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LINGUA ITALIANA E COMUNICAZIONE

MODALITÀ D’ESAME: L’esame si svolgerà solo in forma orale. La prova si

articolerà su tre domande sulle seguenti specifiche parti del corso: 1) introduzione

metodologica e strumenti; 2) architettura dell’italiano contemporaneo; 3)

caratteristiche della lingua dei mass media. Le tre specifiche parti potranno

eventualmente essere verificate con una o due domande articolate, che coprano tutti

gli ambiti. Durante la prova si potrà richiedere allo studente l’analisi dei materiali

discussi a lezione e resi disponibili attraverso la piattaforma e-learning del corso. È

necessario dimostrare un livello sufficiente di preparazione in tutte e tre le parti per

superare la prova. La valutazione finale è costituita dall’insieme delle valutazioni

ottenute nelle tre parti. La prova mira a verificare: - la conoscenza dei concetti-base

relativi allo spazio linguistico dell’italiano; - la capacità di riconoscere e descrivere

struttura e tipologia degli strumenti linguistici, cartacei e digitali; - la capacità di

riconoscere e descrivere le caratteristiche della lingua dei diversi mass-media; - la

capacità di usare in modo appropriato la terminologia della disciplina.

SFATARE DUE PRECONCETTI CHE RIGUARDANO LA NOSTRA

LINGUA:

1-Preconcetto che riguarda la nostra lingua è la sua data di nascita. L’unificazione

politica dell’Italia è stata nel 1881. Per capire quando si è sviluppato l’italiano, bisogna

sfatare un altro preconcetto: che le lingue sono monolitiche, ovvero hanno una sola

dimensione. italiano a differenza di altre lingue ha una grossa continuità, a differenza

dell’inglese, vedi Shakespeare. Non è che dal latino siamo passati subito all’italiano,

dal latino abbiamo avuto vari volgari (termine che indica i progenitori di quelli che

adesso sono i dialetti), quindi abbiamo il volgare milanese, il volgare napoletano, il

volgare pisano ecc. Tra di essi abbiamo differenze anche sostanziali, basta pensare alla

differenza tra i dialetti settentrionali e meridionali. Dal 960 fino a che non si troverà il

primo modello nazionale di riferimento si parla non di italiano ma dei vari volgari in

Italia. I parlanti italiani si riconoscono in una varietà nazionale è nel 1612, data nel

quale esce il vocabolario degli accademici della crusca, il che è stato fondamentale

perché è lo strumento attraverso il quale si è diffuso a livello nazionale uno strumento

linguistico riconosciuto da tutti. Il 1400 è stato caratterizzato dallo scontro tra latino e

volgare, con l’umanesimo il latino aveva preso il sopravvento, ma il volgare era

maggiormente diffuso. Non sapevamo che volgare scegliere, esistevano volgari a

livello regionale, il volgare che si è distinto maggiormente fu il fiorentino, il quale

aveva un prestigio indiscusso dal tempo delle tre corone (ovvero Dante, Petrarca e

Boccaccio). Inoltre, il fiorentino trecentesco era la lingua del fiorino, ovvero la moneta

più forte in assoluto, non si spostava il denaro ma lettere di cambio scritte in

fiorentino. Il fiorentino diventa una lingua di prestigio, Manzoni, Ariosto altri scrittori

che hanno scritto in fiorentino trecentesco. Leonardo Salviati propose come modello di

scrittura il fiorentino trecentesco. Grazie al vocabolario dell’accademia della Crusca il

fiorentino si diffuse, in quanto erano riportare parole ed esempi di questa lingua

volgare. Quindi con la sua uscita nel 1612 si ebbe un italiano standard, ovvero un

modello linguistico italiano che valeva per tutti gli italiani. Questa unificazione

linguistica avvenne soltanto dal punto di vista scritto, ovvero solo per gli scrittori.

