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Linguistica generale

Il pragmatismo

La pragmatica rappresenta l’idea che il linguaggio sia un modo di agire. Platone, infatti, disse che il parlare è una delle azioni dell’uomo. La pragmatica nasce con John Austin, il quale scrisse il libro “How to do things with words”. Austin parte dall’osservazione di alcuni contesti particolari, nei quali il fatto stesso di pronunciare un’espressione produce un cambiamento della situazione reale. Possiamo prendere come esempio il capo che dice al dipendente: “Sei licenziato!”. La situazione prima e dopo l’affermazione cambia, è differente. Oppure “ti prometto di venire alla festa”. Il mittente ha assunto un impegno. Questi usi di licenziare e promettere vengono definiti da Austin performativi.

Ciascun atto linguistico comporta tre diverse azioni: a un primo livello il discorso è un atto locutivo (dimensione fisica), a un secondo livello il discorso è un atto illocutivo (intenzione comunicativa, intenzione di compiere l’azione), al terzo livello l’atto è perlocutivo, cioè quello che il destinatario interpreta dei due atti precedenti. Con J. Austin nasce la teoria degli atti linguistici, atti linguistici diretti e indiretti. L’illocuzione (intenzione comunicativa) può essere espressa in modo diverso. “Che ore sono?” svolge funzione di fare una domanda, “Ma ti sembra l’ora di tornare a casa?” è un rimprovero attraverso una struttura linguistica interrogativa.

Paul H. Grice osserva la dinamica dell’atteggiamento reciproco dei parlanti, introducendo il principio di cooperazione. Mette a fuoco il fatto che in ogni atto comunicativo, i parlanti tengono conto di una serie di requisiti che rendono il messaggio adeguato. Il principio di cooperazione o buona volontà è l’atteggiamento di base che io ho quando parlo con qualcuno, cioè mi aspetto che l’altra persona faccia lo sforzo di comprendere quello che io sto dicendo. È un credito reciproco, infatti anche io mi sforzo di capire cosa sta dicendo la persona con la quale sto parlando.

Grice descrive la cooperazione dividendola in gruppi:

  • Categoria delle qualità (non dire quel che ritieni falso e non dire cose di cui non hai prove)
  • Categoria delle quantità (né troppe informazioni, né poche durante la conversazione)
  • Categoria del modo (brevità e ordine)
  • Categoria delle relazioni (comunicazione pertinente)

Grice sta descrivendo il comportamento spontaneo degli interlocutori, non sta enunciando norme che i parlanti devono osservare. Il modello di Grice viene ampliato dalla teoria della pertinenza di Sperber e Wilson che nel 1982 pubblicarono "Relevance", la pertinenza. Ad esempio, io parlo con la zia anziana e le dico che ho un ricevimento (a scuola) e lei capisce che ho una festa e mi chiede che vestito mi metto. Qui c’è un problema di pertinenza, in quanto il “ricevimento” è una parola polisemica e può causare problemi di incomprensione. È solo grazie al contesto e al cotesto si riesce a capire il senso. Il co-testo è il resto delle altre parole dello stesso testo in cui c’è la parola polisemica.

La pertinenza sono quegli indicatori del contesto che consentono all’interlocutore di scegliere il significato che il parlante intende comunicare. La pertinenza di un testo dipende dal rapporto tra gli effetti contestuali che un messaggio produce e gli sforzi cognitivi necessari per interpretarlo. Il messaggio risulta tanto più pertinente quanto più modifica il contesto intersoggettivo senza richiedere un gran sforzo interferenziale. La pertinenza è composta da due fattori:

  1. Gli effetti contestuali
  2. Gli sforzi cognitivi

Gli effetti contestuali sono il risultato dell’atto comunicativo, gli sforzi cognitivi sono la quantità di ragionamento che il destinatario deve fare per capire il messaggio del parlante. La massima pertinenza l’abbiamo quando c’è uno sforzo cognitivo limitato e un elevato effetto contestuale.

Uno scambio di segni che produce senso

Gli eventi comunicativi sono gli eventi che i soggetti umani producono per comunicare, per trasmettere l’uno all’altro un messaggio portatore di un senso. La proprietà di produrre senso è tipica dei messaggi e viene studiata dalla linguistica e dalla semiotica che affrontano la domanda “Come è fatto?” e “Quali sono i suoi aspetti essenziali?”. Soffermandoci sulla parola senso, ha una grande polisemia, lo usiamo per dire direzione, per indicare i cinque sensi, per dire che una persona ha buon senso.

