Linguistica Applicata
Cos’è la linguistica?
LINGUISTICA = lo studio scientifico delle lingue naturali.
STUDIO SCIENTIFICO = è l’approccio che tende a cercare di ridurre un numero infinito di
fenomeni a poche ipotesi generali e facilmente dimostrabili (es. Area del triangolo con la
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formula si comprendoni triangoli di tutti i tipi, a prescindere dai casi specifici).
Nel mondo vale lingue sono tantissime tra dialetti, varietà e varianti; se ci limitassimo ad una sola
lingua, le possibili frasi che potremmo formare sono in nite (le parole sono infinite, se ne possono
creare di nuove e combinarle all’infinito). Anche i fenomeni linguistici sono infiniti.
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In questo corso individueremo le regole generali per cercare di spiegare questa molteplicità di
fenomeni e ridurla a poche regole, facilmente applicabili a moltissimi casi è uno studio senza
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numeri ma che va ad assomigliare all’approccio delle scienze.
Le lingue naturali sono le lingue umane apprese in contesto spontaneo. Si contrappongono al
linguaggio, alla comunicazione degli animali e anche alle lingue artificiali. Un esempio è il
linguaggio informatico (linguaggio artificiale che è stato creato a tavolino) o l’esperanto, cioè una
lingua universale creata per permettere a tutti di comunicare (si tratta però vdi un esperimento
fallito perché una lingua che non è naturale, ovvero appresa in maniera spontanea e non è la
lingua madre di qualcuno, non ha molte possibilità di sopravvivere).
In particolare le lingue naturali sono dotate di 4 proprietà:
- DISCRETEZZA→ l’aggettivo discreto è l’opposto dell’aggettivo continuo.
Le lingue umane naturali sono formate da oggetti discreti, che hanno confini specifici. Ad
esempio, i suoni che compongono il linguaggio umano sono discreti.
Inoltre, ogni elemento è separabile e distinguibile dagli altri; ad es. le vocali si articolano più o
meno in base al movimento della cavità orale. Il cervello percepisce questi suoni e li segmenta in
unità discrete non c’è una via di mezzo tra A ed E: o lo percepisco come mano o come meno.
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(Aggettivi discreti vivo/morto. Aggettivi continui freddo/caldo).
Negli aggettivi continui c’è una gradazione: caldino, bollente ecc.
Anche tra le parole ci sono dei limiti precisi. Questo non vale per il linguaggio animale che è fatto
di sistemi di comunicazione continui (ad es. comportamento dei gatti spaventati: il gatto quando
ha paura rizza il pelo, è un sistema di comunicazione continuo perchè ha una gradazione. Lo
stesso vale per il linguaggio delle api)
- RICORSIVITÀ è la possibilità di creare un oggetto linguistico più grande che ne includa uno
→
più piccolo e di poter ricreare questo processo all’infinito in maniera teorica.
Es: Gianni è bello. Posso inserire questa frase in una più grande che la contenga Maria pensa
→
che Gianni sia bello Tutti dicono che Maria pensa che Gianni sia bello ecc..
→
Ovviamente incontriamo un limite pragmatico: nell’uso reale, cioè in pratica, è impossibile
inserire più di 2/3 frasi una dentro l’altra, però in teoria è possibile.
La ricorsività distingue il linguaggio umano da quello animale.
- COMPETENZA vs ESECUZIONE: la competenza è l’aspetto astratto della lingua, non quello
concreto. Mi dice che posso incastrare venti frasi l’una dentro l’altra perchè fa parte della mia
competenza La competenza è quello che sappiamo di una lingua: aspetto mentale/
→ fi
astratto. Essa è anche la capacità tipica del parlante nativo di dare giudizi di grammaticalità →
ovvero dire che una frase è corretta grammaticalmente e fa parte della mia lingua.
L’esecuzione è l’aspetto fisico, concreto metto in atto la lingua quando parlo e scrivo.
→
Facciamo errori mentre parliamo perché la nostra esecuzione può essere imperfetta.
Qual è la differenza tra le due?
La competenza è perfetta per definizione, mentre l’esecuzione non lo è.
Sbagliamo a parlare, commettiamo degli errori che poi correggiamo ma la competenza rimane
inalterata.
Se una persona diventa afona, perde l’esecuzione ma non la competenza. Per definizione la
competenza dei parlanti nativi è perfetta ma bisogna capire qual è la lingua materna, che può
essere l’italiano o un dialetto/ una lingua acquisita da bambino nel luogo in cui si è vissuti mentre
l’esecuzione non è sempre perfetta.