Quindi nel fu istituita la lingua nazionale, per cui i volgari diventano dialetti. (Si

chiamano volgari prima che esista una lingua nazionale e dialetti dopo che essa

esiste). A livello di parlato gli italiani continueranno a usare il dialetto in maniera

massiccia fino al secolo scorso. Nel 1861 quando c’è l’unificazione italiana, i parlanti di

italiano erano circa il 10 per cento, il 90 per cento era esclusivamente dialettofono,

non conosceva l’italiano. LA MAGGIORPARTE DEGLI ITALIANI NON SONO ITALIANI

MADRELINGUA, la loro lingua madre è il dialetto, ciò è sicuro fino a 50 anni fa.

Ed: un siciliano che nasce in una famiglia altamente istruita imparerà subito l’italiano

standard come lingua madre, ma se prendo un siciliano nato in una famiglia di ceto

basso non istruita avrà come lingua madre il palermitano. L’italiano è una lingua che

per molti si impara a scuola, non avviene imparata in maniera naturale dai propri

genitori. Come scritto prima il 1612 si definisce un italiano. L’italiano diventa italiao e

basta, senza specificare italiano scritto o orale, dice Francesco Sabatini, quando

diventa una lingua per tutti gli italiani, ovvero agli inizi degli anni 80 dell’800. I mezzi

di comunicazione di massa ORALI hanno contribuito a aumentare in modo sostanziale

la diffusione della lingua. Sarebbe più logico pensare che siano stati i mezzi di

comunicazione scritti, ma un problema in Italia da sempre è l’analfabetismo. Nel 1861,

80 per cento della popolazione è analfabeta, il quale viene ridotto in maniera molto

graduale. Gli italiani non sono dei grandi lettori, appunto lo snodo che ha acconsentito

la diffusione dell’italiano sono stati i mezzi di comunicazione di massa nazionali.

Perché per ascoltare la radio, la tv, il cinema non occorre saper leggere ma basta

saper ascoltare. Si ottiene alla fine degli anni 70 questo risultato in concomitanza con

il boom economico, che ha acconsentito a tutti di comprare i dispositivi elettronici. La

radio e la televisione sono stati dei maestri di lingua eccezionali, così in dieci anni si è

potuto uniformare la conoscenza dell’italiano. Il dialetto divenne un sinonimo di

situazione sociale disagiata, perché se avessi usato il dialetto avresti dimostrato che

non avevi un grado di istruzione. L’italiano non è la lingua madre che si apprende con i

genitori ma si conosce con gli anni con la propria istruzione, la conoscenza dell’italiano

Non esiste un sistema fonologico naturare, ci

è legata al grado di istruzione.

siamo dovuti trovare una pronuncia, è stata scelta la pronuncia fiorentina con

qualche viarietà.

Italiano è derivato dal fiorentino, ci sono tratti linguistici che hanno solo loro in comune

che dimostrano che inequivocabilmente l’italiano derivi dal fiorentino.

SPAZIO LINGUISTICO, COMPETENZA LINGUISTICA

Lo spazio linguistico è un’immagine che si rifà alla matematica, in particolare alla

geometria, ci rifacciamo al modo in cui lo spazio viene rappresentato in geometria

ovvero con un sistema di assi cartesiani “x” “y” “z”, dando origine a vari sistemi in cui

si trovano strategie grafiche e matematiche per trovare un punto nello spazio. Lo

spazio linguistico ha cinque dimensioni che si possono rappresentare (immaginare

diciamo dato che rappresentare è impossib.) in un sistema grafico, ciascun asse

rappresenta una caratteristica specifica della lingua. Queste dimensioni sono:

-DIACRONICA -DIATOPICA -DIASTRATICA -DIAMESICA -DIAFASICA.

