LINGUAGGI DELL’AUDIOVISIVO
1.
In questa precisa fase storica vediamo una continua sovrapposizione di linguaggi, mezzi comunicati e formati, che sta ridefinendo in modo
radicale le frontiere tra i generi audiovisivi, in particolare dall’interno con le strutture e oggi infatti il termine audiovisivo si rivela una formula
vincente, nel modo in cui ci si riferisce a fenomeni mediali contemporanei, ma anche parola chiave che sollecita una riflessione più approfondita
che ci guida all’esame dei processi culturale della nostra epoca. Audiovisivo è un termine definito a ombrello, sotto al quale vanno fatti
convergere testi radicalmente diversi, perché coinvolgono ambiti mediali diversi come il cinema o la televisione, governati da logiche
economiche e culturali. Eppure, nonostante le differenze strutturali, si può ritracciare una logica generale che compete alle forme espressive di
questi testi, per questa ragione possiamo dire che dobbiamo concepire l’audiovisivo come forma plurale, perché corrisponde ad un insieme di
prodotti che formano un patrimoni di discorsi che si esplicano attraverso immagini e suoni. Al contempo, l’audiovisivo è un’industria, una
forma d’arte capace di entrare in dialogo con altre forme espressive, è un medium perché entra nel panorama dei mezzi di comunione di massa,
Nel nostro caso, l’audiovisivo verterà su tre aspetti:
ed è un oggetto culturale attorno al quale si intrecciano dibattiti e studi.
※ Forma
※ Linguaggio
※ Esperienza
In questo percorso si assumerà una duplice prospettiva, da un lato si terrà conto di uno sviluppo diacronico [evoluzioni sul piano storico che la
forma audiovisiva ha incontrato], e dall’latro si adotterà una prospettiva sincronica [osservando contemporaneamente figure, forme realizzate
in tempi storici diversi ma che rimandano alle medesime convenzioni].
La forma filmica
Prima coordinata della forma, si deve considerare che secondo gli studiosi Borwell e Thompson il concetto di forma filmica derivi da quello
di forma artistica, ogni opera d’arte è infatti percepita come forma organizzata da parte di consumatore-destinatario quindi ogni volta che ci
imbattiamo in un oggetto culturale di tipo artistico noi in quanto lettori o osservatori lo cogliamo come un sistema organizzato, secondo una
dinamica che cerca ordine e dinamica. Questo è dato dal fatto che il destinatario è capace di confrontare ciò che percepisce in base ad alcuni
ricorrenti nella società, è quindi un’attività di tipo cognitivo che
schemi o norme permette di cogliere ciò che si presenta al presente e lo
sappiamo mettere in relazioni con esperienze passate, organizzando attraverso la fantasia aspettative del futuro. In questa fase di ordinamento
dell’esperienza, si deve tener presente la relazione di interdipendenza tra il testo e il destinatario, l’uno non sussiste infatti senza l’altro: le
sollecitazioni lanciate da un’opera d’arte non possono essere casuali, rispondono ad un’organizzazione a cui corrisponde un’intenzione, un
governano un’opera. Borwell e Thompson sostengono
progetto di qualcuno che ha saputo creare collegamenti tra le diverse componenti che
serie di elementi che dipendono l’uno dall’altro o che si influenzano a vicenda].
che tali sollecitazioni siano organizzate in sistemi [=ogni In
particolare, all’interno della forma filmica sussistono due sottoinsiemi:
1. Sottoinsieme narrativo
2. Sottoinsieme stilistico
Questo implica che, nel momento in cui noi cogliamo l’intreccio tra il piano stilistico e quello narrativo, noi non possiamo più concepire in
termini separati la forma dal contenuto, ogni componenti funziona come parte del sistema complessivo del disegno generale e quindi il sistema
in sé è capace di creare le relazioni di interdipendenza tra questi due piani, cioè tra la forma e il contenuto. Da qui, derivano alcune conseguenze:
Questa interdipendenza spesso da luogo al collaudo di alcune opere governate da un sistema riconoscibile e quindi, una volta che ogni
opera appartiene a un sistema ricorrente, lo spettatore si crea aspettative e quando non vengono seguite queste ricorrenze nasce la
sorpresa di chi guarda. Ci sono alcune produzioni che possono essere inserita in alcune caselle, in cui sappiamo che il film, per
appartenere ad un determinato genere deve rispettare una certa struttura e deve adeguarsi a norme che definiscono quel particolare
genere [sistema di generi];
Emozioni, si distingue tra emozioni rappresentate dell’attore e reazioni emotive dello spettatore, non sono scollate rispetto al sistema
formale dell’opera, bensì Insieme all’attività
vi sono innestate per amplificarne il senso e innestare una relazione con lo spettatore.
