Che materia stai cercando?

linguaggi politici - metafisica delle forme simboliche Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di linguaggi politici del professor Paolo Bellini, corso di laurea in scienze della comunicazione. L'argomento trattato è la metafisica delle forme simboliche, lo spirito e la vita, Simmel, Klages, la metafisica di Bergson, Goethe...

Esame di Linguaggi politici docente Prof. P. Bellini

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Siamo ora al punto in cui la metafisica moderna della vita si incontra con il nostro

problema fondamentale: la “svolta all’idea” (svolta della forma in idea) presuppone la

svolta alla “forma simbolica”. Ma se trasferiamo la questione su questo piano il problema

assume subito un altro carattere: Simmel teme che ci sia il pericolo che ciò che è pensato

come simbolo diventi inavvertitamente metafora.

Invece le forme simboliche mediano e risolvono quello che Simmel vede come conflitto

fondamentale: l’incessante auto-trascendenza della vita. Si verifica quindi un incessante

ritorno alla vita in se stessa e un produrre sempre nuove forme da questo ritorno

originario. La vita diventa, attraverso le forme simboliche, una infinita possibilità di

formazione.

Come esempio si può prendere il appare da un lato come qualcosa di dato

LINGUAGGIO:

(forma), antagonista dell’espressione individuale (vita) che, invece, vuole essere

espressione di un qualcosa di momentaneo. Ma questo “qualcosa di momentaneo”

(divenire della vita) resterebbe inespresso se non si liberasse nella forma del linguaggio

(forma limitata). Quando l’espressione momentanea si concretizza nel linguaggio, non si

irrigidisce, ma rende vivo il linguaggio stesso attraverso i suoi impulsi momentanei. Poeta

è colui per il quale la forma del linguaggio non è semplicemente un recipiente in cui egli

versa il contenuto di un sentimento ma uno strumento che egli utilizza e che si forma sotto

le sue mani: non è una forma plasmata ma una forma formantesi (forma formata – forma

formans)

Se invece prendiamo in considerazione la forma del possiamo comprendere ciò che

MITO

racchiude in sé solo concependolo nono solo come forma di intuizione e di pensiero ma

anche come “forma di vita”. (il mito come archetipo vitale).

Ovunque si possa cogliere esistenza umana essa ci appare GIA’ avvolta nelle forme

originarie del mito. La coloritura e la tonalità del sentimento della vita determinano il

carattere del mondo delle immagini del mito e tanto più indietro risaliamo quanto più

sembriamo avvicinarci al vero strato originario del mitico, tanto più chiaramente emerge la

“prossimità alla vita” delle figurazioni mitiche.

Questa immediata prossimità alla vita, però, nelle superiori forme della religione ha

lasciato il posto a un altro rapporto: la forma del divino ci appare elevata oltre ogni vita e

oltre ogni essere.

Per quanto riguarda la forma invece, il problema è un po’ più complesso. I

TEORETICA,

concetti e i principi sui quali si fonda “l’unità” della conoscenza teoretica della natura non

sono mai presi semplicemente dall’esperienza. (dove per conoscenza teortica intendiamo

il “mondo della logica”). Questi principi, piuttosto, la precedono logicamente, nel senso

che rappresentano la norma “ideale” per l’esperienza.

La forma teoretica può svilupparsi solo nella costante relazione con il “mondo empirico dei

fatti” e nella costante reazione che essa sperimenta.

La plasmabilità della forma teoretica viene riconosciuta nella storia della scienza esatta

SOLO da quando la matematica teorica alla “unicità” dello spazio euclideo e la fisica

teorica ha rinunciato alla “unicità” della meccanica classica. (spazio eucliedeo si basa solo

su 3 dimensioni, mentre lo spazio moderno di Einstein si basa su 4 dimensioni dove la 4 è

il tempo).

