Estratto del documento

Linguaggio e comunicazione

Il linguaggio è il nostro mezzo principale di comunicazione del pensiero e, in più, è universale. Nella produzione del linguaggio si inizia con un pensiero, che in qualche modo si traduce in una frase, e si conclude con dei suoni che la esprimono. Nella comprensione del linguaggio si parte dall’ascolto dei suoni, gli si attribuiscono dei significati sotto forma di parole, si mettono insieme le parole per costruire una frase.

Componenti del linguaggio

Dal livello più alto a quello più basso troviamo:

  • Unità sintattiche (frasi e sintagmi)
  • Morfemi (suffissi e prefissi)
  • Fonemi (unità sonore minime)

Il linguaggio è un sistema con molteplici livelli che serve a collegare il pensiero al discorso, attraverso le parole e la sintassi.

Proprietà del linguaggio

  • Il linguaggio è simbolico (le parole rappresentano le cose in modo arbitrario; es. la parola “libro” non ha l'aspetto o il tatto di un libro)
  • Il linguaggio è strutturato (ci sono regole che governano il modo in cui si possono associare i simboli → nel loro insieme costituiscono la grammatica)
  • Il linguaggio è generativo (le regole ci permettono di combinare le unità, che a sua volta permette di generare un numero infinito di messaggi)

Fonemi e morfemi

I fonemi sono unità sonore minime distintive (es. in “boy”, la “b”). Un fonema è il più breve segmento della lingua italiana dotato di significato. Le nostre categorie fonemiche agiscono come filtri che convertono un flusso continuo della lingua in una sequenza di fonemi familiari. Ogni idioma è costituito da un proprio insieme di fonemi che, per uno che parla un’altra lingua, possono risultare ostici anche solo da percepire, figurarsi a riprodurli.

Le regole fonologiche di una lingua stabiliscono quali fonemi possono seguire altri fonemi. Il termine morfema è utilizzato per indicare ogni piccola unità linguistica portatrice di significato. Anche i suffissi e i prefissi trasmettono un significato. Le regole morfologiche stabiliscono come i morfemi devono essere combinati per formare le parole. La maggior parte dei morfemi è una parola di per sé. Alcune parole (come gli articoli e le preposizioni), dette “morfemi grammaticali”, però, servono soprattutto per rendere le frasi grammaticalmente corrette. Anche alcuni prefissi e suffissi hanno una funzione grammaticale (es. -ndo per coniugare un verbo al gerundio).

I morfemi grammaticali possono essere elaborati o appresi in modo diverso dalle parole di contenuto. → Una prova di ciò è fornita da forme di lesione cerebrale nelle quali l'uso di morfemi grammaticali risulta più danneggiato rispetto all'uso delle parole di contenuto.

Semantica e sintassi

La funzione del linguaggio è quella di trasmettere il significato. La semantica è lo studio del significato delle parole e delle frasi. Ad esempio: molte parole non hanno solo il significato che troviamo nel vocabolario, ma anche delle altre connotazioni (culturali o emotive). Altre parole sono ambigue perché esprimono più di un concetto, anche se il significato può essere determinato dal contesto-frase. Ci sono prove che, per un breve istante, prendiamo inconsciamente in considerazione entrambi i significati della parola ambigua. Entrambi i significati sono attivati durante la comprensione della frase.

La sintassi di una lingua (ovvero le sue regole sintattiche) stabilisce come unire le parole in espressioni e frasi. Da ascoltatori, di solito combiniamo facilmente le parole in unità sintattiche che comprendono sia le frasi che i sintagmi. Una proprietà importante di queste unità è che corrispondono a parti del pensiero. Ogni frase può essere suddivisa in sintagmi in modo tale che ciascun sintagma corrisponda al soggetto o al predicato, oppure all’intera proposizione.

