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Grimm: Grammatica comparata delle lingue germaniche – François Raynouard (letterato ed erudito francese)

applica il nuovo metodo storico-comparativo allo studio delle lingue romanze

4. Friedrich Diez (linguista e filologo tedesco 800esco) studia l’evoluzione del latino verso le lingue

romanze e applicando in maniera scientifica il metodo storico-comparativo – elabora una grammatica delle

lingue romanze e rapportandole al latino – Meyer-Lubke (maggior esponente della scuola dei noegrammatici e

continuatore di Diez) nella seconda metà dell’800 disciplina e codifica ulteriormente i principi del metodo

storico-comparativo → →

principi teorici: regolarità dei cambiamenti fonetici

5. Caratteri del metodo storico-comparativo

linguistica = scienza →

5.1. Le leggi fonetiche (agiscono nella trasmissione per via popolare, non valgono per i cultismi) (a

partire dal latino volgare) regola generale: I, E (lunga) > e chiusa – eccezioni (digitum > dito, non deto) –

anaforesi: regola condizionata dal contesto, cioè davanti a particolari gruppi consonantici + jod I, E

lunga > i (familja > famiglia) →

5.2. L’analogia (legge speciale che spiega un gruppo di eccezioni) attrazione di una forma sull’altra (per

affinità di suono o di senso), ad esempio il passato remoto mossi (processo analogico che lo fa entrare nella

serie dissi, scrissi) – lapsus analogici: dicete, facete (tipici di bambini e stranieri)

5.3. Cultismi e prestiti forme ereditarie e ripescamenti colti (rimaste più vicine o uguali alla forma di

partenza) oculum (latino):

- occhio (forma trasmessa per via popolare);

- oculare (cultismo) non si è evoluto secondo le leggi fonetiche.

→ →

Prestiti parole passate all’italiano attraverso un’altra lingua manducare (latino) > manger (francese) >

mangiare (da manducare > manicare > manicaretto) → anticipazione fonetica, cioè processo di

5.4. La metafonesi (tipo speciale di legge fonetica) →

assimilazione per cui la vocale tonica cambia per effetto della vocale finale in veneto, napoletano e

inglese (foot > feet; tooth > teeth); la metafonesi veneta è provocata da –i finale che fa passare o tonica a u

ed e tonica. La metafonesi del napoletano è provocata non solo da –i ma anche da –u.

5.5. Fenomeni (fonetici) generali leggi fonetiche comuni a molte lingue:

→ un segmento vocalico o consonantico diventa simile ad uno adiacente (octo > otto;

- assimilazione

pectus > petto); → →

- dissimilazione un segmento si differenzia da uno adiacente (dissimilazione di r peregrinus >

pellegrino; armarium > armadio);

- inserzione aggiunta di una vocale o consonante

→ pròstesi (inserzione di una “e” prostatica davanti ad s impura in spagnolo e francese)

1- all’inizio → →

2- all’interno epèntesi (inserzione di una v per eliminare l’incontro di due vocali, cioè uno iato ruina

> rovina; vidua > vedova)

→ →

3- alla fine epitesi (in toscano antico, aggiunta di “e” dopo parola tronca per farla diventare piana

ciòe = ciò)

di una parola

- cancellazione eliminazione di uno o più segmenti vocalici o consonantici

1- all’inizio aferesi (abbatissa > badessa)

2- all’interno sincope (masculus > masclus > maschio; oculum > oclus > occhio)

→ →

apocope (in italiano è sistematica l’apocope di –de civitatem > cittade > città; virtutem

3- alla fine

> virtude> virtù)

della parola →

- metàtesi (scambio) alterazione dell’ordine dei suoni (fabula > fiaba);

