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realizzare un’indagine tipologica basata su una sola lingua. Ciò non significa che non sia possibile

tracciare un ritratto tipologico di una singola lingua.

La tipologia linguistica non può e non vuole essere una teoria generale del linguaggio, ma una

tipologia del linguaggio ambisce a capire come funzioni il linguaggio inteso come capacità

cognitiva e come esso si realizzi nelle lingue storico-naturali.

La tipologia si propone di individuare schemi e strutture ricorrenti a livello interlinguistico,

esplicitando i principi che ne giustifichino le correlazioni.

Per trovare la spiegazione di fatti linguistici, la tipologia svolge uno sguardo sovente all’esterno del

singolo sistema , tendono a privilegiare condizionamenti intrasistemici.

In chiave tipologica è naturale attendersi che ogni segmento del sistema lingua obbedisca a un

proprio principio organizzativo.

Per riassumere:

La tipologia linguistica si occupa essenzialmente della variazione interlinguistica sul

• piano sincronico, con l’obiettivo primario di rendere espliciti i limiti di quest’ultima.

Lo strumento d’indagine privilegiato della tipologia linguistica è rappresentato dai tipi

• linguistici, insiemi di proprietà strutturali reciprocamente indipendenti, ma correlate in

virtù dell’azione di un unico principio organizzativo soggiacente.

I tipo sono modelli di descrizione linguistica, cioè entità astratte, non oggetti linguistici

• esistenti nella concreta realtà linguistica. Le lingue storico-naturali, fatte salve pochissime

eccezioni, tendono dunque a essere tipologicamente miste.

2. Gli universali linguistici

Gli UNIVERSALI LINGUISTICI indicano proprietà o correlazioni di proprietà che si suppone

contraddistinguano ogni lingua storico-naturale del presente come del passato.

La tipologia e la ricerca sugli universali paiono perseguire obiettivi diametralmente opposti, la

prima si occupa della variazione interlinguistica; la seconda studia ciò che è comune a tutte le

lingue.

I punti di contatto tra le due discipline sono molteplici, entrambe si collocano a livello sincronico;

hanno un carattere descrittivo e non normativo né esplicativo; fotografano uno stato di cose :

osservano che una specifica proprietà occorre in tutte le lingue storico-naturali; né gli universali

né le correlazioni tipologiche hanno in sé la ragione della propria esistenza.

La tipologia e la ricerca sugli universali ricorrono ai medesimi fattori, interni o esterni, per

spiegare le generalizzazioni proposte. Gli universali individuano ciò che è tipologicamente

irrilevante, delimitano e circoscrivono il campo di indagine della tipologia stessa.

Non tutti gli universali hanno la medesima rilevanza per la tipologia, distinguere tra universali

assoluti e implicazionali, sono questi ultimi a interagire più fruttuosamente con la tipologia.

2.1 Gli universali assoluti

Gli universali assoluti sanciscono la presenza (o l’assenza) di una particolare proprietà in ogni

lingua storico-naturale, senza fare riferimento ad alcun altro parametro e senza stabilire

correlazioni fra tratti differenti, l’esempio cui tutte le lingue hanno vocali orali.

Gli universali assoluti non lasciano alcuno spazio alla variabilità, la rilevanza di questi universali

sta nel fatto che stabilendo dei requisiti imprescindibili per ogni lingua forniscono informazioni

sulla natura profonda del linguaggio umano.

Nell’interazione comunicativa l’uomo impiega principalmente la memoria a breve termine, che

rende problematico il recupero di informazioni legate a strutture sintattiche molto complesse.

2.2 Gli universali implicazionali

Gli universali implicazionali pongono in relazione due (o più) proprietà , vincolando la presenza

di una di esse alla presenza dell’altra.

Ponendo in relazione due proprietà distinte e teoricamente indipendenti, un universale

implicazionale lascia alle lingue un buon margine di reciproca differenziazione e offre parametri

affidabili e attendibili per lo studio della variabilità interlinguistica.

Gli universali imlicazionali rappresentano un valido supporto per la tipologia linguistica: essi

stabiliscono i limiti estremi della variazione interlinguistica, indicando i terreni sui quali le lingue

non possono avventurarsi, la tipologia proietta queste generalizzazioni sulla realtà concreta.

