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Prefazione

Il linguaggio umano è complesso e non è paragonabile alle altre forme di comunicazione animale, probabilmente si fonda su principi completamente differenti. Se è vero però che noi discendiamo dalle scimmie il discorso si complica. Nel 1866 la Società Linguistica di Parigi mise al bando qualsiasi discussione sull’evoluzione del linguaggio. Oltre alla mancanza di evidenze empiriche il freno era che l’argomento fosse scottante. In quegli anni si diffuse l’origine delle specie di Charles Darwin secondo cui "gruppi" di organismi di una stessa specie si evolvono gradualmente nel tempo attraverso il processo di selezione naturale, rifiutando quella più in voga fino a quel tempo: il creazionismo, che ritiene le specie, essendo create da Dio, perfette e immutabili.

Corballis sostiene che i parigini fossero troppo severi e che negli ultimi anni ci sono state molte scoperte e dati a favore dell’evoluzione del linguaggio. Il suo intento è di intessere una storia dell’evoluzione del linguaggio ricorrendo a più discipline con l’assunto base secondo cui il linguaggio si è evoluto non dai richiami vocali ma dai gesti manuali.

L’idea non è nuova, risale già all’espansionismo europeo con i commercianti che dialogavano a gesti ed è una tesi che fa parte della teoria gestuale del filosofo settecentesco Condillac che dovette camuffarla come una favole per l’epoca secondo cui tutto era un dono di Dio.

Capitolo 1 – Cos'è il linguaggio

Alcune teorie sostengono che discendiamo dagli uccelli, certo, questi hanno alcune caratteristiche comuni (mettono da parte il cibo, prendono le cose con una zampa, cantano) ma pur battendo i mammiferi per le loro vocalizzazioni, queste restano comunque dei richiami ben lontani da forme linguistiche vere e proprie. Qualche analogia riscontrabile è solo da addurre all’evoluzione convergente (per cui specie diverse che vivono nello stesso tipo di ambiente, o in nicchie ecologiche simili, sulla spinta delle stesse pressioni ambientali, si evolvono sviluppando per selezione naturale determinate strutture o adattamenti che li portano ad assomigliarsi fortemente.)

Il linguaggio è la capacità dell'Uomo di comunicare per mezzo di un codice complesso, cioè una lingua. È una capacità espressamente umana. Whitehead parlava di generatività considerando la peculiarità della lingua umana: Infatti mentre le altre forme di comunicazione tra animali sembrano essere limitate ad un numero di segnali piccolo, non c’è limite alle idee o alle proposizioni in un enunciato.

Le proprietà della lingua secondo la classificazione di Gaetano Berruto e Massimo Cerruti sono:

  • Biplanarità
  • Arbitrarietà L’arbitrarietà consiste nel fatto che non esiste un vincolo naturale tra significante e significato di un segno linguistico: si tratta, perciò, di convenzioni scelte in modo arbitrario e imposte dalle rispettive comunità linguistiche alle quali le parole appartengono.
  • Doppia articolazione
  • Trasponibilità di mezzo
  • Linearità e discretezza
  • Plurifunzionalità
  • Produttività
  • Ricorsività Con l’espressione ricorsività, presa in prestito dalla matematica, indichiamo una prerogativa del linguaggio umano, estranea ai sistemi di comunicazione animale, che consente di applicare un numero illimitato di volte, in sequenza, la medesima regola, definita appunto ricorsiva. Consiste nella possibilità di applicare lo stesso procedimento un numero illimitato di volte per ottenere segni sempre nuovi. Sono ad esempio ‘ricorsive’ le regole che prevedono l'aggiunta di un aggettivo al nome (possiamo dire "un amico leale, generoso, franco, disponibile, cordiale, allegro...")
  • Distanziamento o libertà da stimoli
  • Trasmissibilità culturale
  • Complessità sintattica
  • Equivocità

Una delle peculiarità della lingua è proprio la GRAMMATICA ovvero l’insieme di regole inconsapevoli che governano tutte le forme naturali di linguaggio umano (quindi non solo le regole pratiche che usiamo). Questa grammatica di cui si parla è la GRAMMATICA GENERATIVA di Chomsky: Una grammatica generativa è un insieme di regole che "specificano" o "generano" in modo ricorsivo (cioè per mezzo di un "sistema di riscrittura") le formule ben formate di un linguaggio. Questa definizione include un gran numero di diversi approcci alla grammatica.

