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Introduzione

Sincronia: in una data fase della sua storia, come funziona una lingua. Diacronia: come si trasforma una lingua nel corso del tempo. Da un punto di vista sincronico, per gli aggettivi della prima classe dell’italiano, l’avverbio si forma con il suffisso “mente” nella forma femminile dell’aggettivo.

In latino si potevano avere dei costrutti di questo tipo: SECURA MENTE, “con mente sicura”, erano un nome ed un aggettivo. Con il passare del tempo il costrutto si è cristallizzato: il significato è cambiato in “in maniera sicura”. In latino era femminile e l’aggettivo concordava con il nome. Questa regola sopravvive la traccia di quello che era un vecchio accordo del nome femminile con l’aggettivo a cui esso si riferiva.

Di fatto, nella sincronia della lingua, nello stadio attuale si sono stratificati nei corsi dei secoli tante fasi linguistiche che possono riaffiorare. Il fenomeno del linguaggio umano è qualcosa in cui natura e cultura sono agglomerate l’una all’altra. Il linguaggio è un fatto naturale perché la specie homo sapiens ha una facoltà che la distingue da tutti gli altri animali per disposizione genetica, un bagaglio cognitivo. Questa facoltà di linguaggio si manifesta nella storicità delle lingue molto variabili l’una dall’altra. Separare natura e cultura non sempre è possibile.

Quella che è una facoltà innata del linguaggio umano è studiabile solo attraverso le sue manifestazioni: più di 7000 lingue diverse che sono parlate al mondo. Questa facoltà del linguaggio si declina a seconda delle diverse storicità nelle quali si trova ad attualizzarsi in maniera differente.

Fondamenti di tipologia linguistica

Modalità in cui le lingue naturali (diverse realizzazione della facoltà del linguaggio umano; lingue proprie delle comunità) vengono classificate non in virtù della famiglia linguistica di appartenenza (tipo genealogico), ma in base alle loro somiglianze strutturali: frequenza dei costituenti in comune; se c’è qualcosa in comune a tutte le lingue del mondo si è davanti a un principio universale di tutte le lingue; capire quali siano le fondamenta del linguaggio umano.

Uno dei modi per approcciare questa ricerca è la tipologia linguistica. La norma è che lingue parlate da individui bilingui si contaminano l’una con l’altra. Interlinguistica: studio degli aspetti del linguaggio legati al contatto. Si può studiare una lingua sotto diversi aspetti e a diversi livelli. La linguistica generale è lo studio scientifico del linguaggio umano. Studio scientifico: linguistica che si propone di osservare ed analizzare dei dati, partire da elementi concreti e proporre delle astrazioni, formulare delle ipotesi e vedere se reggono la prova sperimentale.

Linguaggio umano: si ha accesso al linguaggio umano soltanto attraverso le lingue naturali in cui esso completamente si realizza. Il dato concreto da cui si parte sono produzioni linguistiche di parlanti che appartengono a comunità che si collocano in determinati periodi storici che contaminano certe lingue e attraverso la comparazione dei dati si può capire cosa sia questa facoltà del linguaggio umano.

La linguistica cerca di fornire gli strumenti utili alla comprensione del funzionamento delle lingue. Si occupa di capire il motivo dei fenomeni grammaticali.

Disgiunzione in italiano

“Piuttosto che” → “o”: il problema per l’italiano sta nel fatto che l’italiano raccoglie due tipi di disgiunzione: disgiunzione forte e disgiunzione debole e per entrambe utilizza “o”. La disgiunzione forte pone l’alternativa tra due elementi in cui la presenza di uno esclude l’altro, non ci sono ulteriori possibilità. La disgiunzione debole propone varie alternative possibili che potrebbero realizzarsi tutte quante. “O” è l’esito del latino “aut” (forte). Per ripristinare più chiaramente questa disgiunzione debole si inserisce il “piuttosto che”: varie opzioni possibili collegate da una disgiunzione debole.

Lingua e cultura

Disciplina che oscilla tra piano concreto e piano astratto: l’osservazione dei dati è sempre affiancata e seguita dal tentativo di generalizzazioni che vengono riportate sul piano linguistico. Difficoltà di scindere ciò che è natura da ciò che è cultura. Rispetto alle scienze vere e proprie manca un paradigma scientifico, manca un postulato di regole generali entro cui inquadrare la disciplina.

