Il sistema linguistico e le sue proprietà
Il sistema linguistico umano è articolato su due componenti distinte:
Doppia articolazione
1) La doppia articolazione, il linguaggio è formato da un sistema di elementi privi di significato (numero fisso, circa una quarantina), i fonemi, attraverso i quali riusciamo a comporre una serie non limitata di messaggi. È una proprietà individuata da Martinet alla metà del secolo scorso.
Accanto a tale proprietà si possono vedere la discretezza e la produttività.
Discretezza
2) La discretezza, è necessario che ogni fonema sia ben distinto dagli altri, le parole come “Gatto” o “Patto” non possono essere una monade, un elemento unico ma è un elemento divisibile in parti discrete, PATTO non è un solo oggetto unico ma un oggetto diviso in parti discrete. Non è un oggetto continuo, bensì un oggetto discreto. Se prendiamo in considerazione il chatter della scimmia, tale messaggio non è divisibile in parti così come il girare dell'ape non è divisibile in parti, mentre lo è ad esempio l'indicare a che distanza si trova. Le parole del linguaggio si dividono in elementi discreti che sono i fonemi.
Il linguaggio non è discreto solo alla sua prima articolazione (parole poiché formate da fonemi) ma anche perché le frasi sono composte da parole: anche la frase non è un oggetto unico ma un elemento analizzabile. Il linguaggio è discreto sia a livello della parola, sia a livello della frase (in quanto a loro volta divisibili in parole). I fonemi a loro volta non sono elementi discreti, magari può avere proprietà però non è scomponibile.
Produttività
2) La produttività, è connessa alle prime e in particolare alla doppia articolazione. Quando dice che attraverso un numero limitato di fonemi riesco a formare un numero NON limitato di parole, irrimediabilmente affermo che non c'è un limite per la lingua. Per un sistema di comunicazione animale, abbiamo un limite di venticinque/trenta segnali, mentre nel Dizionario Devoto-Oli abbiamo quasi trentamila voci (Dizionario dell'uso quasi trecentomila): sono un numero definito, ma allo stesso tempo posso sempre introdurre parole nuove con il procedere della conoscenza, trovo la necessità di dare un nome a cose a cui prima non davo necessità. La possibilità di creare sempre nuove parole è sempre attiva, posso sempre aggiungerne una e tale possibilità viene definita produttività lessicale che dipende da una combinatoria di fonemi che generano parole.
Esiste anche un altro tipo di produttività: le composizionalità sintattiche, riesco a esprimere un nuovo significato attraverso una combinatoria. Produttività dunque a due livelli: 1) livello lessicale, introdurre nuove parole nel dizionario 2) produttività sintattica più evidente, attraverso i lemmi posso introdurre un nuovo concetto (una teoria può essere espressa attraverso una serie di frasi contenenti una serie di parole che possedevo nella mia testa, concetto nuovo che esprimo non attraverso una parola ma attraverso lemmi); ciò dipende dalla capacità dei soggetti in grado di creare al volo nuovi soggetti, produrre nuovo elemento sulla base della conoscenza del dizionario.
Verbi, nomi, solitamente entrano nel dizionario, oppure termini che hanno cambiato significato (mica che col tempo è diventato "no").
Ricorsività
Quanto lunga può essere una frase? Ci sono dei limiti per formare un concetto? Evidentemente c'è un meccanismo nelle lingue che dà la possibilità di formare gruppi di parole usando frasi lingue, cioè la lunghezza della frase non è definita a priori: si possono fare frasi lunghe attraverso la subordinazione, in modo tale da inserire in una frase un'altra frase e a quest'ultima un'altra frase ancora, e così via. Le mie frasi possono essere aumentate senza un limite definito attraverso semplici meccanismi di subordinazione (non sono gli unici ma sono particolarmente evidenti).
Exemplum: Maria mi ha colpito / I ragazzi dicono che Maria mi ha colpito / i vicini credono che i ragazzi dicano che Maria mi ha colpito. Le frasi non sono mai più lunghe di un tot soprattutto per limiti di memoria, se ad esempio si legge la sintassi di inizio '800 come del Tommaseo, non si riesce ad arrivare in fondo, le frasi sono lunghe, creano un problema di computazione. Sostanzialmente hanno dei limiti naturali di lunghezza ma non limiti teorici. Data una frase posso costruire una frase inserendo nuove frasi, e tale meccanismo si definisce ricorsività.
