Esame di linguistica all'Università Roma Tre
Professori e testo di riferimento
Con la professoressa Pompei e il professor Simone – Università Roma Tre. Seguendo il testo di Raffaele Simone sui Fondamenti di linguistica, si sono trascritte le parti più importanti.
Argomenti trattati
- La sintassi
- Linearità ed ellissi
- Il sintagma
- Bloomfield: sintagmi endocentrici e esocentrici
- Testa e modificatore
- La dipendenza
- La morfologia
- Le clausole sintattiche
- Subordinata e principale
- I complementatori
- Sequenza, grammatica e lessico
- Risorse semiotiche
- Quantificatori e numerali
- Categorie grammaticali: Whorf
- Wittgenstein, Saussure e Chomsky
- Dinamismo comunicativo
- Tipo di struttura e catene anaforiche
- Connettivi
La sintassi
La sintassi si occupa del modo in cui le parole si combinano. L’etologia ha dimostrato che nella comunicazione animale esistono fenomeni che possono in qualche modo essere considerati sintattici; ciò significa che la sintassi non sembra essere esclusiva dell’uomo. Nei codici mimici dei sordi si possono costruire con i gesti sia frasi sia combinazioni di frasi, periodi. Nella LIS la sequenza di gesti corrispondenti a ‘mamma’, ‘sua’, ‘radio’ in quest’ordine, serve ad esprimere ciò che in italiano è espresso da ‘la radio della mamma’.
La principale funzione biologica della sintassi sta nel fatto che permette di accrescere la velocità di trasmissione dei segnali linguistici aumentando l’efficienza della comunicazione. Inoltre funge per ridurre l’ambiguità, collocando le parole in ambienti sintagmatici che ne limitano la molteplicità di significati. Questo ambiente determina il significato delle parole che ne fanno parte favorendo la selezione dei soli valori pertinenti. È possibile tracciare una linea che indichi come è nata la sintassi: l’uomo a causa dei suoi limiti di elaborazione si serve di una lingua il più possibile chiara e memorizzabile, trovandosi obbligato a ripiegare su un codice vago. La vaghezza può essere parzialmente rimediata da un carattere articolato di cui dispone la lingua verbale, ciò rende possibile la sintassi, in un numero illimitato di messaggi, la combinazione di elementi sull’asse sintagmatico. La sintassi è resa possibile dal fatto che le parole si combinano tra loro (condizione di combinabilità) e che si ordinino in sequenze pertinenti (condizione di pertinenza della sequenza). La sintassi delle lingue è non-associativa e non-commutativa.
Ellissi e linearità
Se prendiamo l’esempio "Enzo dice bugie, Carlo no", la seconda parte dell’enunciato dopo la virgola è priva del verbo e utilizza senza menzionarla una porzione della prima, collegata da legami non manifesti perché contiene un verbo che in realtà non si vede (‘Carlo non dice bugie’). Allo stesso modo possiamo prendere un esempio inglese: "John sleeps, I can’t (sleep)". Questi fenomeni di verbo sottinteso possono chiamarsi anche ‘ellissi del verbo’. La sintassi, combattendo contro l’incapacità delle lingue verbali di rendere manifesti i collegamenti tra gli elementi, deve descrivere e far vedere la struttura lineare della lingua, della frase.
Il sintagma
Prendendo l’esempio "Giovanni dorme in camera sua", le due sezioni di enunciato, cioè che ‘egli dorme in camera sua’ sono dei costituenti immediati (dorme + in camera sua) mediati da un egli preciso, Giovanni. Questo può essere presentato con uno schema a scatola o ad albero, dove ogni ramo è un nodo o un punto di corrispondenza del quale viene compiuto un taglio, domina tutto ciò che si diparte da esso (se Giovanni è il nodo 1 e dorme è il nodo 2, in è il nodo 3 e camera il nodo 4 così come sua è il nodo 5. Il nodo 3 dominerà sul 4 e il 2 dominerà sia sul 3 che sul 4 e sul 5).
Entrambe le nozioni adoperate (scatola e albero) hanno una struttura gerarchica nella quale esistono costituenti sopra ordinati (rappresentati da nodi che dominano qualcosa) e costituenti sottordinati (rappresentati da nodi dominati da altri nodi). La linguistica strutturale si occupa del sintagma per cui, escluso il più alto che si riferisce alla frase, ogni nodo ad albero lo rappresenta. È un’unità a cannocchiale (che può essere costituito da altri) e ne può comprendere uno più minori e a sua volta essere compreso in uno maggiore. Non ogni sequenza di parole è un sintagma, infatti, nell’esempio di Giovanni, ‘dorme in’ non lo formano affatto in quanto non sono riconducibili ad uno stesso nodo. Dunque, un sintagma è un costituente formato da parole dominate da uno stesso nodo ad un solo passo di distanza.