Prendiamo, quindi, in considerazione il rapporto che nella fisica moderna si instaura tra

osservazione e misurazione in cui, queste due funzioni, appaiono connesse l’una con

l’altra. Ognuna di esse possiede, però, un significato relativamente autonomo: gli assiomi

(verità di per sé evidente e indiscutibile) della misurazione si possono formulare in modo

assolutamente indipendente dai fatti dell’osservazione e sembrano essere proprio ciò che

distingue la pura forma dell’esperienza dal suo semplice contenuto.

Nella moderna fisica relativistica lo spazio in quanto sostrato uniforme di ogni

Nella vecchia concezione eucliedea, infatti, ogni

fenomeno materiale viene perduto. 3

singola misurazione si basa su una metrica universale di 3 dimensioni certe e le singole

osservazioni vengono formulate concettualmente e concepite solo attraverso il fatto che

sono inscritte nello spazio precedentemente descritto. Lo spazio a 4 dimensioni, invece, al

posto di un unico spazio assoluto pone uno “spazio relativo” che viene determinato dalla

materia che contiene. Ora forma e contenuto, osservazione e misurazione si determinano

reciprocamente in un modo del tutto nuovo. Il “principio di movimento” che è insito in ogni

forma pone in essere una questione: non se la forma sia capace di movimento ma se il

movimento che si compie in essa e attraverso di essa sia uguale al movimento della vita.

SPRITO E VITA: KLAGES

La “svolta all’idea” sebbene appaia come una prosecuzione del processo di vita è da

considerarsi il compimento di questo processo o, piuttosto, il distacco da esso? Tutta la

filosofia romantica ha scelto la seconda ipotesi. Dove si accende il primo raggio di

E qui per conoscenza si

CONOSCENZA là sorge una potenza estranea alla vita.

intende non solo l’angusta sfera del teoretico ma l’intero ampio ambito della coscienza

intesa come cogitatio in generale.

Nella metafisica moderna questa tesi romantica dell’abisso invalicabile tra l’originario

fondamento creativo (vita) e il mondo della cogitatio (spirito) è stata particolarmente

evidenziata da Klages. Tutta la sua dottrina teoretica della “coscienza” si concentra nella

dimostrazione di questo significato di distruzione. Solo nel distacco dalla coscienza e nella

sua estinzione la vita può raggiungere la via del ritorno a sé stessa. Lo spirito, l’origine di

ogni riflessione e di ogni volontà che mira a un fine, il creatore della cultura diventa in

questa creazione un autentico “potere di maledizione” che isola l’uomo e lo rende un IO

individuale indipendente, staccato dalle più profonde connessioni con il cosmo…. Lo rende

una “persona”. Mentre ogni essere vivente non umano pulsa nel ritmo della vita

cosmica, l’uomo è stato separato da questo ritmo dalla legge dello spirito.

Se vogliamo comprendere questa dottrina dobbiamo cercare di ritornare al fenomeno

originario da cui prende le mosse: la pura esperienza dell’espressione.

La dottrina della “realtà delle immagini” che Klages sostiene è la dimostrazione più chiara

del fatto che tutta la sua metafisica si radica “nell’esperienza vissuta dell’espressione” che

non è altro che un tentativo di interpretazione del fenomeno originario dell’espressione.

Attraverso ciò Klages può rendere giustizia al peculiare senso del mitico.

Per il MITO l’immagine non è mai un segno, un’allegoria, un semplice carattere di

rappresentazione che indica qualcosa di oggettivo ma espressione di un fenomeno

demonicamente vivente che viene posto dinnanzi a noi in piena presenza. Da questa

elevazione del “mondo dell’espressione” a unico mondo reale segue che tutto ciò che non

appartiene alla dimensione della pura espressione deve svanire. La mancata differenza tra

“immagine” e “realtà” è proprio il tratto fondamentale del mito e Klages non può concepire

il mito come forma perché la sua è già una natura mitica.

Klages rinnova l’antica teoria degli “idoli”: ci sono veramente degli idoli delle cose che

nell’intuizione mitica entrano nell’uomo e questi idoli non solo soltanto indizi delle “cose”

ma sono anime della realtà.

