Linguistica generale
La parola “linguistica” deriva dalla parola “lingua” e si occupa di studiare in modo scientifico le lingue e parte dal generale (ex. le lingue hanno le vocali) per arrivare al particolare (ex. alcune lingue ne hanno 3 alcune 10). È uno studio con un metodo che parte dal generale per arrivare al particolare, affidabile, verificabile, condivisibile e che ha un oggetto particolare. Le lingue sono studiate come strumento per molti fini.
Il linguista studia le lingue in sé e per sé, le lingue sono il fine, l’oggetto della linguistica. La linguistica studia il funzionamento dei mezzi linguistici come fine e non come mezzo.
Lingua: sistema simbolico proprio della specie umana, trasmesso per via culturale e non ereditati biologicamente. Si basa su simboli vocali tramite cui gli appartenenti alle società umane categorizzano e indagano la realtà.
Il padre della linguistica moderna
Padre della linguistica moderna è Ferdinand de Saussure, che all’inizio del 900 parlava di una facoltà di linguaggio posseduta da ogni essere umano che gli consente fin dalla nascita di acquisire in maniera naturale la lingua materna, cioè dall’ambiente in cui l’umano è inserito. La facoltà del linguaggio fa quindi parte del corredo biologico (area cervello predisposta all’acquisizione del linguaggio), trasmessa per via ereditaria. L’equilibrio tra la trasmissione culturale e l’acquisizione del linguaggio è quello che differenzia la lingua umana dalle altre; motivo per cui sono dette lingue storico-naturali. Il linguaggio è un codice di comunicazione che si attua concretamente nelle lingue.
Tipi di linguaggi
Esistono 2 tipi di linguaggi:
- Linguaggi non verbali: linguaggi sensoriali, che sono legati ai 5 sensi:
- Ottici: silenziosi ma eloquenti, estroversi, simbolici (mimica, gesti) -> ex. segnacci
- Acustici: estroversi, tasso alto e complesso di elaborazione (musica), codificazione dei rumori -> ex. applausi, pernacchie
- Tattili: punto di contatto tra più corporeità, tra linguaggi estroversi e introversi -> ex. mostra un significato diverso in base a chi lo sta adoperando oppure tattili negativi come i pugni o i calci.
- Olfattivi: introversi, destinati esclusivamente all’odorato -> ex. odori molto riprovati da tutti
- Gustativi: introversi, basati sulla percezione del sapore, variano da popolo a popolo. I sapori sono messaggi che si possono definire rituali -> ex. la linea di demarcazione tra popoli che usano il cotto o che usano il crudo, il menù del ristorante è un testo sui generis (particolare) che viene presentato in contesti situazionali.
- Altri tipi di linguaggi non verbali:
- Linguaggi informatici -> la realtà virtuale, linguaggio computerizzato ed estremamente complesso per avere un’immersione sensuale. L’utente è attore, interpreta, non rimane passivo.
- Linguaggio degli animali -> legati alla zoosemiotica, gli animali hanno capacità comunicativa, ma non hanno caratteristiche del linguaggio umano (no risposte articolate, no cambiamenti)
- Lingua dei segni -> comunicazione- lingue storico-naturali perché da una parte apprese in modo naturale, ma sono il prodotto di un’evoluzione e sono legate alle comunità linguistiche che le usano.
Quante lingue esistono?
Secondo la rivista Ethnologue sono 7102, così divise:
- Africa 2138
- Americhe 1064
- Asia 230
- Europa 286
- Pacifico 1313
Linguistica storica
Quando nasce il linguaggio, qual è la sua origine? Gli studiosi sono stati bloccati da un proclama di una società francese che ha proibito la ricerca, poiché non verificabile e non scientifico. Il linguaggio è strettamente legato ai movimenti dell’homo sapiens che è partito dal cuore dell’Africa, culla della civiltà in quanto fu trovato il più antico scheletro di donna (Lucy). L’evoluzione della struttura cranica dimostra lo sviluppo e l’adattamento del cervello e di organi di movimento. Questi ultimi diedero vita ai ciottoli lavorati rozzamente per tagliare, colpire, frantumare, i chopper, e poi al bifacciale, punte acuminate. Una società in grado di costruire questi manufatti deve avere avuto una forma di comunicazione (raccolta, diffusione, utilizzo, specializzazione). La crescita demografica e la dispersione geografica dei gruppi umani per decine di millenni hanno fatto in modo che le lingue umane si differenziassero. Quindi non si può risalire a una vera e propria origine, ma si può supporre che sia legata all’homo sapiens, e successivamente sapiens sapiens.