Il sintagma nominale è la parte centrata su un nome e specifica il soggetto della proposizione. Il sintagma verbale indica il predicato della proposizione. A volte capita che la ripartizione tra sintagma nominale e sintagma verbale venga fraintesa inizialmente, perciò la frase risulta difficile da comprendere. Questo tipo di fraintendimento è chiamato con effetti del contesto su comprensione e produzione.

Effetti del contesto su comprensione e produzione

Spesso il contesto rende prevedibile ciò che sta per essere detto. Dopo aver compreso solo alcune parole, saltiamo alla conclusione di ciò che pensiamo significhi l’intero discorso. Alcune volte, però, in assenza del contesto, è praticamente impossibile comprendere il significato. Non basta capire i fonemi, i morfemi e i sintagmi, ma è necessario sapere l’argomento e capire con chi si sta comunicando, per afferrare l’intenzione dell’interlocutore mentre esprime quella frase specifica.

Basi neurali del linguaggio

Due regioni dell’emisfero cerebrale sinistro sono particolarmente importanti per il linguaggio: l’area di Broca e l’area di Wernicke (vedi approfondimento) → Lesioni in ciascuna di queste aree, o nelle aree intermedie, provocano tipi specifici d’afasia (un disturbo del linguaggio). Il paziente con afasia di Broca capisce le domande dell’intervistatore ma il suo eloquio non è per nulla fluente (s’inceppa ed esita). Quest’afasia è un’alterazione della produzione del linguaggio (e non della comprensione).

L’eloquio di quello con afasia di Wernicke, invece, ha la sintassi intatta ma le frasi sono senza senso, si osservano evidenti problemi a trovare il nome giusto delle cose e, a volte, la creazione di neologismi. È un’alterazione della comprensione del linguaggio (e non della produzione). Secondo il modello di Geshwind, l’area di Broca è adibita alla programmazione del linguaggio, mentre l’area di Wernicke è adibita alla fonologia. In questo modo, il significato delle parole non è immagazzinato in nessuna delle due aree.

Un particolare tipo di afasia, l’afasia di conduzione, sembra avvalorare questo modello. In questa condizione il paziente può comprendere cosa gli è detto e può produrre un eloquio fluente – avendo entrambe le aree intatte – ma non può trasmettere cos’ha capito al centro del linguaggio, perché le connessioni tra le aree sono danneggiate. Altri studi, però, sono in contrasto con il modello di Geshwind, poiché hanno dimostrato che l’afasia di Broca non è limitata all’espressione del linguaggio, ma contiene anche problemi di comprensione. Il presupposto secondo cui ogni tipo di afasia sia causato da una lesione ad un’area specifica del cervello è troppo semplicistico. In realtà, la regione specifica che media ogni funzione linguistica può variare da una persona all’altra. Il linguaggio è mediato da aree cerebrali differenti in persone diverse, perciò presumibilmente anche le zone associate all’afasia variano da un individuo all’altro (differenze individuali).

Sviluppo del linguaggio

Lo sviluppo avviene a tutti e tre i livelli del linguaggio: inizia a livello dei fonemi, prosegue a quello delle parole e degli altri morfemi, fino al livello sintattico.