cognitiva di decifrazione dell’opera si associa anche un dimensione di ordine patemico, perché le emozioni orientano le reazioni
emotive dello spettatore. Le reazioni si basano anche su esperienze pregresse, dunque anche sul piano patemico lo spettatore è capace
di attingere a codici sociali e culturali per sentirsi coinvolto nella visione del film, questa costruzione può contribuire a creare una
dimensione tensiva che è capace di alimentare la reazione emotiva [come la suspense];
Un’altra grande questione, sorta negli anni ’70, riguarda intendere il film in base alla sua articolazione linguistica, questi studiosi si sono chiesti
di questo dibattito riguardano la legittimità di
se sia possibile individuare una linguisticità del cinema, le questioni emerse all’interno
considerare il cinema quindi come vero o proprio linguaggio.
⸙ Il primo grande tema su cui si sono concentrati è il confronto tra immagine e parola, per comunicare lo fa infatti ricorrendo a mezzi
specifici, il cinema è in grado di raffigurare oggetti ma non è capace di dare concetti, esibisce ma non simbolizza come nell’ambito
del linguaggio verbale, come se la realtà sappia parlare di sé e da sé.
⸙ Il secondo grande tema invece è quello dell’organizzazione del discorso filmico, quindi le modalità attraverso le quali si crea
un’articolazione tra le diverse immagini, il parallelismo è dato dal discorso filmico con quello verbale che procede per frasi. Il cinema
ha però un andamento molto più libero, per quanto governato da un principio costruttivo che domina il cinema, ossia il montaggio
[processo che fa collegare tutte le inquadrature in un insieme il cui senso eccede la semplice somma delle sue componenti, creando
quindi un senso attraverso la messa in serie delle diverse immagini].
⸙ Il terzo tema riguarda il confronto tra il cinema e altri ambiti estetici, infatti sappiamo che un film si può avvalere di segni e codici
che non gli appartengono in modo esclusivo ma sono mutuati da altre forme espressive, come la letteratura, la pittura, il teatro o anche
l’architettura, quindi altri media. Fondamentale è infatti l’intermedialità, che fa dialogare tradizioni mediali differenti, registri
da qui nasce anche la ricchezza linguistica del cinema, all’interno
espressivi differenti che derivano da altri ambiti estetico-mediali,
di ogni testo filmico e audiovisivo, la possibilità di rintracciare materiali visivi e sonori, e quindi individuare almeno due grandi aree
la prima fa appello alla vista, la seconda all’udito. Questo porta a considerare la molteplicità dei codici che sono presente
espressive:
all’interno del testo audiovisivo, che possono essere intesi come un repertorio di soluzioni espressive o convenzioni e norme che si
nell’ambito della produzione, da cui attingono i vari ideatori di prodotti audiovisivi nel momento in cui vogliono realizzare
fissano
un’opera. I codici che possiamo trovare:
⸙ Codici tecnologici, relativi al supporto, allo scorrimento della pellicola, alle caratteristiche dello schermo, al formato;
⸙ Codici visivi, relativi alla fotograficità del film, la prospettiva, i modi della ripresa, le luci;
⸙ Codici della mobilità, competono ai movimenti presenti nella scena o compongono la macchina da presa;
⸙ Codici grafici, relativi alle forme scritte;
⸙ Codici sonori, come la voce o la musica;
⸙ Codici sintattici, corrispondono ai processi del montaggio tra le immagini;
come all’interno di questo testo mediale specifico esita una coesione interna che ci ha aiutato a comprender come non
Si può considerare esista
un codice univoco, bensì una pluralità, da questo punto di vista il film fa agire queste sue componenti secondo una strategia, un principio
organizzativo, un progetto preciso che si lega a una convergenza sul piano degli effetti di senso che sono ricavabili dal piano narrativo ed
espressivo e dal fatto che all’interno di un testo audiovisivo convergano sempre due piani espressivi che competono alla dimensione visiva e
sonora [da qui parte il concetto di sincretismo]. Il lavoro del film:
☼ Fondamentali i procedimenti della lavorazione del film o del testo audiovisivo, che riguardano i livelli della rappresentazione. Il alvoro
nel film quindi si fonda su tre procedimenti:
lavoro di setting relativo ai contenuti dell’immagine [allestimento arredamento dell’universo
1. Messa in scena, della scena,
raffigurato nel film, quindi il set organizzato in termini di scenografia];
2. Messa in quadro, ripresa fotografica relativa alla modalità di prestazione dei contenuti, primo principio che riguarda la forma
espressiva, quindi il modo in cui viene scelto di rappresentare un determinato contenuto narrativo;
3. Messa in serie, lavoro di editing relativo alla costruzione di relazioni e nessi tra le immagini e i contenuti, il lavoro di