6. L’etimologia origini delle parole e scienza che le studia – onomastica (origine dei nomi propri) –

toponomastica (origine dei nomi di luogo) – interesse presente già nell’antichità classica e nel medioevo – studi

affinati nell’Umanesimo e nel Rinascimento – nel sei e settecento anche per le lingue romanze – nella seconda

metà dell’800 Meyer-Lubke (utilizzando il metodo storico-comparativo) pubblica il REW (dizionario

etimologico romanzo) → Diez analizza solo le principali lingue di cultura mentre

7. La dialettologia: Graziadio Isaia Ascoli

rimangono fuori molte importanti varietà dialettali romanze – Graziadio Isaia Ascoli (linguista goriziano) nei

suoi Saggi ladini fa uno studio scientifico dei dialetti dell’Italia settentrionale, identificando un’area linguistica

che denomina “ladino” comincia a farsi strada l’idea di un continuum dialettale dato dal fatto che le lingue si

differenziano in modo graduale, senza confini linguistici netti (infatti i dialetti italiani settentrionali sono più

affini alle varietà d’oltralpe che al toscano) – la dialettologia romanza si sviluppa ulteriormente con il lavoro di

Meyer-Lubke (il REW) →

8. Sviluppi e limiti del metodo storico: lingua e cultura, semantica e geografia linguistica tra ‘800 e

‘900 innovazione metodologiche grazie a Michel Bréal che rivolge la sua attenzione alla semantica (studio

del significato) – difetti del metodo storico-comparativo: lingua = specchio della mentalità di un popolo

esaltazione delle differenze fra le lingue esagerazione delle differenze fra i popoli – critica dell’idealismo

linguistico (Benedetto Croce e Giovanni Gentile): evoluzione della lingua + storia del paese

9. L’edizione dei testi e il metodo del Lachmann limiti della filologia umanistica: soggettività dei metodi

di correzione dei testi antichi (intervento congetturale e collazione) – meta ‘800: nuovo metodo editoriale ad

opera di Karl Lachmann, padre del metodo (che da lui ha preso il nome) utilizzato nell’edizione critica di

un’opera di Lucrezio - metodo successivamente perfezionato e codificato (all’inizio del ‘900) dal filologo

tedesco Paul Maas – principi del metodo lachmanniano:

1- la recensio (classificazione dei testimoni in base agli errori comuni al fine di ricostruirne i rapporti

genealogici);

2- la correzione del testo in base a criteri oggettivi (legge della maggioranza)

→ →

Prima applicazione del metodo al dominio romanzo Gaston Paris: la Vita di sant’Alessio (1872) Pio

Rajna: De vulgari eloquentia – aspetti comuni tra metodo del Lachmann e metodo storico-comparativo:

- idea di albero genealogico;

- idea di legge →

Sviluppi del metodo agli inizi del ‘900 critiche e revisioni da parte di Giorgio Pasquali: il filologo deve

fornire:

- il testo critico;

- la storia della tradizione (vicende trasmissorie)

Le obiezioni del filologo francese François Bédier: la recensio (combinare le lezioni di testimoni diversi è un

procedimento oggettivo?) propone di riprodurre il testimone ritenuto più vicino all'originale (correggendone

solo gli errori più evidenti) →

10. Bilancio del metodo storico-comparativo successi: ha affrontato il problema dell’evoluzione delle

lingue e ha trattato a fondo la fonetica e il lessico – limiti: rimaneva esclusa l’analisi dei rapporti fra lingua,

pensiero e mondo esterno e compariva appena lo studio della sintassi – inizio del ‘900 il linguista ginevrino

→ verso il paradigma

Ferdinand de Saussure affronta queste carenze nel suo corso di linguistica generale

moderno: lo Strutturalismo

4. IL PARADIGMA MODERNO: LA LINGUA COME STRUTTURA E LA VISIONE SINCRONICA

DEL LINGUAGGIO → corrente della linguistica generale alla fine degli anni ’20 fondata da

1. Alle origini dello Strutturalismo

Saussure (che criticava il metodo storico-comparativo) – diversi rami dello strutturalismo:

- Circolo di Praga (Jakobson);

- Scuola di Copenaghen (Hjelmslev);

- Strutturalismo linguistico americano [Bloomfield e la sua opera Language (1933)]