Elementi a distanza e sintagma discontinuo
Elementi a distanza in un esempio tipico inglese per verbi sintagmatici: "John rang Jane up" (John ha telefonato a Jane), il sintagma ‘rang … up’ è composto di due costituenti distanti l’uno dall’altro, oppure perché separato dall’intrusione di altre parole come ‘Jane’. Si ha un sintagma discontinuo, invece, quando gli elementi che lo costituiscono non sono immediatamente successivi, es. sono andato subito via, il sintagma è ‘sono andato … via’ e l’intruso è ‘subito’.
La dipendenza
La dipendenza o l’accordo si ha spesso in latino dove le parole possono concordare con il morfosuffissale dei casi, con il genere o il numero. L’identità di morfo o morfema è un mezzo essenziale che le lingue possono adoperare per indicare che quelle parole hanno a che fare l’una con l’altra, costituendo poi un sintagma. Quando una parola in qualche senso si dice dipenda da un’altra, allora si ha la dipendenza. Con la commutazione o sostituzione si può identificarla: date due parole A e B combinate in una sequenza si dice che B dipende da A se è possibile sostituire A + B con solo A ed eliminare quindi B senza destabilizzare l’intera sequenza, ma non avere solo B. Nell’esempio inglese di cui sopra, il verbo ‘rang … up’ non può costituire da solo l’enunciato se non nella formula ‘soggetto + predicato’ e quindi ‘Jane rang’ perché queste dipendono l’una dall’altra. Può esserci una dipendenza unilaterale dove c’è un solo costituente dominante e una dipendenza bilaterale dove ci si domina a vicenda. Altri possono semplicemente non avere dipendenza tra loro e perciò essere indipendenti o autonomi, il cui legame con il resto dell’enunciato può essere apprezzato in termini semantici testuali, tipico esempio delle lingue indoeuropee dei sintagmi assoluti privi di legami sintattici (es. in italiano, il gerundio).
Anacoluti e dipendenza ordinata
Altro fenomeno di indipendenza è degli ‘anacoluti’ o casi in cui un elemento che dovrebbe comportare un accordo nel seguito dell’enunciato viene seguito da un accordo imprevisto, (es. io bisogna dire che non ci crede più nessuno, dove ‘io’ dopo averlo pronunciato viene sospeso senza che nient’altro all’interno della frase si accordi con lui). La dipendenza è una relazione ordinata, in quanto può esistere una differenza tra A e B anche se la posizione degli elementi è la stessa (ad es. marcate dall’intonazione o da altre forme di comunicazione non verbale, o da una pausa virtuale/grafica), quando la relazione di chi domina è in discussione, es. serve il latte, da sinistra a destra ‘serve’ domina il ‘latte’ e da destra verso sinistra il ‘latte’ domina ‘serve’. Le relazioni sintattiche nell’ambito dello stesso sintagma possono essere elastiche perché si tendono a distanza anche notevole pur rimanendo attive.
Morfologia
Anche la morfologia si occupa di combinazioni di elementi (morfi). La sua combinabilità è stretta mentre quella che interessa la sintassi è larga che si verifica che una pausa sia virtualmente possibile tra gli elementi, cioè sia AB che una pausa di silenzio tra le due; che un altro elemento della stessa natura possa inserirsi tra i due considerati, così ACB (l’intruso è C); che l’ordine degli elementi possa essere modificato, ad es. AB e BA; che gli elementi possano occorrere anche individualmente e separati, es. AB, A, B. In morfologia è solo possibile, tra queste, avere alcuni morfi che hanno un intruso tra gli altri (es. festa, fest-icc-iol-a, festicciola).