Lingue indo-europee
Le nostre sono lingue di seconda generazione e sono derivate da esse. La diaspora fu ricostruita da Colin Renfrew, e si è potuti risalire, grazie a numerose testimonianze, al fatto che il punto di arrivo di un gruppo di popoli ha come patria originaria le steppe a nord della Russia tra il Mar Nero e il Mar Caspio. Indo-europeo poiché sono state trovate tracce del popolo in India e in Europa. Il popolo si sono spostati da questa zona (diaspora) e pian piano hanno colonizzato gran parte dell’Europa e l’India. Ciascun gruppo ha incontrato un habitat naturale diverso e si è mescolato con popolazioni preesistenti diverse, di qui la diversità delle lingue. Gli indoeuropei erano combattenti e seppellivano i morti nei tholoi, costruzioni a volta tombali e hanno portato un cambio di cultura e quindi di popolazione.
La cultura della Vecchia Europa era una cultura pacifica, seppellivano i morti in posizione fetale nel terreno, veneravano le veneri del paleolitico (raffigurazioni con grande seno e gran sedere), no scrittura ma segni che decorano vasi. Si verifica poi una frattura con l’arrivo indoeuropeo, popolazione guerriera, venerano la divinità del cielo luminoso Zeus, e costruivano le loro case sulle alture (es. acropoli di Atene). Essi si stabiliscono e gli studiosi si rendono conto che ci sono straordinarie somiglianze tra il sanscrito (lingua parlata in India) e il latino e greco. Es: numeri come il sette -> “sapta” e sette.
La lingua indoeuropea è una lingua ricostruita, non testimoniata. I linguisti dell’800 andavano a vedere come si diceva una parola nelle lingue antiche e arrivavano a una forma base. Le lingue indoeuropee sono: ittito, greco, miceneo, lingue slave, baltiche (lituano, lettone), albanese, latino, germaniche, irlandese (non è inglese).
Da tutte le lingue indoeuropee sono nate le lingue attuali:
- Dalle lingue germaniche (gotico, visigotico) -> inglese, tedesco, netherlandese, svedese
- Dalle lingue romanze/neolatine (latino) -> l’italiano, il sardo, spagnolo e francese
- Dalle lingue slave -> il russo, bulgaro..
La linguistica storica ha documentato le differenze tra le diverse lingue indoeuropee per arrivare all’identificazione delle lingue attuali. I linguisti, i Fratelli Grimm, raccolsero una serie incredibile di miti rielaborandoli in favole; uno dei due, Jacob Grimm, ha trovato una legge fonetica che rende conto della differenza di alcuni suoni raccolse tutte le parole che iniziano con la p in latino e scoprì che a ogni p latina corrispondeva una f germanica. Scoprì quindi un cambiamento nel sistema delle lingue germaniche che ha fatto slittare una serie di suoni rotazione consonantica, legge di Grimm. Quando una lingua sostituisce un suono ad un altro si crea una catena di mutamenti.
Lingue non indoeuropee in Europa
Quali sono in Europa le lingue non indoeuropee? Basco, finlandese, ungherese. Basco: elaborate teorie in base ai villi coriali e al fattore RH; basco è residuo di una lingua antichissima che è resistita per il suo isolamento geografico.
Come si fa a parlare?
Il bambino per imitazione assorbe come una spugna, ma dobbiamo fare di più, perché anche gli animali potrebbero parlare per imitazione. La differenza tra quando abbiamo imparato la lingua madre e quando abbiamo imparato lingue straniere è solo che da piccoli c’era un pensiero del concetto e non della forma delle frasi, mentre per le lingue straniere si pensa alla formulazione intera della frase.
Ci sono due pensieri differenti:
- Innato: il bambino parla perché il bambino deve parlare, perché l’uomo è fatto così
- Behaviorismo (comportamentismo): il bambino viene addestrato a parlare con l’imitazione. Gli studiosi sono Skinner (psicologo) e Bloomfield (linguista), sono entrambi americani.