Ma noi (il libro) riteniamo che non ci sia nessuna immagine senza un processo di

configurazione e a questo processo devono la propria origine il mito e l’arte (espressioni

eccelse di immagini). Mito e arte sono legate a determinate attività dell’agire spirituale e

senza questo non sono possibili. La vita in sé non dispensa dal suo grembo “immagini”

(simboli) che penetrano nell’uomo che rimane puramente passivo ma solo lo spirito è ciò

che forma immagini attraverso il contatto con il fondo della vita. La filosofia delle forme

4

simboliche ha cercato fin dall’inizio di seguire la strada che conduce all’idea di uno spirito

non come “volontà di potenza” distruttrice di vita ma come volontà di configurazione, non

di dominio sul mondo ma di formazione del mondo.

In questo modo la pura visione della realtà, come si compie in ogni singola forma

simbolica e nella totalità delle forme simboliche, non può mai essere considerata una

coercizione contro la realtà stessa. Il raggio visivo della coscienza (cogitatio), che qui cade

sull’essere e cerca di penetrarlo, non appartiene più al mondo delle cose ma è un raggio

puramente ideale che lascia intatto ciò che tocca. Così va al di là del fondo originario della

vita e la vita in tal modo non viene nè distrutta né violata. Solo questa forma della luce

rende vita “visione”, crea un’immagine del mondo perché senza la luce dello spirito

(coscienza), che Klages ricusa e denigra, non c’è nessuna cosmogonia (genesi

dell’universo, origine).

Klages, invece, come già detto, riconosce lo spirito solo come “potenza della maledizione

dello spirito” dalla quale bisogna liberarlo nel rapimento mitico.

Lo spirito nella totalità della sua creatività di fronte alla vita, senza mai rivoltarsi contro di

essa, senza mai dissolversi in essa è sempre cangiante. Senza questo rapporto reciproco

il mondo delle forme spirituali sarebbe solo un mondo di spettri.

In fine possiamo dire che la dottrina di Klages non è un dottrina dell’essere, quanto

piuttosto una dottrina del valore. Essa non descrive assolutamente né il mondo della

natura né quello dello spirito ma li giudica. Si può dire che Klages presuppone un sistema

determinato di valori in virtù dei quali sovraordina la vita allo spirito ma, proprio questa

sovraordinazione è un’opera dello spirito (coscienza).

IL PROBLEMA DEL SIMBOLO COME PROBLEMA FONDAMENTALE DELLE FORME

IL PROBLEMA DELL’ANTROPOLOGIA FILOSOFICA

ANTROPOLOGIA FILOSOFICA: studio e descrizione dei tratti essenziali che definiscono

la vita e il comportamento umano.

A partire dal XIX secolo, ovvero il secolo del positivismo, la natura dell’uomo non significò

più una grandezza ideale ma una grandezza che si poteva determinare in modo più esatto

solo attraverso l’esplorazione della sua organizzazione fisica.

Il principio di continuità e dell’evoluzione delle forme della natura costituiva l’idea guida di

questa ricerca.

Ora l’antropologia cerca di concepirsi come una parte necessaria della pura ricerca delle

essenze e diventa un importante fattore nella costruzione della “filosofia del senso”.

L’antropologia filosofica ora si deve dispiegare in due direzioni: concepire l’uomo non solo

come ma anche come

soggetto-oggetto della natura soggetto-oggetto della cultura.

Se si comprende in questo senso il compito dell’antropologia filosofica, allora la sfera delle

questioni che essa abbraccia sembra avvicinarsi al nostro problema: il concetto di essenza

dell’uomo che viene cercato può scaturire solo da una filosofia delle forme simboliche. In

fatti sono proprio queste forme che primariamente ci indicano il livello dell’attività spirituale

dell’uomo.