Negli anni '60 viene elaborato uno schema da Chomsky, ciò che distingue il sistema umano dagli altri sistemi di comunicazione è il fatto che il linguaggio umano non è limitato, mentre la comunicazione animale lo è. I sistemi di comunicazione animale sono discreti oppure no? Un richiamo può essere non scomponibile in parti? Tendenzialmente no, così come potrebbe esserlo. Il canto degli uccelli tuttavia ha sicuramente parti discrete ad esempio, caso diverso è costituito dal richiamo.
Campo d'azione illimitato
Tre sono le proprietà: 1) campo d'azione illimitato, lo fa attraverso l'introduzione di parole e nuovi concetti usando le parole del dizionario 2) libertà da stimoli, nel momento in cui vedo il sistema comunicazione animale posso dire che dato uno stimolo mi aspetto una determinata risposta: predatore alato preannuncia un richiamo alto e lungo, è un sistema che si fonda assolutamente sullo stimolo. L'uomo di fronte a un serpente può comportarsi diversamente, è libero dallo stimolo in questo caso (non posso prevedere la risposta dei soggetti mentre si può prevedere la risposta degli animali). Chiaramente la libertà non è licenza, seppur il linguaggio è libero da stimoli, di fronte ad un serpente non direi assolutamente: 'La mamma ha fatto gli gnocchi!', potrebbe essere un pericolo l'essere libero da stimoli per la sua funzionalità. Potrebbe diventare non adeguato alla situazione.
Appropriatezza contestuale
3) Appropriatezza contestuale, il numero di cose che posso dire di fronte a un pericolo possono essere tutte adeguate e espresse in maniera diversa: 'Attenzione!' 'Scappiamo!' 'Aiuto!', espressioni che tutte si appropriano al contesto. Concetto di distanziabile, non identificato da Chomsky ma da Hockett, è il tipo di rapporto tra il contenuto del messaggio e la situazione che determina la risposta comunicativa. Qualora fosse presente un serpente, c'è una situazione contestuale che determina un'esigenza comunicativa, posso dire: Scappiamo oppure scappiamo come hanno fatto tutti gli antenati di fronte ai serpenti, posso rispondere riferendomi a situazioni, fatti, e contesti non presenti in questa attuale situazione. Non esprimo concetti solo attinenti alla situazione attuale ma posso fare riferimenti anche ad altre situazioni (come hanno fatto gli antenati..).
Se ad esempio vado al ristorante e non posso mangiare salato per la pressione, dirò: il medico ha detto che ho una pressione troppo alta, faccio un riferimento che c'entra col contesto e che non è per pertinente alla situazione presente. Mentre il linguaggio degli animali è sempre pertinente alla situazione presente, l'uomo può predicare sia l'Hic et hunc che situazioni passate.
Linguaggio umano differenze col linguaggio animale
- Teoria del doppio linguaggio
- Discrezione
- Produttività a livello lessicale / produttività a livello semantico
- Ricorsività
- Campo illimitato di azione
- Libertà da stimolo e appropriatezza al contesto
- Distanziabilità, sapersi adattare all'Hic et hunc e al contesto passato
Il segno linguistico
All'inizio del secolo scorso, un linguista ginevrino, Ferdinando Saussure, fa una speculazione su come si definisce l'espressione verbale. Se già si sapeva che la parola fosse composta da fonemi, Saussure si sofferma sul 1) significante, componente formale e sul 2) significato, componente semantica, deve avere un qualcosa di specifico, deve significare qualcosa (Babbo è una parola, mentre bazzo, pur essendo una parole composta da fonemi, non è una parola). La parola non è il solo avere questi due fattori, ma far sì che questi due fattori siano uniti, ci dev'essere un'unione tra i due fattori, sono due elementi che uniti insieme formano il segno e sono talmente uniti che non possono essere separati.