  • Acquisizione dei fonemi:
    • Appena nati i bambini sanno distinguere i fonemi di tutte le lingue.
    • Giunti alla fine del primo anno di vita, a causa della ripetuta esposizione a una sola lingua, sanno distinguere solo i fonemi tipici di questa. (Es. un piccolo giapponese di sei mesi sa distinguere la “l” dalla “r”, ma perde questa capacità entro la fine del primo anno di vita).
    • Ad ogni stadio di sviluppo possiamo notare che i bambini riescono a comprendere il linguaggio meglio di quanto non riescono a produrlo, cioè a parlare → la conoscenza passiva del linguaggio supera quella attiva.
    • Nonostante i fonemi della propria lingua siano acquisiti entro il primo anno di vita, è solo entro i quattro anni che i bambini apprendono come combinare i fonemi in modo corretto.
  • Acquisizione di parole e concetti:
    • A circa un anno i bambini iniziano a parlare → i bambini acquisiscono e usano i primi vocaboli per riferirsi a dei concetti (“papà”, “cane”, “palla”).
    • Tra 12 e 30 mesi i bambini iperestendono il vocabolario, ovvero applicano le stesse parole a concetti vicini (ad esempio, dicono “cane” anche per riferirsi a gatti, mucche e altri animali).
    • A circa due anni e mezzo le iperestensioni cominciano a scomparire, presumibilmente perché il vocabolario del bambino aumenta. A due anni si nota un processo denominato “fast mapping”, ovvero il fenomeno per cui una parola viene associata al concetto corrispondente soltanto dopo una singola esposizione.
  • Acquisizione della sintassi:
    • Tra un anno e mezzo e due anni e mezzo, i bambini acquisiscono la costruzione di sintagmi, cioè le prime combinazioni sintattiche, usando solo le parole che trasmettono il contenuto più importante. (esempio “là, mucca” per intendere “là c’è una mucca”).
    • Verso i tre anni, quasi tutti sanno coniugare i verbi al singolare/plurale e al passato. → le regole grammaticali appena scoperte vengono spesso generalizzate a tutti i casi (fenomeno dell'iper-regolizzazione).
    • Gran parte dell’acquisizione del linguaggio avviene entro i 5 anni. Tuttavia, non finisce lì: all'incirca nello stesso momento, la maggior parte dei bambini sviluppa consapevolezza metalinguistica, ovvero l'abilità di riflettere sulla natura del linguaggio. Ad esempio, tra i sei e gli 8 anni i bambini iniziano a capire l'ironia perché imparano che certe espressioni possono avere un significato sotteso che può differire dal loro significato letterale.

Acquisizione del linguaggio: processi acquisiti e fattori innati

Sia i processi di apprendimento che i fattori innati hanno un ruolo nel modo in cui i bambini acquisiscono linguaggio. I comportamentisti (come Skinner) ritenevano che i bambini apprendessero il linguaggio attraverso condizionamento, rinforzo e imitazione. Gli adulti possono infatti ricompensare i bambini quando dicono una frase grammaticalmente corretta e riprenderli quando commettono errori. Tuttavia, l’ipotesi comportamentista è poco plausibile perché:

  • I genitori non rinforzano sistematicamente la produzione di frasi migliori, ma si accontentano che la frase sia comprensibile;
  • I bambini, più che imitare, producono continuamente frasi nuove, che non hanno mai sentito prima;
  • I bambini non si limitano a ripetere, ma acquisiscono e applicano le regole, formando delle ipotesi su come funzioni il linguaggio.

Per questo si verifica il fenomeno della iper-regolarizzazione: le regole grammaticali vengono generalizzate anche ai casi irregolari (Es.: “ho romputo la tazza”, trattano il verbo rompere come regolare e quindi aggiungono -uto alla fine per produrre il tempo passato). Chomsky propone un sistema grammaticale universale → sviluppò una teoria che criticava la teoria del comportamentismo di Skinner: secondo Chomsky gli esseri umani hanno la capacità biologica innata di imparare il linguaggio. Il cervello umano alla nascita è già fornito di un dispositivo per l'acquisizione del linguaggio (LAD) ← “Il linguaggio non viene appreso, ma cresce secondo un prefissato programma geneticamente determinato, modificato e rimpolpato di specifici dettagli dall'esperienza”.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 21
Linguaggio e pensiero - Psicologia generale Pag. 1 Linguaggio e pensiero - Psicologia generale Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Linguaggio e pensiero - Psicologia generale Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Linguaggio e pensiero - Psicologia generale Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Linguaggio e pensiero - Psicologia generale Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 21.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Linguaggio e pensiero - Psicologia generale Pag. 21
1 su 21
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher seadrop01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Pazzaglia Francesca.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community