La Linguistica generale nasce nel 1916, perché si fa coincidere con la pubblicazione del “Corso di linguistica generale” di Saussure. Il testo fondante della linguistica generale non è stato pubblicato da Saussure e non è nemmeno pensato per definire in maniera organica e definita la disciplina, ma è la pubblicazione dei suoi appunti da parte dei suoi allievi. Prima le lingue si studiavano con lo scopo della letteratura, non veniva studiata la lingua in sé.

Filone di studi legato alla ricerca della lingua perfetta: cercare di capire studiando le lingue del mondo quale fosse la lingua che parlavano Adamo ed Eva nell’Eden. Le lingue materialmente sono fatte di suoni; per quella che è la cultura si è abituati al testo scritto, ma il mettere per iscritto una lingua è qualcosa che viene dopo sia sul piano ontogenetico dello sviluppo dell’individuo, sia sul piano filogenetico della storia delle lingue.

Il parlante monolingue

L’idea del parlante monolingue è un’illusione e anche l’identificazione lingua-Stato-Nazione. Il dialetto non è una forma più debole della lingua: i dialetti italiani sono fratelli dell’italiano standard; entrambi sono codici linguistici ciascuno con le proprie regole. La distinzione tra lingua e dialetto sono fattori extralinguistici non strettamente legati al codice in sé, ma agli usi e al contesto d’uso del codice. Più in generale, si parla di lingua come un diasistema: un sistema di varianti in cui la variazione è strutturale: qualcosa che contiene al proprio interno elementi non omogenei.

Storia delle lingue

Si comincia tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento ad interessarsi alla lingue in quanto prodotto di una propria storia: le lingue hanno una loro storia, ci sono tre lingue classiche che si somigliano molto e quindi si comincia ad indagare se queste lingue possano risalire ad una lingua madre comune. Nasce l’indoeuropeistica: a questa lingua madre da cui sarebbero discese le varie lingue figlie viene dato il nome di “Indoeuropeo”: dall’India all’Europa. Per la prima volta sono le lingue in sé che costituiscono l’oggetto dello studio.

Cento anni prima rispetto a Saussure si comincia a mettere insieme la lingua indoeuropea. Individuazione di corrispondenze sistematiche (leggi fonetiche).

Latino Greco Sanscrito Inglese
pater patér pitàr father
pedem poda padam foot
pente parica five
pyr fire

Cercare somiglianze tra le varie lingue figlie per ricostruire la forma di partenza ascrivibile alla lingua madre. Con la nascita della linguistica generale fa ingresso una prospettiva diacronica dello studio delle lingue: l’interesse a capire quale sia il sistema delle regole in base al quale una lingua funziona, a prescindere dalla sua storia, ma in un certo momento.

Il contributo di Saussure

Saussure nei suoi tentativi di circoscrivere la materia deve decidere quale sia il campo di studio della linguistica generale: il materiale della linguistica è costituito dalla totalità delle manifestazioni del linguaggio umano: capire il motivo degli errori; rinunciare a quello che fino ad allora per la tradizione letteraria e culturale era un forte eurocentrismo nello studio delle lingue: per cercare di individuare i principi fondamentali della facoltà del linguaggio umano non ci si può limitare a un campione circoscritto di lingue tutte imparentate fra loro, sono altrettanto importanti lingue di tradizione culturale diversa; ciascuna lingua è un codice di per sé funzionale, funzionante, completo e che è in grado di comunicare tutto.

Saussure dà importanza a quella che è la storia delle lingue. Il lessico della lingua è il prodotto della sua storia, delle varie fasi linguistiche che si sono stratificate nel corso del tempo. Fissa tra gli obiettivi fare la descrizione (sincronico) e fare la storia (diacronico) di tutte le lingue. Cercare e trovare affinità strutturali in lingue tra loro non geneticamente imparentate, parlate in luoghi diversi: universali linguistici: regole di carattere generale che si riscontrano in tutte le lingue del mondo e riflettono principi funzionali e cognitivi del linguaggio e della mente umana.