Se si vuole tracciare la linea di demarcazione tra l’uomo e la totalità del mondo del vivente

si può partire dall’essenza e dalla struttura di queste creazioni. Ma nessuna metafisica e

nessuna empiria sarà mai nella condizione di chiarirci l’origine di queste creazioni nel

senso che ci fa retrocedere al loro inizio temporale.

5

Noi non possiamo mai risalire al punto in cui il primo raggio della conoscenza erompe nel

mondo della vita infatti, noi conosciamo tutte le forme soltanto nel loro essere puro, come

forme chiuse in sé, nelle quali non possiamo porre nessun antecedente o seguente

rispetto al tempo.

Ogni analisi che presume di poter spiegare “l’intero” (la forma simbolica) dividendolo in

atomi di senso in linea di principio prende la strada sbagliata. Noi possiamo contrapporre

tra loro solo forme formate, totalità di senso per poter comprendere da tale

contrapposizione la specifica norma spirituale che presiede alla loro costruzione, non

possiamo contrapporre una materia non ancora formata.

Questa analisi delle forme simboliche ci ha insegnato a riconoscere in ognuna di esse una

doppia determinazione: essa non mette in questione di queste forme ma il loro

l’origine

E risulta sempre di nuovo come i contenuti spirituali fossero sempre

contenuto.

indissolubilmente legati a quelli vitali. Un mondo di forme come quello del mito non

potrebbe essere capito se cercassimo di comprenderlo solo come forma di pensiero o solo

come di forma di vita: solo l’intrecciarsi di entrambe offre il suo principio costitutivo.

Questo si presenta, come esempio, nell’ambito del fare tecnico. Il mezzo fondamentale in

virtù del quale nella tecnica l’uomo è legato all’essere della natura e in virtù del quale

sembra legarsi ad essa, rappresenta il vero inizio dell’autoliberazione dello spirito.

Lo strumento può sorgere solo là dove lo spirito è divenuto capace di cogliere un oggetto

“possibile” e concepirlo. La coscienza di questa nuova posizione rispetto alla realtà si

esprime nel fatto che l’uomo non solo crea e usa lo strumento ma allo stesso tempo lo

venera.

In questa venerazione, che è stata mostrata come uno dei motivi fondamentali

dell’immagine mitica del mondo, lo strumento è innalzato oltre ciò che è e che fa dal punto

di vista materiale me è guardato come una forza spirituale.

Già da questo esempio risulta come l’analisi delle singole forme simboliche possa aiutarci

nel tentativo di sviluppare un’antropologia filosofica.

Un altro esempio ce lo fornisce la biologia teoretica: il prodigioso fatto, per esempio, che

tutti gli animali sono adattati al loro ambiente.

L’animale non nota nessun oggetto se non quelli che rientrano nella sfera del suo agire e

che interessino in quanto causa per un’azione determinata. Ma questa limitatezza della

sfera della funzione sembra tanto più allentarsi quanto più ci avviciniamo all’uomo.

L’uomo, ancora in modo esitante e inconsapevole di sé, ma poi in modo sempre più

chiaro e deciso, esce dalla sfera del semplice percepire, come del semplice agire, per

E quanto più la forza della

conquistare un nuovo campo: quello della riflessione.

riflessione si consolida in lui tanto più si trova liberato dal gioco forza di azione e reazione

che domina nel mondo organico.

Animale e ambiente formano una conchiusa opportunità. L’uomo rinuncia a tale sicurezza

e a tale protezione non appena cessa di vivere nel suo ambiente e comincia a

costruirsene uno. non solo conformemente a ciò che

Ora coglie un mondo di oggetti,

producono per la sua esistenza vitale, ma conformemente a cosa sono e cosa significano

in sé stessi. Il suo notare si libera dalla dipendenza dell’agire.

La definizione più semplice che un’antropologia orientata filosoficamente potrebbe

dare dell’uomo sarebbe forse la determinazione che egli è “capace di forma”.

6

METAFISICA DI BERGSON

Ritornando a parlare della riflessione conquistata dall’uomo possiamo anche dire che

mentre il desiderio afferra immediatamente il suo oggetto, la riflessione allontana il

proprio e, salvandolo dalla passione, lo rende sua proprietà vera e imperitura.

