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Immaginario collettivo, tecnologia e potere

Nell’attuale contesto storico politico, definito “post-moderno” (→ epoca iniziata nella seconda metà del XX secolo, quando l’umanità consegue la possibilità di autodistruggersi con l’atomica) non possiamo prescindere dal considerare l’influenza che la tecnologia ha avuto sulla società e il modo di vivere.

Oggi il nostro immaginario collettivo si trova in una posizione di radicale alterità e originarietà, ovvero in grado di riformulare e accettare culturalmente ogni innovazione tecnologica. Questo permette insieme alla scienza ed alla tecnologia di definire e anche legittimare il potere; da qui, possiamo affermare che i tre pilastri della società post-moderna sono potere, immaginario e sapere tecnoscientifico.

Per quanto riguarda il primo segmento di questa triade, quello che rapporta potere e immaginario, è chiaro che ogni teoria politica ed ogni interpretazione del potere sono condizionati dalla visione del mondo del soggetto interpretante, quindi dalle sue categorie socio-culturali. Nel momento in cui l’attenzione si focalizza sull’immaginario è necessario dunque compiere una traslazione concettuale verso altre categorie.

Il linguaggio dell’immaginario si esprime tramite simboli. La differenza fondamentale tra simboli e segni, come ricorda anche Hegel, è che nei primi non v’è differenza tra significante e significato e intrattiene una relazione non convenzionale con ciò che rappresenta (il bianco come colore della morte), mentre il segno è arbitrario e convenzionale (i numeri; per essi, ad ulteriore prova di quanto detto, si possono evincere anche i diversi modi in cui possono essere rappresentati: la numerazione romana o quella araba ad esempio).

Il simbolo quindi risponde ad un’area semantica non univocamente definibile. Contiene diversi significati, anche contraddittori, la cui interpretazione dipende per molti versi da fattori soggettivi e culturali. Se pensiamo al fuoco, esso può rappresentare la manifestazione del Divino (come nei Vangeli, lo Spirito Santo sotto forma di fuoco) e quindi di ciò che si eleva, oppure può anche essere espressione della passione, della sessualità, quindi un aspetto terreno.

Nella civiltà odierna, questo linguaggio simbolico si sovrappone all’operare tecno-scientifico, a sua volta dominato da sequenze logico-matematiche. Potremmo dunque dire che la civiltà post-moderna esprime una sostanziale sintesi tra queste due modalità di interpretazione della realtà. Se pensiamo al World Wide Web esso è regolato e funzionante grazie ad una rete industriale, elettronica e operativa, ma che veicola messaggi di natura emotiva e immaginifica, vivendo un sostanziale relativismo culturale e valoriale, dipendente soprattutto dall’ormai prolifica circolazione libera di qualsiasi tipo di contenuti.

Questo però permette l’insorgere di un problema: tali contenuti sono determinati, soprattutto per quanto riguarda i fenomeni politici, da atteggiamenti culturali regolati dall’affermarsi di un immaginario collettivo condiviso e accettato. Ma come già dimostrarono Hegel e altri filosofi dopo di lui, non si può seguire il formalismo kantiano che asserisce Opera in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere in ogni tempo come principio di una legislazione universale, dal momento che tutto è principio universalizzabile, e l’universalizzazione avviene secondo il nostro sentimento, la nostra soggettività (si pensi all’episodio del console Tito Manlio). Si può affermare quanto sostenne Kant solo se si presupponesse che la massima della propria volontà debba valere come principio della felicità individuale.

Con l’aumento della produzione tecno-scientifica è aumentato anche il numero dei centri di potere in grado influenzare l’immaginario collettivo: alle più antiche religioni ed agli Stati si affiancano e a volte sovrappongono centri di potere autonomi, come le grandi corporation e le istituzioni internazionali di tipo socio-economico e politico. Da un lato questa ascesa di nuovi centri di potere è dovuto da un’evoluzione di tipo empirico e strutturale, dall’altro sicuramente da meccanismi di tipo identitari e simbolici.

