Lingua spagnola 1, De Beni
Geografia del spagnolo
Zone dove si parla spagnolo: Spagna, Sud America, Messico, Centro America, Cuba, Portorico, Ceuta e Melilla, Canarie, Filippine (colonia spagnola in cui lo spagnolo non è una lingua maggioritaria; infatti è una minoranza e lo parla solo il 3% della popolazione).
C'è una piccola élite hispanofona che ha resistito ai tentativi di eliminazione. Ci sono delle minoranze anche in Africa e in Israele perché nel 1492 c'è stata l'espulsione dalla Spagna degli ebrei. Questi, furono accolti dall'Impero Ottomano, che era più tollerante e credeva oltre (sefarditi). Questi formavano delle comunità ed una parte di loro si trasferì in Israele. Parlavano una forma linguistica (chiamata giudeo-spagnolo/ladino) di spagnolo che si è evoluto in modo diverso. Lo stato hispanofono con più parlanti spagnoli è il Messico. Gli hispanofoni, nel mondo, sono circa 300 milioni. È una lingua più americana che europea e questo è confermato dai numeri. Le comunità autonome (che sono 17) sono delle forme di decentramento asimmetrico.
El español en el mundo (descrizione mappa rossa)
America: la mappa in rosso rappresenta la situazione storica del 1800 durante l'impero coloniale. È una parte vasta che si sovrappone ad aree che ora parlano spagnolo e ad alcune negli Stati Uniti. Questo è dovuto ai flussi migratori. È precedente rispetto all'indipendenza (primi anni del 900). In quegli anni si creano gli Stati ispanici. Durante l'epoca coloniale il territorio è diviso in quattro regni: Virreynato de Nueva Granada, Virreynato de Perù, Rio de Plata e Virreynato de Nueva España. Prima c'erano le civiltà precolombiane, Inca e Aztechi (i Maya erano già scomparsi all'arrivo dei conquistatori).
Virreynato de Nueva España. Da qui nasce il Messico e gli stati del Centroamerica. A nord una parte del territorio passa agli Stati Uniti; il Texas si stacca fino ad ottenere l'indipendenza nel 1836. Parte bianca: viene presa dall'esercito ed annessa agli Stati Uniti con il Trattato di Guadalupe Hidalgo nel 1848. Parte in blu scuro: è la parte che passa agli Stati Uniti ed è ancora soggetta all'immigrazione degli ispanofoni. Gli ispanici si sono concentrati in piccoli stati in cui basta una piccola minoranza per vincere le elezioni (ad esempio Nevada).
America hispana attuale: parte verde. Países del Plata, America Andina, Cuenca del Amazonas, America Centrale, Messico. Iberoamérica: paesi che parlano spagnolo e portoghese, ma di cultura iberica. In Brasile non si parla spagnolo, ma portoghese. Comunque si sta cercando di integrare lo spagnolo come lingua straniera → hispanizzazione, per importanza strategica.
Altri casi particolari
Guayana, Suriname e Guyana francese (scheda). Fino al 1968 la Guinea Equatoriale faceva parte della Spagna; nel 1898 la Spagna perse le sue ultime colonie. Poi, ci sono altri casi particolari: Nel Belice la lingua ufficiale è l'inglese, ma lo spagnolo lo è di fatto. In Paraguay c'è un bilinguismo ufficiale: spagnolo e guaraní sono le due lingue ufficiali. Lingue indigene (autoctone) che si sono conservate: nei Paesi in cui sono presenti il numero tende allo 0%, ma non in tutti i luoghi. In alcune zone la percentuale è molto alta, ad esempio nei Paesi Andini. In Uruguay e in Argentina è minore a causa di episodi storici violenti.
Español en contacto con otras lenguas
Avviene quando le lingue entrano in contatto fra loro; la più forte di solito si impone. Il semplice contatto può avvenire nei confini (es. tra Spagna e Portogallo), ma nessuno dei due ha la meglio sull'altro. Questo succede anche in Sudamerica con il "portuñol", che è una forma linguistica che deriva dal contatto fra spagnolo e portoghese. Ma avviene anche in Spagna, in cui ci sono dei prestiti linguistici dalla lingua inglese (EE.UU.), oppure il contatto fra gallego, vasco e catalano con lo spagnolo.
Poi ci sono le lingue autoctone, indigene, come quelle andine (aymara e quechua), che si possono sovrapporre. O anche la lingua parlata dagli Aztechi, il "náhuatl", che ha avuto molta importanza. Al loro arrivo, molti degli europei (frate Bernardino de Sahagún imparò la lingua e si interessò della loro cultura), bruciarono i libri degli indigeni o non vennero più ritrovati e la lingua si perse.