montaggio è un principio costruttivo su cui si fonda l’organizzazione del discorso filmico;
Questi procedimenti della lavorazione corrispondono a due macro aree, ossia il profilmico, ossia tutto ciò che sta davanti alla macchina da
presa [ambiente, personaggi e gli oggetti, connesso alla messa in scena] e il filmico, ovvero i modi in cui vengono presentati gli elementi del
di riflessione la forma e il linguaggio, si cita anche la terza, ossia l’esperienza:
profilmico. Dopo aver considerato come categoria tipologie
diverse di audiovisivo implicano diverse forme di esperienza [guardare un film in una sala cinematografica, imbatterci in contenuti audiovisivi
visitando mostre con installazioni video-artistiche, vedere su video wall anche in ambienti pubblici testi audiovisivi proiettati, guardare con
schermi domestici contenuti audiovisivi oppure anche nei dispositivi mobile]. Queste diverse esperienze riguarda il contesto di visione che
condiziona anche i significati che quel prodotto audiovisivo vuole ottenere, da questo punto di vista nel momento in cui entriamo nella logica
dell’esperienza, stiamo ragionando almeno su tre livelli:
⁍ Il film inteso come testo, in quanto di per sé oggetto culturale da esaminare;
⁍ Il dispositivo che l’ha generato e che è capace di offrircene il consumo;
⁍ Capacità del prodotto audiovisivo di intercettare l’attenzione del proprio destinatario, quindi instaurare una particolare relazione con
il suo spettatore;
I procedimenti dell’analisi: scomporre e segmentare, quindi decostruire i meccanismi che governano l’articolazione del discorso filmico;
elementi che entrano in dialogo l’uno con l’altro [come i
scegliere una serie di elementi omogenei, ossia codici visivi entrino in dialogo con
secondo un’ipotesi
quelli sonori]; e infine ricomporre il meccanismo ed interpretarlo forte. Le ultime coordinare utili per lavorare sui prodotti
sollecitano un’attenzione rispetto ai diversi piani che orientano
audiovisivi, la produzione e il consumo di prodotti audiovisivi:
quindi il piano della manifestazione e dell’espressione, quindi considerare
1. I linguaggi, il prodotto audiovisivo come forma espressiva
sincretica, in quanto al suo interno si possono rintracciare parole, immagini, segni grafici e suoni che dialogano tra loro dando luogo
a diverse combinazioni espressive. Abbinamenti diversi producono quindi abbinamenti di senso diversi capaci di estendere le
potenzialità comunicative dei prodotti audiovisivi, si deve tenere a mente che la gamma delle soluzioni linguistiche è infinita, quindi
lo spettatore è invitato a cogliere i nessi secondo le proprie competenze e sensibilità. Ogni prodotto audiovisivo lavora cercando di
coniugare un orizzonte di libertà espressiva con delle convenzioni per rendere maggiormente comprensibili il testo allo spettatore
[sigle dei tg costruite secondo un canone espressivo che difficilmente viene rielaborato, ma questo significa anche che questi effetti
si senso producono anche sollecitazioni sensibili diverse nello spettatore, dinamica definita sinestesia];
Il genere, riguarda un repertorio stabile di elementi, ogni prodotto audiovisivo si scrive all’interno
2. di un determinato genere
del video clip un genere performativo, uno
[nell’ambito concettuale, uno narrativo], siamo in grado di riconoscere in ambito
cinematografico generi come il noir, horror, commedia romantica, fantasy. I generi si riferiscono quindi ai modelli narrativi, sul piano
semantico, sul piano dei contenuti [commedia romantica su temi attrazione, battaglia tra sessi, amore, a livello di organizzazione
ricorre sempre una matrice giocata sull’incontro, la nascita tra un’attrazione spesso partendo anche da un rapporto
della storia
conflittuale]. Tuttavia la presenza di temi e strutture narrative collaudate nel corso del tempo hanno anche una funzione di tipo
pragmatico, i generi sono quindi uno strumento attraverso cui i produttori, audience, e critici condividono un sistema creativo che
favoriscono l’orientamento da parte del pubblico,
consente almeno tre passaggi: razionalizzare i processi produttivi, veicolare
determinati valori che corrispondono ai codici sociali e quindi sono in grado di entrare a far parte delle norme valoriali della società;
dell’impaginazione del discorso audiovisivo perché lo considera come oggetto concreto
3. Il formato, responsabile della realizzazione
e materiale, ogni testo audiovisivo è infatti realizzato a partire da alcune coordinate primarie relative alla durata, alla dimensione, alla
caratteristica dello spazio e del supporto che è capace di accogliere quel determinato testo [video clip, trailer, spot pubblicitario per
la loro produzione si segue uno schema che obbliga i produttori ad ideare un prodotto specifico, e propone dei precisi percorsi di
lettura per lo spettatore].