A questo proposito devono essere considerati i mezzi che veicolano i contenuti mediatici. Come insegna Mcluhan, i medium non sono neutrali rispetto al messaggio, ma ne costruiscono una parte, alterando il brainframe (→ cornice, profilo cognitivo). E la rivoluzione stessa dei mezzi di comunicazione dell’ultimo mezzo secolo ci porta a notare come anche i rapporti umani stessi siano cambiati, nonché la percezione umana; tutto questo non genera solo vantaggi, anzi: esiste una vena d’angoscia che pervade le persone, determinata dalla costante possibilità di essere raggiunte e dalla altrettanto costante necessità di connessione perenne, per alimentare e seguire il nostro essere virtuale.

Second life e Facebook sono gli esempi più lampanti di questa tendenza contraddittoria. In questi due social network prevale il desiderio di apparire su quello di essere, poiché questa è una pulsione che può essere soddisfatta tecnologicamente quando la realtà non può concederlo. Inoltre è evidente anche l’abbattimento della barriera tra privato e pubblico.

Questi strumenti di comunicazione inoltre tendono a strutturarsi secondo reti aristocratiche, ovvero sistemi reticolari dove gli elementi che li compongono sono connessi tra loro in maniera disuguale (si pensi agli hub e ai punti invece che sono dotati di scarsissimi legami); il modello per eccellenza è il web. Questo ricorda vagamente la noosfera, ovvero una zona dove i pensieri individuali confluiscono in un unico pensiero collettivo, sovrastante il mondo.

Per quanto riguarda il simbolo della rete, esso presenta diverse ambiguità: nell’antica Roma era l’arma del reziario, mentre nella mitologia classica essa è un’arma magica che immobilizza e cattura (Efesto creò una tela indistruttibile per cogliere sul fatto sua moglie Afrodite a letto con Ares) per svelare segreti e porre sotto controllo un proprio avversario; nella tradizione giudaico-cristiana essa è il simbolo dell’angoscia nell’Antico Testamento, ma simbolo dell’azione salvifica divina nel Nuovo Testamento. La rete può, ancora, essere simbolo della creazione di nuove gerarchie di potere e di controllo paratotalitario tanto dei corpi quanto sui pensieri.

Esiste un immaginario collettivo veicolato dai principali sistemi di comunicazione di massa a cui ciascuno, più o meno consapevolmente, aderisce e che condiziona il modo in cui leggiamo la realtà. Ad esempio, nella società occidentale assistiamo alla teatralizzazione di quasi tutto il patrimonio mitico (dagli antichi miti greco-romani, ai racconti medievali, alle atmosfere gotiche,...) e alla successiva produzione di nuove forme simboliche; a riprova di ciò, possono essere portate ad esempio la saga di Guerre stellari o quella del Signore degli anelli. A queste narrazioni si affiancano quelle di tipo neutro e informativo e anche quelle di stampo ludico e finzionale; anche se notiamo subito la loro differenza di funzioni, possiamo notare come a livello mediatico informazione e spettacolo siano entrambi accomunati dalla generale sovrapposizione, molte volte incoerente ed arbitraria, di elementi simbolici.

Pensiamo alle forti campagne contro la violenza e le guerre, promosse da istituzioni, governi, organizzazioni internazionali, ecc. e poi pensiamo alla spettacolarizzazione imposta dalla tv che ci propone scene cruente e violente come l’esibizione del corpo martoriato dell’ex-dittatore libico Gheddafi. Si ottiene così una retorica contraddittoria e paradossale che ricorda molto quella descritta da Orwell; e tutto questo rientra all’interno di un disegno comunque approvato dai politici, che aiutano in questo modo a forgiare l’immaginario collettivo, al fine di rendere legittima la propria formula politica.