2.3 Come spiegare gli universali?

A livello intuitivo gli universali indicano una serie di requisiti che ogni lingua storico-naturale deve

soddisfare, e paiono proiettare sulla concreta realtà linguistica proprietà essenziali del linguaggio.

4

Gli universali in base alle loro specifiche caratteristiche e al livello della lingua cui fanno

riferimento, possano obbedire a fattori di natura diversa.

Se il fine ultimo di ogni lingua storico-naturale è la comunicazione, gli universali possono essere

concepiti come strategie comunicative così efficaci da essere condivise da tutte le lingue storico-

naturali.

2.3.1 Economia, iconicità e motivazione comunicativa

Esistono vari principi in grado di giustificare la presenza o l’assenza di particolari strutture

linguistiche:

1. l’economia può essere definita come la tendenza a snellire il più possibile l’apparato

formale di un sistema linguistico, pur preservando intatte le sue potenzialità comunicative.

L’economia si manifesta a vari livelli: nel contenimento entro limiti compatibili per la

memoria umana dell’inventario delle unità di base della lingua e nella limitazione di

strutture ridondanti.

2. con iconicità si intende la tendenza a riprodurre le sequenze di base a cui viene

organizzata l’informazione da trasmettere. Il piano dell’espressione mira a fotografare con

una certa fedeltà la scansione dell’informazione che avviene a livello mentale.

3. la motivazione comunicativa , se la lingua ha come traguardo essenziale la

comunicazione, è logico attenersi che essa faccia convergere tutte le proprie risorse su

questo obiettivo. E proprio questa motivazione comunicativa offre una spiegazione

dell’universale secondo cui tutte le lingue hanno categorie pronominali implicanti, almeno

tre persone (prima,seconda e terza persona)e due numeri (singolare e plurale).

2.3.2 L’universale 38: la marcatura del soggetto nei sistemi di caso

L’universale in questione afferma che in presenza di un sistema di casi, l’unico caso che può

essere espresso mediante un affisso zero è quello che include tra le sue funzioni quella di soggetto

del verbo intransitivo.

Il sistema nominativo accusativo è quello con cui un parlante occidentale ha la maggior

dimestichezza.

2.4 Universali e tendenze

Anni ’60 JOSEPH H. GREENBERG l’allargamento del campione di lingue ha fatto affiorare una

copiosa messe di eccezioni e di controesempi a molte generalizzazioni ipotizzate.

Tutto ciò ha obbligato a rivedere i cardini della disciplina e rimettere in discussione lo statuto

stesso degli universali.

La distinzione tra universali e tendenze universali: i primi indicano quelle proprietà, correlazioni o

strutture linguistiche che, senza alcuna eccezione, ricorrono in ogni lingua sorico-naturale. Le

seconde designano le proprietà, le correlazioni o le strutture linguistiche che sono attestate in una

porzione statisticamente rilevante delle lingue storico-naturali.

Il valore delle tendenze, intese come descrizioni di situazioni statificamente significative, sta nel

fatto che esse dimostrano inequivocabilmente che la distribuzione dei tratti linguistici e delle

correlazioni tra essi non è casuale, ma obbedisce a una ratio rigorosa.

Per riassumere

proprietà condivise dalla totalità delle lingue del mondo ( gli universali linguistici) o

• almeno da una porzione statisticamente significativa di esse (le tendenze universali).

Rispetto alla tipologia, gli universali hanno una rilevanza maggiore di quella degli

universali assoluti.

Spiegazione convincente da trovare per le tendenze universali e per gli universali per i

• fenomeni o processi linguistici osservati. I fattori che paiono più influenti in questo senso

sono l’economia, l’iconicità e la motivazione comunicativa.

3 La tipologia e il contatto interlinguistico

Ogni lingua è intrisa si elementi alloglotti in buona parte delle proprie componenti. L’interferenza

interlinguistica può manifestarsi a più livelli:

-attraverso semplici prestiti lessicali, mediante l’assimilazione di regole morfologiche

-con l’adozione di costrutti più complessi a livello microsintattico.

L’interferenza è uno di quei fenomeni in cui può essere ricondotto il fatto che non esistono nella

concreta realtà delle lingue storico-naturali, tipi puri.

