Il Medioevo
Carlo Magno e il Sacro Romano Impero
Carlo Magno regnò dal 742 fino all’814. Il suo regno, denominato Sacro Romano Impero, aveva dimensioni enormi, paragonabili a quelle dell’antico impero romano d’Occidente, grazie al successo delle campagne contro i Longobardi, i Musulmani in Spagna, gli Avari e i Bavari. Essendo di stirpe germanica, il regno veniva anche chiamato Regno dei Franchi. A favorire la potenza di Carlo Magno però non era solo la carica di re, ma anche gli organi amministrativi che aveva intorno, cioè gli aristocratici, con cui aveva anche legami di parentela, i conti e la cappella di corte e in particolare le istituzioni ecclesiastiche, le quali furono fondamentali per lo sviluppo dell’impero.
Infatti, ad esse erano attribuite cariche amministrative importanti, come il conferimento di cariche statali, sia nelle campagne ad est del Reno. La chiesa divenne chiesa imperiale franca e molti suoi vescovi entrarono nell’amministrazione dell’impero in veste di consiglieri e funzionari. Lo stesso Carlo fu il primo sovrano ad usufruire delle molteplici funzioni degli ecclesiastici e diede vita alle scuole per chierici e monaci, destinati poi all’insegnamento ai laici, aumentando il livello culturale.
Rinascita culturale e divisione dell'impero
Carlo Magno stesso si presentava come un sovrano assetato di cultura, il quale portò ad una rinascita culturale che viene chiamata “karolingische Renaissance”; lui stesso infatti conosceva il latino e il greco e fece sì che la cultura si diffondesse in tutto l’impero, con la nascita della schola palatina, guidata da Alcuino, intellettuale che divenne uno dei suoi più importanti consiglieri. Egli diede poi vita a scuole parrocchiali e conventuali e a scuole superiori per ecclesiastici; lo stesso Carlo Magno si dedicò alle arti liberali, alla creazione di un’unica forma di scrittura, al corretto uso del latino e alla revisione della Bibbia di San Girolamo, favorendo anche la diffusione della conoscenza dei testi classici e cristiani.
Alla fine, il regno fu diviso fra i suoi figli, Pipino, Ludovico e Carlo. Nel 742 Pipino ricevette una richiesta d’aiuto del papa Stefano II per liberare il territorio italiano dal giogo dei longobardi. Vi furono due vittorie importanti e la donazione a Pipino di alcuni territori, i quali portarono in sé il germe della successiva discordia fra imperatore e papa. Lo stesso accadde poi con papa Adriano I, ma questa volta fu una richiesta fatta a Carlo Magno, figlio di Pipino, il quale sconfisse del tutto il popolo longobardo. Egli venne poi incoronato nella notte di Natale dell’800 imperatore del Sacro Romano Impero, con una ideale capitale, cioè Roma, anche se effettivamente essa si trovava lungo le Alpi.
Divisioni territoriali e l'Impero tedesco
Questo portò a un decisivo allontanamento da Bisanzio, cui si cercò di risolvere attraverso la donazione all’impero d’oriente di Venezia e delle coste dalmate, per farsi riconoscere anche da lui imperatore. Questo fece sì che si arrivò ad una netta divisione fra l’Italia del Nord e quella meridionale, la quale restò sotto il dominio dell’impero orientale. Nel 919 fu Enrico l’Uccellatore a diventare imperatore della parte orientale, con il nome di Enrico I, che fu il primo vero monarca tedesco nella storia, periodo nel quale si accentuò l’uso della parola deutsch (Translatio imperii dai franchi ai sassoni).
Nel XVIII-IX secolo la parola deutsch designava la lingua popolare, che non aveva nulla a che fare con il latino. Nel IX secolo si usava poi gens theodisca (Giuramento di Strasburgo dell’842, in metà antico-francese e in metà antico-tedesco), teutisci, termine che si riferiva alla popolazione orientale abitante il regno dei franchi. La Germania come territorio veniva invece designata da tiutisciu land, con un composto che solo dal XV-XVI secolo divenne Deutschland.
Reich e riche invece designavano in medioaltotedesco potere, dominio che solo dopo venne a designare un territorio sottomesso soggetta ad un potere sovrano, in latino imperium o regnum. La parola deutsches Reich, regnum teutonicum, veniva usato prevalentemente in riferimento all’Italia e più diffuso con papa Gregorio VII nell’XI secolo. L’idea di un impero-romano universale era d’altronde insita nei progetti di Carlo Magno e Ottone I, per confondere il regnum, cioè il dominio monarchico, con l’imperium, l’impero universale.