Sviluppi dello strutturalismo in Francia il funzionalismo di Martinet →

2. Il segno linguistico (uno dei concetti basilari del metodo strutturale) è uno dei tipi di segni (con i gesti, i

segnali, il linguaggio dei fiori) che formano i vari sistemi semiologici, dotati di caratteri comuni: ogni segno è

dotato di:

- significante (sostrato fisico);

(contenuto, idea, concetto)

- significato →

Fra questi due elementi c’è un legame arbitrario il segno è convenzionale (il significato del significante è

frutto di una convenzione fra i parlanti di una comunità linguistica)

3. Sincronia e diacronia lo strutturalismo, come la concezione classica, considera la lingua (nella

contemporaneità) una realtà statica: la lingua viene studiata prima di tutto da un punto di vista sincronico

(analisi di un preciso stato della lingua) e poi da un punto di vista diacronico (del cambiamento, dato dal

confronto fra due stati sincronici)

4. La struttura (sistema) termine centrale del nuovo approccio, strettamente dipendente dal concetto di

valore di un elemento, che non è mai assoluto (poiché fa parte di un sistema) Saussure paragona la lingua al

sistema dei prezzi e dei salari (e al valore dei pezzi nel gioco degli scacchi)

5. Langue (lingua, la generalità, l’aspetto fisso, regolare) e parole (discorso, l’individualità, atto linguistico

→ →

unico e irripetibile) solo la langue può essere oggetto di studio (della linguistica) altri sinonimi:

- codice (arbitrario, convenzionale e fatto di regole precise) e messaggio Jakobson (maggior esponente del

Circolo di Praga);

- competence (dominio istintivo della lingua grazie ad una grammatica interiorizzata) e performance

(esecuzione concreta) Noam Chomsky (fondatore della Grammatica Generativa negli anni ‘50)

6. Il fonema e i tratti soprasegmentali fonetica: studia i suoni nella loro natura fisica e articolatoria -

fonologia: studio del sistema dei fonemi (non semplici suoni ma rappresentazioni mentali, astratte dei suoni),

elementi dotati di carattere distintivo, capaci cioè di costituire coppie minime (2 parole che si differenziano per

un solo fonema cane/pane) – allofoni (varianti posizionali): diverse realizzazioni dello stesso fonema (non

hanno funzione distintiva) – tratti soprasegmentali (indipendenti dai fonemi):

- accento (ha funzione fonologica àncora/ancòra);

- lunghezza; →

- tono (intonazione) affermazione, interrogazione (tono ascendente), esclamazione

→ prova della commutazione (per

7. Gli assi paradigmatico (verticale) e sintagmatico (orizzontale)

individuare coppie minime): rapporto paradigmatico (in assenza), comporta la scelta all’interno di un

paradigma, cioè di una classe di fonemi – rapporti sintagmatici tra fonemi: in presenza (cane /k/ ,/a/, /n/, /e/)

– i rapporti sintagmatici e paradigmatici sono validi non solo per il significante, ma anche per il significato

(opposizione categoriale, semantica o morfologica all’interno di una frase)

8. Oltre il principio della linearità del significante (sviluppi ulteriori dello Strutturalismo)

8.1. Dalla fonologia strutturale alla fonologia generativa fonologia strutturale classica: i fonemi tipici

di ogni lingua sono i suoi elementi primitivi – sviluppi:

- l’ultima articolazione del sistema fonologico sono i tratti distintivi (proprietà articolatoria e acustiche di

ogni fonema); →

- i tratti distintivi sono universali per tutte le lingue (ognuna delle quali le combina in modo diverso)

universalità fonologica di Roman Jakobson inoltre i tratti si combinano in modo binario (un fonema lo

ha o no)

Dagli studi di Jakobson Chomsky e Halle sviluppano la fonologia generativa: esiste un sistema fonologico

soggiacente che si trasforma nelle concrete realizzazioni foniche grazie a delle regole fonologiche