Se confrontiamo il mondo della riflessione con quello dell’accadere organico ci rendiamo

subito conto che che c’è

non tanto la continuità che c’è quanto, piuttosto, il contrasto

tra essi ( si è già parlato anche in semiotica di

sembra dischiuderci la loro essenza

scarti differenziali). Ma nessuno di questi due mondi diventa per noi realmente trasparente

finche li consideriamo contrapposti: dobbiamo, piuttosto, farli rispecchiare l’uno nell’altro

per ottenere in tale “riflesso ripetuto” un’immagine di entrambi. raggiunge la massima

L’intelletto, finche rimane chiuso in sé, non può comprendere,

conoscenza di sé se oltrepassa la forma di pensiero che gli è propria e tocca la sfera

dell’intuizione pura.

Abbiamo così descritto la strada intrapresa dalla una metafisica

metafisica di Bergson:

che già nella sua stessa definizione si pone come un sapere che oltrepassa ogni specie di

mera “simbolica”. non sottostà all’idea della continuità

Il concetto di Bergson di “evoluzione creatrice”

ma a quella della separazione degli ambiti vitali: nessuno dei gradi che egli abbraccia sotto

i nomi “torpore”, “istinto”, “intelligenza” è riconducibile all’altro; ognuno rappresenta rispetto

all’altro una direzione totale della “volontà di vita” e non, come si dice da Aristotele in poi,

fasi consecutive della stessa tendenza evolutiva.

Siamo qui a un punto in cui la metafisica della vita di Bergson sembra incontrarsi

con la conclusione fondamentale che noi abbiamo tratto dall’analisi delle forme

simboliche: la linea di separazione tra vita e spirito è tracciata con massima

chiarezza.

Ma si solleva una nuova questione: la vita in quanto tale, come essere assoluto, si può

scindere in sé stessa? Si può dividere nelle tre direzioni assolutamente divergenti del

torpore vegetale, dell’istinto animale e dell’intelletto umano?

Una metafisica della vita non può mai accontentarsi di stabilire semplicemente questa

distinzione. Infatti, la metafisica, la filosofia della vita, in quanto filosofia, sottostà a una

esigenza di unità: una scissione nell’essere non può condurre a una scissione nel

se questo sapere deve raggiungere il suo scopo, ovvero dare un sapere all’essere.

sapere

Come è possibile che l’ultimo grado di questa differenziazione, l’intelletto, si differenzi non

solo realmente dai primi due, ma comprenda anche questa differenza? Questo

comprendere è già in sé di nuovo un abbracciare, una visione della totalità. Come è

possibile un tale sguardo d’insieme sulla totalità quando in realtà l’intelligenza non

è altro che una parte del tutto e che non è mai uguale al tutto? Bergson è

consapevole che dall’interno del suo sistema una risposta razionale a questa

domanda non c’è.

Alla filosofia delle forme simboliche, per quanto anch’essa riconosca la specifica differenza

del mondo dello spirito da quello della vita, è negata questa specie di soluzione (quella di

Bergson). Essa non può consegnarsi all’irrazionalismo, le è vietato dalla legge del metodo,

alla quale, sin dall’inizio, si è sottoposta. Dobbiamo cercare la risposta in un’altra direzione

di pensiero.

Abbiamo cercato, sin qui, di presentare le singole forme simboliche, il linguaggio, il

mito, la conoscenza teoretica come momenti della costruzione della realtà

spirituale. 7

Ognuna di esse rappresenta per noi un autonomo principio architettonico, una struttura

ideale ma nella rappresentazione di questo processo abbiamo sempre trovato un

determinato Infatti non si è mai riusciti a scoprire un livello

LIMITE METODICO.

“dell’esperienza” nel quale le diverse forze formatrici potessero compiere la loro opera

come in una semplice materia. Piuttosto abbiamo dovuto ripetutamente respingere la

concezione secondo la quale, nel processo della formazione simbolica, ha luogo solo la

riconfigurazione di un mondo dato di sensazioni.