L'evoluzione dell'Impero
Infatti essi crearono stati al di sopra di tutte le altre nazioni, il cui re era re dei romani e non re dei tedeschi, su imperum Romanum e non Teutonicum; la formula di sacro romano impero fu poi promulgata nel 1356 con la Bolla d’Oro, ad opera di Carlo IV imperatore di Boemia, che sancì la modalità delle elezioni, affidata a 7 principi elettori, con 3 ecclesiastici e 4 laici, secolari. Massimiliano I poi introdusse con la dieta imperiale di Worms, nel 1495 nuovi organismi statali, come il consiglio imperiale, il Reichsrat e il tribunale supremo dell’impero, il Reichskammergericht.
Nel XV secolo assunse poi il titolo di impero deutscher Nation, formula usata fino al 1806 per designare l’impero di Germania. Ottone I fu incoronato imperatore nel 962 e attuò la cosiddetta politica cesaro-papista ottoniana, infatti egli ebbe sempre grande interesse per l’Italia, alla quale era legato dalla scelta del pontefice e dalla scelta della corona del regno d’Italia. Egli mirò tuttavia alla ricostruzione del feudalesimo, introducendo nell’impero alcune cariche poste direttamente sotto di lui, cioè il vescovo-conte, l’abate-conte e l’arciprete-conte.
Le tensioni religiose e politiche
Egli mirava proprio alla costituzione di un impero romano, con Roma come centro ideale, nonostante la sua indole fosse prevalentemente tedesca, con la renovatiio imperii. Tuttavia però presto si trovò di fronte a scontri con papa Gregorio VII, salito al papato nel 1073, il quale aveva in mente la supremazia della chiesa di Roma sull’impero e fece sempre di tutto per sostenerla. Enrico IV, imperatore della casa di Franconia, affermò di non accettare la dicatus papae, secondo la quale vi era divieto di eleggere abati e vescovi direttamente dall’imperatore e il potere assoluto del papa sui territori civili. Fu fatta la Dieta di vescovi di Worms nel 1076, in cui egli affermò che l’elezione del papa era illegittima, ma con ciò fu scomunicato da lui e dovette recarsi a Canossa, per chiedere perdono e vi riuscì soltanto con la mediazione della cugina Matilde.
Federico Barbarossa e Federico II
L’impero quindi andava via via sfaldandosi anche se non mancarono grandi imperatori, quali Federico I Barbarossa e Federico II, i quali riportarono l’autorità dell’impero; in particolare Federico I ricominciò la politica di sottomissione dell’Italia, che si era interrotta a causa dei problemi con il papato e per l’anarchia comunale, anche se nonostante tutto questi continuarono a resistere e conseguenza principale furono i diversi scontri che portarono a migliaia di morti. Egli venne sconfitto a Legnano nel 1176, cui seguì il 25 giugno del 1183 la pace di Costanza, in cui ai comuni venivano riconosciuti i propri diritti mentre questi si impegnavano, solo formalmente, a sottostare ed accettare l’imperatore.
Federico II favorì una politica di centralizzazione, con la costituzione di Melfi del 1231, non lasciando alcun potere autonomo ai comuni e suscitando quindi malcontento. Il suo impero era una sorta di assolutismo illuminato, che rettificò tutto ciò che era stato sancito nella pace di Costanza. Egli attuò una buona politica economica, favorì lo sviluppo della cultura, circondandosi di intellettuali e facendo riflessioni filosofiche, su metodo empirista e fondò un’università a Napoli, creando anche buone difese militari, soprattutto al sud.
Il declino dell'Impero e l'ascesa degli Asburgo
Tuttavia, anche se lui si vedeva come figura rappresentante Dio, non era lo stesso per molti curiali, i quali invece vedevano in lui l’Anticristo, il suo precursore o il simbolo dell’Apocalisse. Si diceva che abitasse sull’Etna, nella dimora del diavolo e la sua figura era così incompresa e malintesa che lo stesso papa Innocenzo IV nel 1245 indisse un concilio, per deporlo. Alla sua morte, nel 1250, si affermava che forse egli non era morto veramente, infatti egli non era altro che la reincarnazione in tanti altri “falsi Federichi”.
Fino al 1273 si ebbe una politica mirata all’espansione ad est e alla sempre più maggiore autonomia, anarchia dei comuni. Tutto ciò fino a quando arrivò Rodolfo d’Asburgo, che apparentemente si mostrava come un sovrano debole, il quale però porterà alla crescita della casa d’Austria e all’affermazione degli Asburgo; si denominava “Re dei tedeschi”.
Molto spesso è difficile attuare una distinzione fra la storia austriaca e quella asburgica, specie dopo che dal 1273 i due stati si sono uniti, tant’è vero che i sovrani della casa asburgica che regnerà fino al 1900, avranno potere sia sull’Austria, che sulla Germania. Quello che si intende però geograficamente come Austria è l’area danubiana conosciuta allora come Ostarraichi. Quella parte corrisponderebbe all’attuale cantone dell’Argovia, sul quale sorgeva la fortezza dello sparviero, la Habichtsburg dalla quale prende il nome il casato. Era un punto fondamentale per la comunicazione con gli altri popoli, portando sotto la propria orbita le popolazioni vicine, quali francesi e italiani del nord ad esempio.