Comunicare è agire: Parlare è un’azione non individuale, in quanto io non posso parlare da solo. Agire significa cambiare qualcosa del passato, e il cambiamento è un risultato e un obiettivo. Agire va verso un’intenzione; il calcolo dei mezzi significa che l’obiettivo non è facilmente raggiungibile. Colui che compie l’azione è l’agente, colui che ha un obiettivo. La sintassi è la capacità di mettere insieme pezzi della nostra conoscenza. La comunicazione presuppone la partecipazione di più soggetti; in effetti si ricorre alla comunicazione tutte le volte che il soggetto non è in grado da solo di realizzare il proprio obiettivo e cerca di coinvolgere altri soggetti (joint action).

Ci sono due possibilità: se i soggetti condividono lo scopo si realizza un’attività di cooperazione, se invece gli obiettivi dei due soggetti sono complementari, ciascuno dei due agisce per realizzare il suo obiettivo ma ricorre all’altro soggetto per realizzarlo. In questo caso si tratta di interazione. Un’altra situazione può essere quella di competizione.

L’azione può essere rappresentata descrivendo il soggetto come agente, capace di iniziativa nella realtà, dotato anche di desideri, capace anche di realizzarli. L’agente ha delle proprie esperienze oppure ha conoscenze grazie alle esperienze altrui, tutte queste conoscenze costituiscono un patrimonio a disposizione dell’agente. Queste conoscenze hanno carattere linguistico e possono essere combinate tra loro in un modo nuovo, che per l’agente non corrisponde a una realtà già sperimentata, ma attraverso la sintassi combina in modo sensato le sue conoscenze. La sintassi è la capacità dell’agente di immaginare esperienze e conoscenze nuove. Queste combinazioni possono essere più o meno desiderabili; l’agente intraprende l’azione quando appare desiderabile. L’agente è razionale per valutare la sintassi, la combinazione è fondata sulla realtà e una volta scelto, quello che fa agire l’agente è capire se è desiderabile. L’azione riguarda tutti gli aspetti della vita.

La maggior parte delle azioni si trova nello schema della joint action, cioè un’azione congiunta a cui partecipano anche altri soggetti.

Azione individuale e cooperative

Luigi vuole farsi un caffè ma non trova il caffè, allora chiama la mamma, perché Luigi in una fase della sua catena di realizzazione non è autonomo e ha bisogno di un secondo soggetto per realizzare l’obiettivo. Luigi è il primo agente, la mamma il secondo agente, e il caffè è l’obiettivo.

Schema della joint action: In questo caso si tratta di cooperazione, che si caratterizza per l’unicità dell’obiettivo ma la presenza di più agenti con un unico obiettivo. Analizziamo un secondo caso: interazione: Luigi sta andando all’università e gli si annebbia la mente, vuole prendersi un caffè e in questo momento intervengono le sue conoscenze: il bar. Luigi riconosce un bar, entra e ordina (nelle sue conoscenze c’è anche il calcolo del tempo per l’inizio delle lezioni). In questo caso abbiamo due agenti: Luigi e il barista. Luigi vuole il suo caffè e lo scopo del barista è quello di svolgere il proprio lavoro. Nella catena di realizzazione di Luigi ad un certo punto non è autonomo e ha bisogno del barista per realizzare il proprio obiettivo. L’obiettivo del barista si realizza quando vende il caffè ai clienti. Il successo dell’azione di Luigi dipende dall’azione del barista, così come il barista ha successo solo se Luigi desidera bere un caffè. C’è una reciprocità fra le azioni, sono condizionate a vicenda, questa è la differenza con la cooperazione.

Luigi (agente 1) → Bere il caffè

Barista (agente 2) → Svolgere bene il proprio lavoro

Competizione: Due soggetti hanno obiettivi diversi, Luigi deve andare a fare la spesa, Andrea deve uscire ed entrambi hanno bisogno della macchina.