Che cosa sarebbe la parola se questi due elementi fossero scindibili? No, una volta che si è formata una parola non distinguo più il significante dal significato. Questa unità fa riferimento alla capacità di pensare verbalmente, senza tale proprietà non potrei esperire la parola direttamente. Significante e significato come due facce della moneta, dunque i segnali formano entità complesse in cui il significante, il mezzo attraverso cui si significa, e il significato formano lo stesso soggetto. Segno linguistico è dunque unione inscindibile di significante e significato: il significante non è assolutamente il suono, che è un oggetto fisico, e il libro è un altro oggetto fisico, sono due realtà fisiche per forza distinte (libro non produce suono e viceversa).
L'unità inscindibile avviene a livello mentale, significante e significato non sono suono e oggetto ma la rappresentazione di quel suono e di quell'oggetto, se non fossero rappresentazione non potrebbe esserci un'unione inscindibile. La parola libro è una serie di onde sonore che si propagano nello spazio, se io penso alla parola libro c'è una rappresentazione mentale che chiamo 'immagine acustica'. Distinguere quaderno e libro significa associare quell'immagine lì nella mia mente, rappresentazione che mi permette di catalogizzare la realtà. Con la fotografia del tradimento della moglie il significato è naturale poiché in tal caso l'intenzionalità è ininfluente. Caso opposto invece lo si avrebbe con un disegno del tradimento, è il significato non naturale, riconoscere l'intenzionalità ed avere allo stesso l'intenzione di accettare l'intenzionalità. Ciò determina il cosiddetto ciclo glyssiano, alla base della comunicazione umana c'è l'intenzionalità.
Nomina non sunt consequentia rerum
Le espressioni non sono conseguenze delle cose, la linguistica moderna smonta totalmente il detto nomina sunt consequentia rerum, è assolutamente falso, c'è un dato ovvio che determina ciò, i nomi delle cose sono differenti per lingue e lingue (cattedra / desk), il nome non determina il carattere significante dell'espressione. L'arbitrarietà del significante è deducibile dalla diversità di espressioni che hanno lo stesso significato pur essendo diversi. Significante è arbitrario, non ha alcun nesso col significato che costituisce. Da qui emerge la seconda proprietà, la convenzionalità, se io dico 'Argh!' perché sono arrabbiato o 'Ahh' perché sono rilassato, perché se invece dico 'Dakai' in cinese non capisco? Perché si tratta di un'espressione arbitraria che è convenzionale, ovvero non è legata alle cose che rappresentano, sono indipendenti.
L'arbitrarietà è goduta non solo dal significante, ma anche dal punto di vista del significato, sicuramente più complessa. La teoria linguistica, o meglio la teoria semantica, che si occupa del significato, ci dice che le lingue categorizzano la realtà in modo diverso una dall'altra, e il modo con cui una lingua categorizza una porzione della realtà è arbitrario (qualsiasi modo potrebbe andare bene), ad esempio ho un continuum esperienzale, qualcosa che non di per sé già diviso in parti nel mondo, o una foresta bosco albero e legno, mi ritrovo in montagna e di fronte a me ho tanti alberi che formano un bosco fatti di legno, questo è un modo di segmentare questa esperienza, se sono un bambino devo capire che questa roba che vedo davanti a me è identificabile in parti che hanno un nome. Ho un continuum, ma in francese sarebbe segmentato in diverso: in francese tutto ciò che è legno o bosco non è corrispondente all'italiano, in francese il termine BOIS indica tanto il legno quanto il bosco, il francese sa distinguere la differenza ma l'espressione è uguale per indicare tanto il legno quanto il bosco. Non tutto il bosco, ciò che non riconoscono viene chiamato foret. Messi davanti alla stessa esperienza, c'è una diversa segmentazione del continuum esperienzale, il danese ad esempio usa skov per indicare legno, bosco e foresta.
La segmentazione linguistica è diversa da lingua a lingua, se una lingua segmenta una porzione continua di realtà, non è detto che una lingua anche vicina come italiano e francese proceda allo stesso modo, il modo di segmentare la realtà è entro certi limiti arbitrario.