La nascita della Svizzera
La nascita del potere della casata si fa risalire al 1278, con la battaglia di Durnkrut nel Marchfeld, avviandosi verso est. Rodolfo fu quindi il sovrano che sancì la nascita della casata e del suo potere, sconfiggendo con quella battaglia il suo antagonista Ottocaro III, re di Boemia, nella sua espansione verso i territori austriaci, non considerati parte del sacro romano impero. Nel 1282 egli donò ai propri figli il ducato d’Austria e di Stiria, ponendo le basi per la supremazia del casato.
In particolare con questo casato si fece un Italienpolitik, cui si era interessati non soltanto dal punto di vista territoriale: il terreno era già stato preparato in precedenza dal predecessore di Leopoldo III, Rodolfo IV, il quale fondò l’università di Vienna, il quale ebbe aspirazioni politiche verso la Boemia e l’Ungheria e verso l’Italia Settentrionale, in particolare, poiché vi si legò poi con legami dinastici, con gli Sforza, i Visconti, i Medici, i Gonzaga e i Savoia.
Per gli italiani dal XV al XVII secolo il servizio alla corte degli Asburgo, sia militare che amministrativo, non era un servizio straniero, poiché i sovrani venivano considerati come legittimi successori dei cesari romani. Perciò si ebbero intensi scambi culturali nel ‘500, che videro un ruolo importante della lingua italiana nell’università di Vienna e l’aumentare delle iscrizioni degli aristocratici austriaci nelle università italiane.
La nascita invece dello stato svizzero viene fatta coincidere con l’anno 1291, quando vi fu il giuramento sul prato del Rutli, cioè quando i tre cantoni Uri, Schwyz e Unterwalden, i tre paesi forestali situati lungo il lago dei 4 cantoni giurarono l’indipendenza dal sacro romano impero. Nel VI secolo su quel territorio regnavano i franchi, ma dopo la decadenza regnarono varie casate, fra cui quella degli Asburgo.
Solo nel XIII le vallati della Svizzera erano divenute importanti poiché i montanari erano riusciti a trovare una via oltre le montagne che le collegasse con il San Gottardo; infatti a quel tempo là vi era un intenso traffico commerciale, diretto soprattutto verso Milano, che allora era molto fiorente dal punto di vista economico. Alla morte nel 1291 di Rodolfo IV e alla conseguente instabilità politica si vide il consolidarsi degli accordi fra i 3 primi cantoni, i quali si giuravano fedeltà e aiuto in caso di guerra, ma rimanevano autonomi sul piano amministrativo, in cui Schwyz, da cui deriverà Schweiz era visto come il cantone più bellicoso.
Con la vittoria dei confederati sugli Asburgo, poiché meglio equipaggiati ed organizzati, nel 1315 a Morgarten, si fecero accordi con altri territori, arrivando alla confederazione degli 8 cantoni antichi, con Lucerna, Zug, la ricca Zurigo, Berna; con le battaglie di Sempach e Nafels si sancì maggiormente questa indipendenza.
Nel 1481 con la sconfitta di Karh der Kuhne nelle battaglie di Borgogna entrarono nella confederazione anche Friburgo e Solothurn, così come dopo la pace di Basilea nel 1499 entrarono Basilea e Schaffhausen, arrivando ai 13 cantoni antichi (13 Alte Orte), che comprendevano anche i cantoni alleati, i quali fornivano truppe e ottenevano merci e protezione. Nel 1503 la Svizzera arrivò ad avere circa le dimensioni odierne, solitamente poi il potere era nelle mani delle città e dei territori circostanti, anche se di fatto il potere era poi nelle mani dei 13 cantoni, che votavano nelle diete, primo organo comune statale dei confederati. A sua volta la dieta era dominata da oligarchie che detenevano il potere nelle città, cioè da corporazioni e patrizi.
Molto diffuso fu a partire dal ‘500 il fenomeno dei soldati mercenari, mentre emblematica è ancora la figura della guardia svizzera a difesa del papa. Queste truppe mercenarie furono di vitale importanza, assumendo in sé la caratteristica di invincibili, creatasi con le guerre di Borgogna, raggiungendo poi il culmine dal 1499 al 1515 con le battaglie di Milano accanto a Massimiliano Sforza, che combatteva contro il re di Francia, alleato con il papa. Il mito però si sfaldò quando nel 1515 furono sconfitte nella battaglia di Marignano-Melegnano, dichiarando quindi poi la neutralità, proprio in quell’occasione.
Il fenomeno mercenario rimase legato alla neutralità, tanto che nel 1614 tutti i cantoni erano impegnati come truppe mercenarie, quelle cattoliche con la Spagna e quelle protestanti con il Belgio. Nel 1674 fu dichiarata la neutralità armata, la cui conseguenza fu che molto spesso si ritrova...
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