Abbiamo dimostrato che di volta in volta il “punto di vista” spirituale già determinava il

contenuto della percezione. Le diverse specie della “visione” determinavano da sé stesse

un proprio ordine del visibile e dove il “visibile” e la “visione” potevano essere mostrati

sempre nel loro intreccio.

Ma una NUOVA PROSPETTIVA sembra aprirsi per noi non appena allarghiamo il cerchio

nel quale la ricerca si è mossa finora. Se ci si fosse dischiuso il mondo dell’esperienza

vissuta di altre entità organiche (piante e animali), se potessimo guardare in esse come

nei nostri propri fenomeni di coscienza (quindi osservare le loro percezioni e le loro visioni

delle cose) vi troveremmo un mondo pre-mitico, pre-linguistico e pre-teoretico e potremmo

compiutamente leggere in essi.

Ma con quali mezzi possiamo ottenere questa trasposizione? L’osservazione, purtroppo, ci

restituisce solo la cornice dell’immagine ma mai l’immagine stessa (il contenuto).

Dovremmo chiamare in aiuto la fantasia…. Ma la stessa scienza sperimentale dovrà

sempre sollevare l’obiezione più rigorosa: abbellire il “mondo interno” degli animali con

qualità spirituali non può essere l’occupazione di ricercatori seri.

Ora, dopo queste considerazioni generali preliminari, è possibile indicare in modo

finalmente preciso il ruolo che potrebbe avere una filosofia delle forme simboliche costruita

nella fondazione di un’antropologia delle forme simboliche.

VITA E FORMA SIMBOLICA

Riassunto dei capitoli precedenti

PARTE SECONDA: SUI FENOMENI DI BASE

POSIZIONE DEL PROBLEMA

1) Costruzione dell’esperienza “esterna”: percezione

CARATTERE DI OGGETTIVITA’: 2) Costruzione dell’esperienza “interna”: mondo dello

spirito, funzione epressiva

1) Carattere di oggettività della percezione

A) Accertamento logico (conclusione, prova):

Difetti di tale comportamento:

in rapporto all’esperienza “esterna” – percezione

8

La sillogistica (deduzione logica, conclusione, prova) non può, in generale, creare alcun

contenuto di verità, può solo trasferirlo. (può dire: A è vero allora anche B e C sono

se

veri, ma non può mai dire che A è vero).

La sillogistica consiste in proposizioni puramente ipotetiche e non assertorie (che

constatano una realtà). Di conseguenza non si può dimostrare in modo provato e

determinato l’oggettività della percezione attraverso un accertamento sillogico. La rinuncia

alla sillogistica porta allo : dal momento che la verità assoluta

“scetticismo assoluto”

della percezione non po’ essere mai accertata, rimane l’assoluto inganno.

B) Teoria della “conoscenza immediata”

La teoria della “conoscenza immediata” ovvero, nel rifiuto

è giustificata in ciò che rifiuta,

della come mezzo di accertamento dell’oggettività della

dimostrazione sillogistica

percezione e si pone in luogo di questa dimostrazione.

Elabora la (del senso comune): ogni giudizio

filosofia del Common Sense

universalmente accettato è garantito rispetto a ogni dubbio teoretico. La filosofia non può

rovesciare il giudizio del comune intelletto umano, può solo registrare i giudizi di

quest’ultimo ma non ha nessuna possibilità di critica. “Come potremmo criticare la ragione

attraverso la ragione stessa?”