Sintagmi di Bloomfield
Identificate da Bloomfield, i sintagmi possono essere distinti in categorie: endocentrici e esocentrici. Es. il calcolatore funziona bene; in questo caso ‘bene’ può essere soppresso senza che sia intaccata la funzione sintattica svolta da ‘funziona bene’, laddove ‘funziona’ è ora la testa del sintagma, mentre ‘bene’ è il modificatore. Il sintagma in questo caso è endocentrico perché ha il suo centro in sé stesso (‘funziona bene’ può essere sostituito dal solo ‘funziona’). Tutti gli altri saranno esocentrici perché non funzionano come uno dei propri componenti, es. esco col cappotto, ‘col cappotto’ è esocentrico perché non può comportarsi né solo come ‘col’ né solo come ‘cappotto’. I sintagmi endocentrici sono coordinativi caratterizzati dalla sostituibilità dell’intero sintagma con ciascuno dei suoi elementi e, subordinativi quelli che possono essere sostituiti da uno solo dei propri componenti.
Tipi di sintagmi
Il sintagma endocentrico che abbia un nome come testa è detto sintagma nominale (SN), quello che si comporta come il verbo (testa) si dice verbale (SV) e come un avverbio avverbiale. Affiancamento o concatenazione con elemento zero: il concatenarsi di più parole che non indicano in alcun modo la loro relazione sintattica, la relazione tra X e Y, dove X domina Y, è assicurata da un elemento 0. Nel profilo sintattico l’accordo è un processo fondamentale e caratteristico delle lingue flessive. Le lingue si differenziano per quel che riguarda la libertà o meno dello spostamento in relazione con la quantità di accordi che la lingua stessa impone. Fenomeni ridotti di questo tipo si trovano nell’inglese: il soggetto, nome o pronome, proietta il suo numero sul verbo e il pronome riceve il suo carattere di animato o inanimato secondo la natura dell’oggetto designato dal suo punto di attacco.
Connettori sintagmatici
Risorse linguistiche che hanno la funzione del collegamento sintagmatico sono i connettori sintagmatici, l’esempio più tipico è offerto dalle preposizioni (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra) o in inglese la ‘s del genitivo sassone (es. John’s house, la casa di John) o il gruppo turco Izafet (connessione, collegamento) in cui due nomi che siano tra loro in un rapporto di determinazione si collegano, il primo assume una terminazione di genitivo e il secondo un suffisso possessivo di terza persona, (es. Uzman-in rapor-u, esperto-di rapporto-suo, il rapporto dell’esperto). Anche Idafa vuol dire collegamento, è una parola araba che viene illustrata con uno stato costrutto e che si ha quando un nome viene specificato da un altro nome, in cui il primo quale testa del sintagma perde l’articolo che rimane solo per il secondo che a sua volta prende il caso obliquo. L’articolo è attribuito solo al nome determinante che segnala il termine del costrutto nella sua specifica natura.
Ordine degli elementi e direzione delle dipendenze
Un altro importante connettore è la pura posizione/ordine degli elementi del sintagma, che spesso si osserva in inglese: es. New York State University Library; dove ‘library’ è la testa. La presenza di un morfema di genitivo nel primo nome e quella di una determinazione di persona nel secondo segnalano che il primo nome è specificato dal secondo e viceversa, questo è un collegamento incrociato (da Hockett). L’ordine degli elementi e la direzione delle dipendenze non sono sempre liberi: in un sintagma organizzato, con modificatori disposti da sinistra verso destra, si chiama ‘progressivo’ o a testa iniziale, es. una ragazza bruna, simpatica e intelligente. Oppure una struttura regressiva o a testa finale, es. a perfectly stupidly conceived book; ove ‘book’ è il costituente più a destra e, a sinistra ci sono tutti i suoi modificatori.
Costruzioni obbligate in lingue diverse
Nelle lingue alcune classi di costruzioni possono essere obbligate. Ad es. in inglese l’aggettivo deve precedere il nome al quale si collega (costruzione regressiva) es. beautiful girl, bella ragazza. In francese l’aggettivo tende a seguire il nome che opera come testa, es. un acteur fameux, un attore famoso. In latino l’aggettivo precede il nome-testa quando gli è affiancato come epiteto, es. pulchra domus, (una) bella casa; mentre lo segue quando è in funzione di attributo o ne specifica l’appartenenza ad una categoria, es. lex sumptuaria, legge sui lussi. Quanto ai sintagmi verbali in inglese la negazione ‘not’ deve seguire il verbo, es. to have not, non avere; ma precede l’aggettivo, es. not intelligent, non intelligente.