Da una parte si ha Chomski e dall’altra Reenberg: il primo è il padre fondatore della linguistica generativa (grammatica universale comune a tutti gli esseri umani: la mente umana sarebbe già programmata biologicamente come prodotto dell’evoluzione ad apprendere il linguaggio); il secondo è il padre fondatore della linguistica tipologica (confronto interlinguistico: riscontrare in un campione più lingue possibili, il più alto numero di fenomeni in comune e nel caso si è di fronte a un principio universale del linguaggio umano): l’aspirazione è quella di perseguire gli obiettivi che Saussure prefissava: la ricerca delle forze universali in gioco in tutte le lingue e alle quali ricondurre tutti i fenomeni e le varie variazioni delle lingue naturali.

Un ulteriore compito della linguistica era delimitare e definire se stessa: i vari aspetti degli studi del linguaggio sconfinano spesso in discipline e in ambiti contigui alla linguistica, ma che non lo sono in senso stretto.

La comunicazione

Le proprietà fondamentali del linguaggio umano e la struttura delle categorie linguistiche. Il messaggio passa da un EMITTENTE a un RICEVENTE attraverso un CANALE e ciò che lo permette è il CODICE. Per la lingua il canale è fonico-acustico.

Codice

Un insieme di corrispondenze fissate per convenzione fra il piano dell’espressione e il piano del contenuto che fornisce le regole di interpretazione dei segni (per interpretare il codice morse bisogna motivare il segno, dire cosa rappresenta ciascun segno, a quale contenuto corrisponde ciascuna espressione). La lingua è un codice elaborato: espressione (significante) contenuto (significato): dall’associazione si creano dei segni che in base a un insieme di regole possono combinarsi tra loro e generare dei messaggi.

Il codice lingua assomma tutta una serie di caratteristiche sia sul piano dell’espressione che sul piano del contenuto e sul loro rapporto che lo rendono peculiare e produttivo.

Espressione

È un codice a doppia articolazione, ricorsivo, produttivo, lineare e posizionale.

Contenuto

È semanticamente onnipotente.

Espressione/contenuto

Biplanarità, arbitrarietà.

Espressione

Doppia articolazione

Un codice è articolato quando i segni del codice possono essere scomposti, articolati in unità più piccole e queste unità possono essere ricombinate tra loro in maniere diverse. Per esempio il codice numerico: 243 (2/4/3) (segno che indica un preciso valore aritmetico), può essere scomposto: i singoli elementi che lo compongono sono elementi che di per sé hanno una funzione e possono essere ricombinati tra loro e con altri elementi in una serie infinita di possibilità. La lingua somiglia a un codice di questo tipo perché il segno “gatto” a questa determinata espressione (la sequenza di suoni) associa un determinato contenuto (un felino); questa sequenza può essere scomposta in parti che possono essere riutilizzate all’interno di altri segni: “gatto” (morfemi: le più piccole unità dotate di un significato autonomo) pl. Gatt-i (ciascuno di questi elementi può essere riutilizzato all’interno di altri segni: “o”/“gatt”). La parola è un segno articolato perché scomponibile in elementi riutilizzabili che conservano ciascuno un significato autonomo. Elementi di seconda articolazione: singoli suoni dotati di un segno distintivo. I fonemi (unità minime di seconda articolazione) non conservano più un proprio significato autonomo, ma hanno soltanto valore distintivo: servono per distinguere parole diverse (k e p sono due fonemi dell’italiano perché distinguono le parole cane e pane).

Questa proprietà di scomporre e ricombinare gli elementi più piccoli in strutture più complesse fa sì che si possano costruire qualche migliaio di morfemi e un numero infinito di frasi. Sulla doppia articolazione si innesta il meccanismo della ricorsività.

Ricorsività

È la ri-applicabilità di una regola al prodotto della regola stessa. In linguistica si ha una regola che genera una determinata forma, a quella forma si può riapplicare quella regola e a quello che sarà il prodotto si può applicare quella regola.

