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Giulio M. Facchetti - Mario Negri: Creta Minoica

Sulle tracce delle più antiche scritture d’Europa

Capitolo primo: Lingue e scritture dell’antica Grecia

Quadro storico generale

Nell’età del Bronzo, l’isola di Creta fu sede di una fiorentissima cultura, la civiltà minoica. I centri palaziali si svilupparono attorno a diversi costruiti in varie regioni dell’isola (Crosso, Festo, Mallia, Zakro, Cidonia). Il successo sembrava fondato sul controllo di una vasta rete di scambi commerciali, in generale, in tutto il bacino del Mediterraneo centro-orientale, puntellata da colonie e empori minoici. Dal Egizio Kftjw e dall’accadico Kaptaru si suppone il nome indigeno dell’isola, probabilmente Kaptara.

In quel periodo Creta esercitò grande influsso politico, e soprattutto culturale, sulla civiltà greca. Nel 1450 a.C. Creta venne invasa dai greci Micenei, che distrussero tutti i palazzi tranne Crosso, che divenne sede di una dinastia greca. La difesa di Creta, garantita essenzialmente dalla flotta, potrebbe essere stata distrutta dal maremoto provocato dall’esplosione di Thera. Asterio è il capostipite della dinastia micenea di Crosso. In seguito la dinastia userà spesso il nome di Minasse, antico re minoico, al quale è attribuita la vicenda mitologica di Teseo e del Minotauro.

Nel 1350 a.C. anche il palazzo di Crosso subì la totale distruzione da parte degli Achei continentali, segnando la definitiva eclissi della civiltà minoica.

Scritture dell'isola di Creta

Dal XXII-XXI secolo a.C.: il “Geroglifico cretese”. Fin nel XIX secolo a.C. se ne affianca un’altra più stilizzata: Lineare A, creato per un uso fondamentalmente contabile. Entrambe le lingue erano usate per la trascrizione della lingua cretese/minoica. Il Lineare A si è trovato un po’ dappertutto nell’area egea, ma il 70% si trova nell’archivio di Hagia Triada. Attorno al 1600 a.C., il Lineare A venne adottato come forma di scrittura dalle popolazioni greche del continente, adattandola però alla trascrizione dell’antico dialetto greco oggi detto miceneo: è, questa, la Lineare B.

In un primo momento, Ventris attribuì i valori fonetici B ai segni A corrispondenti, ma Louis Godart e Jean-Pierre Olivier, dal 1975, fecero notare che i Micenei avrebbero potuto cambiare i valori dei segni minoici per adattarli alla fonologia greca. La traduzione è quindi complicata, tanto più che il minoico è un’altra di quelle lingue “mediterranee” (come il basco, il hattico o l’etrusco) non classificabili in famiglie note.

Sistemi scrittori connessi e derivati

  • Sillabario cipriota classico, rimasto in uso a Cipro dal XI al III secolo a.C.
  • In seguito ai grandi spostamenti di popolazioni dell’inizio del XII secolo a.C., sappiamo che da Creta un gruppo di profughi sbarcò in Palestina. Sono questi i Filistei? Potrebbe costituire l’anello mancante nella vicenda della trasmissione ai greci delle “lettere fenicie”.

La documentazione minoica

Prendiamo in considerazione specialmente il Lineare A, perché più ampia della documentazione in geroglifici, e perché offre una lettura fondata sui segni B.

Un confronto “funzionale” tra Lineare A e B

Il problema dell’inadeguatezza del Lineare B alla notazione del greco miceneo: il repertorio grafematico del Lineare B è composto da sillabogrammi notanti solo sillabe aperte. Per le sillabe complesse (CCV) o chiuse (CVC) si basano sulla regola della “vocale quiescente”. La lingua micenea era però una lingua ricca di sillabe chiuse e complesse, inadatta quindi alla regola ortografica prevalente.

I circa 6000 testi in Lineare B sono quasi tutti di carattere archivistico e contabile, mentre per il Lineare A, su 326 tavolette ne abbiamo 125 di carattere non amministrativo. Si interpretano questi dati vedendovi il riflesso di una maggiore adeguatezza del Lineare A per la notazione del minoico, rispetto che la B per la notazione del miceneo. Questo perché l’A è una scrittura creata ad hoc, mentre la B non è che un mero adattamento.

Anche il cipriota classico è un adattamento, ma arricchito dall’introduzione di regole ortografiche che permettono di scrivere testi più lunghi e comprensibili, come la tavola di Idalion.

Una dimostrazione: il cipriota classico e il Lineare A non si usano molto le interpunzioni, anche se esistevano. Il raro ricorso alle interpunzioni è indice della adeguatezza alle rispettive lingue.

Capitolo secondo: La situazione etnolinguistica del Mediterraneo orientale alla fine dell’età del Bronzo

1200 a.C.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

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