La grammatica generativa dovrebbe essere distinta dalla grammatica tradizionale, che solitamente:

  • È fortemente prescrittiva, anziché puramente descrittiva;
  • Non è matematicamente esplicita;
  • Storicamente ha analizzato un insieme relativamente ristretto di fenomeni sintattici.

I linguisti pongono una divisione tra grammatica e significato, noi siamo in grado di comprendere enunciati corretti grammaticalmente ma privi di significato “le idee verdi senza colore dormono furiosamente”.

Vi sono poi i termini FUNZIONALI (articoli, pronomi, congiunzioni, preposizioni…) che in grammatica sono importanti perché sono le impalcature su cui costruire gli enunciati e i termini di CONTENUTO che si riferiscono ad azioni, oggetti, qualità e che possono facilmente essere sostituiti.

Un aspetto importante in cui le lingue si differenziano ha a che fare con l’ordine delle parole e la relativa capacità di flessione. In linguistica si chiama flessione (danno luogo alle diverse forme duna stessa parola) una qualsiasi variazione morfologica delle parole realizzata per indicarne i tratti grammaticali o sintattici. Avremo ad esempio diverse forme flesse di un verbo (io lavoro, tu lavori) oppure di un nome (il lavoro, i lavori). Esistono diverse forme di flessione in base alla forma che il nome o il verbo assume in un enunciato, queste vengono chiamate forme flesse.

Esempio: La flessione del nome gato in spagnolo o in portoghese. Si noti il procedimento nella formazione del femminile e del plurale; il femminile si forma cambiando la desinenza come in italiano (da -o si passa infatti ad -a); il plurale si ottiene semplicemente aggiungendo una nuova desinenza (-s), come accade del resto in francese o in inglese. Come in italiano, in rumeno e in francese, si usa il maschile plurale per indicare un insieme misto di elementi maschili e femminili: si dirà che il maschile è la forma non marcata.

Le lingue funzionano in modi diversi eppure Chomsky ha sostenuto che hanno delle regole di base comuni come se vi fosse una “grammatica universale”. La Grammatica Universale è una teoria linguistica che postula che i principi della grammatica siano condivisi da tutte le lingue, e siano innati per tutti gli esseri umani. Questa ipotesi, alla base della Grammatica generativa di Noam Chomsky, nasce per descrivere l'acquisizione del linguaggio e per rispondere al cosiddetto argomento della povertà dello stimolo, ovvero: come può il bambino imparare così bene la sua lingua madre e in così poco tempo?

La teoria della Grammatica Universale non vuole descrivere specificamente una lingua o l'altra, né postulare che "tutte le lingue hanno la stessa grammatica", ma si propone di individuare una serie di regole innate che spiegherebbero come i bambini acquisiscono le lingue, e come imparano a costruire frasi grammaticalmente valide.

Riprendendo quello che era lo scopo della tipologia linguistica, gli studiosi di Grammatica generativa ricercano i cosiddetti universali linguistici che dovrebbero formare la Grammatica Universale. L'idea era già presente nelle osservazioni di Bacone e dei grammatici speculativi che postulavano regole universali alla base di tutte le grammatiche, e la stessa idea era alla base di molte teorie filosofiche del XVII secolo.

Le regole universali sono i principi, le forme che assumono e che cambiano da lingua a lingua sono i parametri. La grammatica conferisce al linguaggio la sua generatività, rendendolo diverso da tutte le altre forme di comunicazione animale.

Anche gli altri animali hanno qualcosa che somiglia al linguaggio umano, ma la differenza è molta. Chomsky sostiene che il linguaggio è troppo complesso per essere appreso tramite l’osservazione piuttosto i bambini possiedono una conoscenza innata del linguaggio che gli permette di acquisirlo (Pinker lo chiama istinto del linguaggio), i bambini dunque hanno una conoscenza innata della grammatica universale e durante l’apprendimento la adattano al tipo di lingua che vanno a imparare.

Imparare una lingua da adulto infatti richiede uno sforzo notevole, ma noi possiamo farlo perché abbiamo già appreso una lingua. Tutte le lingue hanno lo stesso tipo di unità, come nomi, verbi e aggettivi differiscono tra loro di poco grammaticalmente parlando. Quindi, nessuna lingua è più primitiva delle altre. L’inglese è la lingua più ricca al mondo anche perché essendo la prescelta per studi scientifici e tecnologici ha dovuto ampliare il vocabolario.