  • Nazion-e > nazion-al-e > nazion-al-izz-are > nazion-al-izz-azion-e

Il livello sintattico mostra al meglio questo meccanismo. In qualsiasi lingua quando si crea una frase relativa alla relativa che si crea si può aggiungere un’altra frase relativa. Si può applicare la regola in una sequenza teoricamente infinita: le possibilità del sistema non prevedono un limite, si potrebbe incassare una relativa dietro l’altra senza limiti oggettivi posti dal sistema; i limiti stanno nei meccanismi della memoria e della memoria elaborativa.

Produttività

La combinazione della doppia articolazione e della ricorsività è ciò che rende così potente il linguaggio come mezzo espressivo: i singoli elementi in cui i segni vengono scomposti (i fonemi) possono essere ricorsivamente combinati l’uno con l’altro a formare morfemi, che si combinano a formare parole, che si combinano a formare sintagmi e frasi intere, a partire da un numero contenuto di fonemi. Grazie alla combinazione della doppia articolazione e della ricorsività si possono avere molte parole e infinite frasi. Sul piano dell’espressione caratterizzano il linguaggio umano.

Linearità e rapporti gerarchici

A monte c’è il vincolo fisico per cui i suoni sono qualcosa che si producono in modo lineare nel corso del tempo, però la posizione dei singoli segni all’interno di questa sequenza non è indifferente: non si può cambiare l’ordine lineare degli elementi senza alterare il significato complessivo del linguaggio; per questo si dice che la lingua è un codice lineare i cui segni sono posti uno di seguito all’altro, ma è anche un codice posizionale: la posizione di ogni segno all’interno della frase modifica il significato complessivo.

  • Mario colpisce Paolo ≠ Paolo colpisce Mario

I singoli segni presi uno per uno sono i medesimi tanto nella prima quanto nella seconda frase, ma a seconda della loro posizione cambia il significato.

Tuttavia, quello che è l’ordine lineare degli elementi non implica che possano esserci relazioni solo tra elementi contigui: all’interno della lingua è possibile instaurare delle dipendenze a distanza: elementi che sebbene nella sequenza lineare dell’enunciato non siano tra loro vicini sono comunque in un rapporto di dipendenza.

  • Il racconto di Mario dell’incidente di Paolo è qualcosa relativo all’incidente che è un elemento posto a distanza.

L’oggetto del racconto, ciò che dipende da “racconto”, è posto a distanza, eppure i parlanti non hanno nessun problema a riconoscere e a ricostruire la rete dei rapporti su cui si strutturano e si organizzano i vari enunciati.

Questo perché i parlanti sono in grado di riconoscere quella che è la struttura gerarchica dell’enunciato: all’interno di un enunciato ci sono elementi più importanti senza i quali l’enunciato perderebbe di significato, e ci sono elementi che possono essere omessi e dipendono dagli elementi principali.

  • Il libro di racconti che ho letto è noioso

Le frasi che compongono l’enunciato non sono sullo stesso piano: “il libro” sintagma nominale indipendente; “il libro è noioso” è una frase perfettamente formata; “di racconti” deve necessariamente dipendere da qualcos’altro; “di racconti è noioso” è una frase agrammaticale.

Si formano dei rapporti gerarchici tra i vari costituenti. Se si prova a dividere in sillabe una qualsiasi parola italiana, ciascuna sillaba è una sequenza di suoni che può essere riutilizzata e ritrovata in altre parole. La parola è composta da un elemento più importante degli altri: anche all’interno di un elemento così piccolo della parola c’è una gerarchia: le vocali in italiano devono essere presenti, altri elementi hanno meno importanza. Anche a livello di composizione di suoni all’interno della lingua si trova sempre una struttura gerarchica che contraddistingue l’organizzazione del sistema linguistico a tutti i suoi livelli.

Contenuto

Onnipotenza semantica e plurifunzionalità

Quali informazioni possono essere espresse attraverso la facoltà del linguaggio. Attraverso la lingua si può esprimere tutto e in questo senso si è parlato di onnipotenza semantica: ogni significato può essere espresso attraverso la lingua.

Plurifunzionalità: si può dire che la lingua può svolgere più funzioni comunicative e una classificazione attendibile di quali siano le sei funzioni comunicative della lingua è quella che era stata formulata da Jakobson:

  • Emotiva = emittente
  • Metalinguistica = codice
  • Referenziale = contenuto
  • Conativa = destinatario
  • Fatica = canale
  • Poetica = espressione
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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