi. Alcuni morfemi
lessicali hanno bisogno di un prefisso o un suffisso altrimenti questo lessema non si mostra. Es.
ORARE (adorare, perorare); LUDERE (colludere, illudere, deludere); FERIRE forma che è ricavata
dal verbo latino che significa portare (afferire, conferire, inferire, preferire); ROGARE (derogare,
irrogare, prorogare); SCANDERE è la forma latina che entra in italiano come AD+SCANDERE
(ascendere, discendere > scendere) ed esso è strato preso in prestito dall’inglese es. SCANNER ;
VADERE (evadere, invadere, pervadere). Lo stesso morfema lessicale si può manifestare con due
radici diverse. Io uso una radice oppure un’altra per esprimere lo stesso morfema lessicale.
DARE-> aggiungo EX+ : EDERE -> editio, editor (parole latine) -> in italiano edizione e editore, in
inglese edition, editor. Editore in italiano è colui che pubblica la casa editrice, in inglese EDITOR è
colui che cura una pubblicazione.
EX+ FACERE -> efficere : creare, porre in essere. Efficiens: efficiente. Questa parola è stata eredita
dall’italiano. C’è il contrario: DEFICIENTE (DE + FACERE).
DERIVAZIONE: all’interno di essa si trovano i SUFFISSI. La derivazione è un termine che comprende
dei processi che hanno qualcosa in comune. Suffisso vuol dire quell’elemento, quell’affisso /
formativo lessicale che segue la radice. Al suo interno c’è la batteria delle informazioni
grammaticali. Il suffisso è capace di dirmi la classe della parola. Es. altezza-> -ezza indica un nome
femminile. Morfema lessicale: ALT; suffisso: EZZ; desinenza: A. EZZ seleziona la desinenza A.
quando si ha il suffisso EZZ si ha un nome femminile. AFFID-ABIL-E: ABIL dice che è aggettivo ->
abbiamo un formativo lessicale che ha due varianti ABIL e IBIL -> sono due morfi che manifestano
lo stesso morfema derivazionale. La forma qual è? IL SUFFISSO che è la manifestazione di un
morfema derivazionale o formativo lessicale. NEVE togliere la desinenza E che ci dà la morfologia
flessionale e aggiungere il suffisso OS-> NEVOSO. NOIA-> NOIOSO. OS forma aggettivi. EZZ forma
nomi femminili. TA’ (povero -> POVERTA’) forma nomi femminili. Colpevole-> colpevolizzare: IZZ ->
forma un aggettivo.
LA CHIUSURA DI UNA PAROLA o PARTE DETSTRA dà delle informazioni che permettono di
classificare una parola, danno informazioni su classi generiche. A parte destra della parola dà
informazioni astratte e mi chiude la parola, ossia indica le categorie generiche che si manifestano
in una parola, la parte sinistra contiene informazioni sulla semantica specifica del lessema. Parto
da NOIA e ho NOIOSO che è un aggettivo; ALTO aggettivo e ALTEZZA nome -> suffisso dice come è
il prodotto finale. Ci sono dei suffissi che non mi fanno cambiare la classe lessicale ma sono pochi.
IL RISULTATO È un nome femminile e può partire da un aggettivo o da un altro nome. Cambiare la
classe può avvenire con la derivazione ma anche con la CONVERSIONE.
Esso è un caso molto diffuso in inglese, la classe lessicale cambia ma la forma della parola è la
stessa: es. AMMONTARE è infinito e nome = DOVERE, POTERE, SAPERE. Aggettivo > nome:
CHIMICO, MECCANICO. Participio> aggettivo > nome: DEPUTATO. Participio > nome: REAGENTE.
Participio> preposizione: DURANTE, NONOSTANTE.
DERIVAZIONE ZERO: il processo è uguale alla conversione, zero perché non aggiungo suffissi, non
aggiungo nulla ma cambio solo i morfi. Es. SNELLO -> SNELLIRE; INFLAZIONE-> INFLAZIONARE.
Dalla morfologia flessionale dell’aggettivo a quella del verbo. Cambiando la morfologia flessionale
cambia anche la forma della parola.
FORMAZIONI PARASINTETICHE: combinazione di un prefisso con una derivazione zero. In sintesi
presenta due processi di formazione di una parola in una volta sola. Es. NEVE (nome)-> INNEVARE
cospargere di neve. Es. CARO (aggettivo) usato per ottenere dei verbi-> si fa una derivazione zero
con l’aggiunta del prefisso-> INCARARE, RINCARARE. ROSSO-> ARROSSIRE. VERDE-> RINVERDIRE.
GIALLO-> INGIALLIRE. NERO-> ANNERIRE.
ALTERAZIONE: restiamo all’interno della stessa parola e vengono usati i suffissi. Sono alterazioni di
aggettivi e di nomi ed è tipico in italiano. ACCRESCITIVI (-ONE): caserma- casermona; stupidone;
cattivone; bellona/e. dà l’idea qualcosa di spesso, poco raffinato, grande grande. Non c’è un
accrescimento di qualità ma è appariscente.