→ Saussure: i morfemi (unità minime

8.2. La sintassi dallo Strutturalismo alla Grammatica generativa →

dotate di significato) si strutturano secondo rapporti lineari di contiguità strutturalisti americani

→ Chomsky: grammatica generativa

(Bloomfield e Harris): analizzano la frase in sintagmi (costituenti)

[l’analisi della frase in sintagmi (gerarchia fatta di gruppi e sottogruppi) può essere rappresentata tramite

l’albero sintagmatico, che utilizza le “parti del discorso della grammatica tradizionale, cioè Sintagma

Nominale, Sintagma Verbale, head (testa) del sintagma] – la grammatica generativa non solo mira a

descrivere la lingua, ma anche a darne una rappresentazione quasi matematica, mostrando che la lingua fa

un uso finito di mezzi infiniti e che in fondo esiste una sola lingua (originaria, il nostratico) così come

esiste un solo uomo: è la monogenesi dell’uomo e del linguaggio

5. VARIAZIONE SOCIALE (sociolinguistica) E GEOGRAFICA (geografia linguistica)

→ rappresentazione su carte geografiche della varietà

1. La Geografia linguistica (nasce fra ‘800 e ‘900)

linguistica – l’ALF (Atlante Linguistico della Francia, che rappresenta i vari patois presenti sul territorio) di

Jules Gilliéron è l’opera che ha fondato la geografia linguistica nel dominio romanzo – l’AIS (Atlante Italo-

Svizzero) è il solo atlante linguistico completo dei dialetti italiani oggi disponibile

2. La Sociolinguistica nasce in America negli anni ’60 e studia la variazione sociale della lingua, cioè le

diversità linguistiche fra gli appartenenti delle varie classi sociali – diglossia (due varietà della stessa lingua

usate in contesti diversi, ad es. italiano e dialetto) vs bilinguismo (conoscenza di due lingue diverse) – il

fondatore della sociolinguistica è stato il linguista americano Uriel Wienrich, alla cui morte prematura William

Labov ha proseguito e approfondito i suoi studi affermando che la presenza o assenza di certi fonemi (e anche la

loro realizzazione) può a classificare una persona in una determinata classe sociale - →

3. Il contributo della Sociolinguistica alla spiegazione del cambiamento linguistico la sociolinguistica

ha messo in luce la relazione fra classi sociali e cambiamento linguistico: la lingua popolare si impone su quella

delle élites o viceversa, ma con estrema lentezza, ed è il risultato di una lotta tra conservazione (più difficile da

osservare perché spesso le forme concorrenti erano solo orali) e innovazione (cambiamento), come il caso

→ → →

1400: egli/lui oggi: egli nello scritto, lui nell’orale futuro: solo

egli/lui (fiorentino antico: solo egli

lui?)

4. Lingua (termine generico) e dialetto (dal greco dialektos: in Grecia esistevano 4 dialetti, cioè varietà

linguistiche letterarie + una koiné, la lingua comune) distinzione (dicotomia) rinascimentale nata con

l’affermarsi del fiorentino sulle altre varietà (considerate inferiori sul piano letterario, non adatte all’espressione

scritta accezione peggiorativa) – oggi dal punto di vista linguistico si potrebbe anche eliminare la distinzione

fra lingue e dialetti (poiché entrambi sono capaci di esprimere qualsiasi concetto equieffabilità delle lingue),

mentre dal punto di vista storico e sociale non tutte le lingue si equivalgono (la gerarchia è decisa dalla

comunità dei parlanti) – con lo sviluppo degli stati nazionali (nell’800) la lingua è entrata a far parte del sistema

dei valori etici e sentimentali della nazione (per la creazione di una coscienza nazionale e la partecipazione alla

vita civile della nazione) – il passaggio da dialetto a lingua deve avvenire, oltre che per via politica, anche

attraverso la standardizzazione (elaborazione di una norma per la nuova lingua, oltre a grammatiche e dizionari)

per renderlo adatto all’insegnamento e agli usi ufficiali.