La verità sta nel mezzo perché c’è sia dell’innatismo che del comportamentismo, se i genitori non parlassero al bambino, il bambino non saprebbe parlare. La madre è come se usasse una sorta di lente d’ingrandimento cosicché il bambino possa imparare meglio le strutture grammaticali della lingua. Ad un bambino di 1/2/3/4 anni, non si parla normalmente, si fanno delle frasi che vengono pronunciate con una certa enfasi all’interno di situazioni pragmatiche ed è come se la madre mettesse una lente d’ingrandimento sulla lingua e il bimbo riesce ad assorbire come una spugna le regole grammaticali.
Mamma latte -> è già una struttura sintattica semplicissima priva di verbo, alcune correnti le chiamate pivot open (mamma è la parola perno, latte è uno di una serie di parole che viene aggiunta alla parola perno). Quando si parla di baby talk, quando il bimbo unisce già due parole e quindi crea già una sintassi, perché prima non lo faceva (piangeva o diceva una parola singola).
Nel ciclo di 13 anni di scuola abbiamo strutturato sempre di più il nostro parlare, grazie all’input linguistico, proprietà di linguaggio, ma quando si parla di strutture si parla di tutti i possibili registri, ma quello che la scuola definisce un parlato superiore è lo stile di locuzione che si basa molto sulla lingua scritta. Il bambino dunque ha la capacità di costruirsi da solo una sorta di grammatica un altro esempio può essere “mamma calze” che può significare “mettimi le calze” oppure “le calze della mamma”, il secondo significato può essere paragonato al genitivo sassone inglese che è già una struttura sintattica che non esiste in tutte le lingue, ma che il bambino sistemerà.
I will take
I will take -> I will non è attaccato a take non è una parola sola come in italiano prenderò. I bambini abbandonati nelle foreste riescono a cavarsela comunque e riescono a sopravvivere. La grammatica della lingua è sempre imperfetta, non dà tutto.
Quali organi usiamo per parlare?
Il perché dell’origine del linguaggio è stato studiato a lungo durante il ‘700 e nel 1866, la Société de Linguistique de Paris, una delle società di linguistica più importanti, ha stabilito che non era più importante occuparsi dell’origine del linguaggio nell’uomo (ha emesso un veto su questa tematica perché si speculava molto). Nonostante ciò il quesito è rimasto e tutti si sono impegnati per cercare delle risposte. L’apparato fonatorio è parassitario perché è un insieme di apparati che ci permettono di parlare. È detto parassitario visto che non è indipendente, ma ci sono 3 apparati che lo compongono:
- Apparato respiratorio -> è indipendente, alcune aree del cervello controllano la respirazione e anche altri organi, ma in maniera inconscia. Questo organo è legato alla sopravvivenza, è vitale. Le onde acustiche sono emesse attraverso l’aria dei nostri polmoni, si usa la trachea per emettere l’aria e il naso serve sia per emetterla ed immetterla.
- Apparato digerente -> Questo organo è legato alla sopravvivenza, è vitale. La trachea confina la glottide che vibra e che è la sorgente della nostra voce (scoperta a metà del ‘700 grazie ad un dottore che ci ha soffiato dentro e che ha sentito un suono. Prima si pensava che la voce arrivasse dal cuore.) La lingua è molto importante per mangiare, ma è anche il principale modificatore del cavo orale attraverso il quale noi creiamo suoni diversi; se dalla glottide sorge un suono, la differenza dei vari suoni è dovuta alla lingua.
- Apparato uditivo -> è un apparato molto antico e durante gli studi nel ‘700, entrano in gioco i sordi, è molto importante scoprire subito se un bambino è sordo così da riuscire ad attivare il prima possibile l’uso della lingua. L’udito è molto importante perché di notte non si chiudono le orecchie, ma ci permette di sentire i pericoli. Si utilizza per sentire la lingua, i rumori e la musica.
Esistono oltre alle lingue vocali, le lingue dei segni: gestualità con mani, braccia e viso. Queste hanno le stesse potenzialità funzionali delle altre lingue. È probabile che l’uomo abbia iniziato a parlare attraverso i gesti, in seguito si è evoluto ed ha iniziato a fare dei versi come gli animali e poi ha cominciato a parlare. Si pensa che l’uomo abbia iniziato parlare perché comunicando con i gesti non avevano le mani libere. In linguistica non esistono i suoni, ma ci sono le lettere.
Come fa il nostro cervello a leggere?