Sostituenti o pro-forme
La parola latina ‘ipsi’ (essi, essi stessi) esemplifica una classe di risorse chiamata sostituenti o pro-forme cioè parole che in certe circostanze sostituiscono altre classi di parole dalle quali dipende molto la loro interpretazione, la parola che è sostituita è detta ‘punto d’attacco’. Secondo una concezione di origine retorica i sostituenti e in particolare i pronomi, permettono all’emittente di non fare ripetizioni e di evitare nel discorso delle iterazioni che potrebbero ingenerare fastidio e, di riempire i vuoti lessicali e di occasionali dimenticanze, operando per assicurare la coesione e la contestualità degli enunciati. I sostituenti che hanno il proprio punto di attacco a sinistra si dicono ‘anaforici’ (anafora, rinvio all’indietro) e quelli a destra sono i ‘cataforici’ (catafora, rinvio in avanti). I sostituenti possono avere il punto di attacco, come scritto, nell’ambiente sintagmatico in cui occorrono oppure in uno che sta al di fuori della realtà, es. lei è una donna fascinosa; nessun elemento in questa catena sintagmatica ci dice qualcosa a proposito di chi sia ‘lei’, pertanto si ricorre a cose che stanno fuori del linguaggio rinviando alla realtà.
Una parte di essi è formata da elementi che sostituiscono soltanto (cosiddetti sostituenti dedicati o specializzati) come i pronomi clitici in italiano (lo, la, ne, si, ci, etc.). Nell’esempio inglese: He’s going to the movie, but I don’t (lui va al cinema, ma io no), il verbo ‘do’ della seconda clausola sostituisce il verbo ‘is going to’ precedente. In italiano la flessibilità di ‘fare’ è molto più ridotta. Quando differiscono per i rispettivi punti di attacco, i sostituenti sono selettivi: alcuni accettano come punto di attacco solo parole specifiche come gli aggettivi, altri si attaccano a sequenze più estese come nell’es. siamo arrivati tardi, ma lo immaginavamo; ‘lo’ è un chiaro esempio di ‘punto di attacco esteso’ in quanto, alle volte, può spingersi fino a coprire un intero testo.
Incapsulatori
Un caso particolare di sostituenza con punto di attacco esteso è quello costituito dagli incapsulatori cioè che sostituiscono solo in determinati ambienti sintagmatici, es. dell’italiano: fatto, circostanza, evento; altro es. l’alluvione ha distrutto il paese, questa circostanza rende difficile la ricostruzione. Qui, ‘circostanza’ incapsula l’intero enunciato prima della virgola e lo sostituisce. Al suo posto si può trovare ‘tragedia’ perché denoti subito la natura dell’evento cui si fa riferimento.
Sostituente zero
Il punto di attacco, in alcuni casi, è richiamato da un ‘sostituente zero’ e l’inglese ne offre numerosi esempi, nelle cosiddette question tag o domande-coda: es. he’s very tall, isn’t he? (egli è molto alto, no?) in cui la sequenza ‘isn’t he?’ si attacca a ‘tall’ con un sostituente zero che può anche non essere ripetuto (usato anaforicamente); dal punto di vista funzionale, servono al parlante a chiedere conferma dell’informazione che è stata espressa nella parte assertiva dell’enunciato, operando anche come replica per delle clausole, es. I am really tired now. Are you?; oppure serve per chiedere conferme, come il francese ‘n’est-ce pas?’ che con il verbo ‘etre’ alla terza persona del presente indicativo rimane rigido.
In latino le strutture con sostituente zero sono catalogate come ‘ellissi’ (del verbo, del nome, etc.). Il termine indica la mancanza di uno o di una parte di sintagma che sarebbe necessario per completare l’insieme di collegamenti che l’enunciato prevede.
Espansione sintattica
Il livello sintattico vuole che certe combinazioni siano ottenute tramite elementi semplici e che possano comunque combinarsi tra loro (espansione), accadendo con dei meccanismi: il fenomeno per il quale una regola determinata può essere applicata più volte al risultato è la ricorsività, tipicamente sintattico, permette alle sequenze di espandersi, nella semiotica permette di concatenare in modo semplice elementi complessi evitando ripetizioni e copie e come fa notare Chomsky ‘un codice privo di ricorsività sarebbe di complessità proibitiva’. Altra espansione sintattica è l’incassamento che si ha quando un sintagma viene adoperato come componente di un altro, es. ho visto l’uomo che avete invitato a cena; dove ‘che avete invitato a cena’ si comporta come il modificatore della testa del sintagma nominale ‘uomo’ ed è forzato a cambiare livello.
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