6. IL CAMBIAMENTO NELLA LINGUISTICA CONTEMPORANEA

1. Sincronia e diacronia abbandono dello storicismo e nuova concezione del cambiamento (con lo

strutturalismo):

→ stesso periodo storico (sezione sincronica) – diversi fenomeni linguistici;

- sincronia →

- diacronia (confronto) stesso fenomeno linguistico – diversi periodi storici (stati di lingua)

2. Il cambiamento sintattico →

3. Il cambiamento morfologico morfologia: ramo della linguistica che studia la struttura interna della

parola e i processi che ne determinano la formazione – morfema: unità minima dotata di significato (i morfemi

si combinano per formare le parole) – fonema: unità minima non dotata di significato – morfologia diacronica:

confronto fra sistemi morfologici relativi a stati di lingua cronologicamente differenti

4. Il cambiamento fonologico Roman Jakobson ha per primo distinto il cambiamento fonetico (del sistema

dei fonemi) da quello fonologico (dell’articolazione dei suoni): il cambiamento fonologico è la manifestazione

di un cambiamento fonetico – il cambiamento fonologico si ha solo quando le modificazioni fonetiche portano

alla: →

- fonologizzazione acquisizione di una nuova opposizione distintiva (i fonemi di una lingua aumentano)

- defonologizzazione perdita di un fonema dal sistema fonologico di una lingua (ad es. la perdita nel latino

volgare dell’opposizione fra vocali lunghe e brevi)

- rifonologizzazione ridefinizione in altri termini di un’opposizione distintiva (ad es. nel latino volgare la

perdita dell’opposizione tra vocali lunghe e brevi ha portato alla distinzione fra aperte e chiuse)

→ semantica: ramo della linguistica che si occupa del significato delle parole –

5. Il cambiamento semantico

lo storicista Michel Bréal ha affrontato per la prima volta il cambiamento semantico, poi nel ‘900 lo

strutturalismo lo ha affrontato in una prospettiva sincronica: ogni parola è dotata di un significante (il sostrato

fisico: in quanto arbitrario, è diverso da lingua a lingua), un significato (il contenuto, l’idea, il

concetto,anch’esso non sempre sovrapponibile in tutte le lingue) e un referente (l’entità extralinguistica,

concreta o astratta, cui il segno linguistico si riferisce) – a fare da mediazione tra referente e segno linguistico

c’è il concetto: una rappresentazione mentale generale, a livello concettuale, del referente – in prospettiva

diacronica, abbiamo un cambiamento semantico quando il significato di una parola cambia da uno stato all’altro

della lingua (il lessico cambia più rapidamente della fonologia, delle morfologia e della sintassi) – ad es. in

latino: bucca = guancia, os = bocca nelle lingue romanze: bocca, bouche, boca – cause del cambiamento

semantico: fattori di carattere socio-culturale ed esigenza di esprimere i concetti (sia vecchi che nuovi) nel

modo più efficace ed adeguato, ad es. usando una parola vecchia in una nuova accezione (oppure attraverso

neologismi e prestiti) →

6. La diffusione del cambiamento linguistico nella società un gruppo di parlanti introduce nel proprio

sistema linguistico un’innovazione che si estende a gruppi sempre maggiori della società: spesso l’innovazione

appartiene ad un gruppo di parlanti che gode di un particolare prestigio, ma può accadere anche il contrario (una

nuova forma può espandersi dai ceti più bassi fino a quelli più alti, come accade per la tendenza alla riduzione

del sistema vocalico francese, fatto di fonemi orali e nasali)

7. IL LATINO →

1. Prima del latino il latino deriva dall’indoeuropeo (fa parte delle lingue indoeuropee, nella sottofamiglia

dell’italico) – nel territorio occupato da Roma e latinizzato esistevano lingue di sostrato indoeuropee e non-

indoeuropee – Ascoli: il sostrato è il motore delle leggi fonetiche? cioè i popoli latinizzati avrebbero influenzato

lo stesso sviluppo del latino trasportando nella nuova lingua le loro abitudini fonetiche?