Il cervello è diviso in zone e ognuna è specializzata in qualcosa: zona per muovere le dita della mano, zona per muovere il piede, zona per vedere. L’emisfero destro governa la nostra parte sinistra del corpo mentre l’emisfero sinistro governa la nostra parte fisica destra. Abbiamo una zona che si trova poco sopra l’orecchio sinistro ed è deputata per il linguaggio ed ha due aree:
- Area di Broca (Brocá neurologo francese di fine ‘800) -> produzione del linguaggio.
- Area di Wernicke (Verniche neurologo francese di fine ‘800) -> comprensione del linguaggio.
L’area della scrittura e della lettura non esistono, oggi noi sappiamo che oltre ad avere queste aree specializzate, nella gran parte delle nostre attività avviene attraverso una serie di network di aree centrali quindi non più a una zona specifica, ma una zona che si relaziona con altre per esempio per la comprensione l’Area di Broca e di Wernicke si relazionano con la parte destra che serve per capire i gesti -> mettiamo insieme quello che dice e nel modo in cui lo dice.
L’Area di Broca crea una rete con l’emisfero destro in cui è situata la zona della vista per imparare a leggere e a scrivere e chi non impara a scrivere questo network non lo metterà mai in azione. Per la scrittura il cervello deve mettere in relazione anche il controllo della mano dominante (può essere destra o sinistra). Abbiamo creato dei network neuronali e più li alleniamo più vanno veloci ex. Suonare uno strumento, scrivere con la mano dominante, saper scrivere… col tempo può essere distrutta e non ci si ricorda più come si fanno tali azioni. Il fatto che non ci sia una zona deputata per la scrittura vuol dire che la cosa va appresa ed imparata. Il dislessico è una persona che a livello neurologico fa più fatica a creare i network. Il dislessico ruota le lettere e per questo fa fatica a leggere -> il leggere e scrivere non è naturale.
Grazie all’afasia si è riuscito a capire che l’area di Broca e di Wernicke sono interdipendenti. Ci sono alcune afasie in cui la persona capisce esattamente quello che gli viene detto (area di Wernicke funzionante), ma non riescono a parlare (problema nell’area di Broca). C’è anche la situazione opposta in cui la persona non comprende, ma parla in maniera strana. La linguistica già dall’800 ha trovato un fertilissimo terreno di ricerca per quanto riguarda le patologie del linguaggio, si parla di problemi cerebrali e neurologici. Anche adesso c’è una ripresa degli studi attraverso le collaborazioni di neurologi e linguisti soprattutto negli studi del cervello che è quello più misterioso. I bilingui sono più protetti dalle malattie e dalla degenerazione neurologica in tarda età. L’utilizzo della mano dominante (soprattutto quella destra) ha fatto si che si sviluppassero sia l’area di Broca che di Wernicke (che si trovano a sinistra, vicino all’utilizzo della mano destra) e che quindi il linguaggio si sviluppasse sempre più. Anche l’utilizzo del mouse, lo scrollo di iPad e telefoni e il digitare sulla tastiera fa si che si sviluppino maggiormente delle zone, ma mai come la scrittura. L’utilizzo di questi apparecchi informatici potrebbero a lungo andare creare delle tendiniti che la scrittura non crea.
Il sistema di annotazione simbolica
Il sistema di annotazione simbolica, un tipo di scrittura il cui principio è sempre alfabetico ossia ad un simbolo corrisponde un suono, non ad una sillaba o ad una parola. I suoni delle lingue che sono tutti diversi e si scrivono in modo diverso nelle diverse lingue oppure suoni diversi che nelle diverse lingue si scrivono uguali con gli stessi digrafi, ma creano quindi una grande confusione. Per questo abbiamo bisogno di un sistema di notazione, a livello proprio scientifico, il cosiddetto IPA (International Phonetic Alphabet) IPA è anche l’acronimo di International Phonetic Association che è l’organo che si occupa di istituire questo alfabeto.
Association Phonétique Internationale è nata a fine ‘800 in Francia con l’intento di creare un sistema universale in grado di notare in modo univoco alcuni suoni delle lingue sempre nello stesso modo. L’esigenza di quest’associazione deriva dagli insegnanti di inglese si sono accorti che la grafia dell’inglese era così diversa dalla pronuncia che non sapevano nemmeno come insegnarle.
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