3.1 La tipologia areale e la nozione di area linguistica 5

Le lingue storico-naturali rappresentano una fonte estremamente preziosa per la ricostruzione

delle intricate vicende storiche delle singole comunità umane e dei territori da esse abitate. Se il

popolamento di una regione si è concretizzato mediante una fitta relazione di scambi tra i

diversi gruppi umani, le abitudini linguistiche possono serbare tracce di qs contatti. Si

possono ricavare testimonianze preziose per far luce sulle vicende passate delle comunità umane.

L’insieme dei tratti linguistici che si sono imposti in una data regione geografica a seguito di una

profonda contaminazione interlinguistica costituisce un “tipo areale”. Vi è stata una spinta

propulsiva degli eventi storico-sociali che hanno innescato i processi di convergenza.

Per poter asserire che le somiglianze hanno una motivazione di natura areale è indispensabile

escludere che esse siano dovute a tendenze tipologiche generali o a familiarità genetica.

Due implicazioni metodologiche:

1. per poter individuare eventuali tracce di contatto areale è indispensabile operare una

comparazione più ampia tra le situazioni osservate nell’area in esame e le tendenze

tipologiche prevalenti nelle lingue del mondo.

Le regioni geografiche in cui tipi areali si concretizzano maggiormente, cioè le regioni in cui le

lingue sviluppano tratti comuni per il fatto di essere fisicamente contigue, vengono definite aree

linguistiche.

Un’area linguistica deve caratterizzarsi per la presenza di più lingue parlate nel medesimo

contesto geografico, ma non immediatamente imparentate e di tratti linguistici da esse condivisi.

3.1.2. Storia e linguistica

un’area linguistica per poter essere tale deve aver assistito a movimenti di popoli di vaste

proporzioni e alla conseguente creazione di aree bilingui o plurilingui.

L’implicazione teorica più rilevante, del rapporto tra storia e linguistica nella verifica delle ipotesi

di diffusione areale di tratti linguistici consiste nell’ineludibile necessità di attribuire un ruolo

preminente alla storia. Non si può prevedere la formazione di un’area linguistica contro

l’evidenza della storia, al contrario è del tutto plausibile che l’evidenza storica non si trasformi in

evidenza linguistica. Un’area linguistica deve essere prima di tutto un’area culturale-storica.

3.2 Alcune aree linguistiche

3.2.1 I Balcani

Il primo esempio di contesto areale, teatro di intricati fenomeni di convergenza interlinguistica,

sono i Balcani. Di fatto sono divenuti il primo LIMES naturale tra Oriente e Occidente, due mondi

non solo opposti ma spesso contrapposti.

Presentano una stratificazione etnica certamente senza pari in Europa, conseguenza di una

serie di ondate migratorie, che hanno più volte stravolto l’assetto complessivo della regione.

L’area Balcanica è il territorio europeo in cui si concentra il maggior numero di lingue

appartenenti a gruppi linguistici diversi: oltre al neogreco e all’albanese, due lingue isolate, va

notata la presenza di lingue slave meridionali, di una lingua romanza, di una lingua altaica e di

una lingua uralica.

I tratti essenziali del tipo areale balcanico sono:

sistema vocalico neogreco articolato su 5 fonemi vocalici (/i/, /u/, /e/, /o/, /a/).

• Sincretismo tra i casi genitivo e dativo la tendenza prevalente è quella a far confluire nel

• genitivo le funzioni precedentemente esercitate dal dativo.

Formazione di un futuro perifrastico verosimilmente come effetto di attrazione del greco

• bizantino e medievale.

Formazione dei numeri da 11 a 19 che prevede una matrice “numero + preposizione su+

• 10”.

Perdita dell’infinito sostituito da preposizioni finite di natura finale, consecutiva o

• dichiarativa (finse che dormiva, finse di dormire).

Preposizione dell’articolo definito tra le lingue balcaniche la collocazione postnominale

• dell’articolo definito riguarda il bulgaro, il macedone, l’albanese e il rumeno dove l’articolo

postposto consente di preservare la distinzione tra un caso nominativo-accusativo e un

caso genitivo-dativo.

3.2.2 L’Europa centro occidentale (l’area di Carlo Magno)

In Europa si registra la presenza di oltre 100 lingue diverse, non tutte immediatamente

imparentate, ma caratterizzate da una serie di tratti comuni e condivisi.