Luigi e Andrea → Macchina

Natura biplanare del segno

Significa su due piani, cioè strategia di manifestazione e valore linguistico. Le strutture linguistiche sono caratterizzate da biplanarità. Utilizzando il termine segno si fa riferimento a modelli di tipo pre-pragmatici (Saussure e modelli strutturalisti) in cui si tende a isolare gli elementi all’interno del testo. È più corretto considerare come “segno” l’intero testo. La parola “segno” la utilizziamo per indicare il senso del testo. Quando analizziamo il testo e lo scomponiamo nei vari elementi, abbiamo le strutture linguistiche (intonazione, parole, ecc.). Un’altra struttura linguistica importante è l’ordine delle parole, che ci fa capire il senso del testo: Luca ama Isa, oppure posso dire Isa ama Luca e il vero significato lo capisco grazie all’ordine delle parole, capisco quale dei due svolge la funzione di soggetto e quale di complemento oggetto.

Per stabilire le strutture linguistiche dobbiamo guardare il cotesto e il contesto. Bühler spiega come funziona l’interpretazione del testo e dice che il significato che le strutture assumono in un contesto va recuperato con un atteggiamento da detective, cioè si va a caccia dei fattori che ci permettono di interpretare le strutture linguistiche. Il senso molto spesso non è ricavabile semplicemente da un calcolo, ma bisogna associare gli elementi, con l’intonazione, ecc. Mettendo insieme tutti gli elementi, riusciamo a capire il significato.

La semiosi categoriale

La semiosi che riguarda dei concetti. Confrontandola nelle diverse lingue emerge la distanza tra la lingua e la realtà, perché la stessa realtà viene espressa nelle lingue in modo diverso: Inglese: sheep-Mutton, sheep (viva) mutton (morta e cotta), francese (mouton, sia viva che cotta). C’è un modo diverso per dire una realtà in lingue diverse, il confronto tra le lingue ci obbliga a passare dalla realtà.

L. – Ciao Dadia!

N. – Sei raffreddato?

Nadia interpreta il fenomeno fisico con l’immagine acustica e in base alla sua conoscenza sulle malattie da raffreddamento interpreta questa sua realizzazione.

La barra semiotica

L’arbitrarietà consiste nello scambiare i significati delle parole, nel senso che la correlazione semiotica è arbitrario, cioè il contrario di motivato. Non motivato. Non c’è un motivo per cui la forchetta si chiama così oppure il coltello. Dove c’è una motivazione c’è sempre da discutere. Saussure osserva che le lingue sono sistemi stabili perché a nessuno viene in mente di mettere in discussione, mentre nelle lingue storico-naturali non c’è una motivazione ma un’accettazione all’interno della comunità linguistica. L’arbitrarietà va di pari passo con il fatto che la lingua è un institutum, cioè una realtà che viene condivisa nella comunità linguistica così com’è da tutti i parlanti (ci si può collegare alla storia dei bambini selvaggi). La lingua è un sistema semiotico.

La semiosi deittica: Nella comunicazione verbale è importante anche il contesto, e ora vediamo in che modo entra anche nella comunicazione verbale, in quanto il contesto è indispensabile per ricavare il senso. Abbiamo delle situazioni in cui c’è la barra semiotica: Es. Lei faccia silenzio!!! (strategia di manifestazione), tutti si girano a guardare e questo indica il fatto che la parola “Lei” provoca un fenomeno di deissi (Parola greca) che significa additare, in questo caso è l’additamento verbale, cioè un gesto verbale che però ha un correlato che è nella realtà, “Lei” serve per additare qualcuno nel contesto fisico; Lei, Tu! = parole deittiche. La deissi rappresenta l’interazione tra componente verbale della comunicazione (...).

In questa situazione occorre girarsi e guardare con chi si sta parlando per capire, perché il senso è indirizzato a “lei”, è un elemento costitutivo del senso che io sto dicendo, e non mi basta sapere la lingua italiana ma devo capire con chi sta parlando. Un altro esempio: immaginiamo una conversazione al telefono:

  • 1- Qua piove, li che tempo c’è?
  • Qua c’è il sole...

La parola “qua” indica due posti diversi, ma la parola qua non può avere significati diversi, il valore linguistico della parola è sempre “nel posto dal quale io ti sto parlando” quindi è necessario all’interlocutore sapere dove mi trovo per recuperare il messaggio, perché il posto in cui mi trovo è un elemento costitutivo della comunicazione. Il deittico quindi addita il contesto e ne aggancia un elemento, è una parola che quando viene interpretata correttamente, viene agganciata al discorso.