Chomsky dunque ritiene impossibile apprendere il linguaggio partendo dalla base che vi sia una struttura predeterminata. Jeff Elman ha realizzato una rete a loop ricorsivi che sembra capace di apprendere qualcosa che somiglia vagamente ad una grammatica. La rete può imparare a predire eventi successivi, sulla base delle regole grammaticali. Non si cerca di insegnare alla rete le regole del linguaggio, durante l’addestramento la rete confronta le parole quindi impara ad obbedire a delle regole senza sapere cosa sono.

Egli ha introdotto un fattore di crescita, nelle fasi iniziali il sistema parte da un livello basso che gli permette di elaborare solo gli input, poi il rumore nel sistema viene ridotto così da renderlo capace di elaborare dettagli, iniziando così ad elaborare una sorta di linguaggio. Nessuna regola è stata inserita nel sistema o insegnata. Il suggerimento che viene introdotto nel suo esperimento. Dunque i bambini imparano così facilmente il linguaggio perché iniziano dapprima ad elaborare un’informazione grezza per poi andare verso il dettaglio. I bambini dunque hanno successo per Steven Pinker proprio perché il loro apprendimento è diffuso e non ben formato. Quindi, la nostra capacità linguistica dipenderebbe dalle alterazioni evolutive nello schema della crescita.

Il linguaggio è per eccellenza governato da regole e linguisti come Chomsky hanno fatto molto per mostrarci la natura di queste regole. Noi non conosciamo gran parte delle regole che governano il nostro linguaggio, se non perché le impariamo applicandole. La ricerca di Elman è utile per la sua demistificazione del linguaggio che viene riportato nell’ambito biologico in cui è sempre dovuto stare. Il linguaggio viene anche influenzato dalla cultura, Dawkins ha etichettato come MEMI questi caratteri culturalmente determinati. Essi includono storie, canti, credenze tutto quello che fa parte di una cultura.

Per certi aspetti il linguaggio è esso stesso un meme, le parole infatti sono trasmesse dalla cultura in cui viviamo. I memi quindi dipendono dalla nostra capacità di imitare. Un altro aspetto a favore di un substrato innato della grammatica deriva da un fenomeno detto Creolizzazione. Durante l’espansione coloniale per comunicare si stabiliva un linguaggio detto PIDGIN che non ha una grammatica e serve per esprimere informazioni semplici. Nel momento in cui questo linguaggio si complica e viene poi insegnato ai futuri nascituri diventa una lingua CREOLA ovvero dotata di grammatica.

Il linguaggio non è solo verbale, una lingua segnata possiede tutte le proprietà della lingua parlata, compresa la grammatica. Altro discorso vale per il pensiero che dipende dalla nostra capacità di rappresentarci nella mente oggetti, suoni e azioni. Vi è la fantasia e l’immaginazione ma noi usiamo il pensiero non verbale per risolvere problemi, ed è verosimile che i nostri pensieri più creativi siano non verbali, spesso sono spaziali più che linguistici. Il linguaggio è sempre connesso al pensiero poiché lo usiamo per comunicare agli altri i nostri pensieri.

Il linguaggio del pensiero è noto come MENTALESE Per mentalizzazione si intende il "tenere a mente la mente propria e altrui". In altre parole, il "rappresentarsi internamente gli stati mentali", riferiti a se stessi e altri. I nostri pensieri sono generativi e noi possiamo immaginare nuove scene, creare nuovi enunciati. Una delle caratteristiche del pensiero umano è la “teoria della mente” ovvero la capacità di comprendere le menti degli altri e conoscere quello che vedono o conoscono. Ma il linguaggio comunicativo deve essere discorso dal mentalese, esso deve far uso di simboli che stanno per cose di cui vogliamo parlare, visto che non possiamo comunicare direttamente con le nostre rappresentazioni interne.

L’uso dei simboli richiede una convenzione condivisa. Il linguaggio parlato differisce dal mentalese anche perché si limita a un’unica dimensione, quella del tempo. Io posso formare mentalmente un’immagine tridimensionale della mia casa ma per poterla descrivere devo utilizzare delle caratteristiche. Questa si chiama LINEARIZZAZIONE (A differenza dei segni globali, percepiti come inseriti nel complesso, il segno linguistico viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione nel tempo e nello spazio. Per comprendere il messaggio occorre, perciò, che gli elementi siano attualizzati linearmente uno dopo l’altro) alcune proprietà del linguaggio parlato riflettono questo requisito.