Inoltre, la lingua si impara in un contesto spontaneo, salvo patologie.
Questi sono alcuni concetti definiti da Chomsky, un linguista americano.
L’atto di parola è sovrapponibile all’esecuzione e l’ASPETTO SOCIALE del linguaggio è che: la
lingua (es. italiana) caratterizza una certa comunità in un certo periodo di tempo (la lingua cambia
nel tempo), prescinde dall’individuo e dal singolo atto di parola.
- DOPPIA ARTICOLAZIONE: con un numero estremamente limitato di elementi (suoni della
lingua, cioè i fonemi) possiamo creare un numero infinito di frasi e di parole. I fonemi sarebbero i
suoni con capacità distintiva (capaci di distinguere significati diversi) e in italiano sono più o
meno 30.
Trenta sono pochi e altre lingue ne hanno di più, ma comunque in numero molto limitato. Con 30
suoni diversi si possono creare un'infinità di parole diverse, lo stesso si può fare con le lettere
dell’alfabeto.
Queste prime 3 proprietà non caratterizzano i linguaggi degli animali: essi non sono discreti ma
sono continui, non hanno la ricorsività e non hanno neanche la doppia articolazione (i versi degli
animali non sono scomponibili in unità più piccole, come ad esempio la parola può essere
scomponibile in fonemi).
La quarta proprietà è stata proposta per distinguere le lingue umane naturali da quelle artificiali:
- DIPENDENZA DALLA STRUTTURA: quando devo interpretare un oggetto linguistico (frase) ci
sono diversi elementi in relazione ma non devo considerare solamente il loro ordine lineare (a
differenza dei linguaggi artificiali in cui ogni elemento è in relazione con quello che viene prima o
con quello che viene dopo). Nei linguaggi umani le frasi hanno una struttura gerarchica e vengono
interpretate dipendendo da questa.
Esempio 1: Gianni guarda le ragazze con il binocolo.
E’ una frase ambigua, ha due signi cati.
1. Gianni spia le ragazze col binocolo
2. Gianni guarda le ragazze le quali hanno un binocolo in mano.
“Con il binocolo” non deve essere interpretato necessariamente come legato al costituente che
viene subito prima, ovvero le ragazze ma può anche essere legato ad un costituente che è più
distante. fi
Esempio 2: Il segretario del re si pettina.
Questa non è una frase ambigua.
Il “si” si riferisce al segretario e ci fa capire che interpretiamo la frase seguendo una struttura di
elementi più o meno articolata di quella che potremmo avere dal semplice ordine lineare, a
differenza di un linguaggio artificiale. Si crea una relazione tra le parole a distanza con elementi
del mezzo proprietà tipica delle lingue umane naturali, mentre le lingue artificiali seguono un
→
ordine lineare.
La COMPETENZA è il DARE GIUDIZI DI GRAMMATICALITÀ:
Esempio 1: a me mi piace il gelato giudizio di valore, la frase non è agrammaticale, non viola
→
una regola grammaticale ma l’insegnante la corregge perché è ridondante, è un uso colloquiale.
A scuola si insegna un italiano standard formale e quindi per quel registro di lingua non è
appropriato, ma non è sbagliato. Il giudizio di valore è dialettale, colloquiale e lo diamo tenendo
conto di una varietà che consideriamo migliore, più alta.
Esempio 2: Maria si è alzato tardi questa frase è sbagliata e le viene dato un giudizio di
→ →
grammaticalità.
Questa frase non è grammaticale, viola una regola della grammatica italiana.
In questo corso ci occupiamo di dare giudizi di grammaticalità, non di valore studiamo la
→
LINGUISTICA DESCRITTIVA, cioè che descrive quello che fa parte della nostra lingua.
LINGUA ORALE VS LINGUA SCRITTA
Quale delle due è più importante?
Quella che impariamo in modo spontaneo da bambini è la lingua orale. La lingua scritta si impara
dopo e non in maniera spontanea.
Ci sono lingue che non sono mai state scritte, persone che non hanno mai saputo scrivere.
Ci occuperemo principalmente della lingua orale perchè è quella che si impara in contesto
spontaneo.
La linguistica è una disciplina modulare, cioè ha tanti aspetti. I corsi di linguistica sono molto
diversi tra loro, hanno oggetti di studio diversi anche se tutto concerne le lingue e l’aspetto
astratto del linguaggio.