La lingua struttura la nostra categorizzazione della realtà
Le strutture semantiche del linguaggio che distinguono skov da troe sono proprio di certe lingue (in questo caso antica lingua nordica). Se prendiamo tale esempio, allora anche il significato può essere arbitrario (prendendo in considerazione ad esempio il termine albero e non tavolo o sedia), troe può essere albero o anche qualcosa che niente c'entra con l'albero.
Sistema dei colori
Altro sistema più interessante è il sistema dei colori del gallese rispetto a quello dell'inglese (che è uguale a quello italiano). È necessario segmentare il sistema dei colori, assegnare un nome ad un colore, un nome a due porzioni diverse dello specchio (verde associato al significato di verde e blu associato al significato di blu). I gallesi, che non sono daltonici (non hanno dunque una diversa percezione del colore), attuano una segmentazione diversa della porzione dello specchio. L'espressione gallese GLAS, colore del vetro scuro, copre tanti gradi dello specchio che l'inglese invece assegna al blu, gli strati scuri del verde e del grigio. Ciò che noi percepiamo diversamente (blu, grigio, verde) viene inteso dal danese nello stesso modo, col termine GLAS. La sua lingua individua in GLAS tutta questa serie di variazioni, il modo con cui la lingua fa questo è arbitrario.
L'ipotesi Sapir-Whorf afferma che il modo di catalogizzare delle lingue è idiosincratico, e senza la lingua non avremmo una categorizzazione della realtà, infatti danesi e inglesi hanno una diversa categorizzazione della realtà e ciò è causa di discordie. Tutto ciò che noi comprendiamo nonostante la diversità delle lingue deve contrastare tuttavia con tale ipotesi (il riuscire a capire per un italiano un giapponese).
Quando parliamo di significato non possiamo non parlare della categorizzazione dell'esperienza, ovvero come tale esperienza è entrata nella nostra testa, diversi significati sono dovuti a diverse categorizzazioni dell'esperienza. Diversità semantiche delle diverse linguistiche sono la testimonianza del modo diverso in cui le lingue categorizzano la realtà. La lingua dà forma a questo pensiero, le forme linguistiche interpretano la percezione e la cognizione, ma il pensiero esisterebbe senza linguaggio? È amorfo? Non possiamo dirlo con certezza, ma sicuramente il linguaggio struttura il pensiero in una certa specifica maniera.
Significato, senso e denotazione
Significato immagine mentale del mondo che è tuttavia diverso a seconda della lingua (con mondo si può intendere ad esempio i colori o gli alberi). Frege, filosofo austriaco, che si interessava dei fondamenti della matematica e aveva bisogno del linguaggio, fonda una teoria del significato che vede la complessità delle relazioni semantiche presenti nel linguaggio, e dimostra in modo semplicissimo l'esistenza di questa complessità. Ad esempio se volessimo spiegare cosa significa tavolo, indicheremo il tavolo. Dire che il significato di tavolo è un oggetto è sbagliato, mi riferisco infatti alla modalità di categorizzazione mentale che ho nella testa. Frege ritiene che le espressioni linguistiche hanno significato ma il concetto di significato è composito, fatto da due espressioni:
- Senso dell'espressione
- Denotazione dell'espressione
1) Il senso è propriamente quella parte convenzionale della rappresentazione che tutti i parlanti della lingua hanno, quella cosa convenzionale che permette a un gallese di riconoscere come 'Glass' una serie di cose, è convenzionale ed è il senso dell'espressione.
2) Denotazione è ciò a cui mi riferisco. Se il significato linguistico fosse l'oggetto a cui si riferisce, allora Roma, sede del papato e capitale d'Italia avrebbero lo stesso significato. In realtà non hanno lo stesso significato, ma hanno la stessa denotazione, si riferiscono allo stesso oggetto, a Roma. Posso pescare uno stesso oggetto nel mondo in modi differenti, e questi modi corrispondono a sensi diversi dell'espressione (capitale d'Italia diversa da sede del papato ma riferita allo stesso oggetto). Il modo di giungere alla denotazione, al concetto, è una necessità, si riferiscono ad un oggetto in un CERTO MODO. Per indicare che O è il centro posso dirlo affermando.
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