La diacronia rappresentata dall’asse diacronico è l’attenzione alla

DIACRONICA:

varietà della lingua in funzione del tempo, affronta la lingua in funzione del tempo, le

lingue mutano con il corso degli anni perché sono lo strumento attraverso cui la

comunità si esprime, è chiaro che all’evolversi della crescita della comunità la lingua si

debba adeguare. Le lingue non sono mai cristallizzate, possono cambiare dal punto di

vista fonetico, fonologico, lessicale, morfologico e sintattico. Ci sono pubblicità che a

volte si basano su questa dimensione. Es: Tim luna rossa, strategia comunicativa:

immagini barca mare ecc in sottofondo ci sono questi versi: ovvero solo la traduzione

di Ippolito Pindemorti dell’Odissea, frase finale“ci sono imprese che rendono gli uomini

immortali” strategia è richiamare un momento prestigioso nel passato, il quale

avviene attraverso la dimensione diacronica della lingua

Variabilità nello spazio. È chiaro che una lingua può variare nello spazio a

DIATOPICA:

seconda di dove si parla o dove si ascolta. I due estremi dell’asse diatopico sono il

dialetto e l’italiano standard (ovvero la lingua ufficiale usata nella legge ecc.). Negli

anni 70 il fatto di usare il dialetto ha smesso di essere collegato negativamente a una

bassa classe sociale. Scala diatopica: Dialetto-Il dialetto italianizzato-l’italiano

regionale- italiano standard. Il dialetto italianizzato è un dialetto in cui vengono inseriti

elementi della lingua nazionale, ovvero dialetto influenzato dalla lingua nazionale.

Mentre l’italiano regionale è un italiano standard che risente di alcuni tratti regionali

(tanti italiani regionali quante le regioni), sul quale emergono sfumature sul piano

fonetico e regionale. Infatti di qualunque parlante italiano si riconosce la regione.

Tante pubblicità usano il dialetto o varianti regionali per pubblicizzare prodotti

alimentari, campagna pubblicitaria dei gigli, ha come protagonista la gigliola, questa

pubblicità si muove attraverso vari mezzi di comunicazione, si basa sul contrasto di

questo personaggio ovvero la modella che usa nei suoi messaggi parole che fanno

riferimento all’ambito diatopico del fiorentino. “lo shopping ganzo e te lo dice la

gigliola”. CLIP pieraccioni: particolarità che i fiorentini credono di essere capiti in tutto

l’italiano e l’altro tipo gli fa “La cannella?, la sistola? Mette in evidenzia parole che i

fiorentini pensano siano condivise in tutta italia ma non sono italiane” il napoletano

dice al toscano (IL TOSCANO NON E’ UN DIALETTO OVVIAMENTE) che non si capisce

nulla.

-in questo momento il prof ha fatto una divagazione sui dialetti:

all’interno di queste macro aree ci sono i

dialetti veri e propri.

Considera la lingua in relazione alle differenze di stato sociale di

DIASTRATICA:

appartenenza. Le differenze sociale influiscono sulla lingua di chi parla, chi non

appartiene a uno stato sociale medio alto difficilmente ha un grado di istruzione

elevato. È evidente che chi appartiene a una classe sociale alta e si è potuto

permettere studi ecc avrà una padronanza dell’italiano molto più buona di chi ha

preso il diploma e poi è andato subito a lavorare. Importante dimensione per la

comunicazione, perché chi comunica deve sapere conoscere il pubblico, deve saper il

grado di comprensione del testo scritto/orale che vuole trasmettere. ES: se devi

trattare il sito ufficio relazione di un comune, dovete usare un linguaggio con l’italiano

standard comprensibile a tutti. Dati censimento istruzione Istat. Nel 2001 Tulio de

mauro, protagonista polemica nel 2005, lui lanciò sta bomba che in Italia ci sono 6

milioni di analfabeti, così il ministero Istat fece sta statistica che dice che il numero di

analfabeti sono: 782342. alfabeti privi di titolo di studio

sono chi ha

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RebeccaMichelotti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua italiana e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Biffi Marco.
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