Alcuni tratti che paiono caratterizzare in modo quasi esclusivo alcune lingue d’Europa e il cui

insieme è noto come standard average european (SAE) alcuni di questi tratti sono:

1. somiglianze lessicali che di fatto si articolano su due livelli distinti:

 6

a. presenza di un comune lessico di matrice greca e/o latina

b. presenza di comuni strategie nelle formazione delle parole

2. ordine dei costituenti maggiori della frase indipendente, assertiva relativamente rigida e di

tipo SVO

3. presenza di preposizioni e di genitivi postnominali

4. uso di “avere ed essere” come ausiliari nella formazione di alcuni tempi verbali

complessi

5. presenza simultanea di articoli definiti e indefiniti

6. carattere no pro-drop le lingue pro-drop, altrimenti dette a soggetto nullo tollerano

l’omissione del pronome personale in posizione di soggetto nella frase dichiarativa, senza

che ciò pregiudichi la grammaticalità e la conseguente piena comprensibilità della

struttura linguistica prodotta. Nelle lingue non pro-drop la mancata espressione del

soggetto produce stringhe del tutto agrammaticali e quindi incomprensibili (inglese e

francese) le lingue romanze sono pro-drop.

7. agente e soggetto possono divergere il ruolo semantico di “agente” viene assegnato

all’argomento che designa l’autore dell’azione, il costituente a cui è attribuito il ruolo

semantico di agente corrisponde al soggetto grammaticale della frase

8. la forma passiva consente l’espressione dell’agente

9. accordo delle forme finite del verbo con il soggetto nella maggior parte delle lingue

europee il verbo nelle sue forme finite concorda solo con il soggetto

10. paradigmi di caso fortemente semplificati e di tipo nominativo-accusativo la tendenza

piuttosto marcata, che emerge da una disamina della morfologia flessiva nominale delle

lingue europee è quella che porta ad una progressiva riduzione delle terminazioni del

caso.

La combinazione dei 10 tratti rappresenta la combinazione centrale del nucleo del SAE.

Tedesco/francese/nederlandese la quasi totalità dei tratti si realizza

Basco/turco solo un numero esiguo dei tratti si realizza

Italiano/inglese/lingue slave/neogreco/albanese/lingue baltiche, celtiche e maltese i

tratti 1,3,4,5,7,8,9 trovano una piena realizzazione.

Le lingue che realizzano il maggior numero di tratti del SAE si collocano nella regione Renana.

UN’AREA LINGUISTICA NON COPRE UNO SPAZIO OMOGENEO

3.3 Due sogni infranti: il Mediterraneo e il Baltico

Vi sono nel mondo vari contesti regionali in cui i sistemi linguistici non hanno intrapreso alcuna

marcia di progressivo avvicinamento ad un tipo strutturale parzialmente unitario.

NE IL MEDITERRANEO NE IL BALTICO POSSONO ESSERE CONSIDERATI AREE LINGUISTICHE.

Nel mediterraneo e nel baltico emergono delle costellazioni di microprocessi di convergenza ma

mancano tratti condivisi globalmente. E per sancire l’esistenza di un’area linguistica quest’ultima

condizione pare imprescindibile.

Per riassumere

le condizioni necessarie alla formazione di un’area linguistica sono: la presenza in

• una stessa regione di più lingue non strettamente imparentate, la condivisione, da parte

di queste lingue, di tratti tipologicamente significativi, contatti prolungati e sistematici tra

le diverse comunità di parlanti

queste condizioni sono si necessarie, ma non sufficienti. Si è visto infatti che in alcuni casi

• il loro soddisfacimento non si traduce effettivamente nella formazione di un’area

linguistica.

4. La tipologia e il mutamento linguistico

4.1 Il paradigma dinamico

la tipologia linguistica costituisce un procedimento di classificazione delle lingue che si colloca su

un piano sincronico, tuttavia i possibili punti di contatto con la linguistica storico-comparativa

sono molti.

La storia ci pone davanti agli occhi sia mutamenti marginali e quasi irrilevanti nell’equilibrio

complessivo della lingua, sia trasformazioni radicali e dall’impatto devastante, nelle quali non

sono solo singoli segmenti del sistema a mutare, ma è l’intero sistema ad essere coinvolto o

addirittura sconvolto dal cambiamento. Nessuna configurazione tipologica può essere considerata

come un’acquisizione definitiva, ma in continua trasformazione (DINAMICIZZAZIONE DELLA

TIPOLOGIA) 7


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Facchetti Giulio.

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