Ma si propone in quanto essa non mette in

la soluzione critica soluzione “relativa”:

questione la verità della percezione come totalità, si interroga sulla posizione di ogni

particolare percezione nel contesto dell’esperienza. non il

Questo contesto è la misura,

misurato e ogni percezione deve essere misurata in questa totalità e dimostrata come vera

o falsa. (esempio degli

Nessuna si può appellare a una certezza “immediata”

evidenziatori) vede correttamente che la realtà in senso stretto non può essere mai

Il positivismo

accertata attraverso la “logica pura”, richiede una base indipendente su cui costruire ogni

deduzione e cerca questa “base” nella percezione. ci fornisce l’unica apertura sulla

La percezione è l’unica cosa che ci dischiude la realtà,

realtà che non può mai essere raggiunta attraverso la logica.

questa base è ottenuta in modo troppo ristretto. Il fisicalismo è

Ma nel “fisicalismo”

l’ammissione che la semplice percezione non ha alcun senso da sola, è l’espressione

come la chiave per il mondo

che deve intervenire come una seconda dimensione,

della vita, dell’anima e dello spirito. Senza espressione questi tre mondi ci restano per

sempre preclusi.

concludere che la percezione senza espressione sia senza senso, si può solo

Ma è falso

dire che, per la fisica e i suoi metodi, la percezione, da sola, non è visibile.

2) Carattere di oggettività della funzione espressiva

Anche qui si ripresentano gli stessi problemi che abbiamo avuto per la percezione.

A) Fisicalismo

Originariamente c’era una accettazione indifferenziata della funzione dell’espressione:

essa è assolutamente espressione di realtà, e certamente della realtà mitica.

9

Con la scienza si introduce il dubbio su questa realtà ed esso conduce sino al suo

completo annientamento (della realtà): non si può “interrogare” nient’altro che l’essere

fisico. La fisica diventa il “linguaggio universale della scienza” e non si danno altre

dimostrazioni scientifiche se non quelle accertabili nella forma fisicalistica.

Contro ciò può essere sollevata l’obiezione che la filosofia non ha a che fare solo con la

scienza, ma con tutte le forme di comprensione del mondo.

B) Teoria della “conoscenza immediata”

Anche qui, ovviamente, troviamo il rifiuto della sillogistica e delle sue teorie di deduzione

logica. il cosiddetto “mondo delle

Bergson afferma:” Tutta la realtà è la realtà della vita,

cose” (fisica e fisicalismo) è solo un’illusione della scienza”. Questo il concetto

La vita è reale ma in conoscibile, solo intuitivamente coglibile.

della teoria della “conoscenza immediata” e l’inversione del fisicalismo. La fisica è

un’illusione, solo la vita è reale, data e vera. Anche per Klages è così.

Il nostro punto di vista è la critica: non scepsi (falsità) e metafisica (verità) della funzione

dell’espressione ma delimitazione critica.

Come sicuro punto di partenza rimane sempre il fatto che non può essere contestata da

nessuna scepsi scientifica (scepsi: atteggiamento mentale di dubbio) che il proprio “io” sia

dato come fenomeno. Rispetto a questo fenomeno la fisica come “linguaggio universale

della scienza” viene meno: non è possibile definire ciò che vuol dire la parola “io”.

SUI FENOMENI DI BASE

1) FENOMENI DI BASE: FENOMENO ORIGINARIO

I° massime di Goethe

La vita umana è vita cosciente di sé stessa, essa non “è” assolutamente ma “sa di sé” e

questo “sapere di sé” è per essa costitutivo, costituisce la sua differenza specifica.

Goethe nelle sue massime 391-93, tenta una triplice differenziazione di gradi:

A) primo stadio: (Monadico: unità originaria dalla

La vita ci è data nella forma dell’ essere “monadico”.

quale deriva la serie dei numeri - sostanze attive e indivisibili che rispecchiano tutta la

realtà – ciò che è indivisibile, solo, unico)

La vita, nella forma monadica, deve essere intesa come processo, come movimento,

come il flusso di coscienza che non si arresta mai.(la vita è un continuo divenire e mutare).

B) secondo stadio: così la vita della

E’ lo stadio in cui l vita si accorge si sé nella forma del “fare”,

monade viene in luce all’esterno e si manifesta nel suo agire e reagire.