2. Periodi e stili del latino le lingue romanze non derivano dal latino classico ma dal latino volgare, che è

un concetto ricostruttivo in quanto le forme intermedie possono essere solo ipotizzate poiché non esistono

testimonianze – storia, evoluzione del latino (dimensione diacronica):

- latino arcaico;

- latino tardo;

- latino medievale, che maschera il romanzo (nato intorno al V secolo ma scritto solo molti secoli dopo)

Dimensione stilistica: registri del latino:

- latino classico (varietà alta);

(sermo familiaris, lingua parlata spontanea di tutte le classi sociali, e non solo del popolo, nella

- latino volgare

comunicazione quotidiana) →

3. Le fonti del latino volgare testi latini in cui il filologo ha trovato deviazioni dalla norma del latino

classico sintomi dell’evoluzione delle lingue romanze (gli “errori” sono i principali rivelatori di cambiamento

linguistico) – queste forme scorrette sono dette volgarismi (o romanismi) →

3.1. Opere dei grammatici latini (segnalano, per condannarle, le forme scorrette) Appendix Probi:

appendice (opera di un modesto insegnante) ad una copia di una grammatica di Probo (elenco di volgarismi

con a fianco la forma corretta) – vengono segnalati alcuni fenomeni fonetici all’origine di molte forme

romanze, ad es. la sincope [caduta della vocale postonica (calida > calda)]

3.2. Iscrizioni sul marmo:

- ufficiali latino classico;

- occasionali latino quotidiano [i graffiti di Pompei e le defixionum tabellae (formule magiche per

gettare il malocchio)]

3.3. Lettere di privati, ad es. militari in Egitto che, parlando delle loro faccende quotidiane, fanno un uso

vivo, e a volte scorretto, della lingua →

3.4. Letteratura tecnica (trattati di architettura, agricoltura, veterinaria, culinaria) riguardante le artes (le

discipline scientifiche) ritenute inferiori alla retorica, alla grammatica, alla matematica e alla geometria:

3.5. Opere letterarie:

- commedie teatrali di Plauto e Terenzio (scritte in un latino abbastanza affine al parlato);

- epistole di Cicerone (lettere private scritte in un latino familiare, dallo stile colorito, idiomatico);

- Satyricon di Petronio (unico testo della letteratura latina deliberatamente scritto in latino volgare);

- traduzioni latine della Bibbia: la Vetus latina (o Itala) è la più antica (il linguaggio è umile e popolare,

come la successiva versione di S. Girolamo, detta Vulgata);

- Itinerarium Egeriae (diario di viaggio di una nobile monaca nei luoghi dell’Antico e del Nuovo

Testamento) →

4. Dal latino tardo al latino medievale la trasformazione dal latino al romanzo avviene intorno al V

secolo, alla caduta dell’Impero romano (476 d.C.) - il latino, dalla nascita dei regni romano-barbarici, maschera

il romanzo, che verrà scritto solo alcuni secoli dopo

4.1. Testi documentari scritture giuridiche e pratiche (registri dei monasteri, donazioni, rogiti)

4.2. Opere storiografiche (in Gallia) Historia francorum, scritta (in un latino linguisticamente modesto)

dal vescovo Gregorio di Tours; il Fredegario, opera miscellanea particolarmente ricca di volgarismi

4.3. Regole monastiche la Regula di san Benedetto (530)

4.4. Glosse spiegazioni, parafrasi, traduzioni di parole o gruppi di parole latine:

- Glosse di Richenau (traduzioni di parole ed espressioni della Bibbia);

- Glosse di Kassel (per i bavaresi diretti in Francia);

- Glosse emilianensi e Glosse silensi (in zona iberica);

- Glossario di Monza (parole latino-romanze spiegate in greco volgare)