Termini che specificano questi contatti
- Pidgin → concetto espresso con un anglicismo, coniugato dagli inglesi per descrivere prestiti che gli inglesi stessi hanno lasciato alle colonie che parlavano spagnolo: "eredità linguistiche". Questi pidgin non sono solo lingue forme linguistiche che servono per la comunicazione quotidiana, ma prendono anche dalla lingua comune ed utilizzano una forma semplificata. La motivazione per cui si parla è la comunicazione quotidiana. I pidgin si fissano e vengono parlati in determinate zone. Sono semplificati per lessico e per forma; sono una forma linguistica condivisa, che a volte scompare o si evolve perché la gente ci si affeziona o è più pratica. Evolvendosi acquista più lessico (punto di vista semantico) e più struttura. A questo punto non è più un pidgin e passa ad essere:
- Lingua creola (creolo) → è più complesso e passerà ad essere lingua madre (che non deve essere per forza la lingua ufficiale).
- Papiamento → credo che si è formato da una base ispanica. È diventata una lingua madre di una comunità, le antille olandesi. Si utilizza anche in tv e nella comunicazione scritta.
- Lunfardo/cocoliche → il cocoliche è una sorta di mescolanza tipica degli italiani che si sono trasferiti in Argentina. Si forma una parlata/gergo ibrido. La definizione linguistica è legata ai grandi centri urbani e agli Stati portuali (Buenos Aires). Il DRAE lo definisce come lingua, ma anche come individuo italiano che lo parla. Lunfardo deriva dalla parola "lombardo" → "longobardo" → italiano. È frutto della mescolanza degli immigrati che parlano anche portoghese e gallego. Il DRAE lo definisce come una "habla" che si usava soprattutto nei sobborghi argentini della classe più bassa. Alcuni termini del lunfardo sono entrati a far parte del lessico argentino.
Las demás lenguas en España
Lingue (non dialetti) parlate: nella parte colorata (grigia). Principalmente sono tre: gallego, che deriva dal gallego portoghese; catalano, che deriva da Aragón e Cataluña, Baleares e Comunidad Valenciana (in cui il valenciano è una varietà del catalano); vasco, che si parla nel Pais Vasco e in una parte della Navarra. La frontiera linguistica tratteggiata è il limite che segna le parlate meridionali (dialetti).
Catalano e gallego derivano dal latino, e quindi sono lingue romanze. Il vasco è una lingua a sé, ha origini misteriose. Lo spagnolo è frutto di secoli e secoli di cambiamenti. È una lingua che si è evoluta poco a poco a partire dal latino, che è stato portato dai romani nel tempo in cui colonizzarono la penisola iberica. Poi la lingua si è frammentata e la lingua orale parlata in Spagna era diversa da quella parlata in Italia. Inizia a svilupparsi una differenziazione, anche all'interno delle lingue volgari. Il castellano, più tardi, ha preso il sopravvento e dalla Castilla (culla dello spagnolo) si è espanso in tutta la Spagna.
Ci sono prove scritte di questo nella lingua che veniva utilizzata a quei tempi (romance) all'interno delle glosas. Le glosas sono i primi scritti nella lingua non ancora identificata come sagnolo/castellano. Gli esempi più famosi sono le glosas emilianenses (S. Millan de la Cogolla) e le glosas silenses (S. Domingo de Silos). Entrambe sono state ritrovate in monasteri. Il primo è stato trovato nella provincia della Rioja e il secondo di Burgos.
La glosa è una spiegazione. Sono manoscritti (carta/pergamena) in cui i monaci copiavano dei testi che, normalmente, erano sacri. Ad un certo punto alcune parole che derivavano dal latino risultavano difficili, quindi vi aggiungevano delle annotazioni (glosas) o delle spiegazioni in volgare per fare capire al lettore. Erano, quindi, scritte su dei testi latini. Il volgare che utilizzavano è diventato, poi, una lingua. La Castilla si espanse per ragioni politiche e militari ed espandendosi portò con sé la propria lingua. Lo spagnolo si diffuse e diventò sempre più una lingua di cultura. Conquistò potere e la Castilla, unendosi al León, inglobò altre varianti linguistiche.
Ambivalenza tra castellano e español
Español: lengua castellana, lengua internacional. Koiné: lingua comune che nasce da un livellamento di varie modalità, che vengono ridotte ad una forma. Viene chiamato processo di coinizzazione; si forma una lingua unitaria (come, ad esempio, il castellano che ingloba le altre lingue volgari). È una riunificazione di modalità diverse. Al termine del '500 si inizia già a parlare di spagnolo. E questo termine convive con il termine castellano.