C) terzo stadio:

Come diveniamo conoscibili per gli altri? Solo attraverso l’oggettivazione, attraverso

l’opera che creiamo.

Solo nella nostra opera siamo conoscibili agli altri. L’opera appartiene più al mondo

esterno che a noi stessi, infatti l’essere dell’opera, della creazione, sopravvive al suo

creatore. 10

II° la svolta contro i fenomeni originari

L’irruzione della riflessione

Goethe non è un filosofo sistematico, non vuole spiegare e svelare l’assoluto ma ha un

incomparabile sentimento per i veri fenomeni originari, che soltanto appaiono e sono, ma

che non si possono ulteriormente spiegare.

Fondarsi nei e sui fenomeni originari: è questa l’attitudine che Goethe ci richiede. Vivere e

agire sono le cose ultime, non possono essere ulteriormente conosciute e spiegate.

Ma questa attitudine, richiesta da Goethe in quanto artista, è possibile nella totalità della

vita spirituale? E’ possibile una unità immediata senza rotture?

No, piuttosto, la rottura stessa appare come una necessità insita. Infatti anche la funzione

intellettuale del domandare appartiene alle funzioni essenziali dello spirito e questa

funzione (quella del domandare) è l’inizio di tutta la filosofia.

Socrate non chiede da dove proviene tutto ciò, ma si chiede a che scopo. La

questa è l’acquisizione

trasfigurazione della vita attraverso la forma della domanda,

socratica. La vita ci è data, ma noi dobbiamo rendere conto di essa e questa

responsabilità è l’inizio di ogni integrità filosofica.

E d’ora in poi nulla si può sottrarre a questo interrogare. L’irruzione della

e sottopone tutto alla sua critica “corrosiva”.

“riflessione” è in tal modo compiuta

La filosofia, d’ora in poi, si è dedicata a questa critica e introduce una forma più rigorosa di

interrogare, del (forma

dubitare così la critica si estende fino ai limiti della scepsi

mentale di dubbio metodico e conoscitivo).

Il dubbio, però, in questo caso, è ben accetto in quanto è lo strumento positivo della

conoscenza e funzione della conoscenza filosofica.

Ora sorge la nostra domanda: come possono essere conciliati fenomeni originari e

riflessione?

Come si può salvaguardare quella forma dell’immediatezza che Goethe accorda ai

fenomeni originari unitamente alla tutela del diritto del pensiero?

(contraddizione tra due proposizioni riferite al medesimo oggetto ognuna

L’antinomia

delle quali è dimostrabile come vera) si riafferma continuamente, purtroppo.

Dobbiamo per forza votarci a una delle due parti?

Si può serbare il rispetto per i fenomeni originari senza violare lo spirito della critica?

Questa è la domanda che ci vogliamo porre nella parte seguente.

2) VISIONE D’INSIEME DEI FENOMENI ORIGINARI

Ci riallacciamo alle Massime di Goethe per conseguire una visione d’insieme dei fenomeni

di base dalle quali dobbiamo prendere le mosse per ottenere una qualche via d’accesso

alla realtà.

Non siamo “noi”, nel senso di soggetto cosciente, coloro che, nella forma della cogitatio

(forma del pensiero) deducono la realtà. Questa forma del dedurre non è applicabile ai

fenomeni di base: essi sono “prima” di ogni pensare e dedurre e sono loro che

dischiudono e rendono manifesta la realtà. 11


PAGINE

21

PESO

156.68 KB

AUTORE

Menzo

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Bellini Paolo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Linguaggi politici

Riassunto esame Linguaggi politici, prof. Bellini, libro consigliato L'immaginario politico del Salvatore
Appunto
Riassunto esame Linguaggi politici, prof. Bellini, libro consigliato Il potere della marca
Appunto
Riassunto esame Linguaggi Politici, prof. Bellini, libro consigliato Analizzare la comunicazione. Come analizzare la pubblicità, Semprini
Appunto
Linguaggi politici - la filosofia politica e i suoi maggiori esponenti
Appunto