5. L’interpretazione delle fonti. L’interferenza gli errori sono molto utili per ricostruire il cambiamento

linguistico – ad es. la h, che non si pronunciava più, nello scritto o scompare oppure viene inserita dove non

serve (ipercorrettismo) – in generale, l’errore e l’ipercorrettismo derivano dall’interferenza con un’altra lingua o

un dialetto

6. Fenomeni evolutivi condizionati tipologicamente:

→ era molto libero (soprattutto in poesia), ma con il tempo questa

- l’ordine delle parole in latino classico

caratteristica si è persa, tanto che nessuna lingua romanza l’ha ereditata;

- l’ordine oggetto-verbo in latino classico il verbo si trovava alla fine della frase (dopo il soggetto e il

complemento oggetto) in tutte le lingue romanze l’ordine è soggetto-verbo-oggetto;

- questo vale anche per l’ordine aggettivo-nome, avverbio-verbo, genitivo-sintagma nominale (come in

inglese);

In conclusione, ci sono due tipi linguistici:

1- l’ordine modificatore-modificato tipo linguistico (di cui fa parte il latino) che risale all’indoeuropeo

primitivo; →

2- l’ordine modificato-modificatore tipo linguistico a cui appartengono le lingue romanze (a partire dal

latino volgare)

Questo cambiamento tipologico ha influenzato anche la riduzione e la caduta dei casi latini, la cui funzione

(con ordine inverso) è svolta nelle lingue romanze dalle preposizioni

7. Altri fenomeni sintattici e morfologici (che non possono essere spiegati in una prospettiva tipologica)

7.1. Condizionale (espresso in latino dal congiuntivo) e futuro (si formava in maniera diversa)

7.2. Pronomi clitici (atoni, sempre uniti al verbo) continuano direttamente il latino ma la loro posizione

nelle lingue romanze medievali era diversa rispetto alle varietà moderne

7.3. Le declinazioni nominali per esigenze di semplificazione le 5 declinazioni nominali del latino

classico diventano 3 nel latino volgare:

1- maschile in –u e –o;

2- femminile (e qualche forma maschile) in –a;

3- maschile e femminile in -e

7.4. Le coniugazioni verbali in latino erano 4 (più i verbi irregolari) e nelle lingue romanze si sono

meglio conservate, anche se con frequenti metaplasmi (passaggi di singoli verbi da una coniugazione

all’altra) →

7.5. La formazione del passivo in latino, a seconda del tempo verbale, il passivo si formava:

- con forme sintetiche (semplici);

(composte)

- con forme analitiche

Nelle lingue romanze le forme sintetiche non esistono più, così some i verbi deponenti (aventi forma passiva

sintetica ma di significato attivo)

8. Tre fenomeni (di cambiamento) di particolare interesse →

8.1. Il sistema casuale (eredità indoeuropea) e la sua evoluzione i casi latini sono dati dalla

posposizione del morfema di caso (che esprimono anche il numero e il genere dei nomi)

successivamente si passa ad una struttura mista, cioè preposizione + morfema di caso quest’ultimo,

divenuto ridondante, un elemento accessorio, viene eliminato – al contrario, la preposizione diventa

essenziale poiché permette di prevedere il significato del sintagma – i primi errori nell’uso dei casi sono

indice di cambiamento linguistico – il francese antico aveva una declinazione bicasuale, cioè un sistema a

due casi (nominativo e accusativo) in seguito perduto – il romeno è l’unica lingua romanza che ha

conservato le declinazioni del latino – la gran parte dei nomi romanzi derivano dall’accusativo latino (il

caso più frequente) ma anche dal nominativo

8.2. Verso l’articolo romanzo il latino non aveva articolo mentre le lingue romanze hanno sia quello

definito che quello indefinito – l’articolo definito nasce come richiamo a qualcosa presente nel testo: è un

uso testuale (gli altri usi sono apparsi più tardi) – l’uso dell’articolo indefinito unus diventa molto frequente

a partire dall’alto medioevo, così come quello dell’articolo partitivo (tipicamente gallo-romanzo e toscano)