Nella nostra società, le narrazioni spettacolari riflettono, amplificano e contribuiscono a forgiare una civiltà socialmente frammentata, di cui le contraddizioni sono l’espressione più evidente. A livello dell’immaginario collettivo intanto gli elementi un tempo più rilevanti tendono ad assumere nuovi significati, riadattandosi al mutare dei tempi e delle identità.

Il numinoso e l’immaginario

Secondo gli studi di Van der Leeuw, il mito del Salvatore possiede quattro caratteristiche precise:

  • Nascita e miracolosa epifania;
  • Atto di salvazione;
  • Risurrezione;
  • Parousia (→ manifestazione della divinità nel mondo terreno).

Queste caratteristiche rispondono in toto alla figura salvifica di Cristo. Ma al giorno d’oggi, nella civiltà tecnologica, la figura del Salvatore assume più le caratteristiche di un Prometeo: depositario di un sapere non inerente al campo spirituale e del trascendente, ma a conoscenze empiriche, pratiche e tecniche. Oggi, prendendo ad esempio Silvio Berlusconi e Mario Monti, la figura di questo “Prometeo-Salvatore” è legata al successo economico e finanziario del leader; sventolando la sua esperienza in campo commerciale, Berlusconi convinse gli Italiani che li avrebbe risollevati dalla crisi. La stessa cosa è avvenuta per il suo successore, Monti. Barack Obama, invece propone tuttora una politica di riscoperta degli autentici valori della cultura americana, portando avanti un progetto di rinnovamento.

Il numinoso può essere confuso con il sacro, ma è bene operare una chiara distinzione, nonostante l’orizzonte semantico sia lo stesso per entrambi i termini. Numinoso, dal latino numen, indica la forma primordiale di manifestazione del sacro, irrazionale e caotica, è il trionfo emozionale all’interno delle rappresentazioni immaginative. Seguendo le teorie del teologo tedesco Otto, possiamo affermare che il numinoso si manifesta attraverso tutto ciò che si manifesta tramite la sfera emotiva, come riflesso di una realtà spirituale; o ancora, possiamo dirlo in termini filosofici con Bachelard quando descrive l’immaginazione materiale (→composta da quella parte che produce la causa formale e da una seconda che ne produce una materiale; come nella creazione poetica, è necessario che una causa sentimentale diventi una causa formale, quindi abbia parola in capitolo, poiché l’immaginazione opera per la propria gratificazione. Per questo è necessario un lavoro iconoclasta, di separazione da tutti i suffissi di bellezza).

Una traduzione pragmatica di questa teoria può essere colta ne I Prigioni di Michelangelo, inquietanti sospensioni indistinte tra materia e forma: l’artista tradusse tale relazione in una forma incompiuta, sospesa tra il primigenio ed il numinoso della forza immaginante. Anche Heidegger, parlando della paura, descrive l’uomo in quanto mortale (Esserci) spaventato quando si sente abbandonato (Ci), cioè la finitudine del qui ed ora (Hic et nunc) e l’illuminazione estatica proveniente dall’interno (Ex). Da qui la coscienza umana sperimenta originariamente il numinoso che risolve il perché dell’esistenza, il perché dello stesso Esserci.

Tirando le somme, il numinoso è una forza irrazionale e prevalentemente inconscia che manifesta la propria forza senza alcuna mediazione. Esso può manifestarsi in diverse modalità, come fascino, come portento o anche come mistero tremendo, come portentoso. Gli esempi sono innumerevoli, e tra questi possiamo citare il numinoso che proveremmo al cospetto dell’esplosione della prima bomba atomica, o quello che potremmo provare ascoltando un brano di musica particolarmente coinvolgente. Potremmo quasi definire il numinoso come una forza emotiva racchiusa all’interno delle immagini e delle narrazioni.

Come visto, il numinoso ha un carattere proteiforme, dipendente dalle condizioni contingenti del suo manifestarsi all’interpretante. Quindi...

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

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