Il sincretismo è la presenza di più linguaggi all’interno di un testo mediale, in particolare audiovisivo, questi linguaggi possono appartenere al
un’unica
piano visivo, verbale, gestuale o musicale, nel momento in cui essi si incontrano, sono capaci di arrivare a produrre grande forma
espressiva coerente che però non corrisponde alla semplice sovrapposizione delle loro specificità. Un testo audiovisivo sincretico è quindi
capace di assumere un significato coerente e coeso pur ricorrendo a diversi codici, ed è sempre il risultato di un progetto, di una strategia
all’interno dell’articolazione
comunicativa che in modo intenzionale vuole produrre degli effetti di senso nello spettatore creando un equilibrio
Nel momento in cui consideriamo l’audiovisivo come testo sincretico, come elaborazione di più linguaggi, allora
tra le sue diverse componenti.
in considerazione gli effetti sinestesici che a livello sensibile è capace di produrre, nel senso che implica l’accoglienza
si deve anche prendere
contemporanea ed interagente di una varietà di stimoli esterni differenti.
L’inquadratura
Categoria che corrisponde all’unità minima su cui si basa l’intera opera audiovisiva, è una scelta non casuale ma meditata perché implica
almeno due aspetti: necessità di dare centralità alla dimensione estetica del film rispetto a quella narrativa e la dimensione tecnica-storica del
film [l’inquadratura è infatti legata al concetto di inizio, da un lato agli albori del cinema, i film avevano una sola inquadratura, dall’altro per
il primo atto è girare l’inquadratura].
fare un film La realizzazione di un film comporta poi due operazioni fondamentali:
Ripresa;
Montaggio;
Le inquadrature sono blocchi di spazio e tempo, prima impressionati sulla pellicola e poi utilizzati dal montatore per articolare il flusso del
film, ma non solo l’inquadratura è legata a procedure tecniche, essa anche forma all’esperienza di visione del film: al cinema lo
dà spettatore
vede e coglie i cambiamenti di inquadratura, è quindi anche un momento del film identificato dallo spettatore. Per questo si deve considerare
come unità percepita, da qui si dà avvio al metodo di analisi del testo audiovisivo.
Per vedere dove si colloca l’inquadratura all’interno del lavoro di segmentazione del film, si deve considerare il film nella sua linearità
decretandone l’inizio
[andamento che può essere unilineare o plurilineare], in ogni cosa questo andamento è demarcato da punti che delimitano
e la fine. Dentro questa articolazione è possibile svolgere un’operazione, appunto, di segmentazione detta anche di découpage, termine che
dalla selezione delle singole inquadrature. L’analista
richiama il lavoro del montatore quando seziona la pellicola, la taglia, la incolla a partire
compie un lavoro simile ma a film fatto, per procedere poi si pone l’obiettivo di dividere il testo in segmenti sempre più brevi che rappresentino
delle unità di contenuto, a sua volta sempre più piccole:
♫ Episodi, con questo concetto si designa una struttura cinematografica articolata in più sezioni, ciascuna rappresenta un’unità narrativa
in base ad un’unità del tema,
indipendente, anche se è possibile la presenza di un raccordo tra le varie parti della cornice narrativa
oppure legata ad un unico autore che funga da riferimento nell’intera opera, oppure anche in funzione dell’interprete all’in
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