8.3. Genesi degli ausiliari romanzi (importante innovazione rispetto al latino) il latino per esprimere

l’anteriorità utilizzava la forma sintetica (semplice) del verbo, mentre le lingue romanze hanno creato delle

forme verbali perifrastiche (i tempi composti verbo avere + participio passato)

9. Evoluzione fonologica →

9.1. La lunghezza sillabica latino classico: vocali, lunghe e brevi, e consonanti, lunghe (le doppie) e

brevi latino volgare: complementarità di vocale e consonante (consonante lunga + vocale breve, e

viceversa) la lunghezza delle vocali non è più un tratto distintivo, quindi avviene una fonologizzazione

dell’accento (nel latino classico aveva un ruolo accessorio mentre nel latino volgare diventa un tratto

→ in italiano (come in latino) è distintiva la lunghezza consonantica, ma non più quella

distintivo)

vocalica, mentre le altre lingue romanze non hanno opposizione né di vocali né di consonanti lunghe e

brevi

9.2. Vocalismo tonico →

9.2.1. Vocali toniche la caduta della distinzione fra vocali lunghe e brevi portò ad una

riorganizzazione del sistema vocalico latino, ma solo in una piccola parte della romania Lausberg, cioè

Sardegna, Corsica meridionale, il confine tra Calabria e Lucania) si verificò una defonologizzazione

(tutte le coppie vocaliche uguali confluirono nello stesso suono) – in gran parte della romania si ebbe un

nuovo tipo di defonologizzazione (rifonologizzazione): ad esempio in italiano è nata l’opposizione

fonologica tra vocali aperte e chiuse – in molte lingue romanze (come italiano e spagnolo), le vocali

aperte hanno dato origine a dittonghi (venit > viene, bonum > buono)

9.2.2. Dittonghi molto presto il dittongo latino æ è diventato prima e breve, poi e aperta e infine si è

(caelum > cielo, pedem > piede) – invece il

evoluta in gran parte delle lingue romanze nel dittongo /je/

dittongo au (che ancora il latino volgare conservava) si è monottongato in o in italiano, spagnolo e

francese (aurum > oro, or)

9.3. Vocalismo atono

9.3.1. Sincope caduta di vocali postoniche nel latino volgare (e poi nelle lingue romanze): solidus >

→ testimoniata nell’Appendix

soldus > soldo, masculus > masclus > maschio, oculus > oclus > occhio

Probi →

9.3.2. Vocali in iato il latino volgare avvia un processo di semplificazione della struttura sillabica

eliminando lo iato (incontro di due vocali appartenenti a sillabe diverse) originato da i breve o e breve

+ vocale trasformandole nella semivocale palatale j (jod) alea > alia (dado), lancea > lancia

9.4. Consonantismo (fenomeni evolutivi già diffusi nel latino volgare e poi ereditati, e spesso ulteriormente

sviluppati, dalle lingue romanze) →

9.4.1. Semivocali (latine) j (palatale) e w (velare) diventano consonanti per semplificare

l’articolazione:

- il latino classico non possedeva la consonante /v/ e i segni V e u indicavano sia la vocale u che la

β

semivocale w – nel latino volgare la semivocale w diventa la fricativa bilabiale e poi in gran parte

β

delle lingue romanze diventa la labiodentale v (nello spagnolo, si conserva in contesto intervocalico,

mentre all’inizio di parola o dopo consonante diventa b);

→ nel latino volgare la jod si rafforza, passando alla

- i segni I e i indicavano sia la jod che la vocale i

serie delle consonanti e in gran parte della romania si è evoluta nelle affricate g e z (in spagnolo è

diventata jota) iocum > gioco > juego

9.4.2. Nessi di consonante + jod nel latino volgare, nei nessi consonantici (t, d, k, g, l, n) + jod, per

un fenomeno di assimilazione la jod provoca la palatalizzazione della consonante che la precede:


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Maxxi88

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Lettere
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maxxi88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lettere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof di giovine paolo.

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