Alcuni tratti del linguaggio come la generatività e la ricorsività derivano da tratti del pensiero, le proprietà speciali del linguaggio parlato derivano dalla necessità di trasformare il messaggio così che esso venga trasmesso come segnale che varia nel tempo. Le parole sono arbitrarie e si fondano su una convenzione, i gesti possono essere una forma diretta e sono iconici. Ecco perché l’autore sostiene che il linguaggio può aver avuto origine nei gesti piuttosto che nei segni vocali.

Dunque il linguaggio è un risultato straordinario e unicamente umano. Possiede molte regole e il sistema che ci permette di apprenderle è probabilmente innato anche se le lingue particolari che parliamo hanno una forte componente culturale, spiccata fino al punto che è possibile la reciproca incomprensione tra le culture. Il linguaggio è ciò che ci rende umani, un’abilità così complessa che non può essersi evoluta ex novo con la nostra specie.

Capitolo 2 – Gli animali possiedono il linguaggio?

Cartesio giunse a convincersi dell’idea che gli animali non umani sono dei meccanismi complessi. Egli riteneva che buona parte del funzionamento del corpo umano potesse essere descritta in termini meccanici. L’idea che la mente non sia riducibile a processi corporei meccanici è nota come dualismo mente corpo (una separazione). La principessa Elisabetta mise in dubbio questa teoria. J.O de La Mettrie pubblicò un libro dal titolo l’Homme Machine in cui sosteneva che tutto il comportamento poteva essere spiegato in termini di irritazione dei nervi. Darwin sosteneva che il linguaggio doveva essere emerso dai versi degli animali.

Chomsky costrinse i teorici ad affrontare la questione, nonostante la società linguistica di Parigi aveva bandito l’argomento, insisteva sulla peculiarità del linguaggio come appartenenti agli uomini, rifacendosi a Cartesio. I biologi Maynard Smith e Eors Szathmary hanno descritto il passaggio dai versi dei primati al linguaggio umano come l’ultima di 8 transizioni dell’evoluzione.

Ma il linguaggio è solo umano? Questo argomento è controverso. Skinner con il suo testo “Il comportamento verbale” cercò di ridurre il linguaggio a principi comportamentistici: il linguaggio era un comportamento complesso. Il nuovo arrivato ovvero Chomsky con “Le strutture della sintassi” mostrava come il linguaggio non era spiegabile in termini di associazioni o come un meccanismo. Chomsky pubblicò una stroncatura del libro di Skinner che avrebbe cambiato poi il volto delle ricerche linguistiche.

Chomsky ha sostenuto che il vero linguaggio è umano, diverso dalla comunicazione degli altri animali. Nonostante ciò non si può dubitare che gli animali vocalizzino. Gran parte dei rumori sono fatti dagli uccelli, per delimitare il territorio, richiamare ecc. Quello che bisogna sottolineare è che negli uccelli non c’è ricorsività, grammatica né tempo verbale. Diversamente dagli uccelli quasi tutti i mammiferi sono negati nell’imitazione di suoni.

I richiami sono però poco adatti alla comunicazione intenzionale. Guardando ai nostri primati, risulta che gli scimpanzé non usano le vocalizzazioni per segnalare le vocalizzazioni, tanto meno queste sono sotto controllo. I cercopitechi emettono un suono diverso in base all’animale che vedono, questi versi soddisfano uno dei requisiti della lingua. La funzione referenziale, la più denotativa, consiste nel riferimento, preferibilmente preciso e puntuale, al contesto spazio-temporale in cui avviene la comunicazione o comunque l'azione di cui si parla. È evidente a livello grammaticale nella deissi.

Anche dal punto di vista acustico la conversazione umana si compone di tanti suoni, mentre gli scimpanzé producono sequenze identiche. Noi siamo parenti degli scimpanzé e bonobo ma le loro vocalizzazioni non sono più complesse di quelle degli antenati.

Nell’ultimo mezzo secolo, stimolati dalla sfida chomskyana, ci sono stati molti tentativi di insegnare il linguaggio agli scimpanzé e alle scimmie con qualche successo. Si è dimostrato futile il tentativo di insegnare alle scimmie a parlare davvero; al massimo riuscivano a capire e fare qualche verso.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ladycroft17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggio e comunicazione giornalistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Donati Caterina.
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