ACQUISIZIONE DI L1
Le lingue naturali sono quelle che si acquisiscono in maniera spontanea e ora vediamo cosa
succede nel bambino quando acquisisce il suo L1:
L’acquisizione di L1 è considerata un paradosso. PERCHÉ?
Un neonato che non sa fare niente ma nel giro di 2 anni (circa) riesce ad ottenere una competenza
perfetta senza sforzo, senza impegno e senza che qualcuno glielo insegni.
L’apprendimento avviene in maniera spontanea e in maniera molto rapida un adulto nel giro
→
dello stesso tempo non riuscirebbe ad apprendere una seconda lingua. Questo è un paradosso
perché per altri tipi di apprendimento gli adulti sono più rapidi rispetto i bambini (come ad es.
fare una torta, riparare una bici) invece per la lingua è il contrario. Un adulto è già perfettamente
competente, nella sua lingua studia, legge e scrive.
In una famiglia di immigrati imparano meglio l’italiano i figli mentre gli adulti impiegheranno più
impegno e motivazione. I bambini più sono piccoli, più meno impegno metteranno ad imparare
una lingua, che sia materna o straniera.
Inoltre, quando veniamo al mondo siamo predisposti ad imparare una qualsiasi lingua in termini
rapidi, senza sforzo, senza impegno e senza differenze individuali; quindi dai genitori ereditiamo il
fatto che, in quanto esseri umani, siamo predisposti ad imparare un linguaggio molto complesso e
articolato ma quale lingua impareremo non è determinato biologicamente non imparo
→
necessariamente la lingua dei genitori biologici, imparo quella che sento (le due non sempre
coincidono).
Per quanto riguarda L1 siamo tutti ugualmente bravi: la competenza del parlante nativo è perfetta
per definizione.
Gli errori di agrammaticalità che caratterizzano un parlante che ha competenza di un’altra lingua,
un madrelingua non li farebbe mai non ci sono differenze individuali al contrario di tutti gli altri
→
tipi di apprendimento, come quello delle lingue straniere che avviene in età più adulta.
Inoltre, si dice che c’è un’età critica, un periodo di tempo in cui l’apprendimento dovrebbe
completarsi. L’idea è che l’apprendimento linguistico sia di tipo biologico e non intellettuale,
motivo per il quale i bambini sono più rapidi.
Altro esempio di apprendimento biologico è il camminare, il nuotare prima o poi lo facciamo
→
tutti, ma da piccoli.
Gli apprendimenti biologici dovrebbero completarsi nell’età critica, considerata all’incirca di 12
anni (età della pubertà) ma, per quanto riguarda la fonologia, anche verso i 7 anni.
Dopo i 12 anni possiamo imparare una lingua ma da adulti.
Nell’apprendere una lingua, si parte dallo stadio zero fino ad arrivare allo stadio stabile che
corrisponde alla competenza del parlante nativo. Tra questi due stadi ci sono delle varie tappe
intermedie e il nostro obiettivo è quello di avvicinarci sempre di più allo stadio stabile.
Per avere una competenza del parlante nativo bisogna essere al di sotto dell'età critica. Esistono
comunque dei casi di bambini che non hanno parlato ma proprio per il fatto di non aver ricevuto
dei dati dalla comunità dei parlanti. Ad esempio quando ad un sordo non arriva l’input, diventa
sordomuto perché non riceve l’input linguistico; così come ci sono i bambini selvaggi.
Esistono casi di bambini che venivano isolati dalla comunità dei parlanti e non hanno imparato a
parlare, per cui quando sono stati ritrovati hanno avuto serie difficoltà ad imparare anche la lingua
madre.
Gli apprendimenti biologici devono essere fatti da piccoli, se vengono fatti dopo richiedono più
impegno e risultati incerti.
Le lingue dei sordi, le lingue dei segni, lingue che non fanno uso della modalità orale/auditiva ma
di quella visiva/gestuale, sono anch’esse delle lingue naturali che vengono apprese in modo
spontaneo. In Italia si parla il LIS, lingua italiana dei segni, ma è diverso da Paese in Paese ogni
→
lingua orale ha una sua lingua dei segni.
Esistono anche bambini bimodali: genitori sordi, ma loro udenti.
Abbiamo 2 correnti principali teorie, risalenti al secolo scorso, che riguardano l’acquisizione di L1:
- COMPORTAMENTISMO esso si avvale dei lavori di Bloom eld degli anni ’30 ripresi poi da
→
un altro filosofo degli anni ‘50, Skinner.