PEGGIORATIVO (-ACCIO, -AZZO). DIMINUTIVI (-ACCIO, -AZZO) E VEZZEGGIATIVI (-UCCIO/A, -
UZZO/A). Si trovano in tante lingue: russe, slave e spagnolo soprattutto. Nell’alterazione si vede
una capacità creativa dell’italiano. Per usarla devo avere un contesto d’uso, l’uso dipende dalla
circostanza. È chiamata anche pragmatica: la realtà ci suggerisce il senso di un’espressione. Il
diminutivo mi può dare un senso positivo: familiarità, consuetudine. L’accrescitivo è legato ad
un’idea di grande grosso ingenuo inoffensivo: amiconi, stupidone. Diminutivo serve per dire
atteggiamento positivo ma anche per sminuire, svalutare. È un campo molto importante che gli
elementi della lingua significano grazie a tutto il resto, grazie ai parlanti, agli interlocutori, al
contesto, agli atteggiamenti.
SINTASSI
Sintassi è di matrice greca: “sin” corrisponde all’italiano “con” e “tassi” ha a che fare con una voce
greca che significava “ordine” /” schiera”.
La sintassi è la disposizione in un certo ordine, cioè la disposizione ben fatta delle parole.
Fin ora abbiamo parlato di parole viste per come sono fatte, per come si possono costruire da altre
parole, adesso vediamo come si combinano. Qui emerge tutta una rete di rapporti tra le parole
che sembra complessa ma che è molto semplice.
Aspetti fondamentali dell’organizzazione delle parole tra di loro
Si possono considerare due ordini di relazioni, senza le quali non avremmo le frasi. Al centro degli
studi sulla sintassi sono le relazioni tra le forme di parole nella frase e noi possiamo vedere due tipi
di relazione:
• La relazione tra una parte e l’altra parte
• La relazione tra una parte e il tutto di cui fa parte, in cui rientra.
La relazione tra una parte e il tutto di cui fa parte:
la relazione di base è che un certo elemento fa parte di un altro elemento -> è COSTITUENTE di un
altro.
Quindi abbiamo un intero 1 che ha due costituenti immediati (parti che lo costituiscono subito,
immediatamente).
Es. “Tutto”: La parte “il governo nuovo” lo possiamo
il governo nuovo metterà tasse nuove.
chiamare costituente immediato.
“Il governo nuovo” consideriamolo un intero, il tutto. Lì dentro troviamo due parti: “il governo” e
“nuovo”. “Il governo” è il costituente immediato di “il governo nuovo”. “Nuovo” è il costituente
immediato di “il governo nuovo”. La forma “il governo” è un costituente immediato de “il governo
nuovo” ed è un costituente non immediato dell’intero “il governo nuovo metterà tasse nuove”.
Ciascuna di queste due parti ha a sua volta due parti, ha due costituenti immediati: “il governo
nuovo” ha due costituenti immediati, “metterà tasse nuove” ha due costituenti immediati
(“metterà” e “tasse nuove”), “tasse nuove” si può considerare come un intero e ha al suo interno
due parti, due costituenti immediati.
Questa è un’analisi classica che mi fa individuare le parti degli interi.
“Il governo nuovo metterà tasse nuove” -> “il governo nuovo” e “metterà tasse nuove”.
“Il governo nuovo” -> “il” e “governo nuovo”
“Metterà tasse nuove” -> “metterà” e “tasse nuove”
“Governo nuovo” -> “governo” e “nuovo”
“Tasse nuove” -> “tasse” e “nuove”.
Come fanno queste forme di parola a costituire l’intero più ampio che abbiamo in alto? Lo fanno
combinandosi in modo binario: “governo nuovo” mi dà un gruppo di parole e attaccando un
articolo ottengo “il governo nuovo”. “tasse nuove” come unità che si lega a “metterà” ottenendo
“metterà tasse nuove”.
SOSTITUIBILITA’
Abbiamo parlato della nozione di VARIANTE. Le varianti sono forme diverse che hanno funzioni
simili.
Io posso sostituire un’espressione complessa con un’espressione semplice e perché posso fare
questa sostituzione? Perché la funzione sintattica resta più o meno la stessa.
“Il governo nuovo impone tasse nuove” ma potremmo dire “tasse nuove” basta avere “tasse”,
uguale per “il governo nuovo” basta avere “il governo” -> “il governo impone tasse”. In fine dei
conti “il governo” è il soggetto e “impone tasse” è il predicato e “tasse” è l’oggetto. Avere “nuovo”
non è importante per avere il soggetto in quanto basta avere “il governo”.
“Impone tasse” predicato con l’oggetto, lo possiamo sostituire con “è caduto” -> “il governo è
caduto” che è più semplice. Da qui posso anche non avere l’espressione nominale “il governo” ma
solo quella verbale “è caduto” (questo è consentito nella grammatica italiana) -> da solo fa la frase
in quanto è sufficiente in italiano una forma verbale per avere le strutture e le funzioni (la funzione
di predicato e il soggetto è implicito perché in italiano non è necessario che sia espresso quando le
forme e le desinenze del verbo mi danno informazioni sulla persona).
Per fare queste sostituzioni che mi semplificano l’organizzazione delle parole nella struttura più
c