LINGUISTICA GENERALE
Il linguaggio umano facoltà innata di sviluppare un sistema di comunicazione con
una serie di caratteristiche specifiche. È probabile che il nostro linguaggio faccia parte
della specie umana almeno da 150.000 anni. Le altre specie non sono in grado di
avere un linguaggio articolato come gli esseri umani perché ci sono delle condizioni
anatomiche e neurofisiologiche per l’elaborazione del linguaggio che le altre specie
animali non hanno. (Es. volume del cervello, quantità e plasticità dei collegamenti
neuronali, conformazione particolare dell’apparato fonatorio la faringe ci permette
di fare una gamma di suoni più elevata grazie alla sua posizione.
La complessità dei messaggi codificati dal linguaggio umano va chiaramente oltre
tutto quello che noi sappiamo sulla comunicazione animale, che differiscono
specialmente per la complessità e la flessibilità.
Il linguaggio umano si distingue da tutti gli altri per una serie di caratteristiche:
1. Discretezza: il linguaggio è un sistema discreto (digitale). I linguaggi animali
(es.danza delle api) sono sistemi continui (o analogici)
Gli elementi interni del linguaggio si distinguono gli uni dagli altri per l’esistenza di
limiti ben definiti: patto/batto o tardo/ dardo, non esistono nella mente di un parlante
nativo dell’italiano entità intermedie per esempio tra p e b oppure tra t e d. questo
essere discreto e digitale lo ritroveremo a livello fonologico, morfologico e sintattico.
2. Ricorsività: proprietà di una operazione di applicarsi al risultato di se stessa.
Meccanismo che permette di assemblare nuove frasi inserendo in una frase
esistente un’altra frase e così via. Processo che può andare avanti all’infinito.
Dipendenza dalla struttura: non è rilevante l’ordine lineare degli elementi, bensì le
relazioni strutturali tra i costituenti/sintagmi di una data frase. Due frasi differiscono
per un minimo particolare: una rende una frase ben percepita e l’altra malformata e
agrammaticale (per far vedere che è agrammaticale si mette un asterisco.): Il bambino
che i ragazzi dicono che mi ha colpito è lui, * il bambino che i ragazzi dicono che mi
hanno colpito è lui
a seconda della struttura ci possono essere possibili interpretazioni (Es: Ho visto i
bambini col cannocchiale (solo io avevo il cannocchiale)/ ho visto i bambini col
cannocchiale (ognuno di loro aveva il cannocchiale)
(Ambiguità date dalle proprietà del lessico italiano che non ha niente a vedere con la
struttura della frase: la vecchia porta la sbarra)
3. Doppia articolazione: il linguaggio umano può formare un numero molto elevato
di segni combinando un numero limitato di elementi privi di significato (i suoni
della lingua detti fonemi). Ma ci sono altre lingue che hanno pochissimi fonemi
tipo 9 eppure riescono a costruire infiniti enti di significato.
MORFEMI: unità minime di prima articolazione, entità dotate di significato
FONEMI: unità minime di seconda articolazione, suoni, non dotatI di significato
“cane” unità di prima articolazione “can-” che è il morfema lessicale che indica cos’è,
“-e” unità morfologica, morfema grammaticale classe nominale che ci dice il numero,
il genere ecc..
GRAFEMA: il segno grafico inteso come lettera-tipo
4. Riflessività: è possibile usare la lingua per parlare della lingua, noi ora stiamo
parlando del linguaggio, metalinguaggio. Es: “mente” è un sostantivo femminile
Non esistono sistemi di comunicazione analoghi che siano in grado di formulare
messaggi su se stessi.
5. Equivocità: le lingue naturali possono prevedere rapporti non biunivoci tra
espressioni e significati
Omonimia: “carica” che può voler dire tante cose la carica del cllulare, assalto ecc
Sinonimia: si possono avere più termini che indicano lo stesso significato: faccia, viso,
volto parte anteriore della nostra testa.
CAPITOLO 1
GRAMMATICA SEMANTICA E PRAGMATICA
Lo studio dei fonemi linguistici comprende due principali dimensioni: i meccanismi
intrinseci della facoltà di linguaggio che fissano i principi e le strutture fondamentali di
ogni lingua naturale, e quelli che dipendono dall’uso e da altri sistemi cognitivi.
Proprietà generali del linguaggio secondo Chomsky:
1. Dotazione genetica: apparentemente quasi uniforme per la specie che
interpreta parte dell’ambiente come esperienza linguistica, un compito non
banale che il bambino svolge riflessivamente e che determina il corso generale
dello sviluppo della facoltà di linguaggio.