Il contributo fondamentale dei linguisti comportamentisti è stato il rendersi conto dell’importanza
dell’input. L’input è proprio l'insieme dei dati linguistici con cui il bambino entra in contatto, i dati
che arrivano al cervello. fi
Fino agli anni ’30 non si sapeva ancora che, in realtà, il bambino non impara la lingua dei genitori
biologici ma impara la lingua dell’ambiente circostante, quindi la lingua che gli fornisce l’input.
Senza l’input il bambino non impara niente (caso sordi, caso bambini selvaggi) perché
l’apprendimento è di tipo biologico. E’ sufficiente che il bambino sia inserito in una comunità di
parlanti per poter acquisire informazioni esterne e iniziare a parlare.
I comportamentisti basavano la loro teoria su un sistema chiamato stimolo, risposta e rinforzo.
Essi non vedono l'apprendimento linguistico come un apprendimento particolare, fine a se stesso
ma come un apprendimento in genere e, quindi, questo modello di stimolo, risposta e rinforzo è
alla base di ogni apprendimento.
In questo periodo iniziarono anche gli esami di laboratorio (ad es, un topolino venne messo in un
labirinto. Stimolo fame. Risposta andare a destra o a sinistra. Rinforzo ottenimento del
→ → →
cibo).
Il motivo che ti spinge ad apprendere è lo stimolo. Ugualmente se il bambino ha fame, risponde
chiedendo la pappa e il rinforzo positivo è l’ottenimento del cibo.
L’acquisizione del linguaggio parte dagli stimoli e avviene con il rinforzo che deve essere positivo
più che negativo. Memorizzando queste risposte, c’è una sorta di creazione di abitudini
linguistiche e quindi il bambino, facendo più tentativi, apprende.
Questo approccio è stato usato anche per l'insegnamento di L2 ma ormai è tramontato. Gli
approcci facevano uso dei drills, cioè degli esercizi di ripetizione molto noiosi. Per apprendere L2,
bisognava far finta di essere dei bambini minimizzando il più possibile gli errori, che venivano visti
in maniera negativa come un fallimento dell’insegnamento. Questo approccio è tramontato
perché era molto noioso e lento ma soprattutto perché non veniva contestualizzato.
- COGNITIVISMO detto anche mentalismo o innatismo.
→
Il principale rappresentante è Chomsky che ha iniziato a lavorare verso il 1955, criticando i lavori di
Skinner. Egli afferma che l'input è importante ma non sufficiente.
Chomsky porta l'argomento della povertà dello stimolo se osserviamo le produzioni dei
→
bambini piccoli, ci rendiamo conto che non ripetono fedelmente ciò che hanno sentito ma molto
spesso mostrano che hanno capito di più di ciò che hanno sentito.
Lo stimolo è povero sia in quantità che in qualità:
- Quantità il bambino ha una capacità infinita di creare delle frasi nuove, anche con poche
→
parole a disposizione.
L’approccio chomskiano viene chiamato anche grammatica generativa perché il bambino ha una
capacità infinita di generare nuovi frasi ma anche nuove parole (il bambino inventa le parole).
L’input che è giunto alle orecchie del bambino nei suoi primi mesi di vita è un numero finito di
cose (non di parole infinite perché può anche dimenticare ciò che ha sentito).
- Qualità lo stimolo che giunge alle orecchie del bambino molto spesso è imperfetto perché è
→
una somma di esecuzioni che causano degli errori. Ciò che arriva alle orecchie del bambino non è
una serie di frasi appurate ma è qualcosa che contiene un sacco di errori.
lo stimolo da solo non basta.
Se analizzassimo le produzioni dei bambini, ci renderemmo conto che ciò che producono è molto
diverso da ciò che sentono.
Il bambino è in grado di produrre delle generalizzazioni Ad es, sente per la prima volta una
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parola inconsueta: “giraffa”. Due minuti dopo è in grado di chiedere “e le giraffe dove vivono?".
La parola “giraffe” non l’ha mai sentita ma ha saputo formare il plurale in modo corretto;
normalmente nessuno ci fa caso e si chiede come sia possibile.
È possibile grazie alla GENERALIZZAZIONE: giraffa giraffe.
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Quando il bambino fa le IPERGENERALIZZAZIONI: uomo uomi, commette un errore e ce ne
→
accorgiamo.
Le ipergeneralizzazioni non sono altro che regolarizzazioni di p
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