Lo spagnolo diventa la forma linguistica dell'impero (con Carlo I/V, l'impero dove non tramonta mai il sole: Spagna, Fiandre, Italia; Impero germanico; colonie americane). Una delle parti dell'impero la lascia al figlio Filippo e al fratello. In Spagna, poi, si instaura la monarchia degli Austrias (fino al 1700, poi subentrano i Borboni, che proseguono con Juan Carlos). Era, ormai, la lingua internazionale e del potere. Poi c'è un passaggio dallo spagnolo al francese all'inglese. Nel territorio si parlerà questo spagnolo nato dalla formazione del koiné, incline all'unione con le altre lingue.
L'unità linguistica si mantiene, ma ci sono diversi dialetti locali. Ci sono diverse pronunce, ma qualsiasi spagnolo si può capire. Ad esempio ci sono gli incroci dei chicanos (messicano ed americano) e lo spanglish.
El español y las instituciones
Si parte dalla costituzione spagnola, precisamente dall'articolo 3. La prima riga dice che la lingua castellana è la lingua ufficiale dello Stato; questa affermazione è stata oggetto di polemiche. Dopo Franco (e il cammino verso la democrazia) creare una costituzione sarebbe stato un problema. Quindi la frase che era stata scritta nell'articolo 3 era come una sorta di compromesso. Gli spagnoli devono conoscerla e possono usarla.
Lo stesso articolo tradotto in catalano, gallego e vasco è comprensibile nei primi due, ma il terzo non lo è. Le parole del vasco che comprendiamo sono prestiti linguistici. Bilinguismo regionale: è causato dall'influenza con altre lingue.
Altre modalità linguistiche sono: bable (unità) o bables (serie di parlate locali), che troviamo nelle Asturias (è un termine che può essere utilizzato sia al singolare che al plurale) e fabla, che troviamo in Aragón. Ci sono tre status/situazioni linguistiche secondo le quali sappiamo come può essere definita una lingua:
- Lengua nacional, che non è la lingua ufficiale, il cui numero di parlanti è superiore al 90%.
- Lengua dominante, che è la lingua che ne sovrasta un'altra. E i parlanti sono tra il 50% e il 90%.
- Lengua de menoría.
- Lengua oficial, che è la lingua ufficiale dello Stato (nel caso della Spagna il castellano).
- Lengua estándar.
La lengua estándar può essere suddivisa in due parti:
- Lengua estándar: norma prescriptiva. In questo caso c'è un'autorità che unisce e stabilisce i criteri linguistici.
- Lengua estándar: norma descriptiva. In base al numero dei parlanti, è quella che si è sviluppata nel corso del tempo. C'è anche qui un'autorità che ne fissa le norme.
Perché c'è bisogno che qualcuno ne fissi le norme? La lingua è sempre in continua evoluzione, si tratta di un diasistema, quindi ci sono delle varianti:
- Diacroniche, in base al tempo (es. Neologismo).
- Diatopiche, in base al luogo.
- Diastratiche, in base al gruppo/strato sociale.
- Diafasiche, che dipendono dal momento comunicativo, ovvero a seconda del contesto (formale o informale). Sono presenti in tutti noi.
Queste sono le quattro dimensioni della variazione linguistica che sono sempre presenti nel tempo. L'autorità massima nell'ambito linguistico è la RAE (Real Academia Española). È un'istituzione storica che nasce nel 1713 da Marquez de Guillena. Viene approvata dal re di Spagna Filippo V. Il motto è "limpia, fija y da esplendor". Doveva purificare la lingua e fissare delle norme conservando lo splendore della lingua stessa. C'era già uno spirito illuminista: bisognava fissare delle norme, razionalizzare. Era come se fosse un periodo di rinascita.
Come modello viene scelta la letteratura del Siglo de oro, un momento passato. Si voleva fissare quel periodo. Secondo loro la lingua andava mantenuta nel suo periodo migliore. Ci sono 46 sillones (che appartenevano a 46 uomini che avrebbero fatto parte della RAE) contraddistinti da una lettera (più le varianti minuscole e maiuscole). Quando ne moriva uno venivano sostituiti. Venivano scelti per intellettualità e conoscenza della cultura.
Oggi sappiamo che la lingua cambia e che il proposito è quello di non rovinare l'unità linguistica: si cerca di vigilare su questi cambiamenti. Per questo motivo le differenze vengono accettate fino ad un certo punto. Politica linguistica panispanica: insieme del mondo spagnolo; include anche apporti provenienti da altre lingue e membri ispanoamericani.