2. L’esperienza
3. Principi non specifici della facoltà di linguaggio
L’uso del linguaggio nel parlare (e nello scrivere) è parte di ciò che chiamiamo
comunicazione. Saranno gli ultimi due fattori elencati sopra a governare i processi
comunicativi: organizzazione sociale, cultura, conoscenze relative al mondo naturale e
all’ambiente, l’enciclopedia del parlante. l’insieme di fenomeni che accompagnano
l’uso della lingua nelle diverse situazioni comunicative sono oggetto di studio della
pragmatica, della sociolinguistica e in generale degli approcci che affrontano la
questione della variazione (anche nel tempo) da un punto di vista esterno. Identificare
il linguaggio con la trasmissione stessa di informazione è problematico, se
consideriamo la maniera in cui si determinano i significati associati ad un’interazione
linguistica. Grammaticalità e significato sono alla base dell’ architettura per la facoltà
del linguaggio. Lo spartiacque tra grammaticalità e significanza è stato posto da
Chomsky. La nozione di grammaticale non può essere identificata con quella di “dotato
di significato” in qualsiasi senso semantico, le frasi “colorless green ideas sleep
furiosly” “furiosly sleep ideas green colorless“ sono ugualmente prive di senso, ma
qualsiasi parlante dell’inglese riconoscerà che solo la prima è grammaticale.
Una buona formazione sintattica e grammaticalità definiscono quindi la competenza
linguistica del parlante, i dispositivi della sua conoscenza linguistica. La semantica
studia le relazioni del linguaggio con la rappresentazione che la nostra mente ha del
mondo interno ed esterno. Alcuni modelli mentalistici propongono che il linguaggio
della mente si identifichi con il pensiero non linguistico, al quale sarebbero riportabili i
meccanismi di interpretazione del significato degli enunciati. In Fodor il language of
thought è concepito come un sistema simile al linguaggio; in questo senso il
linguaggio del pensiero è intenzionale.
ARCHITETTURA DELLA FACOLTÀ DI LINGUAGGIO
Sapere una lingua significa conoscere un insieme di elementi lessicali e disporre di
istruzioni per combinarli in frasi: più specificamente , il parlante sa produrre e
riconoscere le proprietà fonetiche e semantiche che caratterizzano gli
elementi lessicali e le loro combinazioni . L’abbinamento di suoni e significati
definisce qualsiasi espressione linguistica, le frasi, i sintagmi, le parole e nelle lingue
nelle quali le parole hanno struttura interna, i costituenti minimi, cioè le basi lessicali e
i formativi flessivi. una lingua quindi può essere concepita come un dispositivo della
nostra mente e del nostro cervello che specifica la maniera in cui sono organizzate le
Hauser,
espressioni linguistiche, cioè le sequenze che abbinano suoni e significati.
Chomsky e Fitch concludono che il sistema computazionale sia il componente
costitutivo della facoltà di linguaggio in senso stretto. Una lingua naturale è un
computazione sintattica
sistema in cui la (attraverso regole ricorsive) dà luogo alla
combinazione di elementi lessicali in oggetti sintattici più grandi, parole flesse,
sintagmi, frasi.
I sistemi interpretativi di interfaccia, senso-motorio (che riguarda la lettura delle
istruzioni per la produzione ed il riconoscimento dei suoni attraverso il nostro cervello)
e concettuale intenzionale (che si occupa della costruzione del significato), si
raccordano a capacità cognitive necessarie per padroneggiare una qualsiasi lingua.
Queste capacità si collegano a dispositivi senza motori, alla percezione categoriale e
alla concettualizzazione che emergono anche nella comunicazione animale in generale
oltre che naturalmente in altri comportamenti complessi umani.
SINTASSI: connessione tra significati e suoni (gesti). La sintassi ha un ruolo centrale in
quanto forma espressioni linguistiche leggibili ai primi 2 sistemi nella formazione e
comprensione di enunciati.
LINGUAGGIO: sistema che unisce il sistema di pensiero con quello di percezione e
computazione di suoni.