La semiosi

Sul versante fisico dell’esperienza comunicativa abbiamo l’immagine acustica, dall’altra parte della barra semiotica per individuare il valore linguistico di una strategia di manifestazione devo vedere il testo e il cotesto (valori dello stesso enunciato pronunciato con intonazioni diversi); la questione di individuare la significazione, abbiamo da una parte la parte fisica, dall’altra il senso, la significazione; es. c’era un bambino che correva sulla spiaggia. Il corrispondente del segmento UN all’interno del testo viene recuperato grazie all’uso dell’imperfetto, i aiuta a interpretare UN come un singolo bambino che io ho visto, in questo caso il senso che io ricavo è uno solo, univoco, e qui ci ricolleghiamo al problema della pertinenza, ci sono sufficiente elementi cotestuali e testuali per individuare la pertinenza, che il valore di UN si riferisce a un solo bambino, tutto l’insieme del discorso fa capire il senso, la pertinenza individua l’unico valore linguistico. Nel momento in cui noi comunichiamo la barra semiotica è tra l’esperienza fisica e dei valori precisi, un senso preciso, ogni elemento nell’atto comunicativo assume u valore singolo preciso, quando comunichiamo non abbiamo il dubbio che uno magari volesse dire un’altra cosa perché attraverso il contesto ci sono diversi elementi che consentono di individuare un singolo valore. Se noi separiamo i pezzi di una frase, ogni singolo pezzo rimanda a dei valori, in italiano il presente è predisposto ad avere una serie di valori diversi, “l’acqua bolle a 100°”, “guarda se l’acqua bolle”; nella comunicazione noi grazie al contesto capiamo il vero significato della parola, questo si chiama significazione, cioè il fatto che le strategie di manifestazione in un contesto corrispondono a un senso univoco.

Possiamo definire una lingua storico-naturale, cioè reali che si evolvono nel tempo dei sistemi di correlazioni semiotiche, (il sistema è un insieme di elementi che interagiscono tra loro in modo ordinato) perché se noi guardiamo l’insieme di questo sistema, ci rendiamo conto che nell’insieme di una lingua non ci sono ripetizioni inutili, c’è un ordine preciso, e ogni lingua distingue parole che fanno parte dello stesso ambito ma non sono esattamente la stessa cosa. Il sistema è caratteristico di ogni lingua (relazioni di parentela sono un sistema organizzato in ogni lingua), non ci sono sovrapposizioni; questo sistema obbliga ad esprimere le differenze, mi obbliga a scegliere le parole giuste in base al contesto (casca l’asino). Per struttura linguistica intendiamo tutti gli elementi utilizzati fino ad ogni (interrogazione, indicativo presente, intonazione, parole; rappresentano tutte la correlazione tra strategie di manifestazione e strutture linguistiche), l’insieme delle correlazioni semiotiche che costituiscono una lingua non sono solo le parole ma sono tutte le strutture isolabili che servono per isolare un certo valore linguistico, infatti per ottenere il senso le parole non bastano, ma servono anche tutte queste altre strutture linguistiche, come l’intonazione che è molto importante e può ribaltare il senso.

Se non facciamo un esempio con alcune parole in inglese: KIDS (significa bambino ed è plurale) All’interno del sistema della lingua inglese questa struttura linguistica entra in relazione con un’altra struttura MEN, sono entrambi plurali, c’è un elemento fonetico dentro l’essema che indica la pluralità, solo che nel secondo esempio la componente del plurale è data da una modificazione fonetica all’interno della parola, non dall’aggiunta come nel primo esempio. Queste due strutture linguistiche rimandano al sistema, perché rimandano allo stesso valore (plurale) ma che si esprime attraverso due strategie diverse (aggiungo la S, oppure modifico parola all’interno).

Come definire la semiosi

È uno dei fattori della comunicazione verbale, nella quale troviamo le strutture linguistiche che sono caratterizzate dal fenomeno della semiosi; oppure correlazione tra il versante fisico e le strutture linguistiche da cui è costituito il testo, che rimandano a diversi valore.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilaria.vitale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Cigada Sara.
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