La lingua L comprende: lessico (gli elementi lessicali sono formati a partire da un
insieme di proprietà concettuali fissate dalle facoltà di linguaggio), sintassi (operazioni
che si applicano in successione per formare oggetti sintattici di più grande
complessità) e livelli di interfaccia SM e CI. Il linguaggio corrisponde ad una facoltà di
tipo computazionale che nei termini di Hauser chomsky e Fitch rappresenta la
soluzione ottimale per connettere il nostro sistema di pensiero con i sistemi di
produzione e percezione dei suoni. Chomsky spiega questo punto osservando che un
primate umano privo di questa facoltà avrebbe i nostri pensieri, che però non
sarebbero accessibili nemmeno a lui stesso: immaginiamo un primate con architettura
mentale umana e apparato senso-motorio disponibile ma privo di organo del
linguaggio. avrebbe i nostri modi di organizzazione percettiva, le nostre attitudini
proposizionali (credenze, desideri, speranze e timori) nella misura in cui questi non
sono mediati dal linguaggio ma nessun modo di esprimere i suoi pensieri per mezzo di
espressioni linguistiche; così che questi rimarrebbero largamente inaccessibili a lui e
naturalmente agli altri. LA COMUNICAZIONE UMANA
Studioso GRICE (1957) intenzionalità dell’emittente e distinzione tra significato
naturale e significato non naturale. La comunicazione di significati è un fenomeno che
può includere l'uso del linguaggio e la produzione di enunciati ma che nello stesso
tempo comprende procedimenti e dispositivi non linguistici sia naturali sia artificiali
che producono significati ad es. gesti. generalmente però quando parliamo di
comunicazione ci riferiamo a segnali introdotti nella situazione da un essere animato,
predisposto a emettere tali segnali, come un uomo o un animale. La comunicazione
umana e specificamente quella basata sul linguaggio è INTENZIONALE: il parlante ha
intenzione di determinare nell’interlocutore un certo effetto di senso, una certa
interpretazione. La comunicazione umana implica quindi essenzialmente
l'intenzionalità e quella che viene chiamata TEORIA DELLA MENTE. Questa è
l’attribuzione di stati mentali ed esperienze del mondo esterno (credenze, desideri,
intenzioni) agli altri esseri umani o altri esseri animati che rende possibile
La comunicazione umana è inoltre
l'interpretazione di messaggi linguistici e gestuali.
cooperativa (Tomasello 2008) nel senso che prevede un comune mutuo fondamento
concettuale e comuni mutualmente cooperativi motivi di comunicare.
La distinzione tra significato naturale e significato non naturale separa i significati
prodotti tipicamente da segni, dai significati prodotti con mezzi convenzionali (parole o
gesti che Grice chiama genericamente enunciati). In entrambi i casi possiamo usare
l’espressione “vuol dire” per designare l’effetto cognitivo del segnale su chi lo osserva.
così le foglie che si muovono vogliono dire che tira vento, il rumore del respiro o dei
passi vuol dire che un animale o un essere umano è nei paraggi, un certo articolo di
giornale può voler dire che ci sono pericoli di instabilità politico-economica. Grice
separa il voler dire di segni o corrispondenze abituali identificati con significati naturali
dal voler dire di mezzi convenzionali che danno luogo a significati non naturali. la
conclusione di Grice è che il voler dire nel senso della usuale comunicazione per
mezzo del linguaggio dei gesti intenzionali include appunto l'intenzionalità
dell'emittente che deve essere riconosciuta esplicitamente, come tale, dagli
interlocutori. Essa implica, secondo lo studioso Chierchia anche l’esistenza di
meccanismi che guidano l’interpretazione degli interlocutori, sia in riferimento alle
proprietà strettamente linguistiche (lessico e regole morfosintattiche), sia in rapporto
alle credenze e conoscenze che definiscono la nostra “prassi sociale” influenzano la
maniera in cui interpretiamo i messaggi. Sperber e Wilson separano l’intenzione
informativa, cioè informare i riceventi di qualcosa, dall’intenzione comunicativa, cioè
informare gli ascoltatori della propria intenzione informativa; quindi usualmente un
atto comunicativo soddisferà entrambe le intenzioni. Il mostrare/indicare è un atto
comunicativo. CAPITOLO 2
Le lingue parlate nel mondo ammontano a diverse migliaia, dalle 6000 alle 7000 circa.
Ma ci sono problemi di distinzione lingua/varietà di lingua/ dialetto, oltre a una
conoscenza limitata di molte aree del mondo (Nuova Guinea, America meridionale,
Africa sub sahariana es. i Sentinelesi delle isole Andamane, India). Il numero delle
lingue è di gran lunga superiore a quello degli stati, c’è un rapporto 1:30 tra stati e
lingue. Ci sono vari tipi di classificazione delle lingue: in base al numero di parlanti,
distribuzione geografica, livello di parentela (classificazione genealogica), alle
caratteristiche comuni (classificazione tipologica).
Ordine SOV soggetto,oggetto,verbo non è il caso italiano (SVO). SOV è
quell’ordine più diffuso in tutto il mondo, nel TEDESCO, latino ad esempio.
Ordine VSO irlandese, non sono molte.
Ordine VOS IL MANGASCIO (lingua parlata in Madagascar).
studiato da vari linguisti con dottorati
Ordine OSV popolazioni dell’Amazzonia,
importanti, derby shire(?), poi però è stata smentita.
Il cinese mandarino è la lingua più parlata al mondo perché ha oltre 1 miliardo di
parlanti. Poi ci sono lo spagnolo e l’inglese che come il francese e il portoghese si sono
diffuse in molte parti del globo sovrapponendosi alle lingue native, eliminandole o
semplicemente entrando in concorrenza con loro.
Il portoghese è diffuso perché il brasile è un paese immenso (portoghese brasiliano e
europeo sono poi molto diversi tra loro). Il francese era la lingua della diplomazia,
molto diffuso anche in Africa occidentale, ma adesso sta perdendo terreno ed è alla
posizione 16.
Nel subcontinente indiano c’è molta fragmentazione linguistica, non viene parlato solo
hindi, che ci si aspetta venga parlato da più di 1 miliardo di persone ma ci sono anche
altre lingue molto diffuse come il telegu e il marathi.
Il russo anche perché è la lingua dell’ex unione sovietica, viene parlato ancora in
alcune federazioni dell’Asia. Le Repubbliche Baltiche(Lettonia, Lituania e Estonia)
hanno ghettizzato il russo quando sono diventati indipendenti.
Secondo una stima recente il 60% delle lingue del mondo sarebbe a rischio di
estinzione perché parlate da pochissime persone, magari lingue solamente orali e
senza alcun tipo di scrittura.
LA CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA LE FAMIGLIE LINGUISTICHE
Una famiglia linguistica è composta da due o più lingue tra le quali è possibile stabilire
un rapporto di parentela che lascia supporre che esse derivino storicamente dalla
stessa lingua madre.
La lingua madre dei diversi gruppi può essere nota come il latino per le lingue
abbiamo fonti scritte ma non sappiamo quale sia la lingua
romanze, ricostruita,
madre, come il proto-indoeuropeo per la famiglia indoeuropea, o ipotizzata come in
generale per le famiglie Amerindiane, prive di tradizioni scritte.
Lingue isolate: lingue prive di lingue sorelle, paiono non avere rapporti con nessun
altra lingua parlata ad es. il basco, armeno, albanese, greco antico e moderno
LA CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA COME STABILIRE PARENTELE
Metodo comparativo: la ricostruzione dei rapporti di parentela tra le lingue > la
ricostruzione delle famiglie linguistiche, avviene per mezzo della comparazione > la
comparazione deve esaminare livelli omogenei delle lingue. Un primo livello potrebbe
essere nelle somiglianze nel lessico (numerali, termini di parentela, sistema di
parentela (kinship terms)...)
LE PRINCIPALI FAMIGLIE (raggruppamenti di lingue considerate discendenti da una
stessa lingua originaria)
Famiglia afro-asiatica: comprende le lingue parlate nell’Africa settentrionale,
Africa orientale, Asia Medio-Orientale e lingue estinte come l’accadico, il fenicio,
antico egizio, il babilonese. Sono circa 240 lingue (secondo altre stime, oltre
370), hanno oltre 400 milioni di parlanti. Alcune sono l’arabo (classico e
dialetto), ebraico, maltese, somalo, amarico, lingue berbere ecc.
Famiglia indoeuropea: comprende molte delle lingue parlate in antichità e
attualmente in Europa e ha i suoi gruppi più orientali nelle lingue indoarie,
quindi le moderne lingue indiane (hindi,urdu, panjabi), le lingue iraniche
(persiano,afghano), varietà curde (lingue parlate in Iraq/n e in Turchia)
Famiglia uralica: comprende finnico, estone e ungherese, parlate in Europa.
Famiglia turco-altaica: comprende il turco e le lingue dell’Asia centrale
Famiglia sino-tibetana: comprende le varietà cinesi compreso il mandarino, il
tibetano e il birmano. Sono circa 300 lingue (oltre 400, secondo altre stime),
parlate da circa 1.400.000.000 persone in Asia orientale, sud orientale e